{"id":64931,"date":"2021-04-18T12:31:56","date_gmt":"2021-04-18T12:31:56","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=64931"},"modified":"2021-04-18T12:32:00","modified_gmt":"2021-04-18T12:32:00","slug":"la-guerra-della-lega-di-cambrai-1508-1516-xviii-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=64931","title":{"rendered":"La Guerra della Lega di Cambrai (1508-1516). XVIII parte"},"content":{"rendered":"\n<h3>La Guerra della Lega di Cambrai (1508-1516). XVIII parte<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Intanto giunge notizia della convenzione di Noyon tra Francesco I e Carlo di Spagna nipote di Massimiliano<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Giunsero intanto notizie della convenzione conchiusa a <em>Noyon<\/em> il 13 agosto tra <strong>Francesco I<\/strong> e <strong>Carlo<\/strong> re di Spagna nipote di <strong>Massimiliano<\/strong>, celebre poi sotto il nome di <strong>Carlo V<\/strong>, per la quale si stabiliva intanto la pace tra Francia e Spagna, si obbligava questa ad assegnare una provvisione alla regina Caterina, vedova del re di Navarra, spogliata del suo regno per la devozione mostrata ai Francesi; darebbe Francesco la figliuola primogenita in matrimonio a Carlo per terminare o piuttosto assopire la contesa risguardante i diritti su Napoli; si lascerebbero due mesi di tempo a Massimiliano di aderirvi con obbligo di restituire ai Veneziani Verona verso il pagamento di certa somma di danaro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Congresso di Brusselles e tregua di un anno tra Venezia e l&#8217;imperatore<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si raccolse poi un congresso a Brusselles, ma le richieste degli ambasciatori di Cesare erano esorbitanti; volevano per la restituzione di Verona una somma eccessiva, e oltre a ci\u00f2 il possesso di alcune terre che in addietro erano state di quella giurisdizione; volevano che per onore dell&#8217;impero Verona non si consegnasse ai Veneziani, ma nelle mani di <strong>Carlo<\/strong>, il quale dopo averla tenuta sei settimane, avrebbe a darla ai Francesi perch\u00e9 ne disponessero a piacimento. La cosa fu si caldamente disputata, che gi\u00e0 gli ambasciatori cesarei erano per partirsi, quando alla notizia della pace seguita tra Francesco e gli Svizzeri il 29 novembre 1516, e che fu poi invariabilmente osservata, l&#8217;animo di <strong>Massimiliano<\/strong> cominci\u00f2 a farsi pi\u00f9 arrendevole e furono riprese le trattative, che vennero condotte a termine il 3 dicembre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per esse si conveniva, che Verona fosse consegnata al re Cattolico come si \u00e8 detto, ritirandone i Francesi e i Veneziani tutte le loro genti, n\u00e9 potendola citt\u00e0 nel frattempo esser munita di nuove fortezze n\u00e9 di vettovaglie dagli imperiali; i soldati nel contado e nella citt\u00e0 avessero da astenersi da ogni insulto; si partissero egualmente i Tedeschi da tutto il territorio veronese fuorch\u00e9 da <em>Roveredo<\/em> e da <em>Riva di Trento<\/em>, promettendo il re di Francia di fare, come avvenne, che i Veneziani cedessero quei due luoghi a <strong>Massimiliano<\/strong>, il quale altres\u00ec riterrebbe le terre acquistate nel Friuli; si pagherebbero all&#8217;imperatore a rifacimento delle spese 10 mila ducati met\u00e0 dai Francesi, met\u00e0 dai Veneziani; ogni differenza che potesse insorgere sarebbe rimessa all&#8217;arbitrato del re Cattolico e del Cristianissimo. Approv\u00f2 il Senato l&#8217;accordo, solo raccomandava ai suoi oratori vedessero di ottenere la restituzione di <em>Butistagno<\/em>, passo per venire nel Trevigiano e appartenente al <em>Cadore<\/em>, e cos\u00ec pure il <em>Covolo<\/em> posto in mezzo al Vicentino, Padovano e Trevigiano, luoghi sterili, di nessuna utilit\u00e0 a <strong>Massimiliano<\/strong>, ma strade a discendere a correrie nelle terre venete e per ci\u00f2 atte a produrre nuovi scandali e disordini. Si accettava intanto la tregua di un anno