{"id":64762,"date":"2021-01-17T16:08:33","date_gmt":"2021-01-17T16:08:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=64762"},"modified":"2021-01-17T16:11:41","modified_gmt":"2021-01-17T16:11:41","slug":"la-guerra-della-lega-di-cambrai-1508-1516-ix-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=64762","title":{"rendered":"La Guerra della Lega di Cambrai (1508-1516). IX parte"},"content":{"rendered":"\n<h3>La Guerra della Lega di Cambrai (1508-1516). IX parte<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> Inutili sforzi di Massimiliano contro Padova<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I rinforzi erano partiti da Venezia sulle barche salendo il Brenta, e prima che il nemico, presentatosi di nuovo il 31 agosto al <em>Bassanello<\/em>, avesse circondata tutta la citt\u00e0. Cominci\u00f2 contro questa pi\u00f9 terribile che la prima volta il fuoco delle artiglierie, ma poco fruito mettevano, instancabili essendo i difensori nel riattare le scassinature, otturare gli squarci fatti nelle muraglie, alzare nuovi ripari; per cui <strong>Massimiliano<\/strong> cercava muovere contro la Repubblica anche il re d&#8217;Ungheria eccitandolo al riacquisto della <em>Dalmazia<\/em>; scagliava nella citt\u00e0 con le frecce, sue lettere nelle quali animava i cittadini a tornare al vero e legittimo loro signore e principe, aver lungamente esitato avanti di venire a porre l&#8217;assedio per non guastare si nobile citt\u00e0, ma avervelo alla fine costretto la ostinazione loro, tuttavia quando acconsentissero a partirsi dai Veneziani ribelli e scomunicati, egli li riceverebbe in grazia e i capitani e soldati che volessero servire, accetterebbe nelle sue truppe con ricco stipendio; che se nella loro pervicacia continuassero, vedrebbero ogni loro avere predato, i cittadini menati schiavi, la citt\u00e0 loro distrutta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> Padova liberata<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Erano per\u00f2 vane parole, che la fermezza ed il coraggio dei difensori di Padova non si lasciavano punto smuovere, anzi crescendo d&#8217;ardore, quanto pi\u00f9 vedevano riuscir vani gli sforzi degli assalitori, di cui respinsero vigorosamente l&#8217;assalto alla <em>porta di Codalunga<\/em> il 29 settembre, obbligarono alla per fine il nemico a levare l&#8217;assedio il 2 di ottobre e l&#8217;imperatore si ritir\u00f2 a Vicenza donde fece poco appresso ritorno in Germania.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fallito tentativo contro Padova scem\u00f2 di molto la riputazione dell&#8217;imperatore e accrebbe i disgusti di questo con i Francesi, da cui diceva non aver ricevuto quegli appoggi che avrebbero dovuto, e diede per lo contrario ardire ai Veneziani di spingersi innanzi e riacquistare le perdute citt\u00e0. Appena liberata Padova, il <strong>Gritti<\/strong> mand\u00f2 circolari alle varie terre, che sapendo il Governo che le operazioni fatte contro di esso erano provenute soltanto dal timore del nemico, la Repubblica era disposta ad accettarle in grazia se tornassero alla consueta devozione. E per dare maggior forza all&#8217;eccitamento, si facevano nuovi e forti apparecchi di truppe.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Maneggi con il sultano, con l&#8217;Ungheria, con il re d&#8217;Inghilterra, e con il papa<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fin da quando <strong>Massimiliano<\/strong> si apprestava all&#8217;assedio di Padova, la Repubblica, destituita d&#8217;ogni appoggio, abbandonata alle sole sue forze, disperata di poter ottenere pace da alcuno dei suoi nemici, giacch\u00e9 il papa stesso, nonostante le tante umiliazioni ed offerte, or dava buone parole or tornava sulle furie, si era decisa l&#8217;11 settembre 1509 a scrivere al bailo a Costantinopoli facesse conoscere al sultano come codesta lega di principi si volgerebbe in fine a suo danno, mentre Venezia all&#8217;incontro gli aveva sempre serbata fede, e se dopo tale posizione gli venisse fatta qual che offerta la accettasse, vieppi\u00f9 dimostrando come sarebbe non solo a comodit\u00e0 della Signoria