{"id":61977,"date":"2020-09-10T05:34:52","date_gmt":"2020-09-10T05:34:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=61977"},"modified":"2020-10-25T15:39:33","modified_gmt":"2020-10-25T15:39:33","slug":"i-poeti-dialettali-veneziani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=61977","title":{"rendered":"I poeti dialettali veneziani"},"content":{"rendered":"\n<h3>I poeti dialettali veneziani<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella letteratura dialettale veneziana, si riflette la briosa arguzia e grazia del suo popolo antico, la libera agilit\u00e0 delle gondole, la limpidit\u00e0 e mitezza del cielo, che si inarca su glorie millenarie meravigliose.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La tristezza e il lutto non sono frequenti nella letteratura vernacola, creata sopra tutto per esprimere l&#8217;amore che canta la bellezza, l&#8217;amore che ne brama il possesso, l&#8217;amore che la bacia e trionfa dei ritegni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Comincia un commediografo e attore del Cinquecento, <strong>Andrea Calmo<\/strong>, a raccontare un&#8217;avventura d&#8217;amore al Lido, con una <strong>Rosina<\/strong>, che non si avvolge certo nei veli pudibondi di una Vestale. E appare un arcivescovo, nientemeno! un arcivescovo di Corf\u00f9 (giovane, per altro) che inneggia con pittoresca volutt\u00e0 alle sfolgoranti bellezze di una popolana cenciosa (<em>La strazzosa<\/em>). Costei vive in una povera casa, ma ricca d&#8217;incanti \u00e8 la sua fresca bellezza; i raggi ne risplendono tra cencio e cencio:<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>I razi de custia fra stazza e strazza<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si chiama <strong>Maffeo Veniero<\/strong> il poeta arcivescovo. E non \u00e8 parodia delle canzoni del <strong>Petrarca<\/strong> per <strong>Laura<\/strong> <em>La strazzosa<\/em>. No. E&#8217; creazione ingenua sincera di un innamorato della bellezza, che cant\u00f2 anche la <em>Lode d&#8217;una bella putta<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lasciamo che il &#8220;<em>Cieco da Venezia<\/em>&#8221; <strong>Paolo Britti<\/strong>, racconti, nel Seicento, con accompagnamento d&#8217;arpa, il suo amore infelice per una cattivella, che egli volta le spalle appena s&#8217;accorge che egli non ha pi\u00f9 quattrini per presentarle piatti di vitello lesso e arrosto, o il <em>bon vin moscadello<\/em>. Anche nel suo lamento, <strong>Paolo Briti<\/strong> scherza; ride dell&#8217;abbandono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma <strong>Giorgio Baffo<\/strong>, nato alla fine del Seicento e morto a Venezia nel suo palazzo a San Maurizio nel 1768, ahim\u00e8! tramuta l&#8217;amore in oscenit\u00e0; ma con quel estro ed ingegno! Eppure, la sua vita trascorse morigerata e pura. Le sue impurit\u00e0 stavano tutte nel suo calamaio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fosco nell&#8217;aspetto e nel verso, procede grave di passi e di rampogne contro le mollezze e i lussi della sua adorata Venezia, il figlio di un senatore, <strong>Angelo Maria Labia<\/strong>. Sotto le mode bizzarre, sotto i drappi gemmati, sotto quegli ori sfoggiati a profusione, sotto il baglior di quelle feste fra le baldorie che rallegrano Venezia, il <strong>Labia<\/strong> scorge i tristi segni della decadenza fatale della patria stato e religione, ai suoi occhi rattristati, volgono a rovina. In una delle feste solenni dell&#8217;Ascensione quando il Doge tra lo squillare di tutte le campane e il tuonar delle artiglierie ne sposava il mare dal Bucintoro maestoso tutto scintillante d&#8217;oro fra l&#8217;azzurro delle onde e del cielo, il <strong>Labia<\/strong> esclamava accorato:<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Che lusso in ogni grado de persona! <br> &#8230;Oh che ragata! Oh che Bissone! <br>Che popolo! che gran foresteria! <br>Che Canal! che traghetti! oh Dio che done! <br> Eppur, no so el perch\u00e9, mi pianzaria!