{"id":64822,"date":"2021-02-07T13:20:01","date_gmt":"2021-02-07T13:20:01","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=64822"},"modified":"2021-02-07T13:20:05","modified_gmt":"2021-02-07T13:20:05","slug":"la-guerra-della-lega-di-cambrai-1508-1516-xii-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=64822","title":{"rendered":"La Guerra della Lega di Cambrai (1508-1516). XII parte"},"content":{"rendered":"\n<h3>La Guerra della Lega di Cambrai (1508-1516). XII parte<\/h3>\n<p><strong>Si riprendono le armi<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella necessit\u00e0 dunque di riprendere le armi, scriveva il provveditor generale <strong>Andrea Gritti<\/strong> a Treviso, muovesse al riacquisto del Friuli, occupato in gran parte dagli imperiali. Favoriva l\u00e0 grandemente la parte veneziana <strong>Girolamo Savorgnan<\/strong>, che gi\u00e0 da alcuni anni addietro, ascritto alla nobilt\u00e0 veneziana, aveva nel settembre del 1509, con primo esempio, ottenuto di entrare come uno dei sessanta nell&#8217;aggiunta del <em>Senato<\/em>. Poterono per il suo favore i Veneziani ritornare in possesso di quella provincia; i nemici ributtati da Treviso contro al quale avevano fatto un tentativo, passarono sempre inseguiti la <em>Brenta<\/em>, e venuti anche ad uno scontro presso <em>Soave<\/em> perdettero monsignor <strong>de Rau<\/strong> borgognone capitano cesareo fatto prigione, e poco manc\u00f2 non restasse preso anche il <strong>La Palisse<\/strong>. I Francesi si avviarono quindi verso Brescia e Milano, gli imperiali verso Trento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In pari tempo l&#8217;esercito spagnolo e pontificio si avanzava nella Romagna; <strong>Pietro da Navarra<\/strong>, mandato dal vicer\u00e9 <strong>Raimondo da Cardona<\/strong>, s&#8217;impadroniva delle terre del duca di Ferrara poste al mezzogiorno del <em>Po<\/em>, solo resistendo ancora la bastita sulla <em>fossa Geniolo<\/em>, antemurale di Ferrara verso il <em>Po d&#8217;Argenta<\/em>, valorosamente difesa da <strong>Vestidello Pagano<\/strong> fino agli estremi. Cadde essa alfine, ma troppo importava al duca riaverla perch\u00e9 non avesse a fare questo scopo ogni possibile sforzo e vendicare in pari tempo il barbaro modo con che il suo valoroso capitano era stato dai vincitori messo a morte. Perci\u00f2 diede egli stesso l&#8217;assalto a <em>Geniolo<\/em> in quel medesimo giorno, e bench\u00e9 ferito nel capo, vi entr\u00f2, e tutta la guarnigione spagnola vi fu trucidata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un tentativo del papa per riavere Bologna and\u00f2 a vuoto, ma questi non erano se non episodi della guerra le cui sorti sembravano dover agitarsi nella Lombardia. Gli Svizzeri col\u00e0 discesi minacciando Milano, avevano chiamato da quella parte il grosso delle forze francesi. Il 9 dicembre veniva a Venezia un <strong>Bernardo Morcceus di Schwilz<\/strong>, e riferiva al doge le cose operate dai suoi a vantaggio degli alleati, come si trovassero a due sole miglia da Milano, come sicura fosse la vittoria, solo chiedeva un rinforzo di quattrocento lance. Ma poi tanto apparato si ridusse a nulla, e gli Svizzeri per la seconda volta o perch\u00e9 mancassero loro le paghe o i soccorsi, o perch\u00e9 comprati dai Francesi, tornarono di l\u00e0 dai monti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Congiura di Brescia, la citt\u00e0 e presa, poi riperduta<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pure grandi speranze erano sorte nelle citt\u00e0 di Lombardia di tornare sotto il dominio veneziano, e Brescia in specialit\u00e0 si mostrava impaziente di scuotere l&#8217;odiato giogo dei Francesi. Questi a contenerla col rigore avevano fatto decapitare il conte <strong>Giovanni