{"id":64732,"date":"2021-01-10T14:16:35","date_gmt":"2021-01-10T14:16:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=64732"},"modified":"2021-01-10T14:16:38","modified_gmt":"2021-01-10T14:16:38","slug":"la-guerra-della-lega-di-cambrai-1508-1516-viii-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=64732","title":{"rendered":"La Guerra della Lega di Cambrai (1508-1516). VIII parte"},"content":{"rendered":"\n<h3>La Guerra della Lega di Cambrai (1508-1516). VIII parte<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> Personaggi misteriosi a Venezia <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quindi fino dall&#8217;11 luglio giungeva a Venezia la notizia della sollevazione di alcune terre e si ordinava ai provveditori che, lasciato sufficiente presidio in Treviso, uscissero con il resto delle genti a sostenerle. In pari tempo si vide un giorno le barche del <em>Consiglio dei Dieci<\/em> condurre da <em>Fusina<\/em> al palazzo due uomini grandi, incogniti, armati con laide e corazzino, cappelletto in testa e <em>tabarroni<\/em> bianchi, i quali, raccolto il Consiglio, si ridussero nella camera del doge ove stettero fino ad un&#8217;ora di notte e poi furono dalle stesse barche del <em>Consiglio dei Dieci<\/em> ricondotti donde erano venuti. Nessuno li conosceva, nessuno penetr\u00f2 di che cosa avessero trattato; si vociferava per\u00f2 si praticasse di aver Padova. Infatti si manifestava nella notte del 16 grande movimento. Venivano barche da Murano, da Chioggia, dalle altre isole e tutte ben armate movevano verso <em>Fusina<\/em>, mandava fuori l&#8217;arsenale tutte le sue, altre partivano cariche di maestranze, tutto annunziava qualche notabile fatto. Le barche del <em>Consiglio dei Dieci<\/em> stavano ai passi e non lasciavano uscir nessuno da Venezia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> Riacquisto di Padova <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Contemporaneamente partiva il provveditore <strong>Andrea Gritti<\/strong> da Treviso con cavalleggeri e stradioti e alle ore otto di notte si presentava alla <em>porta di Codalunga<\/em> di Padova, alla guardia della quale erano soldati padovani ed un <strong>Galeazzo Discalzo<\/strong> che poco prima era stato fatto chiamare dal signor <strong>Trissino<\/strong>. Di fuori intanto, si dice, arrivarono tre carri carichi di frumento come fossero di appartenenza di un cittadino e domandavano d&#8217;entrare. Aperte le porte, due di fatto entrarono, il lento si teneva ancora sul ponte levatoio, fintanto che i cavalleggeri corsi su questo se ne impadronirono, e prima che la porla potesse rinchiudersi penetrarono in citt\u00e0 gridando <em>Marco! Marco!<\/em>. Il <strong>Trissino<\/strong>, raccolte prontamente le sue genti, si mosse con duecento cavalli incontro ai Veneziani sulla piazza, ove i Tedeschi fecero vigorosa resistenza, ma costretti infine a cedere al valore del capitano <strong>Gitolo da Perugia<\/strong>, si ritirarono sempre combattendo nel castello, e col\u00e0 attesero a fortificarsi. Fu fatta tosto sventolare la bandiera di San Marco e suonare la campana grande.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Intanto le genti venute sulle barche da Venezia, condotte da <strong>Nicol\u00f2 Pasqualigo<\/strong> <em>patron dell&#8217;Arsenale<\/em>, davano l&#8217;assalto al <em>Portello<\/em>, e penetravano anche da quella parte. Cos\u00ec Padova tornava al dominio veneziano il 17 luglio giorno di <em>Santa Marina<\/em>, dopo quarantadue giorni di aspro governo che a nome dell&#8217;imperatore vi aveva tenuto <strong>Leonardo Trissino<\/strong>. Gli sforzi dei procuratori non valsero ad impedire il sacco delle case dei ribelli, degli ebrei e di altri, ma al meno in gran parte il repressero, poi aderendo alla proposta di <strong>Andrea Gritti<\/strong>, rimasto provveditore a Padova, il <em>Senato<\/em> consentiva di assolvere il popolo ed il contado da ogni passato debito verso la Repubblica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La fedelt\u00e0 di Treviso e la ripresa di Padova diedero animo ad altre terre d&#8217;inalberare di nuovo la bandiera della Repubblica, ma gi\u00e0 ai primi di agosto, moveva il marchese <strong>Gonzaga<\/strong> di Mantova per andar ad unirsi col generale francese <strong>La Palisse<\/strong> a Verona, nel tempo stesso che l&#8217;imperatore <strong>Massimiliano<\/strong> scendeva finalmente in persona con esercito dai monti di Trento, per accorrere alla difesa del Vicentino ed al riacquisto di Padova.