{"id":61345,"date":"2020-08-14T05:54:06","date_gmt":"2020-08-14T05:54:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=61345"},"modified":"2020-08-14T05:54:10","modified_gmt":"2020-08-14T05:54:10","slug":"giacinto-gallina-1852-1897-commediografo-veneziano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=61345","title":{"rendered":"Giacinto Gallina (1852-1897), commediografo veneziano"},"content":{"rendered":"\n<h3>Giacinto Gallina (1852-1897), commediografo veneziano<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 13 febbraio 1897, in una povera stanza di ospedale, circondato dalla donna che gli era stata fedele compagna di vita, dagli amici pi\u00f9 cari, <strong>Giacinto Gallina<\/strong>, il fecondo commediografo veneziano, il continuatore di <strong>Goldoni<\/strong>, cessava di vivere. Fu giorno di lutto per Venezia, per l&#8217;Italia tutta, per l&#8217;arte drammatica; fu giorno di pianto per quanti avevano ammirato l&#8217;alto valore morale dell&#8217;opera di <strong>Giacinto Gallina<\/strong>, per quanti avrebbero desiderato che ancora per lunghi anni <strong>Giacinto Gallina<\/strong> fosse conservato all&#8217;ammirazione, all&#8217;affetto degli italiani, che a lui guardavano come all&#8217;astro maggiore del teatro nostrano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Giacinto Gallina<\/strong> moriva a 45 anni dopo aver dato al teatro veneziano 25 capolavori. Eppure non era votato al teatro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il padre suo, un egregio medico veneziano, vista la sua indole irrequieta che sui banchi della scuola poco gli aveva fatto apprendere, aveva pensato di farne un buon suonatore di violoncello e di pianoforte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma il <strong>Gallina<\/strong>, ribelle come tutti gli uomini d&#8217;ingegno, ai precetti d&#8217;una scuola, mal si adattava a strimpellare note per tutta la vita e sentiva l&#8217;ultimo bisogno di esplicare in altri campi pi\u00f9 gloriosi la sua attivit\u00e0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per dovere professionale frequentava ogni sera il <em>teatro Apollo<\/em> (l&#8217;attuale <em>Goldoni<\/em>) dove agiva nel 1870 la compagnia drammatica <strong>Bertini<\/strong>. Sul palcoscenico, allora trionfava il dramma romantico e il <strong>Giacometti<\/strong> e il <strong>Ciccone<\/strong> mandavano in visibilio con le loro concezioni artistiche le platee.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il piccolo suonatore di violoncello sent\u00ec nascere in s\u00e9 la vocazione di scrivere commedie. Con una vocazione potente quale egli aveva per il teatro il disegno fu naturale e compiuto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Egli per\u00f2 non poteva smentire s\u00e9 stesso e tutto infatuato come era del <strong>Guerrazzi<\/strong>, dell&#8217;<strong>Alfieri<\/strong>, del <strong>Foscolo<\/strong>, dei quali si compiaceva spesso di recitare dei brani, scrisse una commedia in tre atti dal titolo: <em>Ipocrisia<\/em> commedia che pass\u00f2 senza infamia e senza lode e che non ebbe l&#8217;onore di una replica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il mezzo successo secc\u00f2 il giovanissimo autore che lo contrapponeva al successo ottenuto dalla <em>Bozeta de l&#8217;ogio<\/em> di <strong>Riccardo Selvatico<\/strong> che da 14 sere si replicava con il pieno favore del pubblico e gli cruciava la cattiva accoglienza fatta al suo lavoro che pure era scritto con intendimenti sociali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A lui ripugnava, lo confessa in alcuni capitoli autobiografici, dedicarsi a questo genere d&#8217;arte che gli sembrava poco seria e voleva ottenere un successo con un dramma, perci\u00f2 scrisse poco dopo Le ambizioni d&#8217;un operaio in cui \u00e8 trattato il tema della mania di certa gente di dare ai figli una educazione sproporzionata alla propria condizione creando cos\u00ec degli spostati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma neppure a questo arrise sorte migliore che alla commedia precedente ed anche questo lavoro, dopo la prima recita fu messo a dormire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I tentativi del <strong>Gallina<\/strong> non sfuggirono all&#8217;acuto occhio di <strong>Angelo Moro Lin<\/strong>, il capo comico di cui \u00e8 grande onore l&#8217;aver cooperato alla rinascita del teatro veneziano. Egli intuendo nel <strong>Gallina<\/strong> il grande autore futuro, lo consigli\u00f2 di scrivere in dialetto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo molte fatiche l&#8217;esitanza del giovane commediografo fu vinta. Gli fu posto in mano un libro, per lui fino allora ignoto, le <em>Commedie<\/em> di <strong>Goldoni<\/strong> e dopo lungo attendere, dalla <em>Famegia dell&#8217;antiquario<\/em> <strong>Giacinto Gallina<\/strong> cre\u00f2 le <em>Barufe in famegia<\/em> che videro la luce della ribalta nel 1872.