{"id":64907,"date":"2021-03-21T11:54:44","date_gmt":"2021-03-21T11:54:44","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=64907"},"modified":"2021-03-21T11:54:48","modified_gmt":"2021-03-21T11:54:48","slug":"la-guerra-della-lega-di-cambrai-1508-1516-xvi-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=64907","title":{"rendered":"La Guerra della Lega di Cambrai (1508-1516). XVI parte"},"content":{"rendered":"\n<h3>La Guerra della Lega di Cambrai (1508-1516). XVI parte<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il papa aderisce all&#8217;Imperatore<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Difatti il trattato coll&#8217; Inghilterra fu sottoscritto il 5 aprile&nbsp; comprendendovi altres\u00ec i Veneziani, ma con la Spagna non pot\u00e9 convenirsi del rinnovamento della tregua, volendo essa che vi fosse incluso il Milanese, n\u00e9 tampoco si pot\u00e9 venire a componimento con l&#8217;imperatore n\u00e9 con gli Svizzeri. Si teneva il papa irresoluto; perci\u00f2 scriveva il <em>Senato<\/em> al suo oratore a Roma adoprasse tutto il suo ingegno a muovere il Pontefice a dichiararsi in favore di Francia, la qual cosa quando fosse per indubbi segni manifesta, basterebbe da s\u00e9 sola senza sparger goccia di sangue ad assicurare l&#8217;Italia. Ma furono vani sforzi; che anzi, cedendo alle insinuazioni della parte contraria, vietava ai suoi sudditi di accettar soldo dai Veneziani, e fin\u00ec con l&#8217;entrare nella lega imperiale la quale gli prometteva le agognate Parma e Piacenza. Quindi la Francia armava e la Repubblica, che dal canto suo faceva ogni maggior possibile apparecchio, la sollecitala a togliere ogni indugio. Anche Genova, prossima ad essere venduta al duca di Milano, favoreggiava segretamente i Francesi. E gi\u00e0 questi si presentavano a piedi delle Alpi, ove per\u00f2 trovavano chiusi i passi del <em>Monginevro<\/em> dagli Svizzeri, cui non speravano di forzare, appostati com&#8217; erano in quelle strette gole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Meraviglioso passaggio dei Francesi per le Alpi<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma di tale imbarazzo trasse le genti francesi l&#8217;ingegno del loro comandante italiano <strong>Gian Jacopo Trivulzio<\/strong>. Egli prese a visitare quelle montagne, ricercare ogni passo, indagare ogni via di poter giungere alle spalle del nemico, e deciso si in ultimo per il sentiero che dalle rive della <em>Duranza<\/em> conduce per <em>Guillestre<\/em> e per l&#8217;<em>Argentiera<\/em> alle sorgenti della <em>Stura<\/em> ed ai piani del marchesato di <em>Saluzzo<\/em> alleato della Francia, volse ogni impegno a ridurre ad effetto l&#8217;ardito concepimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pareva impresa non che difficile, impossibile; conveniva superare con cavalli, carri e artiglierie altissimi e dirupati monti, attraversare burroni e precipizi, aprire vie nel sasso, mettersi in sentieri sconosciuti perfino ai mulattieri, praticati soltanto da qualche cacciatore di camosci. A tutto per\u00f2 doveva far fronte l&#8217;animo fermo del vecchio <strong>Trivulzio<\/strong>, e l&#8217;ardore francese nell&#8217;affrontare i pericoli. Il <strong>Trivulzio<\/strong> adunque e il <strong>Borbone<\/strong> guidando l&#8217;avanguardia movevano, provvisti di vettovaglie per cinque giorni e seco conducendo gran numero di marraiuoli e guastatori, il 10 agosto da <em>Erubrun<\/em> e giungevano a <em>San Clemente<\/em> e a <em>San Crispino<\/em> terre poste fra le montagne, poi lasciato il <em>Monginevro<\/em> a sinistra l&#8217;esercito pass\u00f2 a guado la <em>Duranza<\/em> e accamp\u00f2 a <em>Guillestre<\/em>. Poco pi\u00f9 oltre si presentarono le rupi di <em>San Paolo<\/em>; nessun passaggio col\u00e0 