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> Calata dei tedeschi ed assedio di Padova<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma gi\u00e0 le bande tedesche scorrazzavano nel Friuli e fino nelle vicinanze di Treviso, se non che <strong>Federico Contarini<\/strong> in quello, <strong>Gabriele Emo<\/strong> in questo, raccolti ed armati i villani, uscivano e facevano loro spesso pagare ben care le commesse violenze. Gi\u00e0 anche Verona pericolava e il vescovo di Trento, che vi era dentro per l&#8217;imperatore, chiam\u00f2 in suo aiuto il marchese di Mantova. Si era questo avvicinato quasi fino all&#8217;<em>isola della Scala<\/em>, quando sorpreso da alcuni villani d&#8217;accordo con il capitano veneziano <strong>Lucio Malvezzi<\/strong>, fu condotto a Venezia e posto in una stanza della <em>Torricella<\/em>, che fu per lui riccamente addobbata, ma ove era strettamente guardato. Cos\u00ec stavano le cose, quando cominciava l&#8217;assedio di Padova.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I Veneziani che a questo assedio si attendevano, avevano bene fortificato Padova, murate le porte di <em>Codalunga<\/em> e <em>Pontecorvo<\/em>, e ridottovi il maggior numero di truppe che fosse stato possibile, copiose e buone artiglierie, viveri e danaro. Fu nominato capitano <strong>Zaccaria Dolfin<\/strong>, podest\u00e0 <strong>Pietro Balbi<\/strong>, provveditore generale <strong>Andrea Gritti<\/strong>. Frequenti scorrerie di stradioti molestavano il campo nemico, tagliavano i ponti, guastavano le strade. Venivano del continuo rinforzi: si riposo il girando capitano perfino generale conte di <strong>Pitigliano<\/strong> non si dava riposo girando perfino tutta la notte per la citt\u00e0 a dirigere le fortificazioni, animare i lavoranti, vigilare alle scolte; la difesa di Padova si stimava, come era infatti, di suprema importanza per tutto il successo della guerra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Intanto <strong>Massimiliano<\/strong> si avvicinava e fatto forte dal <strong>La Palisse<\/strong> con genti francesi, dal duca di Ferrara e dal papa, si diceva e fu creduto che il suo esercito sommasse a ben ottanta mila uomini. Accampava al <em>ponte di Brenta<\/em> e mentre attendeva le artiglierie che dovevano esser condotte di Germania, alcune divisioni erano andate ad impadronirsi di <em>Este<\/em>, <em>Monselice<\/em> e <em>Montagnana<\/em>. Tentarono gli imperiali di sviare le acque, ma noi poterono se non in parte, e ricevuto che ebbero le artiglierie, si piantarono innanzi alla <em>porta di santa Croce<\/em>, ma poi trovandosi troppo esposti mutarono luogo, accampando innanzi al <em>Portello<\/em> il 15 di agosto. Gli alloggiamenti dell&#8217;imperatore erano a <em>Santa Elena<\/em> lontano un quarto di miglia dalle mura, il campo occupava quasi tre miglia d&#8217;estensione. <strong>Massimiliano<\/strong> si mostrava instancabile nel visitare le opere di assedio, nel sollecitare ed incoraggiare. Cosi nel breve termine di cinque giorni erano gi\u00e0 aperte le batterie tutt&#8217;intorno alla citt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cominciava il bombardamento, il quinto giorno <strong>Massimiliano<\/strong>, vedute le ampie brecce aperte nelle muraglie, credette il momento opportuno all&#8217;assalto, e vi dispose le sue genti. Ma intanto durante la notte i Padovani avevano trovato modo di far entrar l&#8217;acqua nelle fosse che circondavano la citt\u00e0 e l&#8217;assalto non pot\u00e9 eseguirsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> Calata dei Tedeschi e assedio di Padova<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E quando questo fu dato, venne valorosamente respinto. Tornarono i Tedeschi a nuovo sperimento e pervennero ad impadronirsi del bastione, ma appena l&#8217;avevano i Veneziani abbandonato che lo scoppio delle preparate mine fece perire la maggior parte dei vincitori, nel tempo stesso che il capitano <strong>Citolo da Perugia<\/strong> con una vigorosa sortita gli imperiali ricacciava. Si ritiravano questi finalmente a ci\u00f2 spinti anche dalla discordia coi Francesi e con gli Italiani, lasciando tende e gran parte dei bagagli per dirigersi verso Vicenza, <em>Monselice<\/em> e <em>Montagnana<\/em>. Il <strong>Pitigliano<\/strong> per\u00f2 sospettando di stratagemma e ben prevedendo che sarebbero ritornati, non permise alle sue truppe di uscire, e solo ad alcuni drappelli di stradioti concesse d&#8217;inseguirli, mentre metteva ogni opera e ingegno a sempre pi\u00f9 fortificare la citt\u00e0. Ben diversamente sentiva il <strong>Gritti<\/strong>, il quale scriveva al Senato: &#8220;<em>Noi avremmo voluto allora<\/em> (dopo la levata dell&#8217;assedio) <em>uscire