{"id":64719,"date":"2021-01-03T12:53:52","date_gmt":"2021-01-03T12:53:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=64719"},"modified":"2021-01-03T12:53:54","modified_gmt":"2021-01-03T12:53:54","slug":"la-guerra-della-lega-di-cambrai-1508-1516-vii-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=64719","title":{"rendered":"La Guerra della Lega di Cambrai (1508-1516). VII parte"},"content":{"rendered":"\n<h3>La Guerra della Lega di Cambrai (1508-1516). VII parte<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Necessit\u00e0 dei possedimenti di terraferma<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il possedimento della terraferma era divenuto ai Veneziani indispensabile: perduta la preminenza sul mare, in sempre maggior pericolo le terre loro nel <em>Levante<\/em>, capitali immensi impiegati in beni stabili, le sussistenze della citt\u00e0 ritirate in gran parte dalle vicine provincie soggette, rendevano necessario il riaverle a qualunque patto si fosse. Perci\u00f2 fu volta principalmente ogni cura a rappacificare l&#8217;imperatore, non risparmiandosi le parole di sommissione e le offerte di doni e di censi, contentandosi perfino la Repubblica di riaver quelle terre a titolo di feudo, come gi\u00e0 ai tempi di <strong>Sigismondo<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> Nuovi tentativi di pace con l&#8217;Imperatore <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fino dal 4 febbraio era stato a lui destinato il segretano <strong>Pietro Stella<\/strong> e si erano poi accettate le offerte di mediazione di <strong>Luca de Rinaldi<\/strong> e di <strong>Costantino Arenili<\/strong>; indi era partito per Trento <strong>Antonio Giustiniano<\/strong>, ma non aveva potuto per anche ottenere il salvacondotto per ridursi alla sua presenza. Ora gli si raccomandava mettesse tutto in opera per parlare o far parlare a S. M. e ricordandogli l&#8217;antica amicizia e devozione, gli facesse presente essere sempre stato desiderio della Repubblica di conservarsi a lui unitissima ed in perpetua confederazione; a ci\u00f2 essere pi\u00f9 che mai opportuno il presente momento della discesa del re di Francia con l&#8217;intenzione non solo d&#8217;insignorirsi d&#8217;Italia ma di aspirare pur anche all&#8217;impero, e far papa il cardinale di <strong>Roano<\/strong> suo prediletto; venisse perci\u00f2 e prestamente per soccorrere e sovvenire alla povera Italia, gli offriva la Repubblica tutte le sue forze e dello Stato di essa, potrebbe egli disporne come padre e protettore; gli pagherebbe duecentomila fiorini del Reno perch\u00e9 venisse immediate con quel numero di genti che gli paresse necessario. Incaricava pure il <strong>Giustiniano<\/strong> di offrirgli ove occorresse, anche la restituzione delle terre occupategli l&#8217;anno avanti, cio\u00e8 Trieste, Pordenone, e perfino Gorizia, ma solo in caso di necessitasse poi, nonostante tutte queste proposizioni non riuscisse, si proponevano cinquanta mila fiorini l&#8217;anno per anni dieci oltre li sopra detti duecento mila; se l&#8217;imperatore non potesse venir subito in persona mandasse in luogo suo un prode capitano; se toccasse del monitorio del papa, rispondesse essere la Repubblica pronta ad acquietare il sommo Pontefice per ogni via e modo possibile, rimettendo in Sua Maest\u00e0 ogni e qualunque differenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell&#8217;impossibilit\u00e0, in cui bene si vedeva la Repubblica di poter far fronte a tanti nemici ad un tempo, pensava non risparmiar mezzo alcuno ad assicurarsi le spalle dalla parte di Germania e di <em>Romagna<\/em>, mentre avrebbe voltate tutte le sue forze contro i Francesi, pel quale scopo ordinava in pari tempo grandi provvedimenti per terra e per mare, mandando perfino a chiedere dal <em>Sangiacco di Bosnia<\/em> da tre a quattro mila cavalli da condurre ai propri stipendi, a condizione per\u00f2 che fossero cristiani, e altrettanti dall&#8217;Ungheria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> Progressi dei francesi e perdita delle citt\u00e0 di Lombardia <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Intanto le cose veneziane andavano sempre pi\u00f9 a precipizio. Scrivevano i provveditori