{"id":64892,"date":"2021-02-28T12:58:11","date_gmt":"2021-02-28T12:58:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=64892"},"modified":"2021-02-28T12:58:14","modified_gmt":"2021-02-28T12:58:14","slug":"la-guerra-della-lega-di-cambrai-1508-1516-xiv-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=64892","title":{"rendered":"La Guerra della Lega di Cambrai (1508-1516). XIV parte"},"content":{"rendered":"\n<h3>La Guerra della Lega di Cambrai (1508-1516). XIV parte<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Preliminari di pace<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Continuava <strong>Giulio II<\/strong> dal canto suo le pratiche di pace con <strong>Massimiliano<\/strong>, e insisteva per la cessione di Vicenza e Verona, al che la Repubblica vedendo che si voleva sacrificarla, poich\u00e9 oltre alla perdita di quelle due citt\u00e0 si aggiungeva che per esse potrebbero i Tedeschi togliere il passo alle sue genti per la Lombardia e verrebbe ad essere affatto separata dai possedimenti in questa, cominci\u00f2 a prestare ascolto alle&nbsp; proposizioni di Francia, e scriveva al <strong>Gritti<\/strong> a <em>Blois<\/em> facesse conoscere al re quanto fossero tornate gradite e consolanti alla Repubblica le sue ottime disposizioni verso di essa, ma che base principale alla convenzione da stipularsi doveva essere la cessione di Cremona e <em>Ghiaradadda<\/em> luoghi indispensabili alla sicurezza dei propri confini, e gi\u00e0 motivo di disgusto nella precedente alleanza. Era incaricato <strong>Antonio Giustinian<\/strong> di sottoscrivere i preliminari per i quali si stabiliva sarebbe pace perpetua e confederazione tra Francia e Venezia contro tutti, nessuno eccettuato, neppure se vestito della suprema dignit\u00e0, lasciando per\u00f2 luogo ad entrare in questa lega al papa Giulio II; proteggendo gli amici, osteggiando i nemici; avrebbero i comuni sudditi libero il passo e il soggiorno; non si tollererebbero corsari; se disegnasse il re recuperare il Milanese e la Repubblica le terre che possedeva prima della guerra, muoverebbero insieme contro gli occupatori, restituendo le cose com&#8217;erano per il trattato del 1499, cio\u00e8 avessero i Veneziani Cremona e le terre di qua dell&#8217;<em>Adda<\/em>, <strong>Luigi XII<\/strong> il restante del ducato di Milano; si libererebbero i prigionieri, sarebbero restituiti gli esuli in patria, restituirebbe la Repubblica le artiglierie trovate in Brescia di spettanza del re.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il papa si fa nuovamente nemico dei Veneziani e si riaccosta a Cesare<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E mentre cos\u00ec Venezia si avvicinava a Francia, il papa faceva lega con Massimiliano dal quale otteneva promessa di non convocare altro concilio oltre al lateranense, di non dar soccorsi ad <strong>Alfonso duca di Ferrara<\/strong>, al cardinale <strong>Ippolito<\/strong> suo fratello e ai <strong>Bentivoglio<\/strong> di Bologna, ed egli dal canto suo prometteva di escludere i Veneziani da ogni trattato siccome ostinati nel non voler accettare la pace maneggiata da Sua Santit\u00e0 e da Cesare, e di perseguitarli col le armi spirituali e temporali. Il papa infatti pubblic\u00f2 contro di loro un monitorio. Ed il senato scriveva al suo oratore <strong>Francesco Foscari<\/strong> il 25 gennaio 1513: molto essere rimasto meravigliato e dolente di quella pubblicazione, inaspettata ed a giudizio suo aliena da ogni convenienza e ragione, e non meno dalla devozione e mente della Repubblica verso la Santit\u00e0 del Pontefice e la santa apostolica sede. Perci\u00f2 stimava non aver questa operato se non per suggerimenti ed impulso altrui (alludendo forse al cardinale <strong>Gurcense<\/strong> e ai mediatori spagnoli e <strong>D. Pedro d&#8217;Urrea<\/strong>) e perci\u00f2 doveva l&#8217;ambasciatore procurare con ogni sforzo che non procedesse alla scomunica o all&#8217;interdetto, ma che se pur non potesse ritrarne il papa, supplicasse almeno di volergli dichiarare <em>vivae vocis oraculo<\/em>, che i Veneziani non avrebbero perci\u00f2 a sottostare alle conseguenze di quell&#8217;atto, che sarebbe tenuto