{"id":63934,"date":"2020-11-22T11:50:44","date_gmt":"2020-11-22T11:50:44","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=63934"},"modified":"2020-11-22T11:50:47","modified_gmt":"2020-11-22T11:50:47","slug":"la-guerra-della-lega-di-cambrai-1508-1516-i-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=63934","title":{"rendered":"La Guerra della Lega di Cambrai (1508-1516). I parte"},"content":{"rendered":"\n<h3>La Guerra della Lega di Cambrai (1508-1516). I parte<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Premessa. <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;8 di agosto dell&#8217;anno 1503 moriva il papa <strong>Alessandro VI Borgia<\/strong>, il figlio <strong>Valentino<\/strong> mandava a Roma i suoi soldati sperando l&#8217;elezione di un papa a lui favorevole. Intanto gli <strong>Orsini<\/strong> e gli altri baroni romani si levarono in armi e recuperavano le loro terre sottratte dal <strong>Valentino<\/strong>.\u00a0 Il 22 settembre venne eletto <strong>Francesco Piccolomini<\/strong> senese, diacono cardinale ed arcivescovo che assunse il nome di <strong>Pio III<\/strong>. Il <strong>Piccolomini<\/strong> sopravvisse sul soglio di Pietro solo ventisei giorni, decedendo per un&#8217;ulcera alla gamba, o, come sostenuto da alcuni, a causa di un veleno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I Veneziani s&#8217;impossessano di alcune citt\u00e0 della Romagna<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In queste circostanze l&#8217;8 settembre del 1503 il <em>Senato<\/em> scriveva al rettore di Ravenna, intorno a certe pratiche gi\u00e0 introdotte tra la Repubblica e varie citt\u00e0 di <em>Romagna<\/em>, che se si potessero avere alcune terre del <strong>Valentino<\/strong> sarebbe bene accettarle, cominciando specialmente da <em>Faenza<\/em>, come la pi\u00f9 importante, e che tirerebbe dietro a s\u00e9 la dedizione delle atre; conferisse dunque con il capo delle fanterie e con <strong>Gianpaolo Manfroni<\/strong> per condur a termine quelle pratiche con ogni celerit\u00e0, circospezione e segretezza; entrate che fossero le genti veneziane in quelle terre, alzassero le insegne di San Marco, promettendo buon trattamento al popolo, al quale si conserverebbero le antiche istituzioni, e si concederebbe per qualche tempo l&#8217;esenzione dalle gravezze, assumendo la Repubblica a proprio carico di pagare il censo dovuto alla camera apostolica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non tardava infatti il duca <strong>Guidobaldo d&#8217;Urbino<\/strong> di offrire s\u00e9 stesso, la sua citt\u00e0 e le fortezze alla Repubblica, e di mettere ogni cosa nelle sue mani, solo chiedendo un sussidio annuale di diecimila ducati obbligandosi dal canto suo a mantenere all&#8217;esercito cento uomini d&#8217;arme e centocinquanta balestrieri a cavallo. E cos\u00ec si maneggiava a <em>Faenza<\/em>, a <em>Cesena<\/em> ed altrove.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lagnanze per ci\u00f2 del nuovo papa Pio III, e giustificazioni dei Veneziani<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Delle quali cose il papa si mostrava assai mal soddisfatto e gi\u00e0 il primo suo <em>Breve<\/em> dava motivo di lagnanza ai Veneziani, i quali scrivevano al loro oratore in Roma; &#8220;<em>credere quel Breve strappato al pontefice solo dalle importunit\u00e0 del Valentino, ricordasse Sua Santit\u00e0 i grandi meriti della Repubblica verso la romana sede, e come anche recentemente, quando il Vaticano era pieno d&#8217;armati che violentavano la nuova elezione, essa aveva mandato le sue genti in Romagna per divertirneli e lasciare che libera quella elezione succedesse, a ci\u00f2 invitata anche dagli stessi cardinali che si trovavano oppressi; come gi\u00e0 tutto tendeva a riordinarsi, rientrati