si apriva; fu d&#8217;uopo spaccare quei sassi per giungere a <em>Barcellonetta<\/em> e tuttavia le difficolt\u00e0 ad ogni passo aumentavano. Eppure non s&#8217;invilivano i soldati, che anzi con novello ardore l&#8217;un l&#8217;altro animandosi, qua dava no mano a spezzare le rupi, l\u00e0 colle mine a far saltare in aria enormi macigni: questi tiravano con le funi le artiglierie, quelli sulle spalle le portavano. Ove poi si presentavano precipizi si gettavano ponti, ove fra un monte e l&#8217;altro alcun passaggio non conduceva, si costruivano gallerie, e talora si alzavano con gli argani i cannoni e si posavano dall&#8217;una all&#8217;altra vetta o si calavano nella valle. Giammai avevano risonato quelle rupi di tante umane voci, giammai avevano rimbombato a tanto strepito; l&#8217;umano ingegno e la natura erano in lotta, e l&#8217;ingegno trionfava, e a capo al quinto giorno quei prodi salutavano con grida di gioia le saluzzesi pianure.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fu stupore, spavento nei nemici, i quali s&#8217;avvidero indarno aver guardato il <em>Monginevro<\/em> e il <em>Moncenisio<\/em>; fu uno dei pi\u00f9 bei fatti nella storia militare, superiore al passaggio d&#8217;<strong>Annibale<\/strong> che non aveva l&#8217;ingombro delle artiglierie, superiore a quello di <strong>Napoleone<\/strong> che meno ostacoli ebbe, a vincere. Mentre il grosso dell&#8217; esercito scendeva per quel la via che si era da s\u00e9 stessa creata, le altre schiere scendevano per la <em>Dragoniera<\/em>, <em>Rocca Perrotta<\/em> e <em>Cuneo<\/em>. Con una di esse <strong>La Palisse<\/strong> doveva recarsi da<em> Brianzone<\/em> a <em>Villafranca<\/em> e di l\u00e0 passare per Sestieres alle sorgenti del <em>Po<\/em> formando per tal modo l&#8217;ala sinistra, nella quale erano anche il Bajardo, l&#8217;<strong>Humbercourt<\/strong> e il d&#8217;<strong>Aubigni<\/strong>. Udito come <strong>Prospero Colonna<\/strong> capitano generale del duca di Milano si tratteneva spensieratamente a <em>Villafranca<\/em>, i Francesi comandati dal <strong>La Palisse<\/strong> e dal <strong>Bajardo<\/strong> gli furono improvvisamente addosso e il presero prigioniero con la maggior parte dei suoi uomini d&#8217;arme e pi\u00f9 di settecento cavalli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il passaggio meraviglioso delle Alpi e il fatto di <em>Villafranca<\/em> fecero che gli Svizzeri, molto rimettendo del loro ardire, si ritirassero a Novara.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Battaglia di Marignano<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il <strong>Cardona<\/strong> se ne stava coi suoi Spagnoli a Verona, l\u00e0 attendendo i soccorsi di Germania, che mai non venivano, e i sussidi di danaro dalla Spagna che pur da lungo tempo mancavano. Aveva dunque scontente e quasi ribellanti le truppe nel tempo stesso che il re di Francia gi\u00e0 pene trava nel Milanese da una parte, mentre <strong>Lorenzo da Ceri<\/strong> generale dei Veneziani dall&#8217;altra, e l&#8217;<strong>Alviano<\/strong>, toltosi dal <em>Polesine di Rovigo<\/em>, si accostava a Cremona. Gi\u00e0 vedeva adunque <strong>Massimiliano Sforza<\/strong> vacillare di nuovo il suo trono, e dagli Svizzeri che si erano dichiarati suoi difensori poco aveva a sperare, ora inclinando essi agli accordi, ora facendo pi\u00f9 dimostrazioni che fatti di guerra. Cos\u00ec si trovavano nel medesimo paese fin quattro eserciti; avevano i Francesi quaranta mila uomini scelti, fra i quali duemila cinquecento uomini d&#8217;arme eletti di tutta la nobilt\u00e0 di Francia, ornati di bellissime armi, portati da prestantissimi cavalli e che, gi\u00e0 prese Pavia e Novara, accampavano nella terra di <em>Marignano<\/em>: da questo alloggiamento