{"id":64908,"date":"2021-04-03T12:08:43","date_gmt":"2021-04-03T12:08:43","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=64908"},"modified":"2021-04-03T12:08:46","modified_gmt":"2021-04-03T12:08:46","slug":"la-guerra-della-lega-di-cambrai-1508-1516-xvii-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=64908","title":{"rendered":"La Guerra della Lega di Cambrai (1508-1516). XVII parte"},"content":{"rendered":"\n<h3>La Guerra della Lega di Cambrai (1508-1516). XVII parte<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I Veneziani assediano Brescia<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Conferirono i Veneziani, con il consentimento del re, il comando generale, dopo la morte dell&#8217;<strong>Alviano<\/strong>, a <strong>Gian Jacopo Triulzio<\/strong>, al quale per altro non riusc\u00ec di ridur Brescia; pi\u00f9 fortunato a <em>Peschiera<\/em>, alla ricuperazione della quale segu\u00ec la resa di <em>Asola<\/em>, <em>Lonato<\/em>, <em>Sirmione<\/em> ed altre terre. Tornato sotto Brescia, la strinse d&#8217;assedio, ma forte era la resistenza, grandi le difficolt\u00e0 a superare, avendo gli Spagnoli munita la citt\u00e0 con ogni maniera di fortificazioni. Era entrato al servizio dei Veneziani <strong>Pietro Navaro<\/strong>, famoso per l&#8217;arte sua nel preparamento delle mine, ed una ne aveva fatta lavorare che dal campo conduceva per sotterranea via nell&#8217;interno della citt\u00e0, quando ridotta gi\u00e0 quasi al termine fu dagli Spagnoli scoperta e minata. Perci\u00f2 altra speranza non rimanendo ai Veneziani di ridurre la citt\u00e0 se non per la fame, si diedero vie pi\u00f9 a stringerne l&#8217;assedio, e difatti poco stette la carestia a giungervi all&#8217;estremo. E certo sarebbero riusciti nella loro impresa se l&#8217;improvviso arrivo di un barone di <strong>Rokendorf<\/strong> con ottomila tirolesi non gli avesse obbligati a ritirarsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Abboccamento del papa con re Francesco a Bologna<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Frattanto <strong>Leone X<\/strong>, che vedeva pericolare le cose proprie, aveva chiesto a <strong>Francesco I<\/strong> un abboccamento, che fu tenuto l&#8217;8 dicembre a Bologna accompagnando il re anche gli ambasciatori veneziani s\u00ec per onorarlo, come perch\u00e9 si credeva che in quel convento si avessero a trattare molte cose pertinenti alla Repubblica e alla pace universale. Ma altro non fu fatto per questa se non che inviare il cardinale <strong>Giulio Egidio<\/strong> eremitano all&#8217;imperatore affinch\u00e9 procurasse di piegarne l&#8217;animo ad un onorevole componimento con i Veneziani, ai quali nel tempo stesso il Pontefice mandava un suo breve esortandoli alla pace. Del resto quella conferenza di Bologna si aggir\u00f2 principalmente sulle reciproche ambizioni e cupidigie, onde il re ottenne il consentimento del papa all&#8217;impresa che meditava di Napoli, e il papa quello del re per il conferimento dello Stato d&#8217;Urbino a suo nipote <strong>Lorenzo dei Medici<\/strong>. Dopo di che <strong>Francesco<\/strong>, gi\u00e0 volgendo il pensiero al ritorno in Francia, attendeva ad assicurare le cose sue in Italia, e affidava il comando generale del le forze francesi al <em>duca di Borbone<\/em> e destinava nuovo soccorso di gente ai Veneziani, raccomandandole al governo di monsignor <strong>Odetto di Foix<\/strong> chiamato <em>monsignor di Lautrec<\/em>, uomo chiaro in guerra, desideroso di gloria e atto a ben sostenere gli uffici di capitano. Si adoperarono i Veneziani a trattenere il re in Italia, rappresentandogli che sarebbe vergogna il suo partire prima che la Repubblica avesse riavute tutte le sue citt\u00e0, e ne verrebbe animo all&#8217;imperatore. Ma fu invano, e solo poterono ottenere che le genti del <strong>Lautrec<\/strong> e le veneziane, comandate