di Venezia, ma anche a beneficio di Sua Altezza, poich\u00e9 essendo suffragati i Veneziani si difenderebbero gagliardamente e per tal modo si farebbe dissolvere quell&#8217;unione. Poi il 18 incaricato del maneggio, insieme col bailo, anche <strong>Nicol\u00f2 Giustinian<\/strong> che si tratteneva a Costantinopoli per ragione di traffico, gli raccomandava procurasse dal sultano un prestito di cento mila ducati almeno, ma prima ancora sussidi di truppe, e cercasse indurlo a cessare di provvedersi di panni dai Ragusei, Fiorentini, Anconetani, Genovesi che poi adoperavano il danaro ad aiutar l&#8217;alleanza, ricorrendo piuttosto ai Veneziani, i quali gli darebbero intanto panni per cinquanta mila ducati allo stesso prezzo, e per gli altri cinquanta mila tante gioie elettissime in cauzione. Ed al console in Alessandria scriveva raccontandogli il corso degli avvenimenti, ed eccitasse anche quel soldano a minare il commercio dei Fiorentini, Genovesi, Catalani<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A tali estremi avevano ridotto la Repubblica la pervicacia dei suoi nemici e la falsa politica generale: essa, che fu prima e poi il baluardo della Cristianit\u00e0 contro i Turchi, si vedeva ora costretta per la propria conservazione ad implorarne il soccorso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E fu infatti il timore dei Turchi che ritenne il re di Ungheria dal prestar ascolto agli eccitamenti di <strong>Massimiliano<\/strong> contentandosi di continuare a ritirar quella somma che la Repubblica si era gi\u00e0 per l&#8217;addietro obbligata a pagargli per tenerselo alleato e pronto alla difesa contro le armi ottomane.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il <em>Senato<\/em> anche al re d&#8217;Inghilterra <strong>Enrico VII<\/strong> al quale faceva rappresentare come <strong>Massimiliano<\/strong> aveva respinto anche il nuovo ambasciatore <strong>Alvise Mocenigo<\/strong>; non volesse il re permettere la rovina di uno Stato che tanto aveva fatto per la Cristianit\u00e0; scrivesse al re di Francia di volersi astenere dalle offese, e a <strong>Massimiliano<\/strong> che acconsentisse a dare ascolto all&#8217;ambasciatore per venire a pace ed alleanza per il comune bene dei popoli cristiani<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Fatti d&#8217;armi nel Polesine<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">N\u00e9 l&#8217;opera di riconciliazione con il papa intermetteva. Era arrivato a Roma fino dal 25 agosto l&#8217; oratore <strong>Francesco Corner<\/strong> reduce dalla Spagna, ed vi era stato trattenuto con suo non lieve incomodo, n\u00e9 pot\u00e9 ottenere che il 30 ottobre di essere ammesso alla presenza di Sua Santit\u00e0. Ai ringraziamenti dell&#8217;oratore di essere stato ammesso, alle proteste sue dei sentimenti di rispetto e di attaccamento sempre dimostrato dalla Repubblica verso la sede romana, rispose il papa: ben saper quanto la Repubblica avesse fatto per la Chiesa, quanto avesse favorito l&#8217;innalzamento suo alla pontificale sede; averla anch&#8217;egli dapprima amata; aver favorito specialmente i cardinali veneziani e gli oratori <strong>Girolamo Zorzi<\/strong> e <strong>Nicol\u00f2 Michiel<\/strong>; cercato per ogni modo il suo vantaggio fin da quando era in Francia; ma le operazioni sue con il togliersi<em> Rimini<\/em>, <em>Faenza<\/em> e altri castelli e luoghi contro l&#8217;intenzione e la costituzione della Chiesa, avere sturbato quell&#8217;affetto: non potere egli per coscienza consentire a quello smembramento, averne pi\u00f9 volte avvertita la Repubblica, averle scritto in proposito i re di Francia e di Spagna, ma invano. Quando le potenze si strinsero in lega lo avevano invitato ad aderirvi, promettendogli il recuperamento delle sue terre, ed egli avervi promettendogli alfine acconsentito bench\u00e9 riluttante, <em>perch\u00e9 ne dispiaceva veder la ruina del stato vostro con augumento dei Barbari<\/em>: aver detto a <strong>Giorgio Pisani<\/strong> e <strong>Giovanni Badoer<\/strong> e ai cardinali che non sarebbe entrato nella lega se i Veneziani avessero restituito quelle