{"id":63974,"date":"2020-11-29T12:29:14","date_gmt":"2020-11-29T12:29:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=63974"},"modified":"2020-11-29T12:29:17","modified_gmt":"2020-11-29T12:29:17","slug":"la-guerra-della-lega-di-cambrai-1508-1516-ii-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=63974","title":{"rendered":"La Guerra della Lega di Cambrai (1508-1516). II parte"},"content":{"rendered":"\n<h3>La Guerra della Lega di Cambrai (1508-1516). II parte<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Macchinazioni di Francia, Germania e Papa contro Venezia <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fu infatti appena conclusa la tregua tra Francia e Spagna, che gi\u00e0 re <strong>Lodovico<\/strong> rannodava nuove pratiche con <strong>Massimiliano<\/strong> per ridur a termine il trattato condotto molto innanzi fino dall&#8217;ottobre 1501, poi per insorte differenze rimasto sospeso. Di sifatti maneggi ebbe tosto avviso la Repubblica da D. <strong>Lorenzo Suarez<\/strong> ambasciatore di Spagna in Venezia, il quale aggiungeva che molto vi si affaccendava anche il Papa, e faceva in nome del suo sovrano le pi\u00f9 larghe offerte, al caso che quella lega si effettuasse. Rispondeva il Senato ringraziando, che veramente penava a creder tanta macchinazione, e sperava poter ancora d&#8217;accordo con il suo re sventare l&#8217;opera dei maligni. Ma non lasciava perci\u00f2 di scrivere prontamente al suo oratore in Germania comunicandogli quanto aveva saputo; anche da Francia aver notizie che vi si aspettava il cancelliere del Tirolo, il quale come si credeva, dovrebbe essere il <strong>Serentainer<\/strong>, portatore di certe ratificazioni della Cesarea Maest\u00e0 di cose trattate da D. <strong>Filiberto di Savoia<\/strong>; vigilasse dunque attentamente. All&#8217;oratore in Ungheria altres\u00ec raccomandava si adoprasse a mantenere in buona amicizia quel re, che il Papa pure non lasciava d&#8217;istigare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Somiglianti notizie venivano dall&#8217;oratore <strong>Francesco Cappello<\/strong> il quale scriveva il 12 giugno da <em>Inspruck<\/em> che correvano grandi pratiche tra Francia, Germania, Spagna e l&#8217;arciduca di Borgogna per le quali si voleva ottenere che la Repubblica restituisse al Papa tutte le terre gi\u00e0 del <strong>Valentino<\/strong>, pagando egli le spese sostenute e impegnandosi di tenerle sempre per la sede apostolica, e non investirne giammai alcuno; e che quando la Repubblica non acconsentisse, si parlava di ridurvela con le armi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Massimiliano<\/strong> intanto che voleva darsi l&#8217;aria di perseverare nelle sue amichevoli relazioni con la Repubblica, dava buone parole al suo oratore, le chiedeva anzi consiglio se aderire all&#8217;invito del re d&#8217;Ungheria di stringere una lega contro il Turco, ed inviare a Venezia D. <strong>Ludovico Bruno<\/strong> <em>vescovo aguense<\/em> e D. <strong>Bartolomeo Firmiani<\/strong> per interporsi in una conciliazione con il Papa. Dicevano questi: alle ragioni dei Veneziani opporre il pontefice, che papa <strong>Alessandro<\/strong> non poteva de iure concedere i beni della Chiesa al suo figliolo; che il <strong>Valentino<\/strong> non aveva fatta alcuna ingiuria ai Veneziani perch\u00e9 questi avessero con ragione tolte le armi contro di lui; che quando la Signoria si mise in possesso di <em>Faenza<\/em> e <em>Rimini<\/em> il pontefice poteva far conto di averle gi\u00e0 in mano poich\u00e9 teneva il <strong>Valentino<\/strong> prigioniero, il quale gli aveva promesso di fargli restituire tutte le sue terre; che <strong>Pandolfo Malatesta<\/strong> di Rimini non aveva la facolt\u00e0 di cedere ad altri quello Stato, e perci\u00f2 gli oratori persuader volevano la Repubblica a farne la restituzione, in gratificazione almeno di Sua Maest\u00e0; che di ci\u00f2 verrebbe essa sollecitata anche da altri principi cristiani, cui il Papa aveva fatto ricorso; bene sarebbe torre codesto fomento di guerre e con piccolo sacrificio sfuggire a