{"id":63984,"date":"2020-12-13T12:33:35","date_gmt":"2020-12-13T12:33:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=63984"},"modified":"2020-12-13T12:33:39","modified_gmt":"2020-12-13T12:33:39","slug":"la-guerra-della-lega-di-cambrai-1508-1516-iv-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=63984","title":{"rendered":"La Guerra della Lega di Cambrai (1508-1516). IV parte"},"content":{"rendered":"\n<h3>La Guerra della Lega di Cambrai (1508-1516). IV parte<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Congresso di Cambrai e deliberazioni che vi si prendono<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">N\u00e9 tali sospetti della Repubblica erano vari, e sotto pretesto di trattare della pace con il duca di <strong>Gheldria<\/strong> convennero a <em>Cambrai<\/em> alla fine dell&#8217;anno il cardinale <strong>d&#8217;Amboise<\/strong> ministro e confidente di <strong>Luigi XII<\/strong>, e <strong>Margherita d&#8217;Austria<\/strong> figlia di <strong>Massimiliano<\/strong> e vedova del duca di <strong>Savoia<\/strong> con pieni poteri dei loro committenti, astenendosi, per maggior segretezza, di ammettere alle loro conferenze l&#8217;ambasciatore di Spagna e il nunzio del Papa. Dopo molte difficolt\u00e0 ed alterchi, tanto che la principessa ebbe a scrivere che poco manc\u00f2 si acciuffassero per i capelli, due trattati furono sottoscritti il 10 dicembre, per il primo dei quali si conciliavano le differenze del duca di <strong>Gheldria<\/strong> con l&#8217;arciduca <strong>Carlo<\/strong> nipote di <strong>Massimiliano<\/strong> e si stabilivano le relazioni dei feudi dei Paesi Bassi con la corona di Spagna, obbligandosi altres\u00ec il re dei Romani di accordare a <strong>Ludovico XII<\/strong> una nuova investitura del ducato di Milano: con il secondo fu stipulata la lega d&#8217;Europa contro Venezia &#8220;<em>per far cessare le perdite, le ingiurie, le rapine, i danni che i Veneziani hanno arrecato non solo alla santa sede apostolica, ma al santo romano imperio, alla casa d&#8217;Austria, ai duchi di Milano, ai re di Napoli ed a molti altri principi occupando e tirannicamente usurpando i loro beni, i loro possedimenti, le loro citt\u00e0 e castella, come se cospirato avessero per il male di tutti &#8230; Laonde, cos\u00ec conchiudeva il preambolo relativo al trattato di Cambrai, abbiamo trovato non solo utile ed onorevole, ma ancora necessario di chiamar tutti ad una giusta vendetta per spegnere, come un incendio comune, la insaziabile cupidigia dei Veneziani e la loro sete di dominio<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Spartimento delle terre veneziane. La repubblica non ignora codesti maneggi<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Veniva poi la spartizione che volevasi fare dello Stato veneziano: ritornerebbero al papa <em>Ravenna<\/em>, <em>Cervia<\/em>, <em>Faenza<\/em>, <em>Rimini<\/em>, i castelli e quanto rimaneva ancora ai Veneziani del territorio di <em>Imola<\/em> e <em>Cesena<\/em>; riacquisterebbero l&#8217;imperio Padova, Vicenza e Verona, Roveredo, il Trevigiano, il Friuli, l&#8217;Istria; si darebbero al re di Francia Brescia, Bergamo, Crema, Cremona, la <em>Ghiaradadda<\/em>, e tutto le dipendenze del ducato di Milano; il re di Spagna e di Napoli riavrebbe Trani, Brindisi, Otranto, Gallipoli e le altre terre che i Veneziani avevano avuto in pegno da <strong>Ferdinando II<\/strong>; il re d&#8217;Ungheria, se fosse entrato nell&#8217;alleanza avrebbe recuperato la <em>Dalmazia<\/em>, il duca di Savoia il regno di Cipro ecc. A conseguire pienamente lo scopo, il papa aggiungerebbe le armi spirituali alle temporali dei principi confederati, i quali per\u00f2 dovevano adoperarsi ciascuno per s\u00e9 ad acquistare le terre assegnategli, cominciando la Francia le sue ostilit\u00e0 con il primo di aprile del prossimo anno 1509.