terre, anzi avrebbe fatto per modo che le cose della Repubblica non patissero sinistro, poich\u00e9 del resto egli non sapeva quali ragioni avessero il re di Francia e gli altri sul le veneziane provincie; piacergli che la Repubblica abbia saputo conservar Padova e desiderar che ella possa rifarsi altrove di quanto perdeva rispetto alla Chiesa; essersi egli opposto al progetto del re di Francia che voleva prender Venezia affinch\u00e9 non potesse mai pi\u00f9 rialzare il capo, e ai suoi consigli di ritenere gli ambasciatori veneziani e lo stesso <strong>Corner<\/strong>; ora gli darebbe salvacondotto onde si recasse in patria e riferisse al <em>Senato<\/em> questo discorso: gli dicesse che il papa vuole due cose: 1.o che si paghino le spese della guerra da lui fatta per il ricuperamento delle sue terre e gli usufrutti di queste per tutto il tempo che rimasero in possesso della Repubblica, e se nelle attuali condizioni essa non potesse fare tale esborso, s&#8217;impegnasse che eseguendosi una spedizione generale contro i Turchi, sarebbe essa a fornire certo numero di navi, al qual proposito il papa faceva osservare che se la spedizione non si effettuasse, i Veneziani nulla pagherebbero e se si facesse ne avrebbero certamente utilit\u00e0 assicurante vie meglio le loro terre in Levante. Secondariamente, che non si facessero pi\u00f9 vescovi dal <em>Senato<\/em>, n\u00e9 si levassero decime od altre gravezze sul clero, soggiungendo che certo avrebbe egli ogni riguardo di non nominare persone invise a quel dominio e che in caso di guerra col Turco metterebbe egli stesso una decima non solo sui preti della Repubblica, ma di tutta la Cristianit\u00e0 per difensione dei Veneziani. E continuando, diceva il papa non riconoscere il vantato diritto della Repubblica d&#8217;imporre gabelle sul passaggio del Golfo, n\u00e9 l&#8217;accordo da essa fatto, da quattro mesi con gli Anconetani; lo che non si poteva ne si doveva senza il consenso della Chiesa. Infine quando di fare tutto ci\u00f2 acconsentisse la Repubblica, egli la aiuterebbe a ricuperare tutto il suo e pi\u00f9 ancora; le raccomandava il marchese di Mantova essendo lo Stato suo molto utile a cacciare i Barbari dall&#8217; Italia, e lo scusasse di quanto era stato costretto a fare dal re di Francia; non vorrebbe che i Veneziani dessero molestia di guerra al duca di Ferrara che potrebbe anche essere utile in questa bisogna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rispose l&#8217;oratore che delle cose passate non era suo ufficio giustificare il suo governo; vescovi non si facevano in <em>Senato<\/em>, ma solo si proponevano e si raccomandavano per l&#8217;elezione a Sua Santit\u00e0; essere noto quanto il duca di Ferrara avesse operato contro la Repubblica, tuttavia si farebbe il possibile per soddisfare Sua Santit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E cos\u00ec con destre parole schermendosi il <strong>Corner<\/strong> prendeva commiato dal Pontefice e ripatriava. Il 5 novembre scriveva il cardinal <strong>Grimani<\/strong> da Roma al <em>Senato<\/em> che il papa vedendo l&#8217; ostinazione veneziana era pi\u00f9 infuriato che mai, che aveva dato licenza a tutti gli oratori della Repubblica di partirsi, e che per certo non leverebbe la scomunica temendo specialmente dell&#8217;imperatore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Continuando sempre nel pensiero di rappacificare Cesare, il <em>Senato<\/em> scriveva a D. <strong>Matteo Lang<\/strong> ministro vescovo curcense profferendogli dieci mila ducati, ed in oltre altri tre in quattro mila di rendita annua in benefizi, quando pervenisse a far concludere una lega con l&#8217;imperatore. Ma nello stesso tempo, non lasciando di maneggiar le armi, ordinava ad <strong>Andrea Gritti<\/strong> provveditore di Padova di muovere al riacquisto di Vicenza, raccomandandogli di risparmiarle il sacco e che non fosse data molestia ai cittadini, e si combatteva vivamente nel <em>Polesine<\/em>, il quale fu ricuperato. Si faceva quindi l&#8217;impresa di <em>Monselice<\/em> e volendo vendicarsi del duca <strong>Alfonso<\/strong>, il cui fratello <strong>Ippolito<\/strong> <em>cardinal <\/em><strong>d&#8217;Este<\/strong> aveva dato soccorsi a <strong>Massimiliano<\/strong> nell&#8217;assedio di Padova, il capitan generale <strong>Angelo Trev\u00ecsan<\/strong> che attendeva allora a devastar l&#8217; Istria, fu incaricato di salire con la sua flottiglia su per il <em>Po<\/em> e portare il guasto nel territorio ferrarese. A codesta spedizione si mostrava il <strong>Trevisan<\/strong> renitente e ne indicava le difficolt\u00e0 ed il poco frutto, tuttavia obbedendo vi si rec\u00f2 e mise a ferro e a fuoco quelle ripe. Ma fatti forti i nemici su queste con numerose e potenti artiglierie, l&#8217;armata veneziana cominciava a sentirne non poca mole stia. Cosicch\u00e9 il <strong>Trevisan<\/strong>, sbarcate le truppe a <em>Pollicella<\/em>, ivi si fortific\u00f2 e due assalti dei Ferraresi respinse; nel tempo stesso <strong>Marco Antonio Contarini<\/strong> detto <em>Camali<\/em> recatosi con una divisione dell&#8217;armata a <em>Comacchio<\/em> vi diede il sacco e quegli edifici pescarecci incendi\u00f2 con grave danno del duca. Questi intanto a difendersi dal passaggio delle truppe venete (al qual necessit\u00e0 il <strong>Trevisan<\/strong> aveva fatto gettare un ponte sulle galere) edificava in opportuno sito una fortezza, che tutta l&#8217;armata veneziana metteva in pericolo. Avrebbe voluto il <em>Senato<\/em> che il <strong>Trevisan<\/strong> si ritirasse e gli raccomandava specialmente la salvezza dell&#8217;armata, ma egli rispose che ritirandosi tutta la regione di qua del fiume rimarrebbe esposta, e che avrebbe fatto il poter suo per tener fronte al nemico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Correva il mese di dicembre, e per copiose piogge le acque del <em>Po<\/em> ingrossarono, e il ponte costrutto dal <strong>Trevisan<\/strong> ne fu svelto. Costruivano un nuovo, ma intanto nella notte i Ferraresi sopraggiunti con grossa artiglieria, cominciarono per modo a fulminare le galee che molte colarono a fondo, altre furono prese, poche con il capitano poterono salvarsi. Il quale giunto a Venezia e sottoposto a processo ebbe tre anni di confinamento a <em>Portogruaro<\/em>. Scrisse tosto il <em>Senato<\/em> al provveditore <strong>Giovanni Paolo Gradenigo<\/strong>, che se i nemici passassero il <em>Po<\/em> mettesse ogni cura alla difesa dell&#8217;Adige, e ai provveditori <em>Gritti<\/em> e <em>Marcello<\/em> che allora erano con l&#8217;esercito a <em>Lonigo<\/em>, ordin\u00f2 mandassero soccorsi. Poi rifatta l&#8217;armata ne affid\u00f2 il comando a <strong>Pietro Balbi<\/strong> podest\u00e0 di Padova.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Accordo con il papa che si riconcilia e leva la scomunica<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 che pi\u00f9 stava a cuore alla Repubblica era per\u00f2 di ottenere la riconciliazione col papa, e rispondendo alle pretensioni da questo esternate al <strong>Corner<\/strong>, scriveva al suo oratore a Roma tornando sul giustificare e scusare la propria condotta: non avere con gli <em>Anconetani<\/em> che alcuni patti di commercio: circa poi al Golfo se non si trattasse d&#8217;altro che di una particolare utilit\u00e0, facile cosa sarebbe soddisfare ai desideri del papa, ma trattandosi di una giurisdizione goduta da tante et\u00e0 con buona grazia di tutti i sommi Pontefici suoi predecessori e con permissione di tutti i re e signori che hanno loro Stati su di quello, giurisdizione acquistata e mantenuta a comune beneficio della cristianit\u00e0 con tanta spesa ed effusione di sangue, non si vedeva perch\u00e9 or si avesse annunziarvi; considerasse Sua Santit\u00e0, che sarebbe un dar campo ad entrarvi anche al Turco, e non&nbsp; <span style=\"font-size: inherit;\">badasse alle ricerche del duca di Ferrara inquieto ed fi stile vicino . Tuttavia dava il <em>Senato<\/em> ai suoi oratori l&#8217;istruzione particolare, che quando il papa non si volesse arrendere avessero facolt\u00e0 di concedere <em>che i sudditi papali potessero liberamente navigare nel Golfo colle loro robe e mercanzie senz&#8217; alcun impedimento<\/em>, e che quanto al Visdomino