{"id":63422,"date":"2020-11-08T05:14:08","date_gmt":"2020-11-08T05:14:08","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=63422"},"modified":"2020-11-08T05:14:11","modified_gmt":"2020-11-08T05:14:11","slug":"alvise-iii-mocenigo-doge-cxii-anni-1722-1732","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=63422","title":{"rendered":"Alvise III Mocenigo. Doge CXII. \u2014 Anni 1722-1732"},"content":{"rendered":"\n<h3>Alvise III Mocenigo. Doge CXII. \u2014 Anni 1722-1732 (a)<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Due competitori si presentarono per ottenere il principato, <strong>Luigi<\/strong> od <strong>Alvise III<\/strong> detto<strong> Sebastiano Mocenigo<\/strong>, e <strong>Carlo Ruzzini<\/strong>, ambedue meritevoli di tanto onore, per li servizi grandissimi resi alla patria. Gli elettori, dopo essere stati alquanto indecisi, finalmente, il 24 maggio 1722, scelsero il primo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il reggimento di lui fu prospero, perch\u00e9 tranquillo, perch\u00e9 la Repubblica volle mantenere la pi\u00f9 stretta neutralit\u00e0 nella guerra che stava per rompere, fra l&#8217;Austria, la Francia e la Spagna, a motivo della successione al ducato di Parma; e solo pensava ad armarsi, anche per lo sospetto in cui era entrata, non fosse il Turco per franger la fede dell&#8217;ultimo trattato di <em>Passarowitz<\/em>. Quindi si occup\u00f2 con ogni alacrit\u00e0 a fortificare diligentemente le isole del Levante, inviando abili ingegneri e provveditori nelle principali piazze, come a <em>Corf\u00f9<\/em>, a <em>Santa Maura<\/em>, al <em>Zante<\/em>, a <em>Cefalonia<\/em> e a <em>Cerigo<\/em>, dirigendone i lavori il celebre maresciallo di <strong>Schoulemb\u00f2urg<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A sopperire ai gravi dispendi, il <em>Senato<\/em> apri un prestito, a cui furono invitati a concorrere i sudditi egualmente che gli stranieri; ed inoltre mand\u00f2 inquisitori nella Terraferma, onde curassero la riscossione dei tributi, da coloro che erano tuttavia in difetto, abilitando i debitori di saldar le partite in derrate, mancando loro il danaro; e per questo modo il pubblico erario fu provveduto convenientemente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pu\u00f2 dirsi quindi, che durante il ducato del <strong>Mocenigo<\/strong>, si tenne sempre il Senato vigilante affinch\u00e9 non venisse turbata la tranquillit\u00e0; di avere usata alta politica per mantenersi in buona relazione coi principi fra loro nemici; di essere stato sollecito per tener lontani i mali che minacciavano lo Stato, e massime la peste e la carestia, che de solavano le provincie limitrofe del Levante, e particolarmente al <em>Zante<\/em>, salvata questa per opera indefessa di <strong>Marcantonio Delfino<\/strong>, provveditoro di qnell&#8217; isola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo di avere il <strong>Mocenigo<\/strong> ducato, con senno e prudenza, dicci anni, moriva il 21 maggio 1732, ed era tumulato nel <em>tempio dei Santi Giovanni e Paolo<\/em>, nelle arche dei suoi maggiori. L&#8217;elogio che gli fu intessuto venne impresso nel!&#8217; anno stesso, senza nome di autore e d&#8217;impressore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A motivo della lunga pace goduta, venne, di questi anni, abbellita la citt\u00e0 di nuove fabbriche. Nel 1723 fu ampliata e decorata la <em>chiesa di San Bartolommeo<\/em>. Nel 1725 s&#8217;ingrand\u00ec quella di San Rocco, per opera dell&#8217;architetto <strong>Giovanni Scalfarotto<\/strong>. Quella di <em>Santa Maria del Rosario, detta dei Gesuati<\/em>, veniva, l&#8217;anno appresso, eretta dai fondamenti, coi disegni di <strong>Giorgio Massari<\/strong>; il quale architetto, l&#8217;anno dopo, mura va la chiesa e l&#8217;<em>ospizio dei Catecumeni<\/em>; e nel 1728 rinnovava dai fondamenti l&#8217;altra <em>chiesa dei Santi Ermagora e Fortunato<\/em>; nel quale anno, anche la <em>chiesa di San Giovanni in Bragora<\/em> riceveva radicale restauro e nuova disposizione nell&#8217;interno. Nel 1727 veniva rinnovato il <em>Bucintoro<\/em>, con sculture operose poste ad oro, secondo l&#8217;invenzione dello scultore <strong>Antonio Corradini<\/strong>; e se ne ricordava l&#8217;avvenimento nell&#8217;<em>Osella<\/em> di quell&#8217;anno. A proteggere poi le arti belle, e torle possibilmente dalla prostrazione in cui erano cadute per opera dei nuovi stili introdotti in Venezia dagli stranieri, il 14 dicembre 1723, decretava il <em>Senato<\/em> l&#8217;istituzione di una pubblica Accademia di pittura, assegnando ad essa un luogo decoroso a <em>San Mois\u00e9<\/em>, prospettante il canal grande.