{"id":63361,"date":"2020-12-12T06:56:55","date_gmt":"2020-12-12T06:56:55","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=63361"},"modified":"2024-02-01T13:19:54","modified_gmt":"2024-02-01T13:19:54","slug":"gli-studenti-padovani-nel-sei-settecento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=63361","title":{"rendered":"Gli studenti padovani nel Sei-Settecento"},"content":{"rendered":"\n<h3>Gli studenti padovani nel Sei-Settecento<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Nicol\u00f2 Franco<\/strong> di <em>Benevento<\/em> scriveva nella seconda met\u00e0 del Cinquecento che gli scolari di Padova &#8220;<em>seguono volentieri tutti i sollazzi, e come quelli che delle donne sono vaghi, non altro fine vengono qui a Venetia sovente che per rimescolarsi e con questa e con quella<\/em>&#8220;. E cos\u00ec gli studi non impedivano all&#8217;effervescenza giovanile di trascorrere lietamente i giorni fra amori di facili belt\u00e0, conviti, giostre, mascherate, rappresentazioni teatrali, lieti desinari, cene clamorose.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sotto le ali poderose del leone di San Marco lo studio patavino era divenuto uno dei pi\u00f9 importanti centri di cultura del mondo civile, e venivano a Padova studenti da tutte le parti di Europa, non solo per studiare, ma anche istruiti da &#8220;<em>eccellentissimi professori, per imparare a cavalcare, a ballare, ad esercitarsi nel maneggio di qualunque sorta di arme e nella musica, ed per saper finalmente i costumi e le creanze italiane, delle quali erano invaghiti<\/em>&#8220;. Per dare un&#8217;idea della enorme frequenza allo studio di Padova alla fine del cinquecento, baster\u00e0 ricordare che i soli alemanni, iscritti nella matricola dei giuristi, erano cinquemila ottantatr\u00e9, e in quella degli artisti a millenovantasette e la citt\u00e0 era piena, quasi congestionata, dalla grande folla studentesca e goliardica che invadeva rumorosamente le strade, le piazze, e osterie, perfino i vicini sobborghi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma nei due ultimi secoli della Repubblica la spensierata allegria del secolo decimosesto, le beffe umoristiche, le processioni satiriche degenerarono in pi\u00f9 torbidi costumi, che la vita si era fatta pi\u00f9 tumultuosa, e fra gli studenti furono frequenti non solamente contro gli ebrei, ma ben anche lotte sanguinose contro i birri che si erano dichiarati sempre loro nemici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abitava nella seconda met\u00e0 del Seicento presso la porta di tutti i Santi detta &#8220;<em>Portello<\/em>&#8221; un ebreo, tale <strong>Giacobbe<\/strong>, che si era fatto ricco prestando denari a &#8220;<em>li poveri studenti su pegno ad un grandissimo interesse, et si non pagavano vendeva subito il pegno et vadagnava gran denari<\/em>&#8220;. Nel bisogno di scolari ricorrevano a lui pur sapendo di esser taglieggiati, ma l&#8217;odio contro lo strozzino era al colmo e pensarono di trarne vendetta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 15 giugno 1608, chiusa nelle ore pomeridiane l&#8217;Universit\u00e0, circa un trecento scolari si raccolsero nei dintorni dell&#8217;Accademia &#8220;<em>Delia<\/em>&#8221; fondata nel 1603 dal cavaliere <strong>Pietro Duodo<\/strong>, podest\u00e0 di Padova, e la colonna studentesca preceduta da un bandierone di San Marco, si incammin\u00f2 verso il &#8220;<em>Portello<\/em>&#8221; tra canti e grida contro gli ebrei. Giuntavi dette l&#8217;assalto alla casetta di <strong>Giacobbe<\/strong> presero l&#8217;usuraio lo spogliarono come <strong>Adamo<\/strong>, gli misero in testa una grande mitria gialla con due &#8220;<em>corna scarlate<\/em>&#8220;, e postolo sopra un asino lo condussero per la citt\u00e0 percuotendolo di tratto in tratto con delle grosse canne palustri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il misero gridava e loro percuotevano, la gente rideva, i birri tacevano poich\u00e9 la colonna gogliardica ad ogni passo cresceva; per ben quattro ore girarono per lungo e per largo le strade di Padova e alla fine misero l&#8217;ebreo mezzo morto in un cantuccio del <em>prato della Valle<\/em> dove lo fecero bersaglio di frutta guasta, di bucce fradicie e di qualche piccolo sasso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I birri impotenti dinanzi a quella folla studentesca, giurarono la rivincita, ma gli scolari stavano in guardia e, nonostante le leggi, uscivano armati percorrendo a squadre la citt\u00e0: baruffe accadevano spesso e qualche volta scorreva il sangue quasi sempre con le beffe e il danno della sbiraglia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1722 i birri penetrarono a forza in una casa in <em>piazza dei Signori<\/em>, dove avevano cercato rifugio alcuni studenti riottosi, nacque una mischia furibonda, uno studente venne ucciso e parecchi feriti. Il campanone dell&#8217;Universit\u00e0 cominci\u00f2 a suonare, tutti gli studenti presero le armi, i birri fuggirono e cercarono scampo nel palazzo podestarile, ma la citt\u00e0 era in grande scompiglio e il morto fu portato a spalle sopra un cataletto per le strade gremite di gente e con alte grida di vendetta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il <em>Consiglio dei Dieci<\/em> intervenne nella dolorosa vicenda e puniva gli sbirri &#8220;<em>con la forca, la galera e l&#8217;oscuro carcere<\/em>&#8220;, e faceva murare sulla casa, dove si era compiuto il delitto, una lapide &#8220;<em>a perpetua memoria e della pubblica giustizia e della pubblica costante protezione verso la prediletta insigne Universit\u00e0 di Padova<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nelle relazioni dei podest\u00e0 patavini si legge che se i birri non s&#8217;immischiavano pi\u00f9 con gli studenti, questi invece continuavano nelle loro violenze: &#8220;<em>battevano nelle scole per turbar le lettioni<\/em>&#8220;, imponevano tasse da cinque a dieci scudi &#8220;<em>a li matricolini<\/em>&#8220;, portavano &#8220;<em>con sprezzo delle leggi, pistole e pistoloni<\/em>&#8221; e di notte, a corto di avventure, prendevano &#8220;<em>a sch&#8217;oppettate il mausoleo di Gattamelata<\/em>&#8220;.&nbsp;Nemmeno il grande e famoso capitano era rispettato &#8220;<em>da quelli discoli scolari<\/em>&#8220;. (1)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 7 agosto 1932.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-63364\" src=\"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/DSC_0884m1.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"411\" srcset=\"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/DSC_0884m1.jpg 1024w, https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/DSC_0884m1-300x120.jpg 300w, https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/DSC_0884m1-768x308.jpg 768w, https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/DSC_0884m1-696x279.jpg 696w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli studenti padovani nel Sei-Settecento Nicol\u00f2 Franco di Benevento scriveva nella seconda met\u00e0 del Cinquecento che gli scolari di Padova &#8220;seguono volentieri tutti i sollazzi, e come quelli che delle donne sono vaghi, non altro fine vengono qui a Venetia sovente che per rimescolarsi e con questa e con quella&#8220;. 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