{"id":61023,"date":"2020-09-06T12:08:42","date_gmt":"2020-09-06T12:08:42","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=61023"},"modified":"2020-09-06T12:08:45","modified_gmt":"2020-09-06T12:08:45","slug":"la-guerra-di-candia-1645-1669-v-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=61023","title":{"rendered":"La Guerra di Candia (1645-1669). V parte"},"content":{"rendered":"\n<h3>La Guerra di Candia (1645-1669). V parte<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il doge Francesco Erizzo eletto capitano generale, il doge muore mentre si apparecchiava alla partenza, e gli succede Francesco Molin doge XCIX<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec riusciti a vuoto i tentativi fatti per la ricuperazione della <em>Canea<\/em>, la Repubblica dovette attendere pi\u00f9 che mai a proteggere tutte le sue terre confinanti coi Turchi; si mandarono truppe in <em>Dalmazia<\/em> e <em>Corf\u00f9<\/em>; le galee scorrevano i mari; <em>Lido<\/em> e <em>Malamocco<\/em> furono fortificati; <strong>Angelo Correr<\/strong> fu mandato alla custodia del <em>Friuli<\/em>. Per <em>Candia<\/em> poi principalmente si facevano grandi apparecchi. La massima difficolt\u00e0 era trovare un capitano generale cui affidare si importante comando, e che avesse tanta riputazione da impor freno alle gelosie e alle gare che aveano fino allora guasta ogni impresa. Nello scrutinio che a quest&#8217;oggetto facevasi in Senato fu trovato pi\u00f9 volte nell&#8217;urna il nome del doge, allora <strong>Francesco Erizzo<\/strong>, e sospesa ogni altra elezione fu vinto il partito di pregarlo di voler egli stesso mettersi alla testa dell&#8217;armata. Il venerabile vecchio in et\u00e0 di ottant&#8217;anni non si rifiut\u00f2 all&#8217;onorevole incarico, pronto a sacrificare quel debole avanzo che gli rimaneva di vita in vantaggio di s\u00ec bella causa. Le parole generose di cui accompagn\u00f2 quel solenne atto, commossero tutti gli astanti, nei quali pi\u00f9 non fu se non una gara di generosit\u00e0 nell&#8217;offrire e averi e vita al servizio della patria. Solo <strong>Giovanni Pesaro<\/strong> opponeva, essere codesta nomina congiunta con gravi spese, le quali pi\u00f9 utilmente avrebbero potuto impiegarsi; la presenza del vecchio doge sull&#8217;armata avrebbe potuto eccitare il sultano Ibrahim a fare lo stesso, col dare pi\u00f9 vigorosa spinta alla guerra; essere la vecchiaia bens\u00ec prudente ma tarda nell&#8217;operare; se mai venisse a mancare per morte, qual confusione negli ordini pubblici ne deriverebbe! Ma ad ogni considerazione prevalendo l&#8217;ammirazione del magnanimo atto, gi\u00e0 si erano nominati due consiglieri a fianco del doge, cio\u00e8 <strong>Giovanni Cappello<\/strong> e <strong>Nicol\u00f2 Delfino<\/strong>, gi\u00e0 avanzavano i preparamenti quando il doge rapito dalla morte, non pot\u00e9 se non lasciare nella storia l&#8217;indelebile ricordo del suo patriottico proponimento. Il 20 Gennaio 1646 venne eletto il nuovo doge che fu <strong>Francesco Molin<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Maneggi della Repubblica presso le potenze europee con poco effetto <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E mentre si apprestavano le armi, non si lasciava anche di ricorrere ai maneggi politici presso alle potenze es terne per ottenere soccorsi alla comune causa. Si mandarono ambasciatori in Polonia per muover quel re ad operare una diversione, alla quale per\u00f2 la Dieta si mostr\u00f2 renitente; a Mosca, in Persia, in Svezia, in Danimarca, ai Paesi Bassi, in Inghilterra, e senza effetto. La Spagna aveva volta tutta la sua attenzione ai maneggi di pace che allora si trattavano a <em>Munster<\/em>; la Francia non lasciava mai d&#8217;occhio i suoi vantaggi in Italia; l&#8217;imperatore si adoperava a migliorare pi\u00f9 che fosse possibile le proprie condizioni; onde le fatiche per ridurre tanti vari interessi ad un ravvicinamento minacciavano ad ogni momento di dover far disperare della riuscita e appariva imminente il ripigliamento delle armi. E mentre il papa si offriva di mandar annunci ad eccitare le potenze al soccorso di <em>Candia<\/em>, ci\u00f2 non vedeva volentieri la Francia adducendo che mentre si maneggiava la pace nel <em>Congresso di Munster<\/em> sarebbe un dare gelosia ai <em>Protestanti<\/em> da un canto, porgere motivo agli Austriaci dall&#8217;altro di giovarsene per render la Francia sospetta presso al Turco. Cos\u00ec piccole