e un mese durante il quale si sperava comporre ogni differenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec entrarono il giorno ventiquattro di gennaio del 1517 il <strong>Lotrecco<\/strong> e i provveditori veneziani <strong>Andrea Gritti<\/strong> e <strong>Giovanni Paolo Gradenigo<\/strong> con quattrocento elettissimi uomini d&#8217;armi e duemila fanti nella tanto agognata Verona, donde il d\u00ec innanzi erano venuti al campo <strong>Nicol\u00f2 de Cavalli<\/strong> e <strong>Leonardo Lisca<\/strong> dottori a rallegrarsi con il generale francese e cogli antichi signori, i quali furono accolti con vivissime dimostrazioni di giubilo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La Repubblica dopo otto anni di guerre e travagli torna in possesso di tutti i suoi Stati<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Senato riconoscente alle opere del <strong>Lotrecco<\/strong> lo presentava di ricchi doni, il <strong>Gritti<\/strong> lo accompagnava fino a Lodi, ove era incontrato da <strong>Gian Jacopo Triulzio<\/strong> con le insegne del cavalierato dell&#8217;<em>ordine di san Michele<\/em> inviatogli dal suo sovrano. Tutto era festa in Venezia e alle feste si accompagnavano gli atti di rendimento di grazie a Dio e di piet\u00e0 verso i poverelli ai quali si distribuivano larghe elemosine. E ben di che rallegrarsi la Repubblica, uscita incolume, sebbene dopo otto anni d&#8217;immensi sacrifici e traversie, da un turbine che aveva minacciato di tutta ingoiarla e che ella seppe scongiurare merce la sua perseveranza e la sua destrezza nei maneggi politici, i sacrifici immensi a cui prontamente e generosamente concorsero i suoi cittadini, il buon volere dei sudditi. Si rialz\u00f2 a novella potenza, ma le conseguenze di quei funestissimi eventi che avevano fatto dell&#8217;Italia una palestra aperta alla cupidigia di Francia, Germania e Spagna non si potevano d&#8217;un tratto di penna distruggere, e la pace segnata sulla carta non era nel cuore e la combattevano le passioni degli uomini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Tregua di cinque anni con l&#8217;imperatore<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alle lunghe guerre succedettero i lunghi maneggi diplomatici nei quali pass\u00f2 l&#8217;anno 1517, adoperandosi la Francia a comporre le cose dell&#8217;imperatore con la Repubblica. Ma tante erano le difficolt\u00e0 d&#8217;appianarsi, che appena il 31 luglio del 1518 si pot\u00e9 venire ad una tregua quinquennale, per cui quietando totalmente le armi e cessando ogni molestia dall&#8217;una parte e dall&#8217;altra si stabiliva potessero i sudditi liberamente passare, dimorare, commerciare nelle terre dei rispettivi Stati, riterrebbe ciascuna parte i possedimenti che allora occupava, si libererebbe i prigionieri, eccettuando il solo <strong>Cristoforo Frangipane<\/strong> che sarebbe mandato in Francia per esservi custodito; pagherebbero i Veneziani a Cesare ventimila ducati l&#8217;anno fino allo spirar della tregua; quanto ai fuorusciti per sentimenti imperiali e che l&#8217;imperatore voleva rimessi in patria e nel possesso dei loro beni, la Repubblica, essendo quelli gi\u00e0 in gran parte venduti, acconsentiva soltanto a passar loro il quarto delle loro rendite. Ma vari punti rimanevano ancora a concertarsi e principalmente quelli dei confini e dei sudditi veneziani nelle ville del Friuli divenute soggette all&#8217;impero per i quali la Repubblica giustamente chiedeva che lasciati fossero nel pieno godimento dei loro beni. Codeste vertenze furono rimesse nell&#8217;arbitrato del Cristianissimo il quale procur\u00f2 tosto la nomina di Commissari di ambe le parti (1) &#8230; <em><strong>fine<\/strong><\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) SAMUELE ROMANIN. Storia Documentata di Venezia Tomo V. Tipografia di Pietro Naratovich 1856.<\/p>\n\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La Guerra della Lega di Cambrai (1508-1516). 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