i vari signori di Romagna al governo delle loro terre, quando il Breve papale mostrando disapprovare ci\u00f2 che era avvenuto, aveva dato animo ad una turba di facinorosi di entrare armata mano in Rimini e commettervi orrori; volesse dunque per il bene universale non fare novit\u00e0 e continuare nell&#8217;antica amicizia della romana sede con il devotissimo popolo veneziano<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Senonch\u00e9 non si poterono vedere gli effetti di tali pratiche, morto essendo <strong>Pio III<\/strong> il 22 ottobre dopo solo ventisei giorni di pontificato nell&#8217;et\u00e0 di poco pi\u00f9 di sessantaquattro anni, e gi\u00e0 una nuova elezione si preparava sotto la pressione del <strong>Valentino<\/strong> che era nel frattempo rientrato in Roma, mentre i Veneziani, continuando nell&#8217;incominciata via, attendevano con la massima celerit\u00e0 e sempre pi\u00f9 indebolirlo, spogliandolo di mano in mano di tutte le citt\u00e0. Cos\u00ec ebbero <em>Bertinoro<\/em>, poi <em>Fano<\/em> e <em>Montefiore<\/em>, maneggiavano per ottenere <em>Rimini<\/em> ed <em>Imola<\/em>, &#8220;<em>bench\u00e9 forse saria stato meglio per loro <\/em>(nota il contemporaneo <strong>Priuli<\/strong> nella sua Cronaca)<em> non prender ogni mosca che volava per l&#8217;aria; tanta era l&#8217;ambizione e cupidit\u00e0 di accrescere il dominio per loro beneficio, che veramente erano accecati in questa deliberatione, e vista la morte di questo Pontefice, volevano farsi signori di tutta la Romagna non considerando quello li potesse intervenire<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Morte di Pio III ed elezione di Giulio II<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Intanto si seppe si bene maneggiarsi il cardinale <strong>Giuliano dalla Rovere<\/strong>, uomo di molto ingegno, coraggio ed accortezza, che con generale sorpresa si trov\u00f2 eletto il primo novembre al trono pontificale assumendo il nome di <strong>Giulio II<\/strong>. E fu questo un nuovo colpo per il <strong>Valentino<\/strong>, per la viva nemicizia che gi\u00e0 era corsa tra esso <strong>Giuliano<\/strong> e suo padre <strong>Roderigo Borgia<\/strong> (poi <strong>Alessandro VI<\/strong>) mentre erano ambedue cardinali, n\u00e9 erasi poi estinta. Nulla di meno a principio tutto pareva inclinare a bene: il nuovo papa trasse con varie promesse il <strong>Valentino<\/strong> dal <em>Castel Sant&#8217;Angelo<\/em> ove si era ritirato, gli conferm\u00f2 tutti i suoi titoli ed onori, mostrava volersene fare valido appoggio: ai Veneziani altres\u00ec si mostrava assai benevolo, tanto che veniva chiamato comunemente il veneziano, ed egli se ne compiaceva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma non tardarono ad insorgere le prime nubi, facendo il Papa chiaramente intendere essere sua ferma intenzione di riacquistare alla Chiesa tutte le terre di Romagna, non volere che in esse n\u00e9 <strong>Valentino<\/strong> n\u00e9 altri avesse stato alcuno, e di <em>Faenza<\/em> non volervi bastardi, alludendo agli sforzi che facevano i Fiorentini per mettervi un <strong>Franceschetto Manfredi<\/strong> spurio dell&#8217;antica casa regnante. Non meno per\u00f2 dei Fiorentini vi ambivano i Veneziani, i quali infatti ottennero il 5 novembre la rocca, e poi la citt\u00e0 il 26 dello stesso mese. Acquistarono ugualmente <em>Rimini<\/em> per particolare convenzione con <strong>Pandolfo Malatesta<\/strong> al quale accordavano la nobilt\u00e0 veneziana, donavano una casa in Venezia, quattromila quattrocento ducati da pagarsi al castellano, promettevano la condotta di cento uomini d&#8217;armi e terre che gli rendessero ducati tremila l&#8217;anno. Si cercava in pari tempo di tenere ben edificato il Papa della devozione della Repubblica, protestando