{"id":61025,"date":"2020-08-23T12:40:21","date_gmt":"2020-08-23T12:40:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=61025"},"modified":"2020-10-25T15:20:16","modified_gmt":"2020-10-25T15:20:16","slug":"la-guerra-di-candia-1645-1669-iv-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=61025","title":{"rendered":"La Guerra di Candia (1645-1669). IV parte"},"content":{"rendered":"\n<h3>La Guerra di Candia (1645-1669). IV parte<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ritardo nelle operazione dell&#8217;armata veneta per attendere quella degli alleati<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma la Repubblica, quantunque non lasciasse di mandare rinforzi, si era pur fissa in mente di aspettare l&#8217;unione dell&#8217;armata per poter fare impresa d&#8217;importanza, e intanto il <em>Proveditore generale da mar<\/em> <strong>Girolamo Morosini<\/strong> scriveva il 25 agosto dalla sua galea da <em>Parga<\/em>, che mentre si avviava con le sue galee incontro a quelle del principe <strong>Ludovisio<\/strong> <em>generale del papa<\/em>, soprapreso da vento di tramontana per salvar l&#8217;armata aveva dovuto entrare in quelle acque, che chiamata consulta, rappresentato il bisogno urgente del Regno, la stagione avanzata, egli aveva opinato meglio essere il partito di operare prontamente con le forze che si aveva, che non aspettare ancora e dilazionare di qualche settimana, mentre, perduta questa occasione, i Turchi potrebbero rinvigorirsi in modo che ogni tentativo riuscisse insufficiente; essere l&#8217;armata veneziana costituita di venticinque galee sottili, competentemente armate, di quattro galeazze bene all&#8217;ordine, aver al <em>Zante<\/em> nove vascelli d&#8217;alto bordo, aspettarvisi tra giorni quelli di Livorno, onde in tutto sarebbero tredici, le milizie essere tremila seicento fanti effettivi, oltre agli altri che si troveranno al <em>Zante<\/em>, che egli mandava prontamente avviso della risoluzione presa di farsi incontro al nemico al principe <strong>Ludovisio<\/strong>, significandogli che quando fra cinque giorni non si trovasse al <em>Zante<\/em>, egli veneziano Proveditore, dovrebbe prendere da s\u00e9 la direzione verso il regno, ed unirsi col <strong>Cappello<\/strong> alla <em>Suda<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I Turchi s&#8217;impadroniscono di San Teodoro, morte eroica di Biagio Zuliani, e prendono <\/strong><strong>la Canea<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine il 29 novembre succedeva al <em>Zante<\/em> l&#8217;unione delle due armate, componendosi quella degli alleati di ventuna galere, cio\u00e8 cinque del Papa, cinque di Toscana, cinque di Napoli e sei di Malta. Ma intanto i Turchi avevano sempre pi\u00f9 avanzato i loro lavori d&#8217;approccio, prossimi ad impadronirsi del castello <em>San Todero<\/em> (<em>Teodoro<\/em>), il capitan <strong>Biagio Zuliani<\/strong> dopo vigorosa difesa, veduta ogni resistenza impossibile, diede fuoco al deposito delle polveri, volendo piuttosto di arrendersi morire generosamente coi suoi e con i Turchi che erano entrati. Padroni anche del <em>castello San Dimitri<\/em>, i Turchi stringevano sempre pi\u00f9 la <em>Canea<\/em>, la quale nonostante il debole presidio eroicamente resisteva; alle intimazioni del pasci\u00e0 rispondeva il comandante <strong>Navagero<\/strong> con alti e nobili sensi. Ma ogni umana forza ha un limite, e dopo sostenuti molti tremendi assalti, e dopo che le mine avevano fatti molti sbrani alle muraglie, non vedendo mai giungere gli sperati e promessi soccorsi, inalber\u00f2 la bandiera bianca il 22 agosto, opponenti tuttavia il capitano <strong>Morosini<\/strong>, il <strong>Barbaro<\/strong>, il <strong>Badoer<\/strong> e <strong>Catarino<\/strong> <strong>Corner<\/strong> figlio del <em>Proveditor generale<\/em> <strong>Andrea<\/strong> i quali sostenevano aver mezzi ancora sufficienti a tener fermo, e segnata una onorevole capitolazione che provvedeva alla sicurezza di quelli che uscivano e di quelli che restavano, raccolte le miserabili reliquie della ciurma avanzata dalle fatiche, dal ferro e dal fuoco, uscirono a bandiere spiegate, tamburi battenti, per imbarcarsi per la <em>Suda.