{"id":62113,"date":"2020-09-18T04:15:46","date_gmt":"2020-09-18T04:15:46","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=62113"},"modified":"2024-02-01T15:50:09","modified_gmt":"2024-02-01T15:50:09","slug":"losteria-del-salvadego-in-bocca-de-piazza-a-san-marco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=62113","title":{"rendered":"L&#8217;Osteria del Salvadego, in Bocca de Piazza a San Marco"},"content":{"rendered":"\n<h3>L&#8217;Osteria del Salvadego, in Bocca de Piazza a San Marco<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una fra le pi\u00f9 antiche osterie veneziane era quella situata a San Marco &#8220;<em>in chao di Piazza<\/em>&#8221; chiamata qualche volta &#8220;<em>del Salvadera<\/em>&#8220;, ma pi\u00f9 spesso &#8220;<em>del Salvadego<\/em>&#8221; probabilmente dal nome del suo primo proprietario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel secondo secolo dopo il mille la grande affluenza di forestieri nella citt\u00e0 delle lagune faceva sorgere parecchi alberghi, nel significato moderno della parola, allora nominali osterie dove si dava alloggio e vitto specialmente ai nobili e ai ricchi, poich\u00e9 per la gente minuta c&#8217;erano le &#8220;<em>caneve<\/em>&#8221; e le &#8220;<em>taverne<\/em>&#8221; e i poveri trovavano ricovero negli &#8220;<em>ospici<\/em>&#8221; del comune e nelle &#8220;<em>case di Dio<\/em>&#8221; delle confraternite religiose. L&#8217;<em>osteria del Salvadego<\/em> era tra gli alberghi del trecento, aperti nei due centri di maggior attivit\u00e0 commerciale, San Marco e Rialto, uno degli alberghi pi\u00f9 ricchi; gran profusione di marmi nelle scale, nelle finestre, nei pavimenti, e sebbene non ci fossero n\u00e9 latrine, n\u00e9 vasi da notte, n\u00e9 stufe, pure nel nostro albergo c&#8217;era la gentile consuetudine di abbellire con fiori le stanze, &#8220;<em>gramine in camera<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo stabile di questa antica famosa osteria apparteneva alla famiglia cittadinesca <strong>Da Zara<\/strong>, forse un rampo lontano della nobile famiglia padovana venuta nella <em>Dominante<\/em> per ragioni mercantili, ma pi\u00f9 tardi venne in propriet\u00e0 dei patrizi <strong>Giustinian<\/strong> giacch\u00e9 in una vecchia cronaca della <em>Raccolta Cicogna<\/em> del secolo decimosesto, cos\u00ec si legge: &#8220;<em>de questa casa fo l&#8217;osteria del Salvadego, fo in frezaria, andando a banda zanca, andando al cason, che adesso \u00e8 de cha Zustinian<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;<em>El cason<\/em>&#8221; era una prigione per i piccoli reati, ma particolarmente per i debitori che non pagavano, imprigionati a richiesta e a spese del creditore, e sorgeva dietro l&#8217;osteria, verso l&#8217;attuale <em>bacino Orseolo<\/em>. La <em>Cason di Frezzaria<\/em> \u00e8 rimasta celebre nella cronaca veneziana di <strong>Giovanni Priuli<\/strong> per la fuga di <strong>Alvise Soranzo<\/strong>, uno scavezzacollo pieno di debiti e di marachelle, imprigionato dai creditori e dall&#8217;<em>Avogaria<\/em>, ma liberato nella notte del 20 gennaio 1510 da alcuni patrizi del suo stampo, che ruppero i muri della prigione e fecero fuggire la guardia della Piazza accorsa al rumore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;<em>Osteria del Salvadego<\/em> ebbe parecchi ospiti illustri: nel 1496 cinque lagati della citt\u00e0 di Taranto con dieci famigli &#8220;<em>et l&#8217;ambassera zonse in questa terra con uno naviglio di Monopoli<\/em>&#8220;, per offrire la loro citt\u00e0 alla