secretissimo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Morte di Giulio II<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si ripigliarono ancora le trattative con <strong>Massimiliano<\/strong> sempre sulla base della restituzione integra delle terre, che la Repubblica riceverebbe a titolo d&#8217;investitura con relativo censo, e intanto si prolungavano a tutto marzo le tregue gi\u00e0 concluse il 6 aprile 1512, quando venne notizia della malattia del papa e poco dopo quella della sua morte succeduta nella notte del 21 febbraio, avvenimento che cambiar doveva l&#8217;aspetto delle cose e la prima conseguenza del quale fu il trattato d&#8217;alleanza tra Venezia e la Francia segnato il 23 marzo 1515 a <em>Blois<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Leone X e nuove speranze dei Veneziani.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Giovane di trentasette anni, pi\u00f9 conosciuto per la grandezza della famiglia e per le sue geste militari che non per la ecclesiastica piet\u00e0, sal\u00ec al trono pontificale <strong>Giovanni dei Medici<\/strong> col nome di <strong>Leone X<\/strong>, il 19 marzo 1513. La Repubblica non tard\u00f2 a mandare le sue congratulazioni a lui e al fratello <strong>Giuliano<\/strong> a Firenze cui intitolava figlio nostro carissimo e gli scriveva sperare che il nuovo papa per la sua sapienza e per il molto suo ingegno sarebbe per raddrizzare i tanto travagliosi termini nei quali si trovava costituita la povera Italia, e per soccorrere ai pericoli imminenti onde era minacciata la religione, ritenendo per certo che egli vorr\u00e0 avere della veneziana Repubblica quelle medesime cure che della sua patria Firenze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E all&#8217;oratore <strong>Francesco Foscari<\/strong> a Roma scriveva, rallegrandosi della buona disposizione del papa con il quale era a sollecitarsi la conclusione di una lega, facendovi entrare anche Firenze e Milano e assoldando gli Svizzeri per la libert\u00e0 d&#8217;Italia; tale essere sempre stata la mente della Repubblica, tale lo scopo della lega col papa precedente affine di ridurre Italia allo stato primiero e che ognuno fosse reintegrato del suo possesso, ma invece essersi tenuto poco conto dei Veneziani, togliendo loro Cremona e <em>Giaradadda<\/em>, poi il papa aver fatto lega con <strong>Massimiliano<\/strong> a danno loro, e Venezia allora a sua salvezza essersi rivolta a Francia, sempre per\u00f2 disposta ad accordarsi con l&#8217;imperatore a ragionevoli condizioni, sempre amica di Sua Santit\u00e0, alla quale largheggiava nelle dimostrazioni della pi\u00f9 ossequiosa devozione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma in <em>Senato<\/em> era stato proposto, che profittando del breve interregno succeduto alla morte di <strong>Giulio II<\/strong>, si avessero a ricuperare Ravenna e Cervia, in ci\u00f2 facendosi incontro al desiderio della Repubblica gli stessi abitanti. Si proponeva altres\u00ec che ad incoraggiare questi e a raffermarli nella buona disposizione dovessero recarsi due nobili in quelle parti; tuttavia la maggioranza deliber\u00f2 che si soprassedesse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Conclusa per\u00f2 la lega con Francia, ne fu data notizia al papa invitandolo ad aderirvi, e dicendo essere stata fatta principalmente per impedire le pratiche esistenti tra Spagna, Impero e Francia per una unione che sarebbe stata l&#8217;ultima rovina d&#8217;Italia. Se ne dava notizia altres\u00ec all&#8217;oratore di Spagna dicendo che veduta l&#8217;inutilit\u00e0 delle pratiche e delle tregue la Repubblica aveva dovuto provvedere alle cose proprie; per\u00f2 essere sempre essa desiderosa della pace con l&#8217;imperatore; n\u00e9 aver bisogno di fare nuove tregue col re cattolico, poich\u00e9 si era con lui in pace. Non si lasciava neppure di fare buoni unici alla corte d&#8217;Inghilterra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Cerimonia con cui il doge conferisce all&#8217;Alviano il bastone di capitano<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si adunavano intanto le forze francesi a <em>Susa<\/em> per scendere in Italia a riconquistare il