{"id":63982,"date":"2020-12-06T13:18:49","date_gmt":"2020-12-06T13:18:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=63982"},"modified":"2020-12-06T13:18:52","modified_gmt":"2020-12-06T13:18:52","slug":"la-guerra-della-lega-di-cambrai-1508-1516-iii-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=63982","title":{"rendered":"La Guerra della Lega di Cambrai (1508-1516). III parte"},"content":{"rendered":"\n<h3>La Guerra della Lega di Cambrai (1508-1516). III parte<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ambasciatore dell&#8217;imperatore e risposta del Senato<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti il 22 giugno si presentavano in <em>Senato<\/em> tre messi dell&#8217;imperatore, annunziando la sua prossima venuta in Italia, per andare per la corona a Roma, verrebbe potente con buone armi com&#8217;era stato decretato nella dieta germanica, desiderava il passo e buon trattamento della Signoria e bramava conoscerne le intenzioni e ne aggradirebbe\u00a0i consigli. Codeste erano per\u00f2 lustre, e ben si comprendeva che l&#8217;intenzione sua era di muovere contro i Francesi e cacciarli dal ducato di Milano, per cui, <strong>Lodovico<\/strong> in modo contrario al <em>trattato di Blois<\/em>, aveva fidanzato al <em>duca<\/em> <strong>d&#8217;Angouleme<\/strong> la figliola madama <strong>Claudia<\/strong> gi\u00e0 promessa a <strong>Carlo<\/strong> nipote di <strong>Massimiliano<\/strong>, per il qual matrimonio si erano in addietro accordate le cose del Milanese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Raccoltosi il <em>Senato<\/em> in seduta secreta, rispose non poter la Repubblica esser contro al re cristianissimo al quale era legata per antecedenti trattati, non l&#8217;aiuterebbe per\u00f2, ma terrebbe la neutralit\u00e0, per conservare la quale appunto non poteva consentire di dare il passo e i viveri che Sua Maest\u00e0 richiedeva, se venisse con armi. <strong>Massimiliano<\/strong> sent\u00ec non poco dispiacere di tale risposta e pi\u00f9 se ne mostravano irritati i principi, i quali andavano dicendo esser d&#8217;uopo fiaccare l&#8217;orgoglio veneziano; e si accordarono di accompagnare l&#8217;imperatore alla sua incoronazione e recuperazione degli Stati imperiali in Italia. Tuttavia <strong>Massimiliano<\/strong> le concedeva un mese di tempo, passato il quale minacciava di unirsi ai Francesi a sua ruina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Papa, spaventato a principio della venuta di <strong>Massimiliano<\/strong>, aveva scritto a Venezia domandando consiglio e ne aveva avuto in risposta dovesse anch&#8217;egli adoperarsi a persuaderlo a venire pacificamente; ora per\u00f2 gli mandava il <em>cardinale di<\/em> <strong>Santa Croce<\/strong> che fu con l&#8217;imperatore in stretti colloqui, e si dubitava si trattasse di muovere contro Francia e contro la Repubblica, ottenendo il papa la promessa della restituzione di <em>Rimini<\/em> e <em>Faenza<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Raddoppiava quindi la Repubblica di vigilanza, fortificava e ben muniva il Friuli facendo nello stesso tempo rappresentare a <strong>Massimiliano<\/strong> che ci\u00f2 non si faceva contro di lui, ma solo a tutela dei confini nelle confusioni presenti; si ringraziava con la sua grave et\u00e0 che tal viaggio e in quella stagione non gli concedeva, ma che se venisse pacificamente gli si manderebbero incontro ragguardevoli senatori per onorarlo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Discorso del Doge all&#8217;ambasciatore imperiale<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Insistendo