da <strong>Teodoro Trivulzio<\/strong>, succeduto a <strong>Gian Jacopo<\/strong> dopo la mala riuscita dell&#8217;impresa di Brescia, tornassero all&#8217;assedio di questa citt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Nuova calata di Massimiliano con poco affetto<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tali successi di guerra e con non mai tralasciate pratiche per ridurre alla pace or l&#8217;una or l&#8217;altra delle potenze belligeranti, giunse al suo termine l&#8217;anno 1515, n\u00e9 sotto migliori auspici si presentava l&#8217;anno nuovo; ch\u00e9 anzi <strong>Massimiliano<\/strong> si apprestava a tornare in Italia. Perci\u00f2 si vedevano da per tutto apparecchiamenti di guerra; la Republica, ferma di voler riacquistare tutti i suoi Stati; l&#8217;imperatore, raccogliere diete, domandare danaro, assoldare genti, eccitare gli Svizzeri; il re d&#8217;Inghilterra, geloso di quello di Francia e della gloria delle armi francesi in Italia; il papa stesso che non poteva nascondere il suo animo contrario ai Francesi, e ne desiderava l&#8217;abbassamento. Nella qual condizione di cose la Repubblica si volgeva a chiamar di nuovo <strong>Francesco<\/strong> in Italia, prendeva al suo soldo <strong>Giano di Campo-Fregoso<\/strong> dei duchi di Genova, assoldava Svizzeri e Italiani, nominava provveditori <strong>Paolo Gradenigo<\/strong> in Padova e <strong>Luigi Barbaro<\/strong> in Treviso affinch\u00e9 opportunamente provvedessero alla buona difesa di quelle citt\u00e0. Veniva infatti <strong>Massimiliano<\/strong> per la strada di Trento in Italia con numeroso esercito, ed entrato nel territorio bresciano, i generali francesi e veneziani non credendosi abbastanza forti per tenergli testa, si allontanarono di nuovo da Brescia e si accamparono lungo il <em>Mincio<\/em> per impedirgliene il passaggio; poi rinunciando anche a quella posizione, passarono l&#8217;<em>Oglio<\/em> e si ritirarono nel Cremonese, mentre <strong>Massimiliano<\/strong>, tentato invano il <em>castello d&#8217;Asola<\/em> sul fiume <em>Chiese<\/em>, valorosamente difeso da <strong>Francesco Contarini<\/strong> provveditore e da <strong>Antonio Martinengo<\/strong>, si volse direttamente a Milano, nel quale i Francesi si affrettarono a chiudersi, lasciando in preda al nemico tutto il paese fra il <em>Po<\/em> e l&#8217;<em>Adige<\/em> eccetto le citt\u00e0 di Cremona e di Crema che sole ancora si sostenevano. In Milano stessa all&#8217;avvicinarsi di <strong>Massimiliano<\/strong> superbo e minaccioso, tutto era spavento e desolazione. I provveditori veneziani, e specialmente <strong>Andrea Gritti<\/strong>, erano quelli che pi\u00f9 confortavano i cittadini, ricordando ora l&#8217;umanit\u00e0 di re <strong>Francesco<\/strong> verso di essi, ora il castigo che loro soprastava se avessero di nuovo dato prova d&#8217;infedelt\u00e0 e di ribellione; si recava egli stesso ai comandanti dell&#8217;esercito pregandoli e scongiurando che ricordevoli della recente vittoria e della gloria acquistata prendessero tale risoluzione quale si conveniva al servizio del re e a quello dei Veneziani, mentre non mancherebbero questi di fare i necessari provvedimenti per la salvezza comune. E difatti entravano poco dopo nella citt\u00e0 molte compagnie di Svizzeri di <em>Berna<\/em> e <em>Sion<\/em>, e il Senato aveva scritto al suo ambasciatore presso al re d&#8217;Inghilterra, dandogli avviso della venuta di <strong>Massimiliano<\/strong> in Italia con quindici mila <em>Grigioni<\/em>, e che siccome i Francesi erano parati a fare non lieve difesa, si preparavano nuove stragi; fosse dunque con il re e gli facesse intendere destramente quanto mal a proposito fosse la troppa grandezza di Cesare che appetiva di dominar tutto e torre il dominio temporale alla Santa Sede, onde da qualunque canto inchinasse la vittoria avrebbero sempre a succeder