mali maggiori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rispondeva il <em>Senato<\/em> lodando i cortesi e modesti modi degli oratori cesarei, per\u00f2 osservava l&#8217;alienazione al <strong>Valentino<\/strong> non essere stata fatta soltanto da papa <strong>Alessandro<\/strong> ma dalla sede apostolica e da tutto il collegio dei cardinali con tutte le solennit\u00e0 solite a praticarsi in simili casi; constare palesemente che esso <strong>Valentino<\/strong> aveva provocato la Repubblica attentando alle terre sue di <em>Romagna<\/em>, n\u00e9 risparmiando contro di lei le contumelie e le ingiurie tra altre, grave insulto aveva fatto a lei stessa nell&#8217;iniquissimo ratto della moglie del <strong>Caracciolo<\/strong> suo capitano, da lui commesso in su quel di <em>Cervia<\/em>; aveva egli arrestato e spogliato di ben ventimila ducati i mercanti veneziani a <em>Sinigaglia<\/em>, fatto squartare un cavaliere veneto che passava per <em>Rimini<\/em> e appiccarne i quarti fuor della porta che va a <em>Ravenna<\/em> a manifesto scherno della Signoria; a tutti esser noto come il <strong>Valentino<\/strong>, sebben prigioniero, si era lungamente rifiutato di dare i segni delle fortezze e quando pur li diede i castellani avevano rifiutato di obbedire; che il <strong>Malatesta<\/strong> infine avesse piena facolt\u00e0 di permutare il suo Stato esser dimostrato pienamente per altri casi consimili. Forti dunque del loro diritto i Veneziani, non avrebbero a questo rinunziato, dolenti di non poter in ci\u00f2 compiacere a sua Maest\u00e0, verso la quale la Repubblica professava del resto tanta devozione che quanto per lei non facesse, non sarebbe per certo a fare per alcun altro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Trattato di Blois contro i Veneziani<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Papa, sempre pi\u00f9 irritato di tanta ostinazione nei Veneziani, non cessava di volgersi a tutti i principi cristiani ma specialmente a Francia ed all&#8217;imperatore, e tre trattati alfine si segnavano a <em>Blois<\/em> il 22 settembre 1504; nel primo dei quali <strong>Massimiliano<\/strong> concedeva a <strong>Lodovico<\/strong> l&#8217;investitura del ducato di Milano per lui e discendenti maschi, succedendo in mancanza di questi madama <strong>Claudia<\/strong> di lui figliola, in cambio di che il re <strong>Lodovico<\/strong> si impegnava di pagargli centoventimila fiorini, met\u00e0 all&#8217;atto della ratificazione del trattato e il resto fra sei mesi, offrendogli inoltre ogni anno nel giorno di Natale un paio di speroni d&#8217;oro in segno di omaggio; col secondo, <strong>Claudia<\/strong> <em>di Francia<\/em> veniva promessa sposa a <strong>Carlo<\/strong> <em>d&#8217;Austria<\/em>, o al fratello <strong>Ferdinando<\/strong>, se <strong>Carlo<\/strong> premorisse, assegnandole in dote il ducato di Milano, e cedendole inoltre la <em>Borgogna<\/em>, la <em>Bretagna<\/em>, Genova, Asti, la contea di <em>Blois<\/em>, il che era uno smembrare i domini della Francia, nella quale, quando si seppe, si lev\u00f2 una indignazione generale. Con il terzo infine la Francia ed il re dei Romani si collegavano contro i Veneziani, con obbligo di assalire di conserva quella Repubblica e dividere i suoi Stati di terraferma, trattato che venne poi confermato il 4 aprile 1505 e per il quale <strong>Massimiliano<\/strong> prometteva non attentar nulla contro il ducato di Milano e <strong>Lodovico<\/strong> parimenti non s&#8217;immischiare nelle cose dell&#8217;impero. Tra gli aderenti, nominati da ciascuna delle parti, il re di Francia, anzich\u00e9 nominare i Veneziani suoi antichi alleati, fece inserire il papa. N\u00e9 tardarono i Veneziani ad avere qualche bench\u00e9 vaga notizia del maneggio, e il <strong>Cappello<\/strong> scriveva il 27 novembre da <em>Augusta<\/em> che si cominciava a sparlare apertamente della repubblica e che questa dovesse tenersi ben sulle guardie. Fatto cenno dei sospetti che correvano con il <strong>Saurez<\/strong> <em>ambasciatore di Spagna<\/em>, questi assicur\u00f2 dell&#8217;amicizia del suo re, il quale se fosse invitato ad aderire al trattato vi farebbe inserire anche i Veneziani, anzi se il re cristianissimo intraprendesse cosa alcuna contro di loro, il re cattolico, ad onta della tregua test\u00e9 conclusa, non vi si terrebbe legato, e lasciava perfino intravedere le possibilit\u00e0 di un lega.