{"id":61185,"date":"2020-10-18T11:55:09","date_gmt":"2020-10-18T11:55:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=61185"},"modified":"2020-10-25T15:31:38","modified_gmt":"2020-10-25T15:31:38","slug":"la-guerra-di-candia-1645-1669-xi-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=61185","title":{"rendered":"La Guerra di Candia (1645-1669). XI parte"},"content":{"rendered":"\n<h3>La Guerra di Candia (1645-1669). XI parte<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Bertuccio Valier succede a Giovanni Pesaro <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Moriva il 2 aprile 1658 il doge <strong>Bertuccio Valier<\/strong> e gli era dato a successore il giorno 9 <strong>Giovanni Pesaro<\/strong>; al comando dell&#8217;armata fu nominato <strong>Francesco Morosini<\/strong> generale di Candia, sostituendogli nella difesa della piazza <strong>Luca Francesco Barbaro<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Francesco Morosini capitano generale <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I Veneziani in quell&#8217;anno 1659 stando sotto il comando di <strong>Francesco Morosini<\/strong> non avevano avuto per la vilt\u00e0 dei Turchi che sfuggivano ogni scontro, l&#8217;occasione di segnalarsi, solo avevano tentato la conquista della <em>Morea<\/em> ove gli abitanti del <em>Braccio di Maina<\/em>, promettevano di sollevarsi ma poi mancarono, e il <strong>Morosini<\/strong> presa la citt\u00e0 e il <em>castello di Calamata<\/em> non stim\u00f2 opportuno di spingersi per allora pi\u00f9 oltre. Mand\u00f2 il capitano <strong>Girolamo Contarini<\/strong> alla solita stazione dei <em>Dardanelli<\/em> per impedire se non altro il commercio ai Turchi, e continu\u00f2 a correre l&#8217;<em>Arcipelago<\/em> recando ai nemici sensibilissimi danni; si spinse anzi fino alle coste dell&#8217;Asia saccheggiando e raccogliendo quanti pi\u00f9 uomini poteva per il servigio del remo, precludendo al <em>capitan basci\u00e0<\/em> il passaggio onde non portasse soccorso alla <em>Canea<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Primi soccorsi di Francia a Candia. Sortita infelice dei Francesi. <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Intanto all&#8217;aprirsi della stagione (fine di aprile), partivano dalla Francia per <em>Candia<\/em> quattromila uomini sotto il comando del principe <strong>Almerigo d&#8217;Este<\/strong>; e fu questo il primo soccorso da essa dato alla scoperta con pericolo di rompere l&#8217;antica amicizia con gli Ottomani, promettendone uno maggiore quando altri principi avessero seguito l&#8217;esempio. Ma era gi\u00e0 la fine di agosto quando poterono entrare nel porto di <em>Suda<\/em>, ove vedendo che i popoli timorosi dei Turchi non osavano, come erasi sperato, sollevarsi, n\u00e9 <em>Candia<\/em> afflitta da mortalit\u00e0 poteva dare soccorsi, dovettero desistere dall&#8217;idea di prendere la <em>Canea<\/em> per sorpresa e contentarsi dell&#8217;acquisto di alcuni castelli all&#8217;intorno. Molto si doleva <strong>Almerigo<\/strong> di non poter far impresa degna del suo nome e del grado, e imbarcate le sue genti si diresse insieme coi Veneti alla volta di <em>Candia<\/em>, nella speranza di sorprendere con improvviso assalto il campo nemico, o <em>Candia<\/em> nuova. Appena le truppe furono a terra che uscirono dalla citt\u00e0 in loro rinforzo cinquemila cinquecento fanti e trecento cinquanta cavalli, mentre nel campo dei Turchi non si trovavano pi\u00f9 che tremila uomini. Ma nella fretta di operare, prima che il <em>basci\u00e0<\/em> distratto altrove per i precedenti attacchi ritornasse, niuno dei capi aveva ben riconosciuto il sito, gli impedimenti e la strada, troppo confidando nelle altrui relazioni, e in un mal fatto disegno. Marciavano in pi\u00f9 colonne e in buona ordinanza, fugarono a principio i Turchi, ma volendo i Veneti occupare alcune colline che davano comodit\u00e0 ad assalire il nemico alle spalle, incontrarono una fondura che a guisa di larghissimo fosso dava sfogo alle acque scendenti dai monti e attraversava la strada. Non essendo quella fondura stata preavvertita, la linea e l&#8217;ordine dei battaglioni nel passarla si scomposero alquanto. A ci\u00f2 si aggiunse che l&#8217;ala sinistra vincitrice in uno scontro si gitt\u00f2 disordinatamente sul campo turco a saccheggiare; gli altri, sordi agli ordini dei generali, seguirono l&#8217;esempio, ed i Turchi veduto dall&#8217;alto lo scompiglio, calarono bench\u00e9 in numero di soli trecento cavalli, e dando addosso all&#8217;improvviso ai primi che incontrarono, li misero