Milanese, sotto il comando di <strong>Lodovico de la Tremouille<\/strong> e del famoso maresciallo <strong>Gian Jacopo Trivulzio<\/strong>, e i Veneziani dal cauto loro assoldarono di nuovo <strong>Bartolomeo d&#8217;Alviano<\/strong> tornato allora di Francia, e ricevuto con incontro quasi trionfale a Venezia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Stabilito il giorno 15 maggio di quell&#8217;anno 1513 per la solenne consegna del bastone di capitano, andavano i gentiluomini a levar l&#8217;<strong>Alviano<\/strong> alle sue case vestiti molto sfarzosamente di drappo d&#8217;oro, di scarlatto e seta, accompagnati dal lieto suono delle trombe. Incedeva l&#8217;<strong>Alviano<\/strong> vestito d&#8217;un robone di rizzo d&#8217;oro, lo seguivano i suoi domestici in ricca livrea, a scacchi bianchi e rossi, e i suoi paggi menati di Francia vestili di velluto bianco e rosso. Erano con lui <strong>Teodoro Trivulzio<\/strong> in veste di damaschino paonazzo, con grossa catena d&#8217;oro al collo, D.<strong> Costanzo<\/strong>, <strong>Giampaolo Manfrone<\/strong>, D. <strong>Antonio de Pii<\/strong>, <strong>G. B. da Fano<\/strong> altri condottieri veneziani ed inoltre il conte di <strong>Collalto<\/strong>, il figlio di <strong>Giano di Campofregoso<\/strong>, ed altri molti. Stava il doge attendendolo in <em>Pregadi<\/em>, vestito di <em>restagno<\/em> d&#8217;oro ed alla cerimonia intervennero gli ambasciatori esteri, meno quello di Spagna, conte di <strong>Cariati<\/strong> che aveva accettato l&#8217;invito, ma poi si scus\u00f2. Giunto l&#8217;<strong>Alviano<\/strong> con grande accompagnamento di polo plaudente al ducale palazzo, e fatte le prime accoglienze, tutta la comitiva, camminando l&#8217;<strong>Alviano<\/strong> al fianco del doge, scese nella chiesa, ove il Patriarca cant\u00f2 messa e benedisse lo stendardo. Il doge preso quindi il vessillo dalle mani del patriarca, e volto all&#8217;<strong>Alviano<\/strong>, gli disse: &#8220;<em>Illustrissimo signore, continuando noi nel paterno amore che vi abbiamo sempre portato e conoscendo la singolare virt\u00f9, l&#8217;esperienza e la fede vostra inviolata, abbiamo eletto la Signoria Vostra a capitan generale di tutte le genti d&#8217;arme nostre, e a ci\u00f2 che tutti intendano e riconoscano questo grado e dignit\u00e0 a voi conferita, vi consegniamo questo vessillo e questo bastone, ambi insegne benedette di tal dignit\u00e0, supplicando il nostro Signor Iddio, mediante l&#8217;intercessione della Beata Vergine e del glorioso evangelista San Marco protettore nostro ne conceda, siccome nella bont\u00e0 e clemenza sua speriamo, di poter ricuperare e conservare lo Stato nostro a laude e gloria di sua divina Maest\u00e0, quiete e comodo e amplitudine di tutta la cristiana religione<\/em>&#8220;. Dopo di che il capitano giur\u00f2 e con il bastone in mano e preceduto dallo stendardo e dalle trombe usc\u00ec di chiesa, accompagnato dal patriarca, dal doge, dal <em>Senato<\/em>, da turba immensa di popolo fino al <em>ponte della Paglia<\/em>, e ritiratosi quindi alle sue case vi diede sontuoso pranzo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Partiva poi l&#8217;<strong>Alviano<\/strong> per l&#8217;esercito con i provveditori <strong>Domenico Contarini<\/strong> e <strong>Andrea Loredan<\/strong> e trovava favorevoli le popolazioni, onde presto ricuperava <em>Valeggio<\/em>, <em>Peschiera<\/em> e la stessa Cremona in cui secondo i patti fece ricevere la bandiera francese, non trattenendo la sua foga militare l&#8217;ordine che gli dava la Repubblica, di non passar l&#8217;<em>Adda<\/em> e il <em>Po<\/em> senza preventiva licenza, per il timore non forse si allontanasse di troppo, e se i Francesi non si avanzassero o toccassero una sconfitta, egli si trovasse forse preclusa la ritirata. I Francesi per\u00f2 erano anch&#8217; essi entrati per il Piemonte nella Lombardia, ove gi\u00e0 l&#8217;esultanza per il ritorno dello Sforza si era mutata in noia e disgusto e specialmente a causa delle prepotenze degli Svizzeri, onde era appena <strong>Massimiliano<\/strong> partito da Milano, che questa citt\u00e0 alzava di nuovo le bandiere di Francia. Tuttavia non cessava il <em>Senato<\/em> di raccomandare all&#8217;<strong>Alviano<\/strong> la prudenza, e di evitare soprattutto di venire ad una battaglia campale, che perduta, avrebbe portata seco l&#8217;intera sua distruzione, poich\u00e9 i Tedeschi avevano ripreso e saccheggiato <em>Cologna<\/em> e fatte alcune fortunate scorrerie fuor di Verona.