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quanta sincerit\u00e0 fosse in codeste dimostrazioni amichevoli e nello zelo che metteva il <strong>Suarez<\/strong> a tenere avvisata la Repubblica di quanto andava scoprendo circa ai patti del trattato di <em>Blois<\/em>, non oserei affermare, certo che l&#8217;indole ben conosciuta di <strong>Ferdinando<\/strong> e la successione dei fatti, non permettono di apporvi grande fede. N\u00e9 minor dissimulazione si osservava dalla Francia, il cui oratore <strong>Giovanni Lascari<\/strong> si presentava il 28 novembre in <em>Senato<\/em> a dare comunicazione della conclusa pace tra la Cesarea Maest\u00e0 e il re cristianissimo. Rispondeva il senato goderne come di beneficio comune alla cristianit\u00e0, non dubitare della continuazione del benevolo animo di Sua Maest\u00e0 verso la Repubblica; circa poi ai suggerimenti che a questa si facevano di accomodarsi con il Papa, essere giuste le proprie ragioni e se il Cristianesimo volesse prestare i suoi buoni uffici alla pace e concordia generale, gli adoperasse a calmare e rappacificare il pontefice: sorprendere per\u00f2 grandemente come l&#8217;onorevole ambasciatore non facesse parola dell&#8217;adesione di papa <strong>Giulio<\/strong> al trattato di <em>Blois<\/em>, quando pur si sapeva che egli vi entrava per certo e che se ne riprometteva efficaci soccorsi, lo che non si poteva veramente credere perch\u00e9 sarebbe contro i patti dell&#8217;alleanze; perci\u00f2 desiderava di avere maggiore contezza della cosa e sapere se la Repubblica fosse stata inclusa nel trattato come voleva l&#8217;alleanza sua con il re Cristianissimo.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Questi cercano di ripararvi con la destrezza diplomatica specialmente calmando il Papa\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non cessava intanto il senato di spiegare la sua operosit\u00e0 diplomatica, e tutto dissimulando, mentre da una parte scriveva al suo oratore in Francia, mettesse ogni studio a conservare quel re benevolo, cercava dall&#8217;altra amicarsi <strong>Massimiliano<\/strong> e Spagna, ove morta la regina <strong>Isabella di Castiglia<\/strong>, scriveva una lettera di condoglianza a re <strong>Ferdinando<\/strong> e alla principessa <strong>Giovanna<\/strong> sua figlia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La pratica faceva bene sperare, e il senato per agevolarla si volgeva anche al Papa e lo placava con la cessione delle terre di <em>Romagna<\/em> gi\u00e0 tolte al <strong>Valentino<\/strong>, ritenendo soltanto <em>Rimini<\/em> e <em>Faenza<\/em>, coi medesimi patti coi quali gi\u00e0 le aveva possedute <strong>Pandolfo Malatesta<\/strong>. Venivano quindi dati a quei provveditori gli ordini opportuni della consegna, non lasciando di raccomandare loro di far ogni sorta di dimostrazione d&#8217;onore al nunzio incaricato di riceverle &#8220;<em>acci\u00f2<\/em> (il Papa) <em>conosca per questi segni et boni trattamenti la ottima disposizione dell&#8217;animo nostro verso Sua Santit\u00e0. Nella consegnatione (che) farete a loco per loco cum dolci e umanissime parole direte a quelli fidelissimi popoli che essendo ossequentissimi figlioli del summo Pontefice, padre del stato nostro, abbiano procurato che sua Beatitudine li accetti come ha fatto in boni et devotissimi sudditi, e ha in segno di questo clementissime datoli la benedictione sua, confortandoli a che i habino a star de buon animo et che essendo in protectione de S.S. i reputino essere nella propria nostra affirmandoli che mai non siano per mancarli d&#8217;intercessione a favore appresso la Santit\u00e0 predicta<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E cos\u00ec parevano finalmente accomodate le cose con il Papa, il quale chiam\u00f2 di nuovo i Veneziani buoni e carissimi figli della sede apostolica e della beatitudine sua, e vi era motivo a sperare che tutto potesse volgere a quiete.