l&#8217;imperatore nelle sue domande, cos\u00ec parlava il doge al suo ambasciatore <strong>Leonardo Rinaldis<\/strong>: &#8220;<em>Riputiamo al tutto superfluo replicarvi quello che molte volte abbiamo detto e a voi e a molti altri oratori cesarei dell&#8217;ottimo ed osservatissimo animo nostro verso quella maest\u00e0, massine poich\u00e9 crediamo le persone vostre possa esserne locupletissimo testimonio quanto in ogni tempo siamo stati zelatori di ogni prosperit\u00e0 e gloria sua. E per\u00f2. come vi dicemmo quando ne faceste la esperienza vostra, ci siamo meravigliati dei modi prossimamente usati contro di noi, e teniamo maligni che non amano n\u00e9 noi n\u00e9 l&#8217;onore della Maest\u00e0 Sua, ma solo cercano con perturbazioni e novit\u00e0 per l&#8217;effusione del sangue cristiano mandar ad esecuzione qualche loro particolare ed inonesto appetito. Ci contentiamo molto aver il nostro Signor Dio per testimonio che mai in alcun tempo abbiamo cercato n\u00e9 pur pensato di offendere la Cesarea Maest\u00e0 n\u00e9 il sacro Romano Imperio. E se non abbiamo sodisfatto a qualche requisizione fattane, come si avria voluto, ci\u00f2 \u00e8 proceduto perch\u00e9 far non lo dovevano n\u00e9 potevano salva la fede nostra. E per\u00f2 non dee la Cesarea Maest\u00e0 offendersi \u00a0per alcuna ragione, e seppur a suggestione di altri lo vorr\u00e0 fare, speriamo prima nella giustizia e protezione del Signor Dio nostro, e poi ne facciamo certi che seguendo le vestigie dei nostri progenitori non siamo per mancarci, n\u00e9 risparmiar le facolt\u00e0, n\u00e9 il sangue proprio per la giusta difension nostra e non ne mancheranno tutte le forze dei nostri amici e confederati. Se anche la Maest\u00e0 Cesarea ne vorr\u00e0 aver per suoi devotissimi e osservantissimi figli, noi etiam, mai mancheranno del debito nostro in tutte quelle cose che far potremo, riservata la fede nostra siccome \u00e8 il natural costume dello Stato nostro. Confortiamo riverentemente la Cesarea Maest\u00e0 si degni, come si conviene alla sua bont\u00e0, imitando il suo serenissimo genitore, andar a prendere la sua coronazione pacificamente e non con tumulti bellici e strepiti di armi, perch\u00e9 questo principaliter incumbe alla sua suprema dignit\u00e0, raddrizzando i pensier suoi alla sicurt\u00e0 ed all&#8217;augumento della cristiana repubblica e togliendo occasione dalla opportunit\u00e0 dei presenti tempi che non potriano essere migliori. Andando la M.S. nel modo sopra detto, non solo l&#8217;andr\u00e0 con ogni sicurt\u00e0, ma etiam con tanta onorificenza quanto mai andasse alcune suo serenissimo predecessore, e di tal sicurt\u00e0 ne sono molti mezzi onorevoli e cautissimi per la Maest\u00e0 Sua, e quando cos\u00ec, a quella piaccia, noi ci offriamo trattarli e condurli a votivo esito, perch\u00e9 a questo effetto conosciamo la mente della cristianissima maest\u00e0 del tutto conforme con la nostra; e questo \u00e8 quanto ne \u00e8 occorso dirvi col nostro senato in risposta della esposizion vostra<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Speranze da Francia e buone parole di Spagna<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Grandi speranze venivano intanto alla repubblica dalla parte di Francia. L&#8217;oratore <strong>Francesco Corner<\/strong>, destinato per la Spagna passando da Milano, aveva avuto splendida accoglienza da quel gran maestro, il quale gli disse: &#8220;<em>Io son qui per la conservazione dello Stato dell&#8217;illustrissima Signoria, come per quella della cristianissima Maest\u00e0. Ho qui tutte le genti mie, le artiglierie \u00e8 la propria persona ad ogni