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Battaglia di Novara e disfatta dei Francesi<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La guerra pareva quindi dovere aver corta durata, le truppe veneziane occupando nel giro di pochi giorni la met\u00e0 dello Stato milanese, i Francesi l&#8217;altra met\u00e0 con di pi\u00f9 Genova, perci\u00f2 gi\u00e0 pi\u00f9 non rimanevano a <strong>Massimiliano Sforza<\/strong> se non che Como e Novara. Ma <strong>Massimiliano<\/strong> appunto in quest&#8217;ultima citt\u00e0 si univa con gli Svizzeri che egli aveva saputo muovere a propria difesa, mentre i Francesi invece di seguire il consiglio del <strong>Gritti<\/strong> di volgere le proprie forze prima ad abbattere gli Spagnoli, fiaccati i quali anche gli Svizzeri si sarebbero trovati a mal partito, vollero piuttosto ostinarsi nell&#8217;assedio di Novara. Dal che avvenne che gli Svizzeri ebbero tempo a sempre pi\u00f9 ingrossarsi, ed era la notte del 6 giugno 1515 quando tacitamente mossero verso <em>Riotta<\/em> e Trecase ove l&#8217;esercito francese se ne stava negligentemente accampato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al primo rumore dell&#8217;avvicinamento del nemico i Francesi diedero fuoco alle loro artiglierie che menarono grande distruzione tra gli Svizzeri, ma questi non perci\u00f2 disanimati si gettarono arditamente su quelle e se ne impadronirono: la cavalleria male poteva operare tra le paludi e impedita dal fosso che gli stessi Francesi avevano scavato, sicch\u00e9 si fece generale la diga, e la battaglia di Novara fu un&#8217;altra di quelle battaglie che cambiar fecero di un colpo la sorte d&#8217;Italia, poich\u00e9 i Francesi ad altro pi\u00f9 non attesero che a ritornarsene in Francia, e l&#8217;<strong>Alviano<\/strong> vedendo non poter pi\u00f9 sostenersi, torn\u00f2 alle rive dell&#8217;Adige, ove si arrest\u00f2 con animo di difendersi. La vittoria di Novara invece rialz\u00f2 pi\u00f9 che mai la riputazione di <strong>Massimiliano Sforza<\/strong>, e mutati insieme con la fortuna gli animi dei popoli, tutte le citt\u00e0 si affrettarono a mandargli ambasciatori, offrendogli obbedienza e chiedendo umilmente perdono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Massimiliano persiste nella guerra contro i Veneziani<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le cose veneziane andavano quindi anch&#8217;esse a precipizio, perdute di nuovo le terre riacquistate, riuscito a vuoto un tentativo dell&#8217;<strong>Alviano<\/strong> contro Verona, il papa gi\u00e0 per dichiararsi nemico. Al quale faceva la Repubblica manifestare quanto di questo pensiero di Sua Santit\u00e0 fosse sorpresa e dolente, n\u00e9 poterne veder la ragione, che se a Venezia si dava taccia dell&#8217;aver chiamati i Francesi in Italia, volesse considerare le ingiurie patite, i casi di Brescia, la pace ignominiosa a cui si era voluta stringere, e per la quale le si sarebbero tolte le terre, tolti i danari e per sopra pi\u00f9 la propria libert\u00e0; perci\u00f2 essere stata necessitata ad accordarsi piuttosto con Francia, e non a danno d&#8217;alcuno, ma a ricuperamento del proprio; badasse bene Sua Santit\u00e0 al pericolo sempre pi\u00f9 minacciante dei Turchi; e perci\u00f2 aver la Cristianit\u00e0 bisogno di pace, alla quale la Repubblica sarebbe sempre disposta, purch\u00e9 fosse a condizioni ragionevoli e decorose.