erano poco di stanti le genti veneziane le quali occupavano la terra di <em>Lodi<\/em> ed i suoi contorni, in numero di dodici mila fanti e tre mila cavalli, abbondanti tutti e due gli eserciti di artiglieria e di ogni occorrenza di guerra ma separato l&#8217;uno dall&#8217;altro dalle posizioni nemiche frapposte. Dalla contraria parte erano altres\u00ec due eserciti, quello composto di papali, fiorentini e spagnoli a Piacenza e quello degli Svizzeri a Milano, anch&#8217;essi l&#8217;uno dall&#8217;altro disgiunti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Aveva gi\u00e0 <strong>Francesco I<\/strong> avviato alcune pratiche d&#8217;accordo con gli Svizzeri, quando essi, ottenuti nuovi rinforzi e credendosi ormai di gran lunga superiori ai Francesi, ogni proposizione di componimento rifiutarono, e la sorte d&#8217;Italia si trov\u00f2 posta tutta di nuovo nell&#8217;affronto delle armi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uscivano precipitosamente gli Svizzeri da Milano per farsi incontro all&#8217;esercito francese che non li attendeva; lo raggiungevano due ore avanti notte ed al primo urto lo disordinarono alquanto. Ma poco stettero i Francesi a riprender animo conducendo lo stesso re la cavalleria, e questa dando addosso furiosamente ai fanti svizzeri ne sciolse le ordinanze, onde si vedevano combattere qua e col\u00e0 in separati gruppi e spingendosi avanti fino all&#8217;artiglieria francese, solo attendere a dar morte al nemico nulla curanti della propria salute. E gi\u00e0 calava la notte, n\u00e9 per questo posavano le armi, e la strage continuava pi\u00f9 aspra che mai, finch\u00e9 presi da grande stanchezza, ambe le parti ad un tempo ristretto, ciascuna rimanendo nel sito ove si trovava.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Col nuovo giorno, riordinatesi le file, ricominci\u00f2 il combattimento, il maggiore sforzo succedeva intorno all&#8217;artiglieria, gli Svizzeri per occuparla, i Francesi per difenderla, quando l&#8217;opportuno arrivo dell&#8217;<strong>Alviano<\/strong> con parte del suo esercito, fra le grida di <em>Marco!, Marco!<\/em> tolse loro ogni speranza di sostenersi e pensarono a ripiegare in bella ordinanza verso Milano.<\/p>\n<p><strong>Lettera del provveditore Domenico Contarini<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cosi descriveva questa battaglia Domenico Contarini <em>proveditor generale<\/em> in una sua lettera dal campo 14 settembre 1515.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;<em>Serenissime princeps ecc. Il successo de la felicissima Victoria di questa mattina \u00e8 stato che raggiunto io con l&#8217;esercito di Vostra Serenit\u00e0 lo illustrissimo signor capitanio nostro general qui a Marignano, dove con grandissimo desiderio ne aspettava, prese con s\u00e9 la bandiera de li suoi zentilhomeni et spensezze <\/em>(si spinse)<em> avanti dove era reduto lo acerbissimo conflitto, et trov\u00f2 il combattere in due parti, l&#8217;una che combattea era l&#8217;antiguarda de l&#8217;esercito regio con una grossissima banda de svizzari, la qual etiam venia di continuo fracassata dalle artiglierie della battaglia della maest\u00e0 cristianissima; un altra parte dei Svizzeri zente ferocissima, si era prolongata per fianco et spontava la retroguarda francese la quale per confessarli el vero era stata due volte rebattuta et perch\u00e8 la <\/em>(stanchezza?)