{"id":64056,"date":"2020-12-20T13:38:17","date_gmt":"2020-12-20T13:38:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=64056"},"modified":"2020-12-20T13:38:19","modified_gmt":"2020-12-20T13:38:19","slug":"la-guerra-della-lega-di-cambrai-1508-1516-v-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=64056","title":{"rendered":"La Guerra della Lega di Cambrai (1508-1516). V parte"},"content":{"rendered":"\n<h3>La Guerra della Lega di Cambrai (1508-1516). V parte<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Provvedimenti della Repubblica<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Repubblica dunque ben lontano dal rimanere ignara di quanto contro di lei si macchinava, smentendo in questa occasione principalissima quella fama di avvedutezza in che era sempre stata, ben lontano da dover al puro accidente una tanta scoperta, ne riceveva avvisi da tutte le parti, e una lettera dello stesso re di Francia da <em>Blois<\/em> 18 dicembre 1508 al <strong>Lascaria<\/strong> suo oratore a Venezia, al quale commetteva di riferire alla Signoria che nel trattato di <em>Cambrai<\/em> si era stabilito che ciascuna parte avrebbe entro quattro mesi a nominare i suoi aderenti, doveva bastare certamente a confermarle la verit\u00e0 di quanto gi\u00e0 d&#8217;altra parte le si annunziava. Perci\u00f2 fino dal 23 gennaio 1509 troviamo decretato l&#8217;aumento delle sue genti d&#8217;armi fino a dieci mila cavalli; scriveva il senato al suo oratore a Roma avvisandolo essere ormai certa la venuta dei due re alla rovina d&#8217;Italia e procurasse assicurare il papa della devozione della Repubblica e di tenerselo benevolo; scriveva all&#8217;oratore in Ungheria raccomandandogli ogni pi\u00f9 efficace ufficio per distogliere quel re dall&#8217;aderire alla lega; scriveva al <strong>Caroldo<\/strong> in Milano cercasse tirare segretamente <strong>Gian Jacopo Trivulzio<\/strong> al servizio della Repubblica; al console <strong>Lorenzo Giustinian<\/strong> a Londra sulle mire del cardinale di <strong>Roano<\/strong> cui attribuivano tutto questo macchinamento per ottenere per s\u00e9 il papato, al re di Francia l&#8217;impero; si faceva raccolta di danaro, si fortificavano i passi, si mandavano presidi in Puglia, e gi\u00e0 fin dal 5 febbraio si avevano pronti trenta mila fanti, trecento uomini d&#8217;armi, tremila cavalli leggeri, e si stavano attendendo gli stradioti, famosa cavalleria leggera delle isole greche, che si erano mandati a levare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Incendio dell&#8217;Arsenale<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E all&#8217;ansiet\u00e0 che produr doveva naturalmente l&#8217;aspettativa di una guerra tremenda e quasi contro tutta Europa, s&#8217;aggiungevano spaventevoli avvenimenti ad atterrire gli animi. Era il 14 marzo, i Consigli erano adunati, quando si ud\u00ec improvviso scoppio che tremar fece il palazzo e spezzare i vetri e agghiacciare il cuore a tutti i senatori. Erano alcuni barili di polvere che avevano preso fuoco nell&#8217;Arsenale. Riavuti dal primo spavento corsero abbasso i magistrati a vedere, a sopravvedere. Ma quale scena di orrore! case rovinate, tetti sfondati, pietre lanciate a molta distanza, gente che disperata fuggiva, grida, pianto, desolazione. Furono presto chiamati tutti i facchini di Rialto, i patrizi stessi si recavano sul luogo a disporre perch\u00e9 le fiamme dagli edifici vicini all&#8217;Arsenale maggiormente non si estendessero, a far levar di sotto alle rovine i morti ed i feriti, a dar soccorso alle infelici famiglie, e tali e tanti furono gli sforzi che si pervenne perfino a donare l&#8217;incendio. Della causa del quale varie correvano come al solito le opinioni, n\u00e9 si mancava di vociferare fosse stata opera, come i pi\u00f9 credevano, dei Francesi; furono fatti alcuni arresti, ma il <em>Consiglio dei Dieci<\/em> non pot\u00e9 cavar nulla di accertato: alcuni facchini dissero che nell&#8217;inchiodare una cassa di polvere, una scintilla era uscita di sotto i colpi del martello ed la aveva accesa. E fu ventura che quattromila barili fossero stati il d\u00ec innanzi imbracati per Cremona, ch\u00e9 altrimenti la citt\u00e0 tutta avrebbe potuto correr pericolo di essere dalla tremenda esplosione sovvertita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Maneggi politici<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Giungevano notizie da Spagna e da Roma della giurata lega, e tuttavia la Repubblica non continuava ancora di mettere in opera ogni mezzo per dissipare od almeno allontanare il pericolo. Gradiva perci\u00f2 le offerte di mediazione