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Vari avvisi che le ne pervengono<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chi abbia seguito attentamente la lunga serie di pratiche e quegli avviluppamenti diplomatici che fino dal principio del secolo preparavano la conclusione della lega che poi fu fatta a <em>Cambrai<\/em>, si sar\u00e0 ormai persuaso che questa fu tutt&#8217;altro che l&#8217;opera del momento; che il governo veneziano ne aveva sempre avuto cenni ed avvisi dai suoi ambasciatori; che doveva attendersela di giorno in giorno e che quindi \u00e8 una pura favola quanto finora fu scritto, che soltanto tardi la Repubblica ne venisse in cognizione. Infatti era la lega stipulata il 4 dicembre 1508 e il 13 scriveva <strong>Zaccaria Contarini<\/strong> capitano di Verona aver avuto lettere da Trento annunzianti l&#8217;arrivo di madama <strong>Margherita<\/strong> in <em>Cambrai<\/em> con cinquecento cavalli, un orator d&#8217;Inghilterra e due altri oratori fino dal principio di novembre, e correr voce in Trento che si maneggiava una lega tra il re dei Romani e quelli d&#8217;Inghilterra, di Francia, il Papa ed i Fiorentini contro la Repubblica. E da Milano scriveva il segretario <strong>Caroldo<\/strong> il 22 dicembre che da colloqui avuti con <strong>Gian Giacomo Triulzio<\/strong> aveva ricavato della pace conclusa tra i re di Francia e quello dei Romani e <em>non \u00e8 ben per la Signoria,<\/em> e che il Cristianissimo verrebbe in Italia e seguirebbe <strong>Massimiliano<\/strong>. Altra lettera scriveva il 30, aver inteso quant&#8217;era stato convenuto a <em>Cambrai<\/em> ed era contro la Signoria; aver i collegati preso quattro mesi di tempo a nominare ciascun i propri aderenti con <em>questo che per niuna parte si possi nominar veneziani<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il Senato domanda chiarimenti\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alle quali notizie il <em>Senato<\/em> scrisse tosto ai suoi ambasciatori in Francia e Spagna: si presentassero a quei re e domandassero chiarimenti, ma profonda era la dissimulazione con cui quei principi si studiavano di coprire i loro pravi disegni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Profonda dissimulazione del re di Francia, del cardinale di Roano e del re di Spagna<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 14 dicembre, <strong>Lodovico<\/strong> era andato ad un villaggio a dieci miglia da <em>Blois<\/em>, e l&#8217;ambasciatore veneziano, cavalcatogli tosto dietro, il sopraggiunse all&#8217;ora della messa. Sua Maest\u00e0 gli fece allor dire si trattenesse pure; lo invit\u00f2 anzi a restare seco, e poi gli parlerebbe. Difatti dopo il desinare il re lo chiam\u00f2 a s\u00e9 gli disse della conclusione della pace con l&#8217;imperatore a <em>Cambrai<\/em>, \u00a0e che vorrebbe mantenere con questa buona amicizia, per\u00f2 osservava: <em>questa vostra tregua mi ha fatto spender molti danari<\/em>, e che l&#8217;investitura di Milano gli costerebbe ben duecentomila ducati. N\u00e9 volle entrare in altri particolari, e quante volte l&#8217;oratore cercava tornare sull&#8217;argomento, lo rimetteva alla venuta del <em>cardinale di<\/em> <strong>Roano<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Finalmente questi arriv\u00f2; l&#8217;oratore gli and\u00f2 incontro a tre miglia e il cardinale gli fece buona <em>ciera<\/em>. Recatosi quindi la mattina dopo al re per ragionare della lega, quegli sempre sviava il discorso; and\u00f2 poi al cardinale, e questi gli disse che si era trattato di una lega contro i Turchi. E i capitoli? domando l&#8217;oratore. &#8220;<em>Domine orator, rispose il Roano, Avete ragione, andr\u00f2 ora dal re e poi ve li mostrer\u00f2<\/em>&#8220;. Torn\u00f2 l&#8217;oratore il domani, ed il cardinale: &#8220;<em>Fui \u00e8 vero con il re, ma si \u00e8 discorso d&#8217;altro; voi volete vedere i capitoli? \u00e8 giusto<\/em>&#8221; e chiam\u00f2 il segretario perch\u00e9 li recasse. Allora toccava al segretario fare il difficile e mettere in campo obbiezioni, e che bisognava prima richiederne Sua Maest\u00e0, e cos\u00ec si andava di giorno in giorno protraendo. L&#8217;oratore per\u00f2 ben penetrava tutta la faccenda e n\u00e9 scriveva a Venezia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pi\u00f9 copertamente ancora si conduceva il re di Spagna, il quale ora diceva non aver per anco ricevuto i capitoli, ora che si erano lasciati quattro mesi di tempo a ciascuno dei contraenti per nominare i propri amici, ora che si era fatta lega contro i Turchi.