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;evoluzione del pi\u00f9 grande commediografo veneziano fu cos\u00ec compiuta; la sua carriera fu segnata perch\u00e9 il pubblico accolse come una rilevazione questo giovanile lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pochi mesi dopo a questa commedia <strong>Gallina<\/strong> faceva succedere <em>Una famegia in rovina<\/em> gi\u00e0 pi\u00f9 matura, pi\u00f9 solida, pi\u00f9 consistente. In essa c&#8217;\u00e8 qualche cosa di pi\u00f9 della descrizione di un ambiente, c&#8217;\u00e8 lo sfondo di un sistema che in 25 anni andr\u00e0 svolgendosi fino ad affrontare il problema sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Nessun va al monte<\/em> e <em>Le sirene al pozzo<\/em> due cosettine leggere, senza pretensioni, due nuove splendide dipinture, che si direbbe fatte perch\u00e9 il pubblico si ricordi del suo autore, si rammenti che egli lavora, vedono la luce della ribalta nel 1873 e nel 1875. In quest&#8217;ultimo anno fu pure rappresentato <em>El moroso de la nona<\/em>, quel meraviglioso bozzetto popolare, nel quale la vita veneziana \u00e8 ritratta cos\u00ec come in poche commedie goldoniane si trova.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mentre la trasformazione dell&#8217;autore veneziano va compiendosi si direbbe che <strong>Gallina<\/strong> si innamora dei sentimenti che desta, delle lagrime che fa versare, dell&#8217;onda di tenerezza che diffonde nel pubblico ed insiste per vari anni nella via in capo alla quale sta <em>El moroso de la nona<\/em>, <em>La chitara del pap\u00e0<\/em> e <em>Zente refada<\/em> ed una farsa in tre atti <em>Tuti in campagna<\/em> arriva ai <em>Teleri veci<\/em> nel 1877 ed agli <em>Oci del cuor<\/em> nel 1879. E&#8217; gi\u00e0 il lavoro psicologico che fa capolino e che lo dovr\u00e0 condurre lontano, lontano negli ultimi anni della sua vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Zente refada<\/em> trov\u00f2 una critica ostile ed il <strong>Molmenti,<\/strong> come si dice in gergo teatrale, stronc\u00f2 il lavoro, dicendo anche corna dell&#8217;autore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma l&#8217;illustre critico veneziano fece ben presto onorevole ammenda. Non solo si strinse in cordiale amicizia con il <em>Gallina<\/em>, ma allorch\u00e9 egli venne a morire, e quale assessore dovette proporre al Consiglio comunale le onoranze funebri per il grande cittadino scomparso, egli cos\u00ec concluse la sua relazione: &#8220;<em>A chi si chiedesse altre parole sull&#8217;uomo che merit\u00f2 tanto consenso d&#8217;amore, l&#8217;ultimo nostro potrebbe rispondere come quell&#8217;ombra del Purgatorio di Dante<\/em>: <em>Va via &#8230; che mi diletta assai di pianger pi\u00f9 che di parlare<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo i due lavori in cui \u00e8 idealizzata la fedelt\u00e0 antica di servi e gondolieri, <strong>Gallina<\/strong> don\u00f2 al teatro <em>Mia fia<\/em>, <em>L&#8217;amor in paruca<\/em>, <em>Gnente de novo<\/em> e <em>La mama no mor mai<\/em> che si direbbe un ultimo addio al suo primo genere d&#8217;arte, al quale ha voluto lasciare questo idillio come un ricordo e ricompensa dei passati trionfi, dopo questa attivit\u00e0 che si completa con <em>Il primo passo<\/em> <strong>Giacinto Gallina<\/strong> si raccoglie e tace. E per molti anni nulla pi\u00f9 diede al teatro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Certo che non tenendo calcolo di una commedia scritta in italiano per <strong>Gemma Cumberti<\/strong>; <em>Cos\u00ec va il mondo bimba mia<\/em> dopo otto anni nel 1868 annunzi\u00f2 al teatro quale era la sua nuova formula e l&#8217;annunzi\u00f2 con <em>Esmeralda<\/em> pur essa scritta in italiano. Era un solo atto e grande fu la delusione del pubblico; si attendeva da <strong>Gallina<\/strong> una commedia ed agli da un bozzetto!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo due anni <strong>Gallina<\/strong> riprende il cammino per la nuova via e da <em>Serenissima<\/em> nel 90, <em>Fora del mondo<\/em> nel 91, <em>La famegia del santolo<\/em> nel 92, <em>La base del tuto<\/em> nel 94. In quattro anni quattro capolavori. La morte lo colse mentre stava scrivendo <em>Senza bussola<\/em>. In questa commedia di cui non scrisse che il primo atto, trattava una tesi sociale, metteva in scena un sacerdote, il primo, il solo che abbia posto nel suo repertorio, un uomo del Vangelo, sublime nella bont\u00e0, nella carit\u00e0, nel sacrificio, un uomo che prima di parlare, di agire guarda in faccia a Cristo e si modella a lui.