che tener voleva quelle terre solo come vicariato, e pagherebbe il solito censo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Protesta del papa Giulio II contro gli occupatori delle terre della Chiesa<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma quando i Veneziani ebbero anche <em>Faenza<\/em> per la forza, il Papa rinnov\u00f2 al loro oratore, con pi\u00f9 vigore che mai, la dichiarazione di voler libere le terre della Chiesa e che avendo inteso di grandi provvigioni che la Repubblica faceva e della spedizione del <em>conte di<\/em> <strong>Pitigliano<\/strong>, capitano delle sue genti, verso la Romagna, erano cattivi principi: non darebbe pur un palmo di terra al <strong>Valentino<\/strong>, allontanerebbe i Fiorentini, per gelosia dei quali la repubblica diceva essere costretta ad assicurarsi; ma essa pur si astenesse, restituisse le terre occupate, mandasse le sue truppe agli alloggiamenti e come buona figliuola di santa Chiesa aiutasse piuttosto questa a riacquistare quello che era di sua giurisdizione. Ci\u00f2 faceva dire per mezzo dell&#8217;oratore veneto, e ci\u00f2 esporre dal proprio legato <em>vescovo<\/em> <strong>Tiburtino<\/strong> al senato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Dichiarazione della Repubblica e principio dei suoi suoi dissidi con Roma.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il quale, rinnovate in primo luogo le proteste di ossequio e di devozione alla santa Sede, ricordava quanto essa avesse favorito la esaltazione di <em>papa<\/em> <strong>Giulio<\/strong>, ed or godesse di vederlo si alto locato; poi venendo senz&#8217;altro alle materie dall&#8217;oratore esposte; diceva voler rispondere con tutta sincerit\u00e0 e apertamente. Tre cose domandarsi: l&#8217;una che si mettessero nelle mani di <em>Sua Santit\u00e0<\/em> i luoghi test\u00e9 acquistati in <em>Romagna<\/em>, la seconda che se ne levassero le genti veneziane, la terza che fosse lasciata ogni altra pratica per avere altri luoghi: ed anzi volessero i Veneziani aiutare <em>Sua Santit\u00e0<\/em> a risottomettere i renitenti e quelli che il <strong>Valentino<\/strong> ancora possedeva. Al che si faceva dapprima osservare quell&#8217;acquisto non essere ad offesa neppur minima n\u00e9 della Chiesa n\u00e9 della Santit\u00e0 del Pontefice, non essendo mai stato tale, n\u00e9 mai aver ad essere il costume dello Stato veneziano; essersi mossa la Repubblica solo spinta da ineluttabile necessit\u00e0 e dignitosamente e con riserva della superiorit\u00e0 della sede apostolica, per abbattere un nemico della quiete d&#8217;Italia, e crudelissimo tiranno; su quei luoghi aver sempre avuto la santa Sede solo una giurisdizione mediata, siccome posseduti che erano prima del <strong>Valentino<\/strong>, da parecchi signori che molte volte non pagavano nemmeno i debiti censi e turbavano la tranquillit\u00e0 ecclesiastica, mentre invece i Veneziani e questa rispetterebbero ed i censi puntualmente pagherebbero, e le sarebbero sempre d&#8217;aiuto e d&#8217;appoggio, onde dovevano averne lode e non biasimo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non badasse <em>Sua Santit\u00e0<\/em> alle calunnie dei malevoli che si sforzano a colorire i fatti della Repubblica, come mossi da cupidigia di ingrandire lo Stato, che la Dio merc\u00e9 \u00e8 assai ben ampio, quando invece molto meglio si possono spiegare e trovarne la ragione nelle passate commozioni della <em>Romagna<\/em>. Essere a tutti noto come i Fiorentini avevano introdotto in <em>Faenza<\/em> un loro commissario e gente d&#8217;armi sotto pretesto di favorire <strong>Franceschetto<\/strong>; l&#8217;interesse dello Stato veneto esigeva di controperare ai loro disegni: anche altri signori della <em>Romagna<\/em> esser tornati in possesso degli Stati loro, e