di Ferrara, che il papa non voleva pi\u00f9 concedere ai Veneziani, si acconsentirebbe a cambiarne il nome in quello di <strong>Consolo<\/strong>, rimanendone del resto uguale l&#8217;autorit\u00e0 e ferme le antiche leggi e convenzioni. La pratica fu condotta a lungo o a tutto si pieg\u00f2 finalmente la Repubblica desiderosa di ridurre il papa ad una lega con essa, onde il 15 febbraio 1510 dava ai suoi oratori la facolt\u00e0 di concluder sulle basi seguenti: Rinunziava la Repubblica alla fatta appellazione ad un futuro concilio per la scomunica contro di lei pronunziata dal papa, che essa dichiarava giusta e domandava perdono d&#8217;averla provocata; non metterebbe pi\u00f9 decime od altre gravezze sul clero; non s&#8217;impaccerebbe delle nomine ecclesiastiche ne delle cause del clero che verrebbero giudicate soltanto dal foro ecclesiastico; lascerebbe libero il passaggio del Golfo ai sudditi del papa, compresa anche Ferrara; non intraprenderebbe mai nulla n\u00e9 palesemente n\u00e9 occultamente contro il papa: sarebbero nulli tutti i trattati da lei conclusi con le citt\u00e0 della Chiesa; non riceverebbe ribelli o profughi di Sua Santit\u00e0; non si immischierebbe delle cose di Ferrara, spettante di diritto alla sede apostolica, compenserebbe i danni recati ai monasteri e ai beni ecclesiastici.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A prezzo di tanto avvilimento pervenne filialmente la Repubblica a staccar dalla lega il Pontefice. Il 24 febbraio &#8230; seconda domenica di quaresima, <strong>Giulio II<\/strong>, recatosi in abiti pontificali giusta il rito della quadragesima, accompagnato da dodici cardinali, molti prelati e penitenzieri nell&#8217;atrio della basilica di San Pietro ove l&#8217;attendevano gli oratori veneziani, e ascoltate le proteste di pentimento e di sommissione di questi e la loro domanda di essere assolti dalle scomuniche, il procuratore fiscale domand\u00f2 la lettura delle loro procure, indi dei patti convenuti, che gli oratori dichiararono esser pronti a giurare. Allora aperto il messale, e collocato sulle ginocchia del papa, gli oratori avvicinatisi e ponendovi sopra la mano, giurarono. Dando poi di piglio il papa e i cardinali a dodici verghe che furono ad essi presentate, senza con quelle toccarli, fu recitato il salmo Miserere e pronunziata la solita formula dell&#8217;assoluzione. Imposta loro infine la visita delle sette chiese e preci e limosine, il papa si ritir\u00f2; la messa fu celebrata nella cappella sistina e gli oratori furono ricondotti, onorati e festeggiati, alle loro case. Il domani, chiamati di nuovo alla presenza del papa, questi lor disse: &#8220;<em>magnifici signori oratori! non vi paia strano che siamo stati tanto a levare l&#8217;interdetto. La Signoria stessa ne fu causa, ella ne doveva compiacere nelle giuste petizioni nostre e a noi stessi molto dolse delle censure che ci fu forza pronunziare. Ora se essa continuer\u00e0 a stare con noi, ne avr\u00e0 di motti benefizi<\/em>&#8220;. Presero quindi commiato gli ambasciatori per tornar in patria, restando come ordinario <strong>Girolamo Donato<\/strong>. Continua <strong>Domenico Trevisan<\/strong> la sua relazione dicendo che il papa desiderava comporre le cose della Repubblica con <strong>Massimiliano<\/strong> il quale egli stimava un <em>infantem nudum<\/em>, ma in molto conto teneva invece gli elettori e l&#8217;Alemagna; che era mal disposto contro Francia; avrebbe voluto torre a Spagna il regno di Napoli che diceva spettare alla Chiesa; non fa stima dell&#8217;Inghilterra come troppo lontana, n\u00e9 dell&#8217;Ungheria; quanto a Venezia contento di aver ottenuto quanto voleva, la reputava abbattuta e avvilita; si crede tutto poter su Firenze e bench\u00e9 essa sia ora di parte francese, se ne ripromette tuttavia non poco contro Francia: odia specialmente il duca di Ferrara e gli vorrebbe togliere lo Stato per serrar la Romagna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I francesi nel Polesine, gli imperiali a Vicenza, e orrori che si commettono, poi si sbandano.