in rotta. I fuggenti gridando: Turchi, Turchi sparsero tale terrore tra i compagni che non fu pi\u00f9 possibile ritenerli, fu una fuga generale; gli altri Turchi che, ci\u00f2 prima credendo uno stratagemma, esitavano, rassicurati voltarono faccia e si diedero ad inseguire quelli da cui poco prima erano stati inseguiti, e che fuggendo non s&#8217;arrestarono se non quando furono entro alle mura della citt\u00e0. Allora rientrati in s\u00e9 e vergognosi volevano l&#8217;indomani uscire a nuovo conflitto; ma intanto era arrivato il <em>basci\u00e0<\/em> con le sue genti, s&#8217;intese di grosso soccorso pervenuto alla <em>Canea<\/em>, e fu uopo per allora abbandonare il pensiero d&#8217;una nuova sortita. Nelle truppe francesi si diffusero per giunta le malattie, onde per far loro mutar aria fu stimato necessario mandarle nelle isole greche, e in una di esse, a <em>Paros<\/em>, mori il principe <strong>Almerigo d&#8217;Este<\/strong> nel fior degli anni, e del quale tanto di bene ognuno erasi ripromesso. Ebbe solenni funerali a Venezia, e monumento nella <em>chiesa di santa Maria Gloriosa dei Frari<\/em>. Cos\u00ec a nulla giov\u00f2 il soccorso francese, come a nulla quello di duemila tedeschi mandali dall&#8217;imperatore, giunti troppo tardi, e quando ormai la stagione avanzata non dava pi\u00f9 campo ad imprese di rilevanza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Francesco Morosini accusato ed assolto. <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Del fatto accaduto chi incolpava l&#8217;uno, chi l&#8217;altro. Il capitan generale <strong>Morosini<\/strong> accusava il <em>Proveditor dell&#8217;armata<\/em> <strong>Antonio Barbaro<\/strong> d&#8217;aver controperato a suoi ordini, e fatto muovere fuori di tempo alcune truppe donde poi era derivata la confusione, e il colpiva perci\u00f2 con sentenza di bando capitale. Il <strong>Barbaro<\/strong> and\u00f2 a richiamarsene a Venezia come di sentenza immeritata e solo provocata da animo avverso, e fu infatti dal <em>Consiglio dei Quaranta<\/em> assoluto. Il <strong>Morosini<\/strong> dal canto suo giunto che fu a Venezia, datogli a successore nel comando generale il fratello <strong>Giorgio<\/strong>, ebbe a difendersi di gravi imputazioni, le quali egli dissip\u00f2 dimostrandone la falsit\u00e0, e ottenne che dichiarati fossero calunniatori quelli che l&#8217;avevano accusato<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quanto cotesti disaccordi nuocessero alla causa comune non \u00e8 uopo dimostrare e con piccoli scontri, con prede, con scorrerie si passarono i seguenti anni del comando supremo di <strong>Giorgio Morosini<\/strong> e del suo successore <strong>Angelo Correr<\/strong> fino al 1666, contenti i Turchi di conservare in <em>Candia<\/em> l&#8217;occupato, e nel divisamento di estenuare colla lunghezza del tempo la Repubblica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Nuovi sforzi della Repubblica<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Morto era intanto il <em>gran vezir<\/em> <strong>Mohamed Koprili<\/strong>, ed gli era con insolito esempio succeduto il figlio <strong>Ahmed<\/strong> (1661) il quale attese a principio a ben assodarsi nel suo posto facendo professione di grande zelo per la giustizia, e mostrando non comune capacit\u00e0. Procur\u00f2 di blandire i Francesi liberando il signor de la <strong>Haye<\/strong>, e accett\u00f2 il signor di <strong>Vantele<\/strong> suo figlio in qualit\u00e0 di ambasciatore; si adopr\u00f2 pure ad addormentare l&#8217;imperatore <strong>Leopoldo<\/strong> colla speranza di una prossima conchiusione della pace, e dei medesimi artificii valevasi coi Veneziani facendo intendere al <strong>Ballarino<\/strong>, rimasto a Costantinopoli in luogo del morto <strong>Cappello<\/strong>, che la <em>Porta<\/em> rimettendo del passato rigore e senza insistere sulla consegna di <em>Candia<\/em>, potrebbe forse aderire alla divisione del regno, giacch\u00e8 la natura separando con alta fila di monti i territori della <em>Canea<\/em> e di <em>Retimo<\/em> da quelli di <em>Candia<\/em> e <em>Sitia<\/em>, da s\u00e8 stessa la stabiliva; dovesse per\u00f2 la Repubblica cedere le fortezze di <em>Suda<\/em> e <em>Grabuse<\/em>. Ma alla cessione di queste piazze in sito tanto comodo e spazioso mal volentieri sapeva indursi il <em>Senato<\/em>, e troppo pericolosa e mal si cura stimava inoltre la divisata vicinanza.