del gran disordine che regnava nel campo, e che malgrado ai loro sforzi non riuscivano a mettere insieme conveniente esercito, mentre i nemici ogni d\u00ec pi\u00f9 avanzavano. <em>Pizzighettone<\/em> alla chiamata resisteva, rispondendo il suo podest\u00e0, <strong>Lorenzo Foscarini<\/strong> volersi difendere; a Bergamo invece i cittadini, impadronitisi di una porta, sciolta ogni obbedienza, mandavano a capitolare e cacciavano il rettore veneziano; lo stesso faceva poco dopo Brescia; la <em>Valcamonica<\/em> si ribellava e il castellano fuggiva a Venezia; il 1.o di giugno solo <em>Pizzighettone<\/em>, Cremona ed <em>Asola<\/em> si tenevano ancora per la Repubblica in Lombardia. N\u00e9 meglio andavano le cose nel Veneto, nella Romagna, nella Puglia: era la <em>Sensa<\/em> (Ascensione), scriveva il <strong>Sanudo<\/strong>, ma tutti piangevano; non venne quasi nessun forestiero, si vedeva vuota la piazza &#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> Provvedimenti per la sicurezza di Venezia<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si raccoglievano quotidianamente i <em>Consigli<\/em> e volgendo il pensiero ad assicurare per ogni evento Venezia, si ordinavano grandi tratte di frumento, si ricorreva di nuovo alla costruzione di mulini sui <em>sandoni<\/em> come nei primi tempi della Repubblica, si bandivano tutte le persone sospette e i vagabondi, e si deputavano venti nobili e venti cittadini da eleggersi dai caposestieri a guardare, dandosi il cambio, i passi di Chioggia, la via di <em>Piove di Sacco<\/em>, <em>Lizzafusina<\/em>, <em>Marghera<\/em> e le <em>bocche del Sile<\/em>. Vi fu chi propose di mandare il doge in persona a Verona, per rinfrancare con la sua presenza le truppe, dandogli anche due consiglieri al fianco e lo seguirebbero cinquecento gentiluomini a proprie spese: il doge, vecchio com&#8217;era, volentieri si profferiva e ci\u00f2 venendo riferito ai figli suoi, essi repubblicanamente rispondevano: <em>il doge far\u00e0 quel che vorr\u00e0 questa terra<\/em>. Tuttavia non ne fu parlato altro, e solo fu fatta una legge dal <em>Consiglio dei Dieci<\/em> che imponeva grave pena a chi rifiutasse un uffizio qualunque a cui venisse eletto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> Se la Repubblica sciogliesse i sudditi dal giuramento di fedelt\u00e0 <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di una deliberazione di rinunziare spontaneamente alla difesa e sciogliere le citt\u00e0 dal giuramento, non solo non mi accadde di trovar documento, ma anzi la serie dei fatti viene a smentirla, sebbene tanto ne parlassero gli storici, lodandola alcuni come supremo tratto di avvedutezza politica, altri invece biasimandola come prova di estrema debolezza. Nulla di tutto ci\u00f2: la Repubblica mentre tentava per via di maneggi diplomatici di pacificare i suoi nemici e di staccarne alcuni dalla lega, resisteva loro in pari tempo quanto poteva colle armi e cedeva solo a palmo a palmo il terreno. E tanto era lungi dal liberare spontaneamente le citt\u00e0 dal suo dominio, che propostosi il 18 maggio di scrivere in Romagna o quei provveditori di ritirarsi e alzar le insegne del papa, il partito non fu vinto, e se poi il 22 il senato incaricava i cardinali <strong>Grimani<\/strong> e <strong>Corner<\/strong> di offrire al papa la restituzione delle quattro terre contestale, di licenziare i <strong>Bentivogli<\/strong> e di eseguire la sua volont\u00e0 nel conferire episcopati e benefici, ben si vede che la cosa \u00e8 al tutto diversa e che la restituzione aveva a farsi per volere espresso del governo, non gi\u00e0 per abbandono delle popolazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Verona, Vicenza, Padova, Roveredo, Treviso, Friuli <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Intanto queste calando da Trento, venivano, sebben tardi, anch&#8217;esse a far loro preda nelle terre d&#8217;Italia, e la Repubblica, nella speranza di guadagnarsi l&#8217;animo dell&#8217;imperatore, gli faceva cedere Verona e Vicenza, che diceva voler da lui riconoscere. Entrarono gli imperiali in Vicenza e vi commisero enormi fatti; le truppe veneziane si ritiravano lentamente verso Padova. I cittadini avendo pregato