perch\u00e9 non farsi loro opposizione alcuna e solo levarsi tanto rumore per <em>Faenza<\/em> legittimamente con onore e comodo delle sede apostolica ora pervenuta nel dominio della Repubblica? Essere stata questa invitata per l&#8217;addietro all&#8217;impresa di <em>Romagna<\/em>, dal re di Francia, dal <strong>cardinale di Roano<\/strong>, dal re cattolico, anzi dalla stessa <em>Santit\u00e0 Sua<\/em> in altri tempi e ci\u00f2 confortata (<em>cum esset in minoribus<\/em>) e tuttavia essa era andata sempre contenuta e riservata, solo procedendo all&#8217;acquisto di quei luoghi che non ammettono opposizione alcuna di diritto, e spinta soltanto dal giusto sospetto che potessero venire nelle mani del <strong>Valentino<\/strong>. Si sperava quindi che <em>Sua Santit\u00e0<\/em> vorrebbe tenersi pago di queste ragioni, e avere i Veneziani per carissimi figliuoli come erano sempre stati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In egual senso scriveva il Senato a Roma all&#8217;oratore <strong>Antonio Giustinian<\/strong>, soggiungendogli che avendo pi\u00f9 volte il legato fatto cenno, che i re dei Romani, di Francia e di Spagna <em>erano per aver molesto che nui abbiamo attenuto quelli lochi di Romagna et che sono per far pace insieme<\/em>, dovesse ripetere, il primo eccitamento esser anzi venuto dal <strong>cardinale di Roano<\/strong>; della pace fra quei principi la Repubblica avrebbe piacere, dolerle per\u00f2 che il Papa nel concistoro per la creazione di quattro cardinali, avesse toccato delle cose di Romagna; che se del resto Sua Santit\u00e0 volesse dare l&#8217;investitura al nipote, la Repubblica lo prenderebbe in protezione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Simili lettere si mandavano all&#8217;ambasciatore in Francia cui si scriveva inoltre aver detto il <strong>cardinal di Roano<\/strong> nel suo ritorno da Roma di voler accordare il re Cristianissimo con il Cattolico e con Cesare ai danni della Repubblica, cosa certamente provenuta da male informazione e da calunnie, perci\u00f2 vedesse di capacitarne quel re e di abbuonire il cardinale. Infatti la Repubblica cominciava gi\u00e0 a tenersi inquieta di certe pratiche di cui i suoi ambasciatori le avevano pi\u00f9 volte dato alcun cenno, ed anche ultimamente essendo stato l&#8217;arciduca a parlamento con il re francese si aveva avuto qualche sentore che in quello avevano deliberato di collegarsi anche con <strong>Massimiliano<\/strong> a danno d&#8217;Italia e specialmente della repubblica veneziana. Per cui non lasciava di giustificare presso Cesare l&#8217;occupazione di <em>Faenza<\/em> e <em>Rimini<\/em>, citt\u00e0 date da tempi immemorabili in vicariato, da ultimo alienate al Valentino, al quale i Veneziani le avevano tolte e per cui pagherebbero a <em>Sua Santit\u00e0<\/em> un censo, sebbene il detto <strong>Valentino<\/strong> non l&#8217;avesse pagato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Continuava per\u00f2 il Papa a mostrarsi molto mal soddisfatto, e non volendo che le genti veneziane avessero a passare l&#8217;inverno in <em>Romagna<\/em>, ebbe a dire all&#8217;oratore che non vorrebbe esser Papa piuttosto che sostenere simil cosa; e rispondendo l&#8217;oratore che la Signoria aveva dato rodine che si astenessero da qualunque ostilit\u00e0 e le avrebbe richiamate e che solo per riguardo di <em>Sua Santit\u00e0<\/em> rinunziava ad ogni pratica e movimento circa <em>Imola<\/em> e <em>Forl\u00ec<\/em>, le quali avrebbe potuto facilmente ottenere, il Papa lungi dal quietarsi; soggiungeva &#8220;<em>signor oratore! vi parleremo ingenuamente. Voi ci date buone parole e la Signoria fa cattivi fatti, mentre abbiamo al contrario dal vescovo di Tivoli che la gente non s&#8217;\u00e8 levata di Romagna, e sappiamo che la Signoria tiene