fatte dal re d&#8217;Inghilterra e si volgeva al papa che pur mostrava, almeno in apparenza, quasi un pentimento dei vincoli da lui incontrati coi principi della lega e un desiderio di stornare dall&#8217;Italia i pericoli onde era minacciata, offrendogli la restituzione anche di <em>Faenza<\/em> e <em>Rimini<\/em> e di venire a componimento sopra ogni altra differenza, ma invano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Commissione al segretario Stella presso all&#8217;imperatore<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">N\u00e9 si lasciava di tentare l&#8217;imperatore, al quale si mandava il segretario <strong>Pietro Stella<\/strong> con la commissione di protestare della continua devozione di osservanza della Repubblica verso Sua Maest\u00e0; che se l&#8217;anno precedente non si era potuto accondiscendere al desiderio suo, era ci\u00f2 avvenuto per non mancar di fede alla Francia; che la principale causa dell&#8217;aver questa in modo cos\u00ec aperto e detestando rotto i trattati, veniva dalla tregua conclusa dalla Repubblica con l&#8217;imperatore; ora essere sciolti i Veneziani da qualunque impegno con il re Cristianissimo; avere Iddio permesso che questi si conducesse il tal modo per dar legittima occasione a S.M. di vendicarsi di tante ingiurie e violazioni manifestissime di patto, aggiungendo che per la grandezza dell&#8217;affezione e devozione portare all&#8217;imperiale Maest\u00e0 non poteva il <em>Senato<\/em> astenersi di farle intendere essere l&#8217;obietto del re di Francia e del cardinale di <strong>Roano<\/strong> di occupare il primo grado spirituale e per questo poi anche il temporale in pregiudizio della Maest\u00e0 cesarea e della Germania, lo che facilmente verrebbe lor fatto, se Sua Maest\u00e0 non provvedesse a tempo con la sapienza, autorit\u00e0 e potenza sua, non essendo punto tenuto a serbar la fede a chi cos\u00ec indegnamente e pi\u00f9 volte l&#8217;aveva calpestata, mentre invece aveva sempre la Repubblica mantenuto i suoi impegni, e li manterebbe nell&#8217;avvenire, per cui, conchiudeva l&#8217;istruzione all&#8217;ambasciatore, &#8220;<em>premisse et ben esplicate et impresse le parti soprascritte, devenirai a questa conclusione che la Signoria nostra \u00e8 promptissima et paratissima a stringeresi ad una buona pace et intelligentia cum Sua Maest\u00e0 Cesarea offrendogli et denari et tutte le genti et forze del stato nostro, ad ogni beneficio della Maest\u00e0 Sua, et te forzarai cum ogni tuo spirito et ingegno persuader, disponer et indur la prefata Cesarea Maest\u00e0 ad questo cammino usando tutte queste razon che pareranno alla prudentia tua<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Discorso del doge nel Maggior Consiglio<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma non trovava ascolto: il momento era supremo; ed il doge <strong>Leonardo Loredano<\/strong> raccolto il <em>Gran Consiglio<\/em> rammentava &#8220;<em>come questa terra fondata dai santi progenitori\u00a0mediante il divino ausilio, da umili casoni e infimi abituri era pervenuta a tanta altezza: ci\u00f2 averle mosso contro l&#8217;odio dei principi, ci\u00f2 li rese ingrati ai suoi benefici, e il re di Francia specialmente cui la Repubblica aveva pur assicurati i suoi Stati in Italia, n\u00e9 cui poi aveva voluto romper fede respingendo le larghe offerte del re dei Romani, ora era alla testa dei suoi nemici, aver richiamato il suo ambasciatore, venire potentissimo per torre il nostro Stato<\/em>&#8220;. E per\u00f2 esortava che cominciando da Dio ottimo massimo a Lui si raccomandassero, i propri corrotti costumi emendassero, facessero giustizia e rettamente procedessero nelle elezioni agli uffici onde il solo merito e non broglio trionfasse, infine concorressero tutti con le loro sostanze e con la vita, &#8220;<em>perch\u00e9 perdendo, perderemo un belo stato, non sar\u00e0 pi\u00f9 gran conseio, non saremo pi\u00f9 in una terra libera<\/em>&#8220;, e a dare l&#8217;esempio egli primo, fatto il solito banchetto pubblico del giorno di San Marco, metterebbe i suoi argenti nella zecca, facessero gli altri il medesimo. E ci\u00f2 dicendo era smunto e mal si reggeva per l&#8217;et\u00e0 che aveva avanzatissima e per l&#8217;intensit\u00e0 del dolore, tal che era una compassione il vederlo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Primi movimenti di guerra<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto dunque era movimento di guerra. Gi\u00e0 erano giunte notizie essere penetrate le genti francesi sul territorio veneziano, le pontificie sulle terra di <em>Ravenna<\/em> e <em>Cervia<\/em> con orrende crudelt\u00e0; allora la Repubblica appigliandosi ad ogni mezzo che le suggeriva la propria difesa eccitava il <strong>Bentivoglio<\/strong> al riacquisto di Bologna, ordinava sebbene con dispiacere ad <strong>Angelo Trevisan<\/strong> capitano generale danneggiasse quanto pi\u00f9 potesse le coste di Romagna.