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Turbazioni d&#8217;Italia\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma altrimenti divisavano le sorti della misera Italia. I Fiorentini continuavano ancora nella loro guerra di Pisa, in cui soccorso il <strong>Consalvo<\/strong> aveva mandato alcune truppe spagnole, si scopriva in <em>Ferrara<\/em> una congiura contro il nuovo <em>duca<\/em> <strong>Alfonso<\/strong> succeduto l&#8217;anno innanzi al padre <strong>Ercole<\/strong>, tramata dai suoi fratelli <strong>Ferdinando<\/strong> e <strong>Giulio<\/strong> che furono condannati a morte, ma poi per grazia di <strong>Alfonso<\/strong> a carcere perpetua; Genova agitata dalle fazioni non frenata neppure dal dominio straniero del re di Francia e dalla presenza del <strong>Ravestein<\/strong> suo governatore, vedeva i suoi nobili cacciati, il potere nelle mani della plebe, e venir di nuovo re <strong>Lodovico<\/strong> con considerevoli forze a ripristinarvi l&#8217;ordine; il Papa finalmente, deciso di abbattere tutti i tirannucci di Romagna e aver intero il possedimento di questa, portava egli stesso la guerra contro <strong>Paolo Baglioni<\/strong> signore di Perugia e <strong>Giovanni Bentivoglio<\/strong> di Bologna, nel tempo stesso che <strong>Ferdinando<\/strong> di Spagna, divenuto geloso del suo capitano <strong>Consalvo<\/strong>, si recava in persona a Napoli e sotto apparenza di onore lo riconduceva seco in Spagna. N\u00e9 <strong>Massimiliano<\/strong> si teneva quieto, e, raccolta una dieta in <em>Costanza,<\/em> domandava all&#8217;impero denaro e truppe per scendere in Italia, farvi valere i suoi diritti e punire <strong>Lodovico<\/strong> che mancava ai patti.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Sospetti destati dalla venuta di Massimiliano\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutti codesti movimenti erano seguiti naturalmente con occhio vigile dalla repubblica, la quale si sforzava di barcheggiare conservandosi in amicizia con Francia, schermendosi dal trattato a cui l&#8217;invitava <strong>Massimiliano<\/strong>, raccomandando al Papa badasse bene coi suoi movimenti guerreschi di non chiamare armi straniere in Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma era impossibile impedire che tanto avviluppamento d&#8217;interessi, tante veementi ambizioni non prorompessero o tosto o tardi qualche violento scoppio. <strong>Massimiliano<\/strong> specialmente sempre pi\u00f9 geloso del potere dei Francesi in Italia e desideroso di cacciarli dal ducato di Milano, mand\u00f2 suoi oratori a Venezia annunziando la sua prossima venuta. La Signoria gli rispondeva che l&#8217;onorerebbe come capo e propugnatore della fede cristiana, lo invitava anzi a visitare nel suo passaggio la citt\u00e0, ma gli raccomandava in pari tempo che scendendo in Italia per la sua incoronazione, volesse venire pacificamente e senza apparato d&#8217;armi, come gi\u00e0 era venuto suo padre. In pari tempo scriveva al re di Francia che designando il re dei Romani venire con potente esercito in Italia, sarebbe prudente cosa mandasse anch&#8217;egli sue genti a <em>Lione<\/em> con voce di venirvi in persona, mentre la Repubblica altres\u00ec si armerebbe e farebbe specialmente provvedimenti nel Friuli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eccitava allora <strong>Lodovico<\/strong> ad una lega, ed esse rispondeva essere inutile, poich\u00e9 ancora esisteva la precedente e il rinnovarla darebbe motivo sempre pi\u00f9 di sospetti, e a sollecitare la venuta di <strong>Massimiliano<\/strong>; la eccitava ugualmente <strong>Massimiliano<\/strong> e si scusava con il non dare motivo ad un&#8217;alzata d&#8217;armi per parte di Francia. Ma le cose si intorbidivano di nuovo anche con il Papa, per le nomine ai vescovati allora vacanti di <em>Cremona<\/em> e di <em>Padova<\/em> circa ai quali voleva Sua Santit\u00e0 derogare al costume antichissimo del senato di scegliere tra i candidati che poi presentava semplicemente alla conferma del pontefice; per le accuse che dava alla Repubblica di una lega con la Francia, con la quale egli allora viveva in non poca freddezza e quasi nemicizia, di aver ospitato <strong>Ermes Bentivoglio<\/strong> dopoch\u00e9 la Santa Sede si era insignorita della sua citt\u00e0 di <em>Bologna<\/em>, di aver favorito nella resistenza il signor di <em>Pesaro<\/em>, invano cercando la repubblica di giustificarsi e di placarlo, e ricordandogli come le aveva gi\u00e0 promesso di non offenderne gli Stati.