cose di estremo pericolo per la Cristianit\u00e0, esausta essendo l&#8217;Italia, esausta Venezia antemurale della Cristianit\u00e0 contro gli infedeli; da tanta gente e potenza con cui contro ogni aspettazione era venuto l&#8217;imperatore essere inevitabile una grande iattura all&#8217;Italia, e perdita di tanti valorosi che meglio si sarebbero impiegati alla difesa della fede di Cristo. E ben peggio sarebbe si egli ottenesse l&#8217;intento suo, potendo ognuno immaginare ci\u00f2 che avverrebbe dello Stato della Chiesa, e quali novit\u00e0, quali tumulti e scandalosissimi movimenti seguirebbero; vantarsi egli, si diceva, e correr voce nell&#8217;esercito che le genti sue fossero pagate del danaro del re d&#8217;Inghilterra, lo che pareva difficile il credere; non volesse Sua Maest\u00e0 permettere che tali cose acquistassero fede, ma anzi all&#8217;ingrandimento di Cesare anche egli per ogni possibile modo ponesse argine e riparo. Ma gi\u00e0 il buono stato di difesa in che Milano era costituito e pi\u00f9 di tutto il sospetto della fedelt\u00e0 degli Svizzeri cominciavano a rendere titubante l&#8217;animo di <strong>Massimiliano<\/strong> e ad alzare a novelle speranze quello dei Francesi; anzi crescendo nell&#8217;imperatore ogni d\u00ec pi\u00f9 i timori, potesse forse succedere di lui, come gi\u00e0 di <strong>Lodovico Sforza<\/strong> a Novara che fu dagli Svizzeri consegnato ai suoi nemici, con improvvisa risoluzione si parti, avviandosi con soli duecento cavalli alla volta di Germania e pubblicando partirsi solo per andare a raccogliere danari e che tosto sarebbe ritornato al campo. Il suo allontanamento fu il segnale della dissoluzione dell&#8217;esercito, che dopo aver dato il sacco a <em>Lodi<\/em> e alle sue adiacenze torn\u00f2 per la maggior parte in patria, gli altri si ritrassero in Verona.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I Veneziani riacquistano Brescia<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Passata appena la burrasca, che tutti minacciava, cominciarono ad appalesarsi di nuovo quei segni di poco accordo, anzi di mal animo, che esistevano tra re <strong>Francesco<\/strong> ed il papa. Il congresso di Bologna non aveva tra loro stabilito che una pace apparente. Leone, ricordevole delle ingiurie fatte da re <strong>Carlo<\/strong> e da <strong>Luigi XII<\/strong> alla casa <em>Medici<\/em>, non poteva darsi a credere che <strong>Francesco<\/strong> sinceramente con lui procedesse, n\u00e9 <strong>Francesco<\/strong> per le stesse ragioni ed altre ancora, poteva pensare che la grandezza francese in Italia fosse per riuscir grata al Pontefice. Vivevano quindi le due parti in continue diffidenze, che gli ambasciatori veneziani con ogni impegno si adoprarono ad impedire non prorompessero in fatti funesti e da attirare nuovi imbarazzi alla Repubblica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La quale intanto continuava ostinatamente nell&#8217;assedio di Brescia, soccorsa efficacemente dalle genti francesi del <strong>Lotrecco<\/strong> dopo la partenza di <strong>Massimiliano<\/strong>, e finalmente dopo mirabili sforzi da una parte e dall&#8217;altra, gli assediati, anzich\u00e9 esporsi alla ferocia di una soldatesca sfrenata che entrata fosse per assalto, vennero a patti convenendo che se fra tre giorni non ricevessero soccorsi di almeno ottomila uomini, si arrenderebbero; potrebbe allora il presidio uscire e andare ove pi\u00f9 gli piacesse fuorch\u00e9 nella citt\u00e0 di Verona; non fosse dai soldati veneziani o francesi fatto alcun danno alla citt\u00e0, fossero condonate le passate colpe e concesso di rimanersi tranquilli in patria ai conti <strong>Gambara<\/strong> e ad alcuni altri che avevano seguito le parli di Cesare. Cos\u00ec Brescia dopo tante vicende, torn\u00f2 sotto il dominio veneziano, e il provveditore <strong>Gritti<\/strong> annunziava