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le trattative della Repubblica con la Porta non erano mai state interrotte, e nel confermare al <strong>Ballarino<\/strong> le istruzioni del 1655 acconsentiva il <em>Senato<\/em> anche all&#8217;aumento della somma offerta per la met\u00e0 del Regno, e che i Turchi mantenessero un amino console nella citt\u00e0 di <em>Candia<\/em>, ma tutto era inutile, e la Repubblica si preparava a nuovo magnanimo sforzo. Decretava quindi il <em>Senato<\/em> la leva di diecimila uomini, vendendo beni comunali, aprendo depositi, commutando le pene ai rei, eccitando la generosit\u00e0 dei cittadini per raccogliere il necessario denaro. Pens\u00f2 a ben fortificare la <em>Dalmazia<\/em>, a raccogliere genti da tutte le parti d&#8217;Europa, e l&#8217;anno fu speso dall&#8217;una parte e dall&#8217;altra ad introdurre soccorsi, i Turchi in <em>Canea<\/em>, i Veneziani in <em>Candia<\/em>. Qualche sussidio a questi veniva dal di fuori; cento mila scudi avea mandato la Francia, ottomila il vicer\u00e8 di Napoli, ottomila tumuli di grano il <em>cardinal<\/em> <strong>Barberini<\/strong> con pi\u00f9 che privata liberalit\u00e0, e l&#8217;imperatore faceva passa re al soldo della Repubblica trecento dei suoi soldati. Anche il <em>duca di<\/em> <strong>Savoia<\/strong> (col quale la Repubblica aveva da trenta anni interrotte le relazioni per il titolo da lui assunto di re di Cipro) erasi nel 1662 riconciliato, pubblicando un editto con cui sopprimeva il libro stampato nel 1633 intorno al titolo regio dovuto alla casa di <strong>Savoia<\/strong> e richiamandone tutti gli esemplari, ed ora inviava dal canto suo due reggimenti sotto il comando del marchese <strong>Villa<\/strong> uno dei suoi generali, il cui bisavolo era stato alla <em>battaglia di Lepanto<\/em>. Il <strong>Villa<\/strong> otteneva dalla Repubblica il comando della fanteria sotto l&#8217;ispezione del suo generalissimo. Alla fine di gennaio si trovarono pronte a sciogliere da <em>Paros<\/em> sedici galee (al tre sette con <strong>Lorenzo Cornaro<\/strong> erano ancora lontane), cinque galeazze e trentacinque navi con altri legni minori por tanti pi\u00f9 di mille cavalli e nove mila fanti da sbarco desti nati a rinforzar <em>Candia<\/em>. Ma dur\u00f2 un mese intero la pertinacia dei venti contrari che trattennero la flotta a <em>Paros<\/em>, poi ad <em>Antiparos<\/em>, e si era finalmente messa in viaggio alla fine di febbraio, quando sopravvenne fiera burrasca, indi densa nebbia che copr\u00ec l&#8217;aere, per modo che poco manc\u00f2 la flotta non si disperdesse o rompesse nell&#8217;entrare in <em>Suda<\/em>. Ma neppur col\u00e0 che ebbero riposo le flagellate milizie, che cadde tanta copia di neve e poi pioggia dirotta con tal furia di venti che pareva sconvolta la natura del clima e tutto con giurare a danni de Veneziani. Ad ogni modo soffrendo ogni ingiuria sbarcarono tremila uomini sotto il <em>tenente generale dell&#8217;artiglieria<\/em> <strong>Vertmiller<\/strong> e il giorno seguente prese terra il <strong>Villa<\/strong> con tutto l&#8217;esercito sotto un cielo che diluviava, sopra un terreno molle e fangoso sul quale non che operare, a mala pena potevano reggersi in piedi, onde con sforzi incredibili e non lievemente insultati dai Turchi poterono alfine ridursi in <em>Candia<\/em>. Non meno operosi si mostravano i Turchi nel mandar anch&#8217;essi rinforzi, anzi lo stesso <em>gran vezir<\/em> si recava, alla <em>Canea<\/em> ben mostrando come era sua intenzione di ridurre alfine a termine quella lunghissima guerra. Trattenutosi tutto l&#8217;inverno in <em>Canea<\/em> applic\u00f2 interamente l&#8217;animo ai modi pi\u00f9 opportuni per prender <em>Candia<\/em>. Raccolse numerosissimo esercito, fece fondere immensi cannoni, e sebbene alla vista dell&#8217;ampiezza della citt\u00e0, della mole delle fortificazioni nel porto, dei tanti seni del mare, delle opere esteriori, e pi\u00f9 ancora per quanto gli veniva riferito dei sotterranei lavori, onde ad ogni passo poteva essere minato il terreno, ogni movimento condurre a ruina, tutta comprendesse la difficolt\u00e0 dell&#8217;impresa, spinto tuttavia dalla necessit\u00e0, deliber\u00f2 di fare gli estremi sforzi, e al segretario <strong>Padavino<\/strong> succeduto al morto <strong>Ballarino<\/strong> nel vano maneggio di pace, diede risposta tale da far chiaramente vedere l&#8217;impossibilit\u00e0 dell&#8217;accordo (1) &#8230; <strong>segue<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) SAMUELE ROMANIN. Storia Documentata di Venezia Tomo VII. Tipografia di Pietro Naratovich 1858.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La Guerra di Candia (1645-1669). 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