<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma <strong>Carlo Goldoni<\/strong>, il gran <strong>Goldoni<\/strong>, ride, delle miserie umane. Le commedie capolavori del suo genio immortale come quelle del <strong>Moli\u00e9re<\/strong> (che <strong>Alessandro Manzoni<\/strong> posponeva al <strong>Goldoni<\/strong>) sono raggianti di buon umore. <em>La conzateste<\/em>, <em>La gondola<\/em>. Quanto sole in quei versi!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ben malizioso il medico-poeta <strong>Lodovisio Past\u00f2<\/strong> ne l<em>e smanie de Nineta in morte de Lesbin<\/em>! E quale stilista pittoresco <strong>Francesco Gritti<\/strong>, negli apologhi, e con quale maestria maneggia l&#8217;ago della satira sociale e morale, pungendo, non lacerando. <em>L&#8217;aseno verde<\/em> \u00e8 il suo capolavoro. Quelle tarde nozze di una cinquantenne ingalluzzita per un robusto giovanotto che sposa, sono da godere; specialmente per una trovata allegra di una serva indiavolata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La novelletta <em>Barba Simon e la morte<\/em> potrebbe chiudere un pensiero pi\u00f9 serio, pi\u00f9 grave?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eppure, lo spirito sereno del <strong>Gritti<\/strong> le presta colori festivi. E <em>Amor e pazzia<\/em>? &#8230; Quale parodia dei numi mitologici, con la quale anticipa quelle del <strong>Manzoni<\/strong>, del <strong>Grossi<\/strong> e di <strong>Carlo Porta<\/strong>! <strong>Francesco Gritti<\/strong> ebbe tanto spirito da unirsi ai fischiatori di una sua infelice commedia rappresentata a Venezia. Discendeva dal doge <strong>Gritti<\/strong>: mor\u00ec nel 1811.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al solo nominare <em>La biondina in gondoleta<\/em>, il sorriso spunta sulle labbra di tutti. E&#8217; un secolo che vive la cullante barcarola e vivr\u00e0 sino a che ci saranno biondine e gondole e facili carezze al blando venticello della notte. Quante gole anche famose, cantarono quella barcarola che <strong>Antonio Lamberti<\/strong> creava nelle molli strofe e che <strong>Simone Mayr<\/strong> (il quale compose sessantatr\u00e9 melodrammi uno di meno del suo allievo <strong>Gaetano Donizetti<\/strong>) metteva in musica; una musica che si culla placida come la gondola, e pare una ninna nanna: infatti la bionda dea (che era la famosa <strong>Marina Querini<\/strong>) s&#8217;addormentava.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In tutte le reggie e sale aristocratiche d&#8217;Europa, si cant\u00f2 la <em>Biondina<\/em>; e a Venezia, in quasi tutte le case, sul Canal Grande, e sulla laguna negli incantevoli pleniluni o al fulgente ammiccar delle stelle.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Antonio Lamberti<\/strong> rest\u00f2 famoso per quella barcarola come pi\u00f9 tardi il chirurgo bellunese <strong>Pietro Pagello<\/strong>, per un&#8217;altra barcarola dedicata alla sua celebratissima amante: la <strong>Sand<\/strong>. Ma il <strong>Lamberti<\/strong> \u00e8 autore vernacolo di altre poesie, che dipingono i costumi gai e spensierati della Venezia del suo tempo, al domani della caduta della Repubblica. Nelle sue rime, noti una punta di satira e una punta di sentimentalismo; egli sente piet\u00e0 per la povera gente. Alcuni versi delle sue <em>Quattro stagioni campestri e cittadine<\/em> sono irrorate della sua piet\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma poesie di vena pi\u00f9 copiosa e impetuosa, sgorgano dal forte estro di <strong>Pietro Buratti<\/strong>. Anch&#8217;egli