il 26 maggio 1516 il suo trionfale ingresso nella citt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I Veneziani assediano Verona insieme con il Lautrec capitano francese<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E gi\u00e0 a pi\u00f9 alle speranze si sollevava l&#8217;animo del Senato, che avrebbe desiderato le genti veneziane e francesi avessero mosso, senza por tempo di mezzo, alla conquista di Verona. Se non che il <strong>Lotrecco<\/strong>, adducendo una nuova minaccia degli Svizzeri contro Milano, diceva assolutamente necessaria la sua partenza a quella volta, n\u00e9 valsero a distorglielo tutte le rimostranze dei provveditori veneziani. Erasi gi\u00e0 allontanato, quando svanito affatto il sospetto degli Svizzeri e temendo di vergogna, si decise finalmente ad entrare nel territorio veronese, nel quale s&#8217;erano fatte varie correrie dall&#8217;una parte e dall&#8217;altra, dai Veneziani ad impedire che dalla campagna si introducesse il raccolto in Verona; dai Tedeschi a devastare il Vicentino. Verona fu stretta d&#8217;assedio, le artiglierie fulminavano, <strong>Lotrecco<\/strong> dava l&#8217;assalto alla <em>porta della Calcina<\/em>, ma veniva respinto. Allora all&#8217;ardore succedendo in lui una strana freddezza, ben si vedeva che egli mirava a tirare le cose in lungo, e intanto venivano avvisi dell&#8217;avvicinamento di soccorsi tedeschi per la parte della <em>Chiusa<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non perci\u00f2 si moveva il <strong>Lotrecco<\/strong>, il quale forse gi\u00e0 conoscendo ci\u00f2 che si maneggiava in Francia, e mancando le paghe da Venezia, dichiar\u00f2 non poter esporre l&#8217;esercito a quasi sicura rovina, rinchiuso tra il presidio della citt\u00e0 e il nuovo campo alle spalle, non essere immaginabile di respingere i soccorsi che si avvicinavano avendo essi gi\u00e0 occupato i sili pi\u00f9 forti nei monti, donde poche genti cacciare non gli potrebbero, n\u00e9 mandarne molte concedevano la natura dei luoghi e le vie strette e dirupate; poter perfino avvenire che assaliti dai nemici i Veneziani e i Francesi non si trovassero neppure al caso di soccorrersi scambievolmente essendo i due campi dal fiume divisi, per le quali ragioni e perch\u00e9 era dovere precipuo del capitano di salvare l&#8217;esercito, stette fermo nel suo proponimento di allontanarsi da Verona. Comand\u00f2 quindi che fossero levate le insegne e seguendolo gli altri capitani si ritirarono le genti ad <em>Albaredo<\/em>, rimanendo <strong>Paolo Gradenigo<\/strong> provveditore e <strong>Giampaolo Manfrone<\/strong> con ottocento cavalli tra grossi e leggeri e duemila fanti alla difesa del ponte, in modo che se fosse rotto non avesse l&#8217;esercito a rimanere privo della comodit\u00e0 delle vettovaglie; poi tutto l&#8217;esercito si ridusse a <em>Villafranca<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Entr\u00f2 il soccorso tedesco in Verona, ma i valorosi capitani veneziani <em>Mercurio Bua<\/em> e <em>Babone Ivaldo<\/em> non lasciavano d&#8217;acquistarsi grandissima laude di virile audacia, scorrazzando la campagna, interrompendo le vettovaglie, ponendo in fuga i presidi, conducendo via molti prigioni, riuscendo perfino ad impadronirsi del <em>castello di Crovaria<\/em>, luogo molto stretto, posto tra i pi\u00f9 aspri passi del monte in un dirupo di ogni parte precipitoso, ove corre rapido il fiume <em>Adige<\/em> verso Verona, e occupato il quale si toglieva il passaggio al l&#8217;approvvigionamento del nemico. (1) &#8230; <em><strong>segue<\/strong><\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) SAMUELE ROMANIN. Storia Documentata di Venezia Tomo V. Tipografia di Pietro Naratovich 1856.<\/p>\n\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La Guerra della Lega di Cambrai (1508-1516). 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