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come altri personaggi delle sue commedie <strong>Gallina<\/strong> anche questo sacerdote ritrasse dal vero e l&#8217;uomo pio che egli avrebbe portato sulla scena \u00e8 ancora ricordato a Venezia, particolarmente fra il popolo di <em>Castello<\/em>; era mons. <strong>Tommaso Ratti<\/strong> <em>parroco di San Martino<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche il <em>Nobilomo Vidal<\/em>, una della pi\u00f9 belle, pi\u00f9 caratteristiche figure sbocciate dalla fantasia di <strong>Giacinto Gallina<\/strong>, \u00e8 ritratta dal vero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chi potrebbe pensare a <em>Serenissina<\/em> senza il <em>Nobilomo Vidal<\/em>? Eppure la commedia che come quadratura \u00e8 una delle pi\u00f9 belle di <strong>Gallina<\/strong>, allorch\u00e9 venne rappresentata la prima volta a Roma mancava di quel personaggio sul quale, si pu\u00f2 dire, essa si impernia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La massima parte, dopo quella del protagonista, era affidata ad una donna, una signora americana. Il pubblico non ha fatto buona accoglienza al lavoro a <strong>Gallina<\/strong>, comprendendone le deficienze lo ritir\u00f2 per ripresentarlo due sere dopo con il nuovo personaggio: il <em>Nobilomo Vidal<\/em>, creata da <strong>Benini<\/strong>. E&#8217; questo personaggio che \u00e8, e rimarr\u00e0, uno tra i pi\u00f9 noti e pi\u00f9 popolari del <strong>Gallina<\/strong>, il cui intercalare: <em>Megio de cuss\u00ec no la podaria andar<\/em> , \u00e8 passato in proverbio anche fuori del Veneto \u00e8 sbocciato dalla fantasia in una notte d&#8217;ansia, dopo un insuccesso ed ha costituito la fortuna della nuova commedia che ebbe un successo trionfale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quest&#8217;uomo modesto e buono, che molti dicevano un infingardo, aveva lavorato per un quarto di secolo scrivendo nel 25 lavori che ancora oggi, nella quasi totalit\u00e0 raccolgono il plauso del pubblico e della critica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eppure che l&#8217;ha conosciuto da vicino pu\u00f2 ben dire che se non fosse stato affetto da un male che altri ingegni ha annientati, l&#8217;autocritica, ben di pi\u00f9 avrebbe potuto produrre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non era mai soddisfatto dell&#8217;opera sua ed ogni nuovo lavoro era per lui una battaglia; attendeva, trepidante l&#8217;esito della prima rappresentazione e si compiaceva d&#8217;ogni successo come un autore novellino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Modesto e buono quando nell&#8217;atrio del <em>Goldoni<\/em> fu inaugurato un suo busto, dopo d&#8217;aver tentato con ogni mezzo di schermirsi da questo meritato onore fu udito spesso ripetere che arrossiva a passare per l&#8217;atrio del teatro, perch\u00e9 si vergognava che la sua figura fosse stata posta accanto a quella del pi\u00f9 grande poeta comico, accanto a quella della pi\u00f9 grande interprete dei suoi lavori; <strong>Marianna Moro Lin<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nonostante la sua grande, varia produzione teatrale <strong>Giacinto Gallina<\/strong> mor\u00ec povero; trascorse giorni criticissimi, anche perch\u00e9 doveva provvedere ai bisogni della compagnia da lui fondata di cui era lustro e decoro un altro illustra scomparso: <strong>Ferruccio Benini<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Riccardo Selvatico<\/strong> che al <strong>Gallina<\/strong> si era stretto in fraterna amicizia, divenuto sindaco di Venezia, volle provvedere a togliere il <strong>Gallina<\/strong> dalle strettezze finanziarie e quando l&#8217;autore veneziano offr\u00ec alla sua citt\u00e0 i copioni di tutti i suoi lavori, il Consiglio Comunale, accettando il dono, a lui decretava una modesta pensione annua. (1)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) Efisio Norfo. IL GAZZETTINO ILLUSTRATO, 12 febbraio 1922<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Giacinto Gallina (1852-1897), commediografo veneziano Il 13 febbraio 1897, in una povera stanza di ospedale, circondato dalla donna che gli era stata fedele compagna di vita, dagli amici pi\u00f9 cari, Giacinto Gallina, il fecondo commediografo veneziano, il continuatore di Goldoni, cessava di vivere. 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