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec amicatisi il papa, studiavano i Veneziani pi\u00f9 che mai a rifare l&#8217;esercito, e morto il <strong>Pitigliano<\/strong> a <em>Lonigo<\/em> per le tante vigilie e fatiche sostenute nella difesa di Padova, rimettevano alla testa, come <em>provveditor generale<\/em>, il valoroso <strong>Andrea Gritti<\/strong>. Si proponeva anche di dare il comando generale al marchese di Mantova ancora prigione, quando desse il figlio in ostaggio, al qual ordine del marito, la marchesana o d&#8217; intelligenza o di proprio impulso rifiutandosi di obbedire, non se ne fece altro. Avevano per\u00f2 i Veneziani parecchi valenti condottieri come <strong>Gian Paolo Bagliori<\/strong>, <strong>Gian Luigi<\/strong> e <strong>Giovanni Vitelli<\/strong> e <strong>Renzo da Ceri<\/strong> assoldati negli Stati stessi della Chiesa, finalmente <strong>Lucio Malvezzi<\/strong> altro guerriero di fama. E a cercarsi polenti alleati maneggiavano una lega con Inghilterra e Scozia alla quale desideravano aderisse anche il papa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era allora appunto salito sul trono britannico <strong>Enrico VIII<\/strong>, al quale <strong>Giulio<\/strong> si affrett\u00f2 di mandare la rosa d&#8217;oro, e il Senato scriveva al suo oratore a Londra come inutili riuscendo le trattative con <strong>Massimiliano<\/strong>, sollecitasse pi\u00f9 che mai il nuovo re, al quale mandava a congratularsi della sua assunzione, <strong>Francesco Cappello<\/strong>, a romper guerra contro Francia. N\u00e9 si lasciava di suscitare gli Svizzeri, i quali fattisi orgogliosi degli efficaci soccorsi prestati ai Francesi nelle guerre di <strong>Carlo VIII<\/strong> e di <strong>Luigi XII<\/strong>, esageravano fuor di modo le loro pretensioni, che furono dal re con sdegno rigettate. Allora il papa, che gi\u00e0 erasi guadagnato un <strong>Matteo Schiner<\/strong> promosso nel 1500 al vescovado di <em>Sion<\/em>, e grande nemico dei Francesi, pot\u00e9 con il mezzo suo ottenere che gli Svizzeri assumessero la difesa degli Stati della Chiesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il papa si era cosi manifestamente spiegato ai danni dei Francesi, mal sopportava che il duca <strong>Alfonso<\/strong> di Ferrara tenesse ancora dalla loro parte, n\u00e9 polendo apertamente rinfacciargli un&#8217;alleanza che pur si fondava su quella lega di <em>Cambrai<\/em> da esso papa approvata e sancita, prese motivo di querela dall&#8217;aver il duca fatto costruire saline a <em>Comacchio<\/em> anzich\u00e9 ritirare il sale da <em>Cervia<\/em> terra pontificia, voleva accrescergli il censo annuo, e chiedeva la restituzione di alcune castella recate da <strong>Lucrezia Borgia<\/strong> in dote ad <strong>Alfonso<\/strong>. Questi si volgeva allora pi\u00f9 che mai a <strong>Luigi XII<\/strong> ed ne otteneva la protezione. Ordinava dunque il re a <strong>Chaumont d&#8217;Amboise<\/strong>, governatore del Milanese, di entrare nel <em>Polesine<\/em> di Rovigo, nel tempo stesso che il principe <strong>d&#8217;Anhalt<\/strong>, uscendo con buon polso di gente da Verona, si dirigeva a Vicenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Metteva la Repubblica alla testa delle sue truppe il <strong>Baglioni<\/strong>. Aveva questi sotto il suo comando seicento uomini d&#8217;armi, quattro mila cavalleggeri e stradioti, otto mila fanti, forze di gran lunga inferiori all&#8217;esercito imperiale e francese riunito, onde gli fu bisogno andare indietreggiando fino alla <em>Brentella<\/em> ove si fortific\u00f2; ed erano buon riparo alle genti veneziane i tre fiumi <em>Brenta<\/em>, <em>Brentella<\/em> e <em>Bacchiglione<\/em>. Era governator generale <strong>Luigi Malvezzi<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I <em>Vicentini<\/em>, prossimi a cader di nuovo nelle mani degli imperiali, ancora irritati per la passata rivolta, mandarono ambasciatori al <em>principe<\/em> <strong>d&#8217;Anhalt<\/strong> per impetrar grazia, ma invano, che il trovavano furibondo, e deciso a far pagar loro ben cara la defezione. Disperando di ricevere umano trattamento avevano i <em>Vicentini<\/em> fin dal principio della guerra mandato