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Intimazione a Suda e degna risposta dei comandanti Minotto e Malipiero<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La caduta della <em>Canea<\/em> riemp\u00ec di terrore non solo gli altri luoghi dell&#8217;isola, ma i Veneziani e l&#8217;Europa. Alla notizia il <em>Proveditor generale<\/em> <strong>Girolamo Morosini<\/strong> lagnandosi che non si avesse voluto seguire il suo divisamento di avanzarsi tosto verso il regno, rinnov\u00f2 pi\u00f9 che mai le sue istanze al <strong>Ludovisio<\/strong> il quale volle tenere nuova consulta e mandar una feluca per aver esatte notizie della condizione dei Turchi. Questi, intanto, inorgogliti della vittoria, gi\u00e0 volgevano i loro disegni contro alla <em>Suda<\/em>, ove si trovava il <strong>Cappello<\/strong> con le sue navi rimasto sempre ostinato nel non muoversi di l\u00e0, vantando l&#8217;importanza somma di quel posto che egli diceva voler difendere agli estremi, ed ora invece col pretesto di provvedersi d&#8217;acqua si allontan\u00f2, sordo agli ordini del <em>Proveditor<\/em> <strong>Minotto<\/strong>, alle suppliche degli abitanti che per sfogo di dolore insultarono perfino col cannone la sua partenza. &#8220;Almeno, cos\u00ec scriveva il <strong>Cornaro<\/strong>, l&#8217;eccellentissimo <strong>Cappello<\/strong> giacch\u00e8 ha preso partito di lasciare quel porto, si fosse per la via pi\u00f9 breve dell&#8217;<em>Arcipelago<\/em> inviato ad unirsi con l&#8217;armata, senza andar accrescendo la disperazione dei medesimi popoli col far veder a tutti che abbandonava la loro difesa&#8221;. Difatti appena ebbe il Turco notizia di quella vile fuga che mand\u00f2 al <em>Proveditor<\/em> Minotto, al <strong>Michieli<\/strong> e al <strong>Malipiero<\/strong> comandanti nei vari posti della <strong>Suda<\/strong> la seguente intimazione: &#8220;Questo sar\u00e0 per avvisar a V. S. come il porto della<em> Suda<\/em> lo abbiamo bisogno per la nostra armata, poich\u00e9 senza quello non potrete avere l&#8217;amicizia nostra. Me lo consegnerete e sarete tutti riportati con onore come avremo fatto con la gente che \u00e8 uscita fuori e restata alla <em>Canea<\/em>, e se non lo farete, state sicuri che andr\u00f2 io operando per terra e per mare. E mandatemi risposta subito ricevuta la presente&#8221;. E la risposta del <strong>Minotto<\/strong> e del <strong>Malipiero<\/strong> era: &#8220;Riferisca V. S. (<strong>Giacomo Premarin<\/strong> che rimasto in <em>Canea<\/em> aveva assunto il vergognoso ufficio) al capitan <strong>Bass\u00e0<\/strong> che Dio e la natura insegna la propria difesa sino all&#8217;ultimo, e che la fortezza non consiste in noi, n\u00e9 potremo disporre di essa, ma il principe \u00e8 padrone e ci ha commesso la sua difesa, la quale ci dichiariamo fare sino all&#8217;ultimo spirito, di modo che venga quando le piace che siamo pronti ad aspettarlo&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Tentativi di riprendere la Canea, falliti <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Riunitasi per\u00f2 intanto tutta la flotta in quelle acque, i Turchi nulla poterono per allora tentare. Ascendeva a quaranta galee, trenta galeoni, quattro galeazze, dieci galeotte ed altri legni minori, sotto il comando generale di <strong>Girolamo Morosini<\/strong>. Raccolta la consulta di guerra sostenevano i comandanti veneti doversi fare un tentativo per ricuperare la <em>Canea<\/em>, molto pi\u00f9 dacch\u00e9 si sapeva trovarvisi i Turchi con poche forze, discordi e scontenti, e vinta la renitenza del <strong>Ludovisio<\/strong> <em>ammiraglio del papa<\/em>, fu stabilito uscire tacitamente la notte del 16 settembre e tentare per un colpo di mano d&#8217;impadronirsi di <em>San Teodoro<\/em>. Ma uscita appena la flotta che fu costretta a rientrare per burrascoso vento contrario, allora il <strong>Ludovisio<\/strong> fermamente opponendosi ad ogni altro tentativo, diceva essere ormai i Turchi avvertiti, la stagione avanzata, scarse le provvisioni; non poter pi\u00f9 ritener la flotta, meglio essere prepararsi pi\u00f9 gagliardi per il nuovo anno. Il <strong>Corner<\/strong> invece diceva si farebbe il tentativo anche con le sole forze veneziane, quando quelle degli alleati non volessero concorrervi. Queste infatti quasi vergognandosi dopo lunga resistenza aderirono, e gi\u00e0 la flotta s&#8217;era presentata innanzi alla <em>Canea<\/em> quando il tempo fattosi di nuovo burrascoso, l&#8217;obblig\u00f2 anche questa volta a ritirarsi alla <em>Suda<\/em>. In tal modo combattendo in favore dei Turchi i venti ed il mare, la flotta ausiliaria volle partirsene dopo soli trentasette giorni di unione con i Veneziani. (1) &#8230; <strong>segue<\/strong><\/p>\n \n<p style=\"text-align: justify;\">(1) SAMUELE ROMANIN. Storia Documentata di Venezia Tomo VII. Tipografia di Pietro Naratovich 1858.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Guerra di Candia (1645-1669). 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