non entrassero, il Senato mostr\u00f2 aderire alle loro brame, li esort\u00f2 a stare di buon animo che gli avrebbe difesi e aver gi\u00e0 mandato danari a questo scopo, ma intanto faceva saper segretamente ai provveditori che d&#8217;intelligenza secreta con i rettori facessero entrare la truppa per la via del castello o della saracinesca col minore strepito possibile ed osservando rigorosissima disciplina. Ma quando il d\u00ec seguente i cittadini entrati in sospetto gridavano volersi dare ai Cesarei, i rettori, per non venir a guerra civile e aver a combattere i propri sudditi, permisero si alzassero le bandiere imperiali, e il <em>Senato<\/em> scriveva ai provveditori che si tenessero fermi negli alloggiamenti intorno alla citt\u00e0 fino a nuovi ordini, <em>il che facemo perch\u00e9 partendovi del tutto o resolvendovi saria dar morena a tutti i altri lochi nostri rimasti di far in una hora voluntaria deditione<\/em>. Tuttavia quel primo fermento di Padova si calm\u00f2, e gli abitanti adescati anche dalle promesse di levar il dazio della macina, di poter per l&#8217;avvenire mandare in ogni castello i propri giusdicenti, invece dei veneziani patrizi, e che sarebbe in Padova un collegio di appellazione, si tennero ancora quieti sotto il veneziano dominio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma avvicinatosi poi un <strong>Leonardo<\/strong> da <em>Trissino<\/em> o <em>Dressano<\/em> col titolo di commissario imperiale, i nobili specialmente che bramavano gratificarsi a Cesare, diedero la citt\u00e0. Il 4 giugno si scriveva al castellano di <em>Roveredodi<\/em> cedere la <em>Rocca<\/em> all&#8217; imperatore. <em>Riva<\/em> gi\u00e0 erasi data al vescovo di Trento. A Treviso, ricevuta l&#8217;intimazione degl&#8217;imperiali, gli abitanti si radunavano in consiglio tra loro senza invitarvi il podest\u00e0 ed il capitano, ai quali scriveva tosto il Senato, facessero di stornare ogni risoluzione men che favore vuole alla Repubblica, rappresentando le debolissime forze del <strong>Trissino<\/strong>, la protezione che loro darebbe il governo, In larghezza dei premi e dei privilegi con cui premierebbe la loro fedelt\u00e0. Cosi in questa indecisione giungeva intanto il giorno 10 di giugno in cui essendo festa, una parte dei cittadini voleva si alzasse come al solito la bandiera di San Marco, mentre l&#8217;altra ne mormorava, quando il provveditore, fatte leggere le concessioni che la Repubblica prometteva al buon popolo trevigiano, questo fra le grida di <em>Marco! Marco!<\/em>, alz\u00f2 la ben amata bandiera ed i contrari fuggirono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel qual fatto si mostr\u00f2 principalmente operoso un <strong>Marco Pelizaro<\/strong> che ne fu poi ben rimeritato dal <em>Senato<\/em>; il rettore a gratificare il popolo fece bruciare i libri dei debitori del Comune, che fu cosa assai grata, ed il <em>Senato<\/em> lodando la fedelt\u00e0 di Treviso la eccitava a far conoscere quali sarebbero i bisogni dei cittadini e specialmente del contado. Anche il Friuli in gran parte si sosteneva, e Udine mandava a Venezia a domandare stradioti per difendersi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Cittadella<\/em> all&#8217;incontro si perdeva per il tradimento di <strong>Pandolfo Malatesta<\/strong>, e per ovviare che avvenisse anche altrove tumultuariamente qualche sinistro, si mandavano truppe alla custodia di Mestre e dei luoghi vicini e vi si erigevano fortificazioni. Cadevano alfine le ultime terre di Lombardia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Prime speranze di miglior fortuna per riavvicinamento col papa.