gelosie, sospetti, diffidenza generale, egoismo infine impedivano di attendere all&#8217;interesse comune e di soccorrere quella sola potenza che con tanto eroismo si apparecchiava a sostenere sola una lotta che avrebbe potuto atterrire qualunque maggior principe. Il signor di <strong>Varenne<\/strong> mandato dal <strong>Mazzarino<\/strong> a Costantinopoli apparentemente per adoperarsi in una mediazione in favore dei Veneziani, ma in fatto per assicurare la <em>Porta<\/em> che i suoi armamenti risguardavano soltanto l&#8217;Italia, nel suo ritorno passando da Venezia avvis\u00f2 il <em>Senato<\/em> che una terribile guerra lo minacciava, e lo consigliava ad evitarla con pronte negoziazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Elezione di Procuratori di s. Marco e proposta di aggiunta di nuove famiglie nobili per danaro<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma la Repubblica sebbene evidentemente ridotta alle sole sue proprie forze, decise di resistere. Uno dei maggiori suoi imbarazzi era quello per\u00f2 del trovar denaro. Gi\u00e0 gli interessi erano saliti al sette per cento prova del cadente credito; furono vuotate le casse, furono decretate varie gravezze e tasse, ammessi giovani patrizi al Consiglio con dispensa dell&#8217;et\u00e0, poi venduti gli impieghi; fino dal 15 novembre 1643 era stato proposto di eleggere tre nuovi <em>Procuratori di San Marco<\/em> tra quelli che avessero offerto al di sopra di ventimila ducati, n\u00e9 tuttavia bastando si proponeva in <em>Senato<\/em> il 15 febbraio 1645\/6 la seguente Parte, che, rappresentate prima le condizioni della patria e il bisogno di pronti ed efficaci sussidi, diceva: &#8220;<em>l&#8217;ander\u00e0 parte che quelli cittadini, o sudditi veneti di casa insieme et con una sol successione che offriranno dentro il termine di mese uno alla Signoria nostra di pagare per il corso di un anno intero soldati mille a servigio delle presenti occorrenze e per questo effetto depositeranno in cecca nella cassa del nostro Conservatore o scriveranno a credito suo nel Banco del Giro almeno ducati sessantamila valuta corrente, somma che per appunto rileva in circa la spesa predetta, come a benemeriti nostri che avranno fatto con atto tale apparire la loro svisceratezza, sia insieme con li figli et discendenti legittimi et in perpetuo sino al numero di cinque famiglie concessa per autorit\u00e0 di questo Consiglio, premessa per\u00f2 l&#8217;esecuzione dell&#8217;ordine e ballottazione infrascritta, gratia et privilegio d&#8217;essere assunti et aggregati al numero della nobilt\u00e0 potendo pur in perpetuo partecipar dei medesimi privilegi, dignit\u00e0, prerogative et onori che gode ogni altro nobile nostro. Gli esteri veramente che nel tempo e nella maniera stessa esibiranno di man tenere pure a sue spese per anni uno fanti mille duecento e perci\u00f2 sborseranno in cecca o scriveranno in ziro ducati settantamila correnti possano anch&#8217;essi e discendenti legittimi esser ammessi alla nobilt\u00e0 et nel numero delle cinque famiglie predette capaci della nostra grazia. E la parte non s&#8217;intenda presa se non posta e presa nel Maggior Consiglio<\/em>&#8220;. Molto fervorosamente or\u00f2 contro questa parte, <strong>Angelo Michiel<\/strong>, <em>avogadore di Comune<\/em>, insistendo sul detrimento che ne verrebbe alla dignit\u00e0 della Repubblica, mentre piccolo all&#8217;incontro ne sarebbe il sollievo, ma in senso contrario sosteneva <strong>Giacomo Marcello<\/strong> consigliere, primo obbligo essere del cittadino quello di salvare la patria, vano e stolto orgoglio esser quello che per non mettersi al fianco chi la sorte fece nascere in condizione inferiore, lasciasse piuttosto la patria stessa pericolare; or la salute di questa dipendere in grandissima parte dalla conservazione di <em>Candia<\/em>; occorrere di stipendiare milizie, rinforzare l&#8217;armata, provvedere viveri; giovare inoltre anzich\u00e9 nuocere che si aumenti il numero di quelli che possano aspirare agl&#8217;impieghi, mentre si offre campo pi\u00f9 libero all&#8217;elezione; le insegne di onore cio\u00e8 i magistrati della Repubblica non dover essere s\u00ec esclusivamente patrimoni della nascita, che non abbiano anche ad essere premi della virt\u00f9, utile anzi stimava egli ampliare il numero de patrizi gi\u00e0 troppo ristretto, aumentarsi per tal modo il numero degli interessati a conservare la libert\u00e0 e la grandezza della patria; n\u00e9 