le lor donne, i figliuoli e le robe pi\u00f9 preziose a Padova, or seguivano anche gli uomini scendendo il <em>Bacchiglione<\/em> e seco recando quanto ancora avevano di pregio, e i Tedeschi entrati in Vicenza poco trovarono da saziare la loro cupidigia. Se non che una parte dei Vicentini e degli abitanti del contado avevano scelta a rifugio una profonda caverna nei monti, cavata dai minatori per estrarne le pietre la quale conteneva molli scompartimenti, comunicanti insieme solo per uno stretto passaggio, e per modo li intralcia a formarne un vero labirinto, a cui metteva solo un angusto ingresso facile a difendersi. Col\u00e0 si erano nascosti ben seimila di quegli sventurati, con le donne, coi fanciulli, con gli averi. Ma un capitano dei venturieri francesi chiamato l&#8217;<strong>Herisson<\/strong> venne ad scoprire quel ritiro, e tentato invano di entravi, ordin\u00f2, con infernale pensiero, si portassero parecchie cataste di legna alla bocca della caverna, e messovi il fuoco, fece tutti quegli infelici perire soffocati, poi dei loro tesori s&#8217;impadron\u00ec. Quando al campo francese fu udito il barbaro fatto, si lev\u00f2 un grido generale d&#8217;orrore e di riprovazione, il cavalier <strong>Bajardo<\/strong> fece impiccare sul luogo stesso due di quelli che avevano acceso il fuoco, ma era troppo tardo e inutile compenso a tanta scelleraggine che lasci\u00f2 per lungo tempo ancora negli animi degli Italiani dolore e raccapriccio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La fortuna continuava a favorire i Francesi che ormai quasi soli sostenevano la guerra, dacch\u00e9 i Tedeschi non ricevendo le paghe e sempre invano aspettando il ritorno di <strong>Massimiliano<\/strong>, si sbandarono e ritornarono momentaneamente alla patria. Cadde in potere del <strong>Chaumont<\/strong>, <em>Legnago<\/em>, s&#8217;impadron\u00ec poi di <em>Cittadella<\/em>, <em>Marostica<\/em>, <em>Bassano<\/em>, <em>Scala<\/em> e <em>Covolo<\/em>; le truppe veneziane si ritiravano verso Padova si volgevano, e seriamente i Veneziani si provvedeva con novelle alla difesa istanze di Treviso al papa conducesse con vigore la guerra contro il duca di Ferrara, e sollecitavano la sua mediazione con <strong>Massimiliano<\/strong> incaricando delle relative pratiche un <strong>Costantino Areniti<\/strong> molto innanzi nella grazia imperiale. Anche dal re d&#8217;Ungheria si domandavano mille cavalli per la difesa del Friuli, n\u00e9 si lasciava di rinnovare premurosamente la domanda dei sussidi turchi. (1) &#8230; <strong>segue<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) SAMUELE ROMANIN. Storia Documentata di Venezia Tomo V. Tipografia di Pietro Naratovich 1856.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La Guerra della Lega di Cambrai (1508-1516). IX parte Inutili sforzi di Massimiliano contro Padova I rinforzi erano partiti da Venezia sulle barche salendo il Brenta, e prima che il nemico, presentatosi di nuovo il 31 agosto al Bassanello, avesse circondata tutta la citt\u00e0. Cominci\u00f2 contro questa pi\u00f9 terribile che la prima volta il fuoco [...]","protected":false},"author":2,"featured_media":64948,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"categories":[2559],"tags":[3390,3391],"class_list":["post-64762","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-storia","tag-guerra-contro-la-lega-di-cambrai","tag-https-www-conoscerevenezia-it-p64762"],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Rovigo.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/64762","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=64762"}],"version-history":[{"count":31,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/64762\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":67387,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/64762\/revisions\/67387"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/64948"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=64762"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=64762"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=64762"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}