nostra Signoria che per\u00f2 declin\u00f2 l&#8217;offerta per ragioni di politica e di opportunit\u00e0; nel 1579 prese alloggio l&#8217;ambasciatore della <em>Sublime Porta<\/em> con il seguito di dodici turchi che vollero per loro soli tutto il primo e gran parte del secondo piano dell&#8217;osteria e spesero in pochi giorni la bellezza di quattrocento ducati, pagati dalla Repubblica come voleva la tradizione e l&#8217;antico costume veneziano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;<em>osteria del Salvadego<\/em> era sempre piena di forestieri, ma con il conduttore <strong>Piero Lombardi<\/strong> e i suoi eredi si era andata modificando e seguiva la decadenza dei tempi, tanto che <strong>Bartolomeo Dotti<\/strong>, poeta satirico, maligno e mordace, nella sua satira intitolata &#8220;<em>Il carnevale<\/em>&#8220;, alludendo alle numerose donne di partito, allora esistenti a Venezia, cos\u00ec conclude: &#8220;<em>Se riesce a queste &#8211; D&#8217;allettar qualche mal pratico &#8211; A commetter mille infamie &#8211; Lo conducono al Salvatico<\/em>&#8220;. Eravamo allora al principio del settecento e le satire del <strong>Dotti<\/strong> che colpivano sodo vizi, corruzioni, depravazioni gli procacciavano molti molti e potenti nemici: fu carcerato, aggredito, ferito e nella sera del 27 gennaio 1713, &#8220;<em>a quattro ore di notte<\/em>&#8220;, ignoti sicari in <em>calle della Madonna<\/em> a Sant&#8217;Angelo lo uccisero a colpi di pugnale mentre tornava alla sua casa posta a San Vitale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;osteria in quel tempo di dissolvimento era frequentata nelle ore notturne da patrizi e da non poche gentildonne avide di piaceri, tra queste si citano, nei documenti dell&#8217;epoca, la bella <strong>Margherita Condulmer<\/strong>, moglie del patrizio <strong>Giovanni Grassi<\/strong>, la famosa <strong>Caternia Dolfin<\/strong> prima di maritarsi con <strong>Andrea Tron<\/strong>, l&#8217;avvenente e spiritosa <strong>Cecilia Tron Zeno<\/strong> e quella <strong>Marina Benzon<\/strong> che nella allegra vita veneziana si lasci\u00f2 andare senza misura ai capricci d&#8217;amore, All&#8217;<em>osteria del Salvadego<\/em> facevano i comodi loro, davano la stura alle loro piccanti fantasie di qualsiasi genere nei comodi asili del primo piano, mentre al pianterreno si mangiava, si beveva e si giocava di azzardo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;osteria fu chiusa, dopo cinquecento anni di attivit\u00e0, intorno al 1870.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;edificio nel quale l&#8217;osteria aveva sede pass\u00f2 di eredit\u00e0 in eredit\u00e0 nel 1920 al dottor <strong>Giuseppe Avon Caffi<\/strong>, il quale nell&#8217;intraprendere i lavori di restauro alla facciata, rintracci\u00f2 sotto l&#8217;intonaco la antica architettura dell&#8217;edificio, di squisito stile bizantino della fine del duecento, e volle, con nobile pensiero e fine senso d&#8217;arte, ridare all&#8217;<em>antica casa del Salvadego<\/em> tutta la sua primitiva bellezza.(1)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 16 novembre 1933.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;Osteria del Salvadego, in Bocca de Piazza a San Marco Una fra le pi\u00f9 antiche osterie veneziane era quella situata a San Marco &#8220;in chao di Piazza&#8221; chiamata qualche volta &#8220;del Salvadera&#8220;, ma pi\u00f9 spesso &#8220;del Salvadego&#8221; probabilmente dal nome del suo primo proprietario. 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