<em> del combater la sera innanzi, la notte, e poi la mattina metteva qualche dubbio di pericolo per modo che in mezzo di essi Svizzeri (quali erano da circa cinquemila in uno battaglione) avevano serrado certe lanze francesi nel qual tempo el signor Capitanio nostro sopra giunto con li cinquanta suoi zentilhomeni, facendo animo alla zente francese, con valentissimo animo si&nbsp; pose in essi svizzeri e con tanto impeto sua eccellenza primamente correndo la lanza guid\u00f2 detta sua squadra che pareano tanti leoni fra quelle bestial genti fracassate, rompendole e fu gandole di maniera che quelli che non morseno <\/em>(morirono)<em> sparvero a modo di nuvole e in diverse parli si posero in fuga, onde questa felicissima impresa \u00e8 causata; perocch\u00e8 rianimati li francesi li seguit\u00e8no parte per certi boschi e parte in alcune case, molini et corti vi, quali alla fine tutti furono tagliati a pezzi. Principe Serenissimo, testor Deum che un Cesare non ebbe mai tanto valore n\u00e9 magnanimit\u00e0 quanto il suo illustrissimo signor Capitano \u00e0 demostrata et de proprio visu li ne posso far ampia fede appresso che etiam questa Cristianissima maest\u00e0 e tutti questi signori ampiamente parlino la vittoria esser causata dalla valorosit\u00e0 di sua Eccellenza e dalla temenza avuta per Svizzeri visto soprazonser le floride genti di Vostra Serenit\u00e0; le quali si presentorono con tanto animo et ordine che francesi non si ponno tenere di ragionare e se mezzora innanzi giongea la fanteria nostra, nessuno svizzero ritornava addietro; pur in assai bella e buona occasione gionseno unitamente. Tutta questa notte passata et etiam questa mattina questi signori francesi hanno fatto un bravo combattere che non vi si potria punto adgiongere al valor suo, s\u00ec le fantarie come le genti d&#8217;armi, che grandissima strage hanno latto degl&#8217;inimici et senza fine, et tanti sono li corpi morti che non se ne trova numero; di francesi sono pochissimi morti, ma feriti s\u00ec, e deli primi signori condottieri deli nostri \u00e8 solo mancato il sig. Chiapino Orsino, ed alcuni feriti, ma notte non de conto il magnifico la domino Mercurio, quale questa notte ed oggi con la compagnia sua ha fatto valorosamente ha fatto valorosamente \u00e8 pur ancor ferito un poco nella barba. Circa duecento nomini d&#8217; arme del duca et una banda di svizzeri et assai numero di milanesi posti in rotta sono campati, accompagnati per\u00f2 da domino Mercurio fino nelli borghi di Milano e hanno lasciato quelle artiglierie che avevano, che per quello se dise sono circa pezzi tredici. Questi magnifici oratori in vero hanno fatto oggi officio non da oratori ma da veri capitani e molto pi\u00f9 di quello che se li richiede, del che meritano essere commendati. Fussemo con lo Illustris simo signor Capitanio a rallegrarsi con la Maest\u00e0 Cristianissima qual trovassimo a tavola, mi abbracci\u00f2 con grandissima accoglienza e disse a sua eccellenza: monsignor Vuj ne avete data la vittoria e lo scrivemo a madonna nostra madre; ringraziando molto la Celsitudine vostra e volle che disnassimo con Sua Maest\u00e0, e non volendo noi, ne fece istanza che andassimo a mangiare con Monsignor Gran Maestro con il quale ci rinfrescassimo alquanto e tutti uno ore commendano il bell&#8217;esercito di Vostra Sublimit\u00e0 alla quale non voglio restar di notare che svizzeri, iudicando la vittoria per loro, aveano mandato forse ducento fanti qui a Marignano per tagliare un ponte che \u00e8 sopra Lambro persuadendosi di romper francesi e guadagnar tutti li cariaggi, quali sono stati tutti tagliati a pezzi. Il clarissimo mio collega questa mattina si appresent\u00f2 nella spianata e dopo stato dalla Maest\u00e0 Cristianissima si \u00e8 ritornato a Lodi per far spedire le artiglierie a Crema et intertenir quelle fanterie li: restami solum a dir a Vostra Eccellenza che la Maest\u00e0 del Re oggi ha dimostrato tal valore della persona sua che mille Cesari avria superato ed ha fatto tal fatica da ieri in qua che \u00e8 cosa maravigliosa a credere che la et\u00e0 di Sua Maest\u00e0 lo patisca; pure a laude de Dio sta bene. Non mi par che li abbia da dir altro se non che con grandissima istanza si mandi danari, ecc. perch\u00e9 il sig. Capitano voi mandar una paga a tutte le zente nostre. Me raccomando alla Serenit\u00e0 vostra. Grazie. Ex castris felicissimis ad Marignanum die 14 septembris hora prima noctis.