comando di quella Signoria, perch\u00e9 ho inteso per mie spie che il re dei Romani vuol venire ai danni suoi con buona somma di gente, e come ier sera dissi al segretario ho deliberato mandar oggi per staffette monsignor de Vuglos a Venezia ad offrire la persona mia e tutte le forze nostre a nome della cristianissima Maest\u00e0 dalla quale ho cos\u00ec ordine, e quanto numero di Svizzeri quella vorr\u00e0 perch\u00e9 stanno con noi e al comando del re, sebben la ne volesse venti, trenta, quarantamila<\/em>&#8220;. N\u00e9 minori furono le accoglienze che l&#8217;ambasciatore ebbe in Spagna. Il primo incontro con il re avvenne a <em>Burgos<\/em> il 19 marzo, ed avendogli il <strong>Corner<\/strong> fatto intendere come i suoi ambasciatori in Germania e Francia facevano mali uffici contro la Signoria, il che era a stimarsi contrario alle intenzioni di Sua Maest\u00e0, questa rispose alquanto stupefatta, ma con buona ciera e belle maniere dovesse essere stata la Signoria male informata. &#8220;<em>Questo non pu\u00f2 essere, <\/em>soggiunse, <em>perch\u00e9 io ho scritto al mio oratore in Francia che tratti la lega con Sua Maest\u00e0 cristianissima, unanime con la Signoria vostra, la quale amo e ho sempre amato le cose sue come le proprie nostre. Bens\u00ec il cardinale Santa Croce presso Sua Maest\u00e0 di Germania aveva di l\u00e0 trattato che ci unissimo senza intervento della Signoria vostra, ma essi sanno la mia volont\u00e0 essere ben disposta verso la Signoria Vostra &#8230;; il re dei Romani quando si ha pensato una cosa crede che sia fatta<\/em>&#8220;, aggiungendo essere il Papa mal disposto verso la Repubblica, ma che il re si adoprerebbe a far si che revocasse il cardinal di <strong>Santa Croce<\/strong> ecc.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E medesimamente aveva riferito nel dicembre precedente <strong>Vincenzo Querini<\/strong> al suo ritorno da <strong>Massimiliano<\/strong>, aggiungendo che con lui si trovavano alcuni discendenti dei <em>signori<\/em><strong> della Scala<\/strong>, i quali avevano ottenuto l&#8217;investitura di Verona e Vicenza, e i <em>figli di<\/em> <strong>Ludovico il Moro<\/strong>, e molti fuoriusciti milanesi, i quali tutti sollecitavano la sua venuta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Prime ostilit\u00e0 e vittorie dei Veneziani<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti le truppe imperiali gi\u00e0 adunate sul confine del Friuli e del Trentino cominciavano lor correrie nel territorio veneziano. La Repubblica nomin\u00f2 governatore generale delle sue genti <strong>Bartolomeo d&#8217;Alviano<\/strong>, destinandolo alla custodia del Friuli, mentre erasi gi\u00e0 chiamato da Brescia il <em>conte di<\/em> <strong>Pitigliano<\/strong> capitano generale, alla difesa del Veronese, ove <strong>Massimiliano<\/strong> aveva fatto domandare il passo a quel podest\u00e0 <strong>Alvise Malipiero<\/strong>, ma questi d&#8217;ordine del Senato gli aveva risposto esser egli deputato soltanto a rendere ragione e governare quella terra, n\u00e9 aver facolt\u00e0 di deliberare in materia si grave; del resto non muover dubbio che quanto Sua Maest\u00e0 venisse pacificamente la Signoria si darebbe tutta la premura per onorarla. I Tedeschi si avanzarono allora dalla parte dei <em>Sette Comuni<\/em> e di Asiago, e l&#8217;<strong>Alviano<\/strong> domand\u00f2 al Senato di poter prendere il luogo di <em>Pordenone<\/em>, a quel tempo degli imperiali, e ne ebbe piena facolt\u00e0 &#8220;<em>non restando, gli scriveva il Senato, con tutte le forza vostre di far tutti quegli atri danni ai luochi e sudditi della