Maria Martinengo<\/strong>, avevano mandato in Francia come ostaggi molti altri nobili, vi commettevano violenze e ingiustizie. Perci\u00f2 il conte <strong>Luigi Avogadro<\/strong> che prima aveva parteggiato pei Francesi si prefisse di farsi liberatore della sua patria. E mentre cotali disegni volgeva per la mente l&#8217;<strong>Avogadro<\/strong> e offriva i suoi servigi alla Repubblica, altri nove gentiluomini bresciani si raccoglievano in sul principio del 1511 nella chiesa di San Domenico giurando sulla <em>pietra santa<\/em> fratellanza strettissima e perpetua a liberare la patria dal beffardo orgoglio di un esercito straniero. Erano questi: <strong>Valerio Paitone<\/strong>, <strong>Luigi Valgoglio<\/strong>, <strong>Giacomo Filippo Rosa<\/strong>, <strong>Francesco Rozzone<\/strong>, <strong>Galeazzo Fenarolo<\/strong>, <strong>Annibale Lana<\/strong>, <strong>Angelo Gandino<\/strong>, <strong>Gabriele Lantana<\/strong>, <strong>Gian Giacomo Martinengo<\/strong>, i quali mandarono parimenti le loro profferte a Venezia; poi, ad evitar confusione, le due congiure si unirono. Tutto era disposto; nella notte del 18 gennaio 1512 <strong>Andrea Gritti<\/strong> provveditore doveva trovarsi alla <em>porta di San Nazzaro<\/em> con l&#8217;esercito veneziano, essi al suo giungere si sarebbero di quella porta impadroniti e gliela avrebbe aperta. La congiura fu scoperta; alcuni dei congiurati, tra i quali l&#8217;<strong>Avogadro<\/strong> e il <strong>Martinengo<\/strong>, poterono salvarsi con la fuga. Per il fallito tentativo non si lasci\u00f2 cader dell&#8217;animo l&#8217;<strong>Avogadro<\/strong>, anzi recatosi nelle <em>valli Trompia e Sabbia<\/em> tra i fiumi <em>Mella<\/em> e <em>Chiese<\/em>, chiam\u00f2 alle armi tutti i montanari e gli abitanti del <em>l<\/em>ago di Garda, e il 3 febbraio il <strong>Gritti<\/strong> si avanzava di nuovo verso Brescia, e dava l&#8217;assalto ad una delle porte. Mentre i Francesi erano col\u00e0 affaccendati, una torma di contadini, rotta la grata che chiudeva il canale del <em>ruscello Garzetta<\/em>, ove questo sbocca fuori della citt\u00e0, per quell&#8217;apertura entrarono. Primo a lanciarsi nella citt\u00e0 fu il valoroso <strong>Valerio Paitone<\/strong>. Ben tosto in tutte le contrade si sollev\u00f2 un grido generale: <em>San Marco!<\/em>, <em>San Marco!<\/em>, fu alzata la bandiera veneziana, i Francesi incapaci a far fronte alla sollevazione si ritirarono nella rocca, la citt\u00e0 fu liberata. La Repubblica non tard\u00f2 a mandarvi come provveditore <strong>Antonio Giustinian<\/strong> e raccomandava vivamente ai provveditori dell&#8217;esercito di ben attendere alla conservazione di quella citt\u00e0 e del ponte sull&#8217;<em>Adige<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;esempio di Brescia fu in breve seguito da Bergamo. La Repubblica conferm\u00f2 ad ambedue le citt\u00e0 gli antichi privilegi, molto lod\u00f2 la loro fedelt\u00e0, le confort\u00f2 a continuarvi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gi\u00e0 altri castelli, altre terre si ribellavano, quando <strong>Gastone di Foix<\/strong> ricevette a Bologna la notizia della ruina delle cose francesi in Lombardia; giovane, coraggioso, di un brillante valore, era per\u00f2 uno dei pi\u00f9 feroci condottieri d&#8217;esercito, inesorabile coi suoi e coi vinti, in nessuno conto teneva la vita dei suoi soldati, pronto a tutto sacrificare per conseguire uno scopo. Cos\u00ec appena seppe della perdita di Brescia, che lasciato sufficiente presidio a Bologna, parti tosto col resto delle sue genti a quella volta, facendole camminare con una velocit\u00e0 fino allora inusitata. Per accorciare la via e giungere pi\u00f9 direttamente, attravers\u00f2 il Mantovano senza neppur attendere