libr\u00f2 a volo alate canzoncine, qualcuna bricconcella come la <em>Biondina<\/em>; ma il suo carattere emergente \u00e8 la fiera satira sociale dei costumi; \u00e8 l&#8217;amarissimo sdegno patriottico contro gli stranieri, francesi e austriaci spogliatori e affamatori di Venezia. Il &#8220;<em>veneziano<\/em>&#8221; in lui freme, tuona. Che importa se per un coraggiosissimo brindisi alla mensa del prefetto napoleonico barone <strong>Galvagna<\/strong>, patisce il carcere, come pi\u00f9 tardi, sotto l&#8217;Austria la soffrir\u00e0 per le ottave sulla fuga clamorosa di un elefante da uno dei casotti di belve che una volta si improvvisavano sulla Riva degli Schiavoni? Egli non poteva frenarlo il suo furore satirico, terribile anche quando deride le depravazioni erotiche di donne viziose e di patrizi rammolliti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma <strong>Pietro Buratti<\/strong> fu capace di elevarsi anche alle vette della ode filosofica, nella commovente ode per la morte di un suo povero bambino, straziato da malattia crudele. <strong>Pietro Buratti<\/strong> mor\u00ec d&#8217;improvviso in un suo poderetto a <em>San Bugh\u00e8<\/em> presso Mogliano Veneto, nel 1832, un mese dopo il <strong>Lamberti<\/strong>, che mor\u00ec a Belluno dov&#8217;\u00e8 sepolto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E&#8217; un&#8217;ora funerea questa che squilla adesso da San Marco! Gli austriaci assediano Venezia, e sulla divina citt\u00e0, che fra gli orrori del colera, della fame ha giurato di resistere &#8220;<em>a ogni costo<\/em>&#8221; cominciano barbare bombe roventi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Canti guerreschi s&#8217;alzano dagli eroici difensori del Ponte, <strong>Jacopo Vincenzo Foscarini<\/strong>, combatte insieme con quei valorosi; ma cade dagli spalti e si spezza una gamba. Ebbene egli non si perde nelle avversit\u00e0, il suo brio, la sua arguzia. Eppure i suoi canti seri con quelli che eccitano a combattere con tutta la foga il nemico, hanno la veemenza dei canti di <strong>Tirteo<\/strong>, del <strong>Koerner<\/strong> del <strong>Berchet<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Italiani all&#8217;armi! all&#8217;armi! <br> Fero, piombo, bronzo, fogo <br> Piere, copi, travi, marmi <br> Doparemo in ogni logo <br> Per cassar via da de qua <br> La tedesca crudelt\u00e0! <br> E sterminio e morte ai cani <br> Che da cani ne tegniva, <br> La semenza dei tirani <br> No ga qua da restar viva<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I canti popolari veneziani sono pieni d&#8217;accento umani; sono voci del popolo che anonimo, li ha creati nello spazio dei secoli. <strong>Jacopo Vincenzo Foscarini<\/strong> ne compose anch&#8217;egli sotto il nome di <em>El barcariol<\/em>; nome che egli democraticamente assunse come poeta; ed egli gareggia davvero col popolo in quei canti di marinai innamorati che sospirano alla loro amante lontana; di madri che addormentano il loro bambino; di giovani gondolieri che vincono la regata che vogliono onestamente sposare. Il ritmo \u00e8 lo stesso dei canti popolari genuini; lo stesso profumo di semplicit\u00e0, di sincerit\u00e0 di bont\u00e0; perch\u00e9 il popolo veneziano \u00e8 buono; e buono lo mostra nella sua prima favella rimata <em>El barcariol<\/em>. (1)<\/p>\n\n\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) Raffaello Barbiera. IL GAZZETTINO ILLUSTRATO, 2 ottobre 1921.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I poeti dialettali veneziani Nella letteratura dialettale veneziana, si riflette la briosa arguzia e grazia del suo popolo antico, la libera agilit\u00e0 delle gondole, la limpidit\u00e0 e mitezza del cielo, che si inarca su glorie millenarie meravigliose. 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