pratiche in Cesena insieme con Montefiore ed il porto Cesenatico. Non abbiamo gente n\u00e9 denaro da farvi guerra, ma ci dorremo ai principi cristiani ed invocheremo l&#8217;ausilio divino che quello ne aiuti essendo cose sue<\/em>&#8220;. Poi mandava una bolla esortatoria, il tuono della quale era ancora abbastanza benevolo, ed eccitando i Veneziani alla pronta restituzione dei luoghi occupati, sosteneva essere suo dovere di recuperare le terre della Chiesa e volerlo adempire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma la Repubblica dal canto suo non si lasciava smuovere sempre sostenendo non aver toccato alle terre d&#8217;immediata giurisdizione del pontefice, ed il doge aveva gi\u00e0 risposto al legato, per\u00f2 come esprimendo il suo pensiero particolare: <em>che mai si renderia dette terre e se dovessimo spendere fino le fondamente delle nostre case<\/em>. Cos\u00ec le due parti ogni di pi\u00f9 si inacerbivano ed erano da attendersene deplorabilissimi effetti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il <strong>Valentino<\/strong>, cedute tutte le sue terre in <em>Romagna<\/em>, si era imbarcato per Napoli. Accolto a principio amichevolmente dal <strong>Consalvo<\/strong>, fu poi improvvisamente arrestato e mandato in Spagna, ove dopo tre anni di prigionia, avendo potuto fuggirsi dal castello, si era recato a militare in Navarra ed ucciso in un agguato vi termin\u00f2 miseramente i suoi giorni e fu vilmente sepolto, tal fine avendo tanta grandezza a tanto orgoglio, cause in lui di tanti delitti che resero sempre esecrato il suo nome come di efferato tiranno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poco tempo prima della caduta del <strong>Valentino<\/strong>, Francia e Spagna, ambedue stanche della lunga guerra, avevano introdotto trattative di conciliazione, che misero capo ad una tregua di tre anni, sottoscritta il 31 marzo del 1504, per\u00f2 ben si prevedeva che non sarebbe a derivarne la quiete d&#8217;Italia, nella quale Germania, Francia, Spagna minacciavano ad ogni istante di scontrarsi e l&#8217;indole veemente di <em>papa<\/em> <strong>Giulio<\/strong>, e l&#8217;ambizione veneziana preparavano nuove e grandi sciagure. (1) &#8230; <strong>segue<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) SAMUELE ROMANIN. Storia Documentata di Venezia Tomo V. Tipografia di Pietro Naratovich 1856.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La Guerra della Lega di Cambrai (1508-1516). I parte Premessa. L'8 di agosto dell'anno 1503 moriva il papa Alessandro VI Borgia, il figlio Valentino mandava a Roma i suoi soldati sperando l'elezione di un papa a lui favorevole. Intanto gli Orsini e gli altri baroni romani si levarono in armi e recuperavano le loro terre [...]","protected":false},"author":2,"featured_media":63967,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"categories":[2559],"tags":[3390,3340],"class_list":["post-63934","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-storia","tag-guerra-contro-la-lega-di-cambrai","tag-https-www-conoscerevenezia-it-p63934"],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/Pianta-antica-della-Romagnam.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/63934","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=63934"}],"version-history":[{"count":38,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/63934\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":64856,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/63934\/revisions\/64856"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/63967"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=63934"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=63934"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=63934"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}