<\/p>\n<p><strong>Lettera dell&#8217;ambasciatore Corner, da Valladolid<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Finalmente scriveva il <strong>Corner<\/strong> da <em>Vagliadolid<\/em> il 17 febbraio 1508 (m.v. cio\u00e8 1509): &#8220;<em>A questi giorni da poi partita questa Maest\u00e0 da qui et andata ad Archos, l&#8217;illustrissimo gran capitano (il Gonsalvo) mand\u00f2 da me un messer Antonio Spinola genovese, che fu nel regno di Napoli suo condottiero, il quale per giudizio mio \u00e8 grandissima persona, e da parte di Sua Signoria si dolse con me in questa lega che si diceva esser fatta a danni della Celsitudine Vostra. Dissemi che Sua Signoria aveva desiderio di parlarmi, e che gli saria grato che io andassi a messa la mattina seguente alla Mercede che \u00e8 chiesa non molto frequentata e nell&#8217;estremit\u00e0 della terra. Risposi che io rigraziava sua Signoria soggiungendo che non mi poteva persuadere questa nova esser vera n\u00e9 ragionevole non avendo causa alcuna i principi cristiani di offender quell&#8217;eccellentissimo Senato; che per\u00f2 mi sarei racato di buona volgia dove sua Signoria richiedeva. E cos\u00ec la mattina andai, dove sua Signoria dopo il conveniente congresso mi disse: non voglio star molto con voi per non dare sospetto ad alcuno; quanto vi mander\u00f2 a dire con m. Francesco Spinola reputate esservi detto da me. La sera infatti mand\u00f2 da me m. Francesco il quale mi port\u00f2 una polizza di certe novit\u00e0 che \u00e8 copia ovvero summario di una lettera che sua Signoria aveva ricevuto da sua moglie in Genova, la quale scriveva:<\/em> &#8220;<em>La venuta del re di Francia in Italia \u00e8 cosa certa ed esso ha scritto al governatore di questa citt\u00e0 che sar\u00e0 alla Pasqua in Milano\u00a0et che in Bologna si vedr\u00e0 col Papa e con l&#8217;imperatore e che la regina de Franza viene qua. Il re ha domandato a questa citt\u00e0 quattro (galee?) per quest&#8217;impresa et altre a suo soldo. La terra gli ha risposto che darebbe questo \u00e8 pi\u00f9. La guerra ancora non \u00e8 bandita per pubblica voce e contro Veneziani, ma cominciano apparire segnali della sua fortuna. In tutto il ducato di Milano sono vietate le tratte di vettovaglie e di cavalli; dicono che il re di Franza meni seco gran gente, cio\u00e8 due mille cinquecento uomini d&#8217;arme e venti mila fanti, dicono che il duca di Gheldria \u00e8 capitano dell&#8217;infanteria, che mons. de la Tramoglia sar\u00e0 capitano generale. Qua si dice che venir\u00e0 armata del re di Spagna ed ancora che S.M. verr\u00e0 a unirsi con lui e altri principi; et questo corre tra li franzesi. Per molta parte si dice che sia certificata la venuta di V.S. in Italia: questo la Vostra Signoria lo deve meglio sapere: qui si crede per certo che V.S. venga con S.M. Oggi che sono 29 gennaro \u00e8 venuta un&#8217;altra staffetta del re di Franza il quale d\u00e0 molta pressa alle (galee); vuole che siano sei almanco, e dice che quelli di questa citt\u00e0 che hanno mercatanzie et altre cose in terra di Savoja fa molte gente per pigliare il regno di Cipri che gli appartiene; che il re di Franza ha scritto a Milano facendogli sapere la venuta sua colla gente che mena e come vuole pigliare tutto quello che i Veneziani tengono del ducato di Milano, e che gli facciano sapere con quanta gente potranno servirla; gli hanno risposto che a sue spese vogliono recuperare tutte le terre del ducato<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Continuava il <strong>Corner<\/strong> il suo dispaccio narrando come il <strong>Gonsalvo<\/strong> gli aveva comunicato aver egli saputo dalle parti di <em>Fiandra<\/em> che a <em>Cambrai<\/em> si era fatta la divisione dello Stato veneziano, esortava quindi l&#8217;ambasciatore a scriverne alla repubblica e offrirle il suo braccio e il valore suo, aver ancora abbastanza forze nel regno di Napoli, e godere in quello ed in Spagna non poco favore: essere mal contento del modo con che il re aveva rimunerato i suoi servigi; e per ci\u00f2 tutto pronto a consacrarli in pro e vantaggio della serenissima Repubblica dalla quale attendeva sollecita risposta. &#8220;<em>Il che inteso, conchiudeva l&#8217;oratore il suo dispaccio, non mi parse alieno dall&#8217;officio mio toccargli