la licenza del marchese, penetr\u00f2 nelle terre veronesi; scontrato il <strong>Baglione<\/strong> all&#8217;<em>isola della Scala<\/em>, dopo valorosa resistenza, lo mise in fuga e giunse innanzi Brescia il nono giorno dopo la sua partenza da Bologna. Di tanta iattura accusavano i Veneziani il vicer\u00e9 il quale si era astenuto dal tener dietro ai Francesi, come aveva promesso e come esigeva la ragion della guerra, e gli mandarono <strong>Marin Zorzi<\/strong> a sollecitarne le mosse, prevedendo che il nemico si sarebbe volto contro Brescia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E gi\u00e0 il nemico si appresentava infatti a questa, e riuscita vana l&#8217;intimazione, si apparecchiava all&#8217;assalto. Alle sopraggiunte truppe si congiunsero quelle che si erano ritirate nella rocca, tuttavia non sommavano a pi\u00f9 di dodici mila combattenti, ma valorosi ed animati dalle parole e dall&#8217;esempio del lor capitano. Era tra i pi\u00f9 valorosi il cavalier <strong>Bajardo<\/strong> che domand\u00f2 l&#8217;onore di condurre il primo i suoi centocinquanta uomini d&#8217;armi all&#8217;assalto. Tutti erano smontati da cavallo e una minuta pioggia che cadeva, rendeva sdrucciolevole il terreno e difficile superare il bastione con cui il <strong>Gritti<\/strong> aveva circondato la citt\u00e0. <strong>Gastone di Foix<\/strong> diede il primo l&#8217;esempio di levarsi le scarpe e gli altri tutti l&#8217;imitarono, avvezzi come erano a tutti i disagi della guerra. Fumoso fu l&#8217;assalto, ostinata la resistenza, gli abitanti e le genti veneziane difendevano a palmo a palmo il terreno: finalmente il <strong>Bojardo<\/strong> super\u00f2 per il primo il bastione, ma rimase malamente ferito in una coscia, e la sua caduta non fece che vieppi\u00f9 irritare i suoi compagni d&#8217;armi, i quali superati i ripari penetrarono nella citt\u00e0. Non perci\u00f2 sgomentati gli abitanti, ricorrevano ai mezzi estremi di difesa facendo piovere dalle finestre e dai tetti, tegoli, tizzoni accesi ed acqua bollente, e una seconda battaglia fu data sulla <em>piazza del Broletto<\/em> in cui ambedue le parti combatterono con sommo valore: tuttavia vincitori, i Francesi inseguivano i vinti di contrada in contrada; l&#8217;<strong>Avogadro<\/strong> ed il <strong>Gritti<\/strong> cercarono di salvarsi per la <em>porta di San Giovanni<\/em>, ma appena avevano fatto abbassare il ponte levatoio che si trovarono assaliti di fronte da <strong>Ivone d&#8217;Allegre<\/strong> e alle spalle da <strong>Gastone di Foix<\/strong>, e costretti ad arrendersi. Ebbero salva la vita; non cos\u00ec i loro soldati che furono tutti passati a fil di spada.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Orribile fu la strage, orribili il sacco, le violenze, le profanazioni che l&#8217;accompagnarono. Si tormentavano i cittadini perch\u00e9 palesassero i loro tesori, si tormentavano per capriccio: nessun rispetto a luogo sacro o profano, niuno alle donne di qualunque condizione, nelle case, nei palazzi, nei chiostri stessi. Solo il <strong>Bajardo<\/strong> volle salve da ogni insulto la signora che lo aveva accolto in casa e le sue due figlie; gli orrori durarono due giorni. Alfine <strong>Gastone di Foix<\/strong> vi pose termine e fece uscire dalla citt\u00e0 le truppe, ma ordin\u00f2 si decapitassero il conte <strong>Avogadro<\/strong> e i suoi due figliuoli. Tale fu la compassionevole sorte di Brescia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> Maneggi secreti di Gian Jacopo Trivulzio con Andrea Gritti per la pace<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma non perci\u00f2 migliorarono le condizioni di Francia. Si era il novembre 1511 concluso un trattato a Londra tra <strong>Ferdinando d&#8217;Aragona<\/strong> ed <strong>Enrico VIII<\/strong>, il cui scopo era, sotto pretesto di difendere il papa, quello di ricuperare gli Inglesi la <em>Guienna<\/em>, gli Spagnoli la <em>Navarra<\/em>. Difatti nel parlamento apertosi a Londra il 4 febbraio 1512 il re espose il suo divisamento di assaltare la Francia, sciogliere il concilio di <em>Pisa<\/em> e far restituire Bologna alla Chiesa. Ottenne considerabili sussidi, e bench\u00e9 poi la spedizione per gli inganni di <strong>Ferdinando<\/strong>, pago della riacquistata <em>Navarra<\/em>, non conseguisse effetto, tuttavia l&#8217;accumulamento di tanti nemici, mosse il <strong>Trivulzio<\/strong> a incaricare il <strong>Gritti<\/strong> suo prigioniero, di fare proposizioni d&#8217;accordo al suo governo. Rispose il <strong>Gritti<\/strong> non acconsentirebbe mai la Repubblica ad accomodamento stando le cose come stavano, poich\u00e9 se avesse voluto cedere anche solo qualche parte del suo dominio, avrebbe potuto combinarsi con l&#8217; imperatore a buone condizioni. A tali parole rimase il <strong>Trivulzio<\/strong> alquanto sospeso, e pensieroso gli disse: &#8220;<em>Voglio che tu mi intenda, ben sai che di quello possede la Maest\u00e0 del mio re non \u00e8 a pensare a restituzione alcuna, ma ben si potrebbe di tutto il resto che la Repubblica ha perduto, non escludendo neppur le terre di Romagna, e son certo che la Maest\u00e0 del re far\u00e0 tanto quanto la Signoria sapr\u00e0 domandare&#8221;<\/em>.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ricevuta dal Senato segretissimamente questa comunicazione per mezzo di <strong>Pietro Bressan<\/strong> segretario del <strong>Gritti<\/strong>, dava parole vaghe, che essendo la Repubblica collegata col papa e con Spagna voleva solo d&#8217;accordo con questi procedere. E intanto spingeva col mezzo del papa pi\u00f9 che mai il componimento con <strong>Massimiliano<\/strong>, col quale infatti conclude va una tregua che durar doveva dall&#8217;aprile a tutto gennaio dell&#8217;anno susseguente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il che saputosi dal re di Francia, raccomand\u00f2 al suo capitano in Italia, <strong>Gastone di Foix<\/strong>, di venire a qualche luminoso fatto prima che l&#8217;imperatore richiamasse i Tedeschi che militavano con le truppe di Francia. Dopo la presa di Brescia, era <strong>Gastone<\/strong> ritornato nella Romagna, e cercava trarre a battaglia il capitano spagnolo <strong>Raimondo di Carli<\/strong> che aveva sotto i suoi ordini mille cinquecento uomini d&#8217;arme, mille cavalleggeri, settemila fanti spagnoli e tremila italiani; si aspettavano inoltre seimila Svizzeri che il <strong>cardinale di Sion<\/strong> aveva promesso di condurre a comuni spese del papa e dei Veneziani. Ma il <strong>Cardona<\/strong> attendendo che l&#8217;invasione inglese obbligasse <strong>Luigi XII<\/strong> a richiamare le sue genti dall&#8217;Italia, metteva ogni impegno nell&#8217;evitare di venire a uno scontro decisivo. Allora il <strong>Foix<\/strong> si volse all&#8217;assedio di Ravenna, certo che il <strong>Cardona<\/strong> non avrebbe potuto lasciar prendere questa citt\u00e0 sotto ai suoi occhi. E cos\u00ec avvenne per l&#8217;appunto. (1) &#8230; <em><strong>segue<\/strong><\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) SAMUELE ROMANIN. Storia Documentata di Venezia Tomo V. Tipografia di Pietro Naratovich 1856.<\/p>\n\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La Guerra della Lega di Cambrai (1508-1516). XII parte Si riprendono le armi Nella necessit\u00e0 dunque di riprendere le armi, scriveva il provveditor generale Andrea Gritti a Treviso, muovesse al riacquisto del Friuli, occupato in gran parte dagli imperiali. 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