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma gli imperiali pi\u00f9 che mai imbaldanziti erano lungi dal voler prestare orecchio ad eque proposizioni, e domandavano per interposizione del papa tale somma di compenso che, come scriveva il Senato, sarebbe bastata a ricuperare un gran regno, n\u00e9 poterla esso pagare nella condizione attuale delle sue terre guaste dalle guerre e nell&#8217;armamento che gli era uopo fare a difesa del Turco. Per cui tornava in sul chiedere che la Repubblica fosse reintegrata di tutti gli Stati suoi senza alcun censo, solo sborsando per soddisfare all&#8217;onore di Sua Maest\u00e0 una somma conveniente per l&#8217;investitura, e poich\u00e9 aveva in addietro offerto seicento mila fiorini da pagarsi in dodici anni, sebbene dopo quella profferta fossero avvenute tante rovine di terre e tante gravosissime spese, si rimetteva tuttavia in ci\u00f2 che fosse stimato d&#8217;equit\u00e0 dalla santit\u00e0 del Pontefice.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>E i Veneziani chiamano di nuovo i Francesi<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma nulla si concludeva, e la guerra continuava, e Venezia si vedeva ancora costretta a sollecitare una nuova calata di Francesi, sciagurata politica a cui si vedeva ridotta per conservare la propria esistenza: cruda alternativa di dominazioni e devastazioni straniere, di pratiche sleali ed ambigue. Venezia aveva ormai perduta l&#8217;indipendenza del l&#8217;azione: sbalestrata da Francia a Germania e da questa a quella, si vedeva costretta quasi a mendicare la possessione di quelle terre, che perduta la preminenza marittima, sole potevano ancor darle possanza. Ma per questo ella intanto si esauriva: e i prestiti, le tasse, gli argenti in zecca, le ritenute agli impiegati, la vendita degli uffizi, a mala pena bastavano. L&#8217; Alviano si teneva ancora sulle rive del l&#8217;<em>Adige<\/em> quando seppe gli Spagnoli aver preso il cammino di Vicenza per ridursi a Padova e temendo di uno scontro da cui poteva dipendere la rovina totale delle cose veneziane, si affrett\u00f2 a ripassare il fiume per accorrere alla difesa di Padova e di Treviso. Tutto fu posto in opera per la tutela di queste due citt\u00e0, nella prima delle quali entr\u00f2 lo stesso <strong>Alviano<\/strong> e attese a ben munirla di ripari e di difensori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Gli imperiali fino all&#8217;orlo della laguna<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perci\u00f2 l&#8217;assalto del <strong>Cardona<\/strong> fu ributtato, ma gli Spagnoli si vendicarono devastando le campagne, e il burbanzoso vicer\u00e9 spintosi fino sull&#8217;orlo delle lagune, volle a soddisfazione di sua vanit\u00e0, che da <em>Malghera<\/em> alcuni tiri di cannone si facessero contro Venezia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Discorso del Doge<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se non che levato appena l&#8217;assedio, l&#8217;<strong>Alviano<\/strong> impaziente di quello starsene chiuso in citt\u00e0, volle uscire in campo e molestare il nemico nella sua ritirata e chiudergli il passo del ritorno a Vicenza, alla quale notizia il doge salito in bigoncia prese a dire: &#8220;<em>Non \u00e8 niun che non sappia la causa del nostro prendere a parlare in tanto pericolo, quanto mostrano esser venute le cose nostre che pur si avevano difese contro tutto il mondo congiurato contro la Repubblica nostra e questo Stato si \u00e8 pur mantenuto la Dio merc\u00e8 e della sua gloriosa madre e di messer San Marco protettor nostro, perch\u00e9 Dio ne voi aiutar e abbiamo cacciato i Francesi d&#8217;Italia. Cos\u00ec pure ci aiuteremo ora da questa furia di nemici tedeschi e spagnoli che hanno abbruciato Lizzafusina e Marghera e tuttavia abbruciano Mestre minacciando far di noi gran cose, sicch\u00e8 se potessero, saremmo al certo assai malmenati perch\u00e9 siamo solo duemillecinquecento mosche<\/em> (sic) <em>n\u00e9 veler\u00e0 allora alcuna provisione. Con ci\u00f2 voglio dire che oggi col nome di Dio il nostro campo \u00e8 uscito di Padova e con gran vigoria e non ne manca altro che denari; n\u00e9 la terra <\/em>(la citt\u00e0)<em> cio\u00e8 il pubblico erario non basta a tante spese. Per\u00f2 si esortano prima tutti a pagare quanto sia debitori alla Signoria, e non vedersi pi\u00f9 a lungo scritti sopra i libri a palazzo, ma andar prontamente a pagare le decime dovute. Poi si porr\u00e0 un quarto di tansa per aiutarsi, che se non fosse stato qualcheduno che finora ci avesse servito del suo, come <strong>Zaccaria Cabriel<\/strong> consigliere, e i banchi e le cose