<\/em>&nbsp;<em>In questa hora el signor Capitanio mi ha mandato a dire che la maest\u00e0 del re li ha fatto intendere voler veder doman questo esercito in battaglia<\/em>&#8220;.&nbsp;<\/p>\n<p><strong>I Francesi padroni di Milano<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa fu la famosa <em>battaglia di Marignano<\/em> combattuta il 15 e 14 settembre 1515, nella quale il re diede prove di meraviglioso coraggio e di singolare fermezza nel sostenere i disagi e le fatiche del campo, battaglia di cui da moltissimi anni non si era veduta eguale in Italia e che il <strong>Trivulzio<\/strong> chiamava battaglia da giganti. Fu per essa aperta l&#8217; Italia al vincitore. Perch\u00e9 gli Svizzeri, deposto ogni pensiero di difendere Milano, levate le insegne e lasciato solo il presidio dei loro fanti nel castello ove <strong>Massimiliano Sforza<\/strong> era stato costretto ritirarsi, si ritornarono alle case loro; il vicer\u00e9 che non s&#8217;era levato dal Piacentino, caduto ormi di ogni speranza di poter difendere lo Stato di Milano, si ritir\u00f2 in <em>Romagna<\/em> e poi nel regno di Napoli, e le truppe pontificie imitarono, ritirandosi, l&#8217;esempio. Perci\u00f2 Milano mand\u00f2 tosto ad implorare la grazia del vincitore, e <strong>Massimiliano Sforza<\/strong> assediato nella rocca, cedendo alle forze nemiche, capitol\u00f2, rinunziando a <strong>Francesco<\/strong> ogni sua ragione sullo Stato di Milano e ritirandosi con conveniente appannaggio a vivere in Francia. Tenne il re il suo solenne ingresso in Milano e i Veneziani non tardarono a mandargli quattro ambasciatori, cio\u00e8 Giorgio Cornaro, <strong>Andrea Gritti<\/strong>, Antonio Grimani e <strong>Domenico Trevisano<\/strong>, con lettere di congratulazione a lui e alla madre, non che al capitano generale l&#8217;<strong>Alviano<\/strong>, il quale ebbe ordine di tosto volgersi al riacquisto di Brescia, gi\u00e0 avuto Bergamo subito dopo la rotta degli Svizzeri.<\/p>\n<p><strong>Morte dell&#8217;Alviano cui succede nel comando Giajacopo Trivulzio<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Egli si preparava appunto all&#8217;oppugnazione quando <span class=\"fontstyle0\">colto da grave infermit\u00e0 pass\u00f2 di questa vita (7 ottobre 1515), capitano certamente dei pi\u00f9 distinti, ma per lo pi\u00f9 infelice nelle sue imprese, ed ora, che ottenuti prosperi successi l&#8217;anno innanzi nel Friuli e nel <em>Polesine<\/em> di Rovigo, allargava il cuore a belle speranze, veniva da morte rapito. Il suo corpo fu portato a Venezia ove gli si celebrarono con molta magnificenza le esequie e fu con orazione funebre lodato da <strong>Andrea Navagero<\/strong>, uomo di eccellente ingegno, e chiaro per l&#8217;erudizione delle lettere e per gli studi della eloquenza. Fu sepolto l&#8217;<strong>Alviano<\/strong> a <em>santo Stefano<\/em> e alla vedova e al figlio, rimasti in povert\u00e0, assegn\u00f2 il <em>Senato<\/em> ducati sessanta il mese, diede comoda casa in citt\u00e0, ed esenzione di dazi per le cose loro occorrenti, come assegn\u00f2<br>altres\u00ec alle sue tre figliuole ducati tremila per ciascuna al loro maritare.&nbsp;&nbsp;(1) &#8230; <em><strong>segue<\/strong><\/em>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) SAMUELE ROMANIN. Storia Documentata di Venezia Tomo V. Tipografia di Pietro Naratovich 1856.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La Guerra della Lega di Cambrai (1508-1516). 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