di Padova con l&#8217;esercito e far la vendetta dei Vicentini tanto pi\u00f9 che avevamo certa notizia del disordine dei nemici e della mancanza di vittuaglie che essi provavano in un territorio gi\u00e0 messo a sacco pi\u00f9 volte. Accresceva la nostra fiducia il sapere che il vescovo era andato a Verona con le truppe alemanne, e il vicer\u00e9 con le sue milizie erasi fermato sulle rive dell&#8217;Adige ad Albaredo, forse con intenzione di condurle ai quartieri d&#8217;inverno nelle provincie di Brescia e di Bergamo. La sapienza per\u00f2 dell&#8217;eccellentissimo Senato ha giudicato diversamente, e noi ciecamente rassegnandoci al maturo suo intendimento, abbiamo solo staccato qualche compagnia leggera per infestare il nemico ed aver contezza dei suoi disegni &#8230;. Ci\u00f2 che poi abbia fatto il superbo nemico nel castello di Mestre e nell&#8217;ultimo confine del continente presso Marghera non mi da l&#8217;animo di ridire a Vostre Eccellenze. Esse in parte gi\u00e0 l&#8217;hanno sentito e in parte ancora veduto e con dolore osservato dalle torri di codesta dominante, e sono certo che i generosi animi loro si saranno infiammati di un giusto sdegno. Presentemente ricchi ma non sazi di preda vanno vagando gli Spagnoli con gli alleati per questo territorio devastandolo in ogni sua parte con incendi e rapine e beffandosi e ridendosi di noi che non osiamo uscire dalla citt\u00e0. Intorno a che mi sia permesso da Vostra Signoria che umilmente le esponga qual sia il pensiero del vostro generale. Egli confidato nel valore dei suoi soldati desiderosi di venir alle mani coi nemici e di vendicarsi di tante ingiurie, supplica riverentemente Vostra Signoria che gli dia licenza di condurre l&#8217;esercito a dar loro battaglia. Gli pare in certo modo che troppo ci venga a perdere la riputazione del Senato se pi\u00f9 oltre si soffre la loro insolenza, e spera di riportarne una compiuta vittoria stante la notizia che egli tiene delle loro scarse forze non paragonabili alle nostre, del disordine che fra essi regna e dell&#8217;imbarazzo in cui si trovano per tanto numero di prigioni e di bagagli a custodirsi<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> Discorso del doge<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tornavano i Tedeschi, e a Padova non mancavano i soccorsi da Venezia. Gi\u00e0 fino dal primo assedio erano stati mandati gentiluomini e cittadini con loro provvisionati a rinforzo della guarnigione, ma ora al rinnovarsi del pericolo il doge <strong>Loredano<\/strong> orando in pieno Consiglio venne rappresentando come dalla sorte di Padova quella dipendesse della Repubblica, come gli occhi di tutto il mondo erano a codesto grande evento rivolti, come ogni sforzo ei si riprometteva dai Veneziani i quali gi\u00e0 tanto famosi, or non vorrebbero mostrarsi dalle sante vestigie degli avi degeneri. &#8220;<em>Accorressero adunque, ei diceva, e cogli averi e colle persone; andrebbe egli stesso se l&#8217;et\u00e0 decrepita non gli togliesse ogni speranza di poter in questa bisogna utilmente adoperarsi, ma manderebbe i suoi due figli e con essi andrebbero tutti quelli che seguendo l&#8217; esempio venissero ad iscriversi<\/em>&#8220;. E infatti il giorno dopo (5 settembre) partivano alla volta di\u00a0Padova <strong>Alvise<\/strong> e <strong>Bernardo Loredan<\/strong> figliuoli del principe, accompagnati da circa venticinque patrizi e loro provvisionati su quattro barche, e tra essi un <strong>Girolamo Grimani<\/strong> che a proprie spese conduceva venticinque uomini a cavallo. Erano in tutto cento settantasei i nobili accorsi alla difesa di Padova, distribuiti alle varie porte e ai punti pi\u00f9 minacciati. Il <strong>Gritti<\/strong> scriveva al Governo un esatto rapporto della condizione della citt\u00e0 e dei lavori fattivi, ed un bando del Senato incoraggiava, animava il presidio, i cittadini, i villani, a dar bella prova di s\u00e9, e mantenere il presidio, in gloria il nome veneziano.\u00a0 <span style=\"font-size: inherit;\">(1) &#8230; <\/span><strong style=\"font-size: inherit;\">segue<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) SAMUELE ROMANIN. Storia Documentata di Venezia Tomo V. Tipografia di Pietro Naratovich 1856.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La Guerra della Lega di Cambrai (1508-1516). VIII parte Personaggi misteriosi a Venezia Quindi fino dall'11 luglio giungeva a Venezia la notizia della sollevazione di alcune terre e si ordinava ai provveditori che, lasciato sufficiente presidio in Treviso, uscissero con il resto delle genti a sostenerle. 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