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Egli richiede d&#8217;alleanza la Repubblica\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Crescevano dunque ognor pi\u00f9 l&#8217;operosit\u00e0 diplomatica; l&#8217;invio di ambasciatori e di lettere, le istruzioni e i provvedimenti; ma gi\u00e0 ogni sforzo per tener lontane le armi straniere e impedire un conflitto si vedeva tornar vano e solo restava a sapersi se Venezia avesse potuto mantenere la sua neutralit\u00e0. La sollecitava sempre pi\u00f9 <strong>Massimiliano<\/strong> ad unirsi con lui, le proponeva i capitoli della sua lega, dicendo a <strong>Vincenzo Querini<\/strong> ambasciatore che il re di Francia veniva in Italia per soggiogar Genova, che aspirava al dominio di tutta Italia, che assalirebbe anche Venezia, che bisognava porvi riparo; pensasse poi la Repubblica che se la sua alleanza venisse rifiutata, egli si sarebbe accordato con Francia ai suoi danni. Di Francia venivano notizie di grandi armamenti e si diceva contro la Repubblica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Sforzi di questa per impedire la venuta di stranieri in Italia \u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa faceva il 27 marzo 1507 un ultimo tentativo per salvare l&#8217;Italia dagli orrori della guerra mandando <strong>Francesco Corner<\/strong> ambasciatore in Spagna per trattare di una lega tra essa repubblica, il re cattolico e il re cristianissimo con intenzione di farvi entrare anche <strong>Massimiliano<\/strong> e volgere poi le armi contro gli infedeli a beneficio ed aumento della cristiana religione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ed invero il pensiero era ottimo, allontanando cos\u00ec dall&#8217;Italia\u00a0tutte quelle armi che volevano farne lor preda. Se non che la politica sua conciliatrice la aveva invece resa sospetta tanto a Francia quanto a Germania, e <strong>Paolo di Linchtenstein<\/strong> diceva all&#8217;ambasciatore <strong>Querini<\/strong>, &#8220;<em>che bisognava bene che ella si decidesse alla lega con l&#8217;imperatore, od almeno alla neutralit\u00e0 concedendogli per\u00f2 il passo, o ad assumere la inimicizia eterna con lui; badasse bene, soggiungeva, a ci\u00f2 che facesse fidandosi di Francia, n\u00e9 potersi dare a credere che la Repubblica volesse esporsi ad una nemicizia perpetua con l&#8217;imperio e perdere una cos\u00ec bella occasione di assicurare di assicurare lo Stato suo, e veder l&#8217;Italia libera da tiranni facendosi amica e collegate dell&#8217;impero e di tutta Germania, e ristretta con il re dei Romani che da Bergamo fino in Istria confina con lei<\/em>&#8220;. Ed oltre a ci\u00f2 ella deve anche pensare che ha in Italia il meglio dello Stato suo che \u00e8 di giurisdizione dell&#8217;imperio, e cos\u00ec come ora questi principi (alla dieta di <em>Costanza<\/em>) sono deliberati recuperare il ducato di Milano potrebbero bel occorrere che qualche volta volessero fare il medesimo Stato imperiale che tiene la Signoria che \u00e8 il fior d&#8217;Italia; e se ella sapesse qualche pratica che \u00e8 andata intorno da manco che mille anni in qua, non le parrebbe forse il mio ricordo essere vano. (1) &#8230; <strong>segue<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) SAMUELE ROMANIN. Storia Documentata di Venezia Tomo V. Tipografia di Pietro Naratovich 1856.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La Guerra della Lega di Cambrai (1508-1516). 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