la buona intelligenza et amicitia che \u00e8 fra la Serenit\u00e0 Vostra et questa Maest\u00e0, et dirli che non mi poteva persuadere tanta discortesia nelli principi christiani come mi haveva narrato, tamen che per compiacere Sua Signoria, la quale ringratiava della buona mente et desiderio suo di gratificar la Serenit\u00e0 Vostra, scriveria il tutto cauto e diligentemente ecc<\/em>&#8220;. \u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Avute queste notizie il <strong>Corner<\/strong> si present\u00f2 al re manifestandogli che la Signoria aveva avuto avviso dal suo oratore in Francia, di quanto si macchinava, ma che essa pure sperava che S.M. non prenderebbe parte a queste perturbazioni che potevano riuscire dannose a tutta la Cristianit\u00e0. Si mostr\u00f2 il re a principio molto sorpreso e conturbato, poi disse, veramente avere il re di Francia motivo a dolersi dei Veneziani a cagione della tregua. E facendogli osservare l&#8217;oratore come la Repubblica aveva respinto ogni proposizione fattale per staccarla dai suoi alleati, e che della tregua non era a dolersi poich\u00e9 il cessar dalle armi non \u00e8 lega n\u00e9 mutazione, n\u00e9 alienazione dell&#8217;antica fede, e che nella tregua stessa erano stati inclusi i re cristianissimo e Cattolico; soggiunse il re, che ore andava a <em>Vagliadolid<\/em>, che era pi\u00f9 impacciato a condurre sua figlia che tutta l&#8217;artiglieria del re dei Francesi e la sua, e che col\u00e0 gli darebbe risposta. Ma le parole erano sempre ambigue, e ben si vedeva che si voleva procrastinare pi\u00f9 che fosse possibile una spiegazione. Un giorno il re volle sapere della decima che Venezia imponeva sul clero, e lod\u00f2 che tutti concorrevano\u00a0 nelle imprese pubbliche. &#8220;<em>Il re di Francia e la Repubblica, disse, hanno danari; non cos\u00ec l&#8217;imperatore n\u00e9 io, ma occorrendo saprei trovarli<\/em>&#8220;. Intanto l&#8217;8 marzo si bandiva pubblicamente nella piazza di <em>Vagliadolid<\/em> che chi volesse portar danari per la guerra contro i Veneziani, il facesse. L&#8217;ambasciatore and\u00f2 al re; questi si mostr\u00f2 come al solito stupefatto di quanto udiva: disse aver sempre amato la Signoria, che\u00a0 la avvertiva stesse bene provvista, che intanto egli non poteva lasciare senza buona guardia i suoi luoghi di Napoli venendo il Cristianesimo in Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma la commedia volgeva al suo fine, e il 20 aprile veniva intimato all&#8217;ambasciatore da parte del re, che questi sebbene a malincuore ed anzi per agevolare il modo di un componimento, era costretto a licenziarlo. Il <strong>Corner<\/strong> chiese di parlare al re il quale gli conferm\u00f2 che cos\u00ec voleva per non dar sospetto ai suoi alleati; al che l&#8217;altro rispondendo non essere costume di partire senza il consentimento del proprio governo, pregava di poter attendere la risposta da Venezia; andrebbe intanto a <em>san Giacomo<\/em> e lascerebbe un segretario in sua vece. &#8220;<em>No, disse il re, non voglio che andiate in cammino pi\u00f9 presto che potete e avviser\u00f2 io di tutto la Signoria e vi fornir\u00f2 di salvacondotto<\/em>&#8220;. Cos\u00ec partiva il <strong>Corner<\/strong> dalla Spagna, non senza aver avuto prima un altro abboccamento con il <strong>Gonsalvo<\/strong>, che rinnovava le sue offerte e si indirizzava con queste al Consiglio dei Dieci.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Altri avvisi da Londra<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altre notizie riceveva la Repubblica dall&#8217;Inghilterra con lettere del 15 dicembre di <strong>Nicol\u00f2 da Ponte<\/strong> mercante veneziano a Londra, al quale persona degna di fede e di grande entratura a corte aveva fatto importantissime rivelazioni insieme con l&#8217;offerta di quel re di adoperarsi con impegno alla pace tra la Signoria e l&#8217;imperatore.\u00a0 (1) &#8230; <strong>segue<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) SAMUELE ROMANIN. Storia Documentata di Venezia Tomo V. Tipografia di Pietro Naratovich 1856.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La Guerra della Lega di Cambrai (1508-1516). 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