{"id":62143,"date":"2020-09-20T04:28:03","date_gmt":"2020-09-20T04:28:03","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=62143"},"modified":"2020-09-20T04:28:05","modified_gmt":"2020-09-20T04:28:05","slug":"nicolo-sagredo-doge-cv-anni-1675-1676","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=62143","title":{"rendered":"Nicol\u00f2 Sagredo. Doge CV. &#8211; Anni 1675-1676"},"content":{"rendered":"\n<h3>Nicol\u00f2 Sagredo. Doge CV. \u2014 Anni 1675-1676 (a)<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 6 febbraio 1675 fu chiamato al trono ducale <strong>Nicol\u00f2 Sagredo<\/strong>, senatore, che bene aveva meritato della patria nelle varie importanti magistrature da lui sostenute. La sua elezione fu accetta generalmente, per cui le citt\u00e0 suddite fecero a gara d&#8217;inviare i loro rappresentanti a Venezia a gratularlo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma fu assai breve il suo reggimento; poich\u00e9 non sedette principe che poco pi\u00f9 di diciotto mesi, morto essendo il 14 agosto 1676, e sepolto nella <em>chiesa di San Francesco della Vigna<\/em> (b), otteneva l&#8217;elogio in funebre da <strong>Vincenzo Todeschini<\/strong>, canonico di San Marco, dato alle stampe.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La pace durata in questo periodo lasci\u00f2 modo alla Repubblica di pensare al comodo e al decoro della citt\u00e0. Difatti si decret\u00f2 nel 1676 di selciare le vie di macigni, sostituiti al matton cotto, dandosi principio dalla strada della Merceria. L&#8217;anno stesso si eresse la fabbrica della <em>dogana di mare alla Salute<\/em>, per opera dell&#8217;architetto Giuseppe Benoni; e l&#8217;anno innanzi si era murata la <em>chiesa di Santa Croce degli Armeni<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il ritratto del <strong>Sagredo<\/strong> \u00e8 lavorato da <strong>Andrea Celesti<\/strong>, e reca nel campo l&#8217;inscrizione seguente:<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">NICOLAVS SAGREDVS, QVEM PRIVATA VOTIS PRINCIPEM ADMIRATIONE FATO FVNCTVM LACRIMIS PROSECVTO SVNT OMNES. (1)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Palazzi ha invece questa leggenda: Electus animata expectatio, viva spes fui Mox et desiderium. Evectus in solium, mox defletus. Auctoritatem imperii officiosa omnium civitatum gratulatione asserui.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt;\">(1) Dall&#8217;antica Roma, dove cospicuamente fiori, passava la famiglia Sagredo a Sebenico, citt\u00e0 della Dalmazia, onde col\u00e0 piantarvi una colonia romana, assumendo il cognome dei Segreti, corrotto poscia in quello di Sagredo. Questa appellazione provenne alla famiglia in discorso dall&#8217;essere stata, per alcuni secoli, illustre depositaria dell&#8217;autorit\u00e0 e della gloria dell&#8217;impero romano in quelle parti, trasmettendosi ai suoi personaggi, come ai consiglieri secreti ed esecutori primari, gli ordinamenti imperiali in quelle provincie. Abbattuta la potenza latina dai barbari, e provato da essa famiglia il rigore, prima di Alarico, re dei Goti, poi di Attila, re degli Unni, ripar\u00f2 nelle venete isolette nel 480, secondo dice il Frescot, nei Pregi della nobilt\u00e0 veneta. Ma il co. Alessandro Valle, nell&#8217;Orazione recitata al doge Nicol\u00f2 Sagredo, vuole che partissero li Sagredo da Sebenico e si riducessero a Venezia l&#8217;anno 900. L&#8217;aggregazione di essi alla veneta nobilt\u00e0, continua il Frescot, accadde solo allora che la Dalmazia venne sotto il dominio della Repubblica, che fu nel 997, avendo questa famiglia cooperato alla dedizione di Sebenico amica sua patria. Stabilitasi quindi in Venezia, si \u00e8 sempre conservata nell&#8217;ordine patrizio, confermatavi anche nella Serrata del Maggior Consiglio. Produsse vari uomini illustri, tra i quali annovera primo San Gerardo Sagredo, vescovo di Canadia, apostolo dell&#8217;Ungheria e martire glorioso. Edific\u00f2 essa famiglia, unita alla Celsi, la chiesa della SS.ma Trinit\u00e0, e la cospicua cappella sacra al divo Gerardo anzidetto, nel tempio di San Francesco della Vigna. Innalza per arma uno scudo d&#8217;oro con una fascia vermiglia, che alcuni, per distinzione, caricano di tre aurei gigli. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt;\">Nacque Nicol\u00f2 Sagredo nel 1605 da Zaccaria q. Nicol\u00f2, procuratore di San Marco, e dopo di aver sostenute, fra le altre, le cariche di savio agli ordini e di Terraferma, fu spedito ambasciatore a Filippo IV re di Spagna, e nel 1650 all&#8217;imperatore Ferdinando III. Quindi fu fregiato della dignit\u00e0 di cavaliere, e nel 1654, pass\u00f2 ambasciatore ordinario alla corte di Roma, ove risiedendo fu l&#8217;anno appresso, designato ambasciatore straordinario ad Alessandro VII per gratularlo nella sua esaltazione al papato. Il di 18 giugno dell&#8217;anno stesso 1655, veniva decorato della stola procuratoria de citra, in luogo del defunto Girolamo Foscarini. Nel 1658 pass\u00f2 ambasciatore a Leopoldo I, nella sua elezione al trono imperiale, e l&#8217;anno appresso ritorn\u00f2 ambasciatore alle corti di Vienna e di Roma, affine di chiedere aiuto nella guerra contro il Turco. Nel 1662, 1663 e 1671, sostenne la carica di riformatore dello studio di Padova, e nel 1665, orando in Senato, sostenne non doversi cedere Candia alla Porta ottomana. Negli anni 1667 e 1671 fu spedito ambasciatore di obbedienza ai pontefici Clemente IX e Clemente X nella loro esaltazione al soglio di Pietro; e finalmente nel 1675, fu elevato al trono ducale, come superiormente dicemmo. L&#8217;elogio pi\u00f9 bello che ottenne il Sagredo fu quello dettato in poche parole dallo storico contemporaneo Michele Foscarini senatore, ed \u00e8 questo: &#8220;il doge Sagredo&#8221;, dice egli, &#8220;lasci\u00f2 gloriosa memoria di principe generoso, prudente e pio. Pratic\u00f2 le funzioni tutte del principato con somma splendidezza, e con zelo benefico promosse molte buone leggi a sollievo dei poveri. Con accurata attenzione invigil\u00f2 ai vantaggi della patria nelle interne e nell&#8217;esteriori occorrenze. Fu indefesso nelle riduzioni pubbliche, ed ai ricorsi privati. Se in quelle la prudenza non lasci\u00f2 che desiderar nel consiglio; in questi ammirabile la benignit\u00e0 del tratto rendeva maggiori, nelle concessioni le grazie, e lasciava senza dolore le negative. Toller\u00f2 con esemplare costanza la morte, che l&#8217;oppresse nello stato di sua pi\u00f9 consistente salute. Aperta all&#8217;improvviso nell&#8217;umbilico antica piaga uscirono gli intestini. Tardi, e sforzatamente rimessi, insorse maligna infiammazione, che deluse ogni rimedio dell&#8217;arte. Pochi momenti prima di spirare, distribu\u00ec, senza perturbazione d&#8217;animo, molti ordini, dett\u00f2 commissioni, segn\u00f2 di suo pugno rescritti di grazie&#8221;; morendo nell&#8217;et\u00e0 sua di anni 74. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt;\">(b) Non nella chiesa della SS.ma Trinit\u00e0 fu sepolto il Sagredo, come mal dice il Coronelli nel suo libro Dei Procuratori di S. Marco (pag. 426), ma s\u00ec nel tempio di S. Francesco della Vigna, nella cappella eretta dalla sua famiglia. Questa cappella, la terza a sinistra entrando in detto tempio, sacra a San Gerardo Sagredo, venne riordinata magnificamente come ora si vede dall&#8217;architetto Tomaso Temunza, nel 1743, per commissione di Cecilia Grimani, esecutrice testamentario del procuratore Gerardo Sagredo suo marito, il quale dispose anche, che ad onore di Nicol\u00f2 doge e di Alvise patriarca Sagredo, suoi parenti, uno per lato della detta cappella, fossero eretti due cenotafi. Quello del nostro Nicol\u00f2 \u00e8 collocato sulla parete in cornu epistolae, e reca il busto del principe scolpito da Antonio Gai, sotto il quale, sulla base, \u00e8 intagliata la seguente inscrizione: <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-size: 10pt;\">D. O. M. NICOLAO SAGREDO EQVITI AEDIS D. MARCI PROCVRATORI DVCI VENETIARVM PIO FELICI FORTI BONO RP. NATO <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt;\">e sullo zoccolo, si legge quest&#8217; altra inscrizione:<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"> GERARDVS D. MARCI PROCVRATOR FRATRIS NEPOS TESTAMENTO FIERI IVSSIT CAECILIA GRIMVAMI SAGREDO GERARDI VXOR. POSVIT ANNO MDCCXLIII. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) Il Palazzo Ducale di Venezia Volume IV. Francesco Zanotto. Venezia MDCCCLXI<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nicol\u00f2 Sagredo. Doge CV. \u2014 Anni 1675-1676 (a) Il 6 febbraio 1675 fu chiamato al trono ducale Nicol\u00f2 Sagredo, senatore, che bene aveva meritato della patria nelle varie importanti magistrature da lui sostenute. La sua elezione fu accetta generalmente, per cui le citt\u00e0 suddite fecero a gara d&#8217;inviare i loro rappresentanti a Venezia a gratularlo. 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