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era giunto intanto il giorno solenne del <em>Corpus Domini<\/em>, solito a celebrarsi a Venezia con pomposa processione, e il <em>Senato<\/em>, dopo discusso se stante la scomunica far si dovesse quella processione, aveva deliberato che la si facesse senza le pompe consuete e solo ad onore di Dio e con quella sommissione quale ricercavano i bisogni e la debita riverenza verso sua Divina Maest\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un qualche raggio di speranza pareva spuntare. Il papa che in fondo non vedeva volentieri tutte quelle armi straniere in Italia, mostrava qualche inclinazione ad un componimento e per lettere del cardinal <strong>Grimani<\/strong> si sapeva che egli avrebbe gradito gli fossero destinati sei ambasciatori. Il <em>Senato<\/em> desiderosissimo di far levare le censure che pi\u00f9 pesavano delle armi nemiche, approvava che gli ambasciatori fossero nominati, e dava loro il 20 giugno la commissione di esporre a Sua Santit\u00e0: come fossero illimitati i disegni dei Francesi: aver la Repubblica pi\u00f9 volte mandato all&#8217;imperatore per unirsi con lui e con la Santa Sede, ma non aver egli voluto neppur dare ascolto ai tanti messi inviatigli, e ci\u00f2 come si credeva per opera di alcuni che gli erano dattorno, e in modo contrario al suo animo che certo avrebbe voluto evitare tanti mali; volesse dunque Sua Santit\u00e0 supplicare la Cesarea Maest\u00e0 a non prestare orecchio ai Francesi e non procedere pi\u00f9 oltre, anzi la sollecitasse a divenire alla desiderata lega; non volesse Sua Santit\u00e0 permettere che i particolari veneziani soffrissero danni nelle loro possessioni ed averi in Romagna, liberasse i rettori prigioni, un secretano ritenuto e le prese artiglierie restituisse: si lodava molto l&#8217;idea e si confortava all&#8217;esecuzione di una guerra contro gli infedeli, solo desiderando la Repubblica di non essere nominata finch\u00e9 la faccenda non fosse ridotta ad atto onde per la vicinanza dei confini non ne avesse ruina senza frutto. Dovevano poi gli ambasciatori domandare dal papa un capitano o <strong>Giampaolo Baglioni<\/strong>, o <strong>Lorenzo da Ceri<\/strong>, o <strong>Troilo Savelli<\/strong>, e la restituzione del danaro che la Repubblica aveva gi\u00e0 per l&#8217;addietro pagato per la condotta degli <strong>Orsini<\/strong> e dei <strong>Savelli<\/strong>; giustificare infine l&#8217;imposizione delle decime ecclesiastiche gi\u00e0 concesse nella guerra contro gli infedeli da papa <strong>Paolo<\/strong> e dai suoi successori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>E primi dissidi tra Massimiliano e Luigi XII<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rialzavano altres\u00ec le speranze dei Veneziani alcuni segni di disgusto che gi\u00e0 cominciavano ad apparire fra <strong>Massimiliano<\/strong> e <strong>Lodovico<\/strong>, il malcontento dei popoli verso i nuovi dominatori, che con le angherie e con le violenze di ogni genere facevano continuamente sentire quanto il loro dominio pesasse e riaccendevano il desiderio dell&#8217;antico. (1) &#8230; <strong>segue<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) SAMUELE ROMANIN. Storia Documentata di Venezia Tomo V. Tipografia di Pietro Naratovich 1856.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La Guerra della Lega di Cambrai (1508-1516). VII parte Necessit\u00e0 dei possedimenti di terraferma Il possedimento della terraferma era divenuto ai Veneziani indispensabile: perduta la preminenza sul mare, in sempre maggior pericolo le terre loro nel Levante, capitali immensi impiegati in beni stabili, le sussistenze della citt\u00e0 ritirate in gran parte dalle vicine provincie soggette, [...]","protected":false},"author":2,"featured_media":64947,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"categories":[2559],"tags":[3390,3389],"class_list":["post-64719","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-storia","tag-guerra-contro-la-lega-di-cambrai","tag-https-www-conoscerevenezia-it-p64719"],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Mappa-Territorio-di-Bergamo-1.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/64719","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=64719"}],"version-history":[{"count":14,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/64719\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":64869,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/64719\/revisions\/64869"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/64947"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=64719"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=64719"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=64719"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}