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Notiamo, da ultimo, i casi straordinari accaduti di questi tempi; vale a dire, l&#8217;alta marea del 31 dicembre 1728, la quale inond\u00f2 la citt\u00e0 tutta quanta, recando gravissimi danni; e li due incendi che arsero, uno, il 10 febbraio 1723, nel pio luogo degli Incurabili; l&#8217;altro, il 2 dicembre 1728, nelle sale dell&#8217;arsenale; non ricordando altri cinque incendi, registrati dal <strong>Gallicciolli<\/strong>, perch\u00e9 non furono di grave momento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il ritratto del <strong>Mocenigo<\/strong> \u00e9 lavoro di <strong>Antonio Balestra<\/strong>, e nel campo si legge questa semplice inscrizione:<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">ALOYSIVS MOCENIGO TER. (1)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"> (a) Datosi, fin da principio, alla carriera dell&#8217;armi, s&#8217;imbarc\u00f2 come nobile di galea, e quindi venne promosso a governatore di galeazza, nella qual carica si trovava, nel 1690, con la flotta comandata da Girolamo Cornaro, all&#8217;acquisto della Vallona.\u00a0 Poi, nel 1694, essendo capitano delle galeazze, col generalissimo Antonio Zeno, fu alla presa dell&#8217;isola di Scio, dove esercit\u00f2 la carica di provveditore in campo. Ritornato in patria, nel 1698, fu eletto consigliere; poi sostenne le cariche di provveditore e savio sopra li conti. Nel 1707 fu spedito siccome provveditore generale del more; e nel 1711 eletto podest\u00e0 a Brescia, vi rinunci\u00f2, ed in quella vece fu fatto consigliere del sestier d\u00ec San Polo. Nel 1713 fu nuovamente provveditore all&#8217;armata; poi senator dei Pregadi, e capitano di Padova. Affidatagli la grave missione di fissare la linea di confine nell&#8217;Albania, fra gli Stati veneti e l&#8217;impero ottomano, dopo la pace di Passarowitz, tanto si adoper\u00f2, che ottenne al suo governo maggiore spazio di territorio in confronto di quello stabilito nel trattato anzidetto. Questi ineriti gli valsero per ottenere la suprema dignit\u00e0 della patria, a cui giunse il 24 agosto 1722, come sopra accennammo. Il Mocenigo fu uomo di specchiata integrit\u00e0 e di animo veracemente reale. Non mai approfitt\u00f2 delle occasioni, in pace od in guerra, per conseguire anche il pi\u00f9 onesto vantaggio, ch\u00e9 solca piuttosto rinunziarlo ai suoi soggetti, ai quali distribuiva persino gli emolumenti che gli assegn\u00f2 la Repubblica: ed allorquando questi non erano pari ai bisogni di coloro che soccorrer voleva, vi suppl\u00ec sempre, e largamente, col proprio peculio. In morir poi volle lasciare alla patria testimonianza solenne del suo amore, legandole le sue armi ed i suoi trofei di guerra, e due leoni di marmo rosso, che adornano attualmente la piccola piazzetta a fianco della Basilica Marciami, appellata appunto perci\u00f2 la piazza dei Leoni.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) Il Palazzo Ducale di Venezia Volume IV. Francesco Zanotto. Venezia MDCCCLXI<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Alvise III Mocenigo. Doge CXII. \u2014 Anni 1722-1732 (a) Due competitori si presentarono per ottenere il principato, Luigi od Alvise III detto Sebastiano Mocenigo, e Carlo Ruzzini, ambedue meritevoli di tanto onore, per li servizi grandissimi resi alla patria. Gli elettori, dopo essere stati alquanto indecisi, finalmente, il 24 maggio 1722, scelsero il primo. 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