Ces. Maest\u00e0 che vi sar\u00e0 possibile acci\u00f2 sentano li frutti in loro che hanno cercato e continue cercano di far gustare ai nostri, astenendovi da incendii, per non dar causa a loro di far il simile<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le armi infatti dell&#8217;<strong>Alviano<\/strong> prosperavano, e belle vittorie egli riportava in <em>Cadore<\/em>, acquistava i <em>castelli di Codroipo<\/em>, <em>San Lorenzo<\/em>, ed altri, poi anche <em>Gorizia<\/em> e <em>Trieste<\/em>, ove si mand\u00f2 provveditore il cav. <strong>Francesco Cappello<\/strong>. Si lagnava invece il <em>Senato<\/em> della poca operosit\u00e0 del conte di <strong>Pitigliano<\/strong> e della insubordinazione delle truppe sotto il comando di <strong>Gian Giacopo Triulzio<\/strong> che militava per Francia, le quali avevano perfino assalito il provveditore <strong>Giorgio Emo<\/strong> e sembravano intendersela con il nemico. Di queste vittorie molto mostravano compiacersi i re di Francia e di Spagna. \u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il vescovo di Trento mediatore di una tregua, che si conchiude per tre anni<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo che i Veneziani\u00a0ebbero bombardato invano il <em>castello di Petra<\/em> nel <em>Tirolo<\/em>, offriva il vescovo di Trento i suoi buoni offici per trattar di una tregua con l&#8217;imperatore, e la Repubblica vi si mostrava disposta, sempre che vi si includessero i suoi confederati, ne mand\u00f2 avviso al re di Francia ed eccit\u00f2 il governatore di Milano ad unire un suo ambasciatore a <strong>Zaccaria Contarini<\/strong> incaricato delle trattative. Difatti vi mand\u00f2 <strong>Carlo Juffr\u00e8<\/strong> ed alle conferenze con il vescovo aveva parte talvolta anche <strong>Gian Giacomo Triulzio.<\/strong> Cos\u00ec dopo varie conferenze la tregua venne conchiusa comprendendovi espressamente il Papa, il re d&#8217;Ungheria, quelli di Aragona, d&#8217;Inghilterra, di Francia e loro aderenti, e durar doveva anni tre, ritenendo ciascuna parte le terre che possedeva. godrebbero i sudditi tranquillamente il possesso dei loro beni, sarebbe libero il passo ed il commercio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ma con poca apparenza di durata<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mostrarono il re Cattolico ed il Cristianissimo di udire con piacere di codesta tregua conchiusa, ma generalmente si credeva che dissimulassero, n\u00e9 era da metter gran fede nella sua durata perch\u00e9 il re di Francia avrebbe voluto introdurvi il <em>duca di<\/em> <strong>Gheldria<\/strong> da lui protetto ed allora in guerra con l&#8217;imperatore; <strong>Massimiliano<\/strong> si trovava umiliato e gli doleva la perdita specialmente di Trieste e di Gorizia; il Papa, sempre bramoso di riacquistare anche <em>Faenza<\/em> e <em>Rimini<\/em>, attaccava nuove brighe con la Repubblica accusandola di dar ricovero ai suoi ribelli, di voler mandare nuove truppe nella <em>Romagna<\/em>, muoveva nuovi litigi alle nomine dei vescovati; infine proponeva al Cristianissimo certa lega generale senza far in essa menzione dei Veneziani, del che aveva il <em>Senato<\/em> qualche cenno anche dalle lettere del re e da certe parole del <em>cardinale di<\/em> <strong>Roano<\/strong>. \u00a0(1) &#8230; <strong>segue<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) SAMUELE ROMANIN. Storia Documentata di Venezia Tomo V. Tipografia di Pietro Naratovich 1856.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La Guerra della Lega di Cambrai (1508-1516). 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