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il Papa scomunica i Veneziani<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0Il papa, dal canto suo, di conformit\u00e0 a quanto si era impegnato con i suoi collegati, emanava il 27 aprile 1509 la famosa sua <em>Bolla di scomunica<\/em> contro la Repubblica, cui tacciando d&#8217;ingratitudine siccome quella che cresciuta e fatta potente per i favori, per i privilegi e perfino per i danari della Santa Sede, era divenuta s\u00ec orgogliosa da recare molestia i vicini e invaderne le terre, com&#8217;era avvenuto specialmente non ha molti anni di quelle del duca di Ferrara, e di molte perfino alla pontificale sede appartenenti; n\u00e9 aver valso a ottenere la piena restituzione n\u00e9 le ammonizioni papali, n\u00e9 gli uffici di Cesare; oltre a ci\u00f2 aver essa Repubblica ricettato i ribelli <strong>Bentivoglio<\/strong> di Bologna, aver posto impedimento alle nomine pontificali ai vari vescovadi e benefici ecclesiastici; voler essa render giustizia a modo suo agli ecclesiastici, non dar corso a rescritti apostolici, se non con sua approvazione, aggravar d&#8217;imposte i beni del clero, punire con carcere e bando persone ecclesiastiche, non tollerar legge n\u00e9 comando. E mentre egli, il Papa, si sforzava a ridurre a pace tutti i principi cristiani e unirli in una lega generale contro gli infedeli, esser a ci\u00f2 ostacolo i Veneziani, opponendo i principi non potersi indurre a combattere gli infedeli, perch\u00e9 mentre le loro cure fossero altrove rivolte, avrebbero potuto i Veneziani profittarne per molestare i loro sudditi e invaderne gli Stati. Per cui da tanto motivo eccitato, egli dava di piglio alle armi temporali e spirituali e pronunziava solenne scomunica ed interdetto contro tutto lo Stato veneziano se fra ventiquattro giorni di muovere contro di loro e dispogliarli, e impedire il loro traffico e far loro insomma tutto il male possibile, rinnovando le scomuniche gi\u00e0 contro i medesimi Veneziani pronunziate da <strong>Clemente V<\/strong> e <strong>Sisto IV<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Deliberazioni a questo proposito<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il governo veneziano alla notizia di si veemente <em>Bolla<\/em> e sentendo profondo dolore della violenza con cui il papa contro di loro procedeva, ma non perci\u00f2 smarrito dell&#8217;animo, raccoglieva il <em>Collegio<\/em> e il <em>Consiglio dei Dieci<\/em> nel quale veniva deciso di non permettere per alcun modo la pubblicazione della scomunica, severamente vietando a ciascuno di riceverla e deputando vigili guardie e staccare ogni cartello che trovassero sulle muraglie; consult\u00f2 poi con i dottori in teologia per fare un&#8217;appellazione, e fu deliberato mandarla al cardinale <strong>Strigoniense<\/strong> in Ungheria che essendo patriarca costantinopolitano, era uno dei quattro patriarchi aventi facolt\u00e0 di convocare concilio. La polizza di appellazione fu portata da due corrieri nascostamente in Roma stessa ed affissa alle porte della chiesa di San Pietro, ed il papa dal canto suo vi rispose dichiarandola illegale, nulla ed irrita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Condizione delle cose<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec gli animi sempre pi\u00f9 si esacerbavano e la Repubblica vedendo di nulla poter ottenere dal pontefice, si volse di nuovo a tentar di staccar dalla lega l&#8217;imperatore. Scriveva quindi al segretario <strong>Giampietro Stella<\/strong> mettesse in opera per procurarsi un&#8217;udienza da <strong>Massimiliano<\/strong>, e gli si offrisse fino a duecento mila fiorini del Reno ed ogni sussidio all&#8217;acquisto del Milanese se acconsentisse ad un&#8217;alleanza con essa. Intanto ardeva la guerra e gli avvenimenti si succedevano con tale rapidit\u00e0 da non lasciar tempo a maturare e condurre a termine alcun buono provvedimento n\u00e9 delle armi n\u00e9 della politica. (1) &#8230; <strong>segue<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) SAMUELE ROMANIN. Storia Documentata di Venezia Tomo V. Tipografia di Pietro Naratovich 1856.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La Guerra della Lega di Cambrai (1508-1516). 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