sarebbero andate assai male. Dovrebbesi or fare come al tempo io che <strong>Antonio Contarini<\/strong> faceva di fazion<\/em> (prestito) <em>ben sessanta mila .ducali e <strong>Federigo Corner de la Piscopia<\/strong>, vedendo il bisogno della terra port\u00f2 quindici verghe d&#8217;argento in zecca. E a questo modo da pescatori che eravamo, aiutandosi da noi medesimi, eravamo venuti a tanta grandezza di stato e superbia che Dio ne ha voluto abbassar. Ma spero tuttavia non ne abbandoner\u00e0, e pertanto vi conforto a tutti, dovesse ciascuno venir a servire di danari chi poco e chi assai. Vi esortiamo altres\u00ec ad andare a Padova e a Treviso per conservazione di quelle citt\u00e0, ove si trovano <strong>Cristoforo Moro<\/strong> in Padova e m. <strong>Andrea Gritti<\/strong> a Treviso e tutti quelli vogliono vengano a darsi in nota alla Signoria. Si vuole aiutar la terra e restringere le spese, che vi \u00e8 tale che \u00e8 debitore a San Marco e marita figlie e fa spese, che non \u00e8 lecito dire. E bisognerebbe invece aiutarsi contro i nostri nemici o con danari o con le persone o mandar gente, poich\u00e9 poscia i danari non gioveranno, n\u00e9 le gioie, n\u00e9 le vesti, n\u00e9 le robe di casa. E per\u00f2 conforto tutti a far questo effetto e venirsi a dare in nota, i quali saranno pubblicati affinch\u00e9 ognuno conosca il loro buon volere<\/em>&#8220;.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma siccome il doge non offerse per primo n\u00e9 di mandare i suoi figli, come ognuno si aspettava, n\u00e9 di prestar qualche somma di danaro si lev\u00f2 gran bisbiglio nell&#8217;adunanza, e quelli che maggiori onori e stato godevano, ad esempio del doge, si astennero. &#8220;<em>E giuro a Dio,&#8221; <\/em>cos\u00ec prorompe il Sanudo<em>, &#8220;che io volsi andar in renga<\/em> (alla bigongia)<em> e dirlo a dar loro qualche ricordo che si troverebbero gentilhuomini che andrebbero; come feci l&#8217;altra volta quando parlai in Gran Consiglio. Ma vedendo che non si metteva parte<\/em> (partito)<em> alcuna non mi parve ben di parlare, perch\u00e9 in effetto per legge non poteva. E noter\u00f2 cosa, soggiugne, che mi dispiace assai a farne memoria, che compito di parlar il principe, fu detto per Gasparo dalla Vedoa che faceva l&#8217; ufficio del cancellier grande, che tutti quelli volevano venir a darsi in nota e andar a Padova o Treviso, ovvero prestar danari, venissero. Ma nessuno si mosse; cosa di grandissima importanza e di mal augurio alle cose nostre<\/em>&#8220;. (1) &#8230; <em><strong>segue<\/strong><\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) SAMUELE ROMANIN. Storia Documentata di Venezia Tomo V. Tipografia di Pietro Naratovich 1856.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La Guerra della Lega di Cambrai (1508-1516). XIV parte Preliminari di pace Continuava Giulio II dal canto suo le pratiche di pace con Massimiliano, e insisteva per la cessione di Vicenza e Verona, al che la Repubblica vedendo che si voleva sacrificarla, poich\u00e9 oltre alla perdita di quelle due citt\u00e0 si aggiungeva che per esse [...]","protected":false},"author":2,"featured_media":64956,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2},"jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[2559],"tags":[3390,3396],"class_list":{"0":"post-64892","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-storia","8":"tag-guerra-contro-la-lega-di-cambrai","9":"tag-https-www-conoscerevenezia-it-p64892"},"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Papa-Leone-x.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/64892","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=64892"}],"version-history":[{"count":14,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/64892\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":71677,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/64892\/revisions\/71677"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/64956"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=64892"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=64892"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=64892"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}