mancare gli esempi nella stessa Repubblica, e splendidissimi averne in quella Roma delle cui tradizioni Venezia era fedele conservatrice, in quella Roma che la propria cittadinanza conferiva ai popoli soggetti. Tuttavia, posta a voti la Parte, bench\u00e9 approvata in <em>Senato<\/em>, ebbe nel <em>Maggior Consiglio<\/em> solo trecentosessantotto voti favorevoli, cinquecento ventotto contrari, centoquaranta non sinceri e non fu vinta. Essendo codesta decisione in contraddizione con quanto scrive il <strong>Nani<\/strong>, che fu largamente abbracciata, e con quanto effettivamente poi fu fatto, convien supporre che la Parte come deliberazione non fosse vinta, ma che il <em>Consiglio<\/em> di volta in volta al presentarsi di un offerente, con speciale decreto l&#8217;ammettesse, quando i voluti requisiti non solo della somma di danaro da pagarsi ma i personali meriti rispondessero, tant&#8217;\u00e8 vero che taluno non pot\u00e9 ottenere la votazione favorevole e la sua offerta non fu accettata. Lo spontaneo e numeroso concorso a pagare cento mila ducati per ottenere il titolo di nobile veneto ci dimostra e in quanto conto fosse ancora tenuta cotesta nobilt\u00e0, e quante fossero le ricchezze private se somme cos\u00ec ingenti si potevano impiegare all&#8217;acquisto di un titolo, che poi bisognava con non meno lustro e dispendio sostenere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si poterono per tal modo rinvigorire i provvedimenti di difesa nel regno e insieme anche nella <em>Dalmazia<\/em>, nelle <em>isole del Levante<\/em> e nel <em>Friuli<\/em> ove fu mandato Angelo Correr col titolo di Provveditore, e si misero in buon assetto i <em>forti di Malamocco e del Lido<\/em>. E ricorrendosi altres\u00ec alla ne si facevano preghiere, limosine, voti, nulla tralasciando di quanto potesse rianimare il popolo e confortarlo di liete speranze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Fatti in Candia<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma mentre in Venezia tanti sforzi si facevano per potere con ragguardevoli forze ricuperare il perduto e respingere il nemico da <em>Candia<\/em>, s&#8217;inacerbivano in questa pi\u00f9 che mai le discordie tra i capitani, e principalmente tra il <strong>Gonzaga<\/strong> ed il La Vallette, dal che veniva lentezza e disaccordo nelle operazioni, consumandosi la milizia in lievi fazioni e per lo pi\u00f9 con mal fine perch\u00e8 sinistramente interpretati i comandi e mal volentieri posti ad effetto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Veniva intanto la primavera, e il capitano <strong>Girolamo Morosini<\/strong> avvisava avere spedito <strong>Tommaso Morosini<\/strong> suo parente con ventitr\u00e9 navi verso il <em>Tenedo<\/em> per impedire, com&#8217;erasi offerto, l&#8217;uscita della flotta dai <em>Dardanelli<\/em>, incomodar la citt\u00e0 stessa di Costantinopoli col toglierle le vettovaglie, e metter grosse taglie alle isole e terre turche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A quella volta dirigevasi infatti il <strong>Morosini<\/strong>, e si collocava in modo da chiudere con le sue navi quel passaggio, ma i Turchi rinforzatisi fino a sessanta galere e quattro maone, e minacciati fortemente dal Sultano se non uscissero, profittato di un giorno di calma, uscirono a voga arrancata verso l&#8217;<em>isola di Scio<\/em>, mentre il <strong>Morosini<\/strong> stando immobile per la bonaccia a <em>Capo Gianizzero<\/em> non poteva n\u00e9 impedirli, n\u00e9 perseguitarli, ma solo doveva limitarsi a seguirli e ridursi a proteggere l&#8217;<em>isola di Tine<\/em> per poi unirsi al <em>Capitan Generale<\/em>. Intanto il <em>basci\u00e0<\/em> con buon vento di tramontana approdava felicemente in <em>Canea<\/em> e la provvedeva di truppe e munizioni, non impedito dal capitano generale <strong>Giovanni Cappello<\/strong> che sebben fornito di buona flotta, vecchio com&#8217;era di settantacinque anni, inesperto nella milizia, tepido nei consigli, non ebbe il coraggio di assalirlo. Sopraggiunsero inoltre discordie tra Inglesi e Fiamminghi, sicch\u00e9 a grande stento riusc\u00ec a <strong>Giovanni Battista Grimani<\/strong> <em>Provveditor generale<\/em> d&#8217;acquietarli, ma intanto un tempo prezioso and\u00f2 perduto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal che fatto vieppi\u00f9 coraggioso <strong>Cussein<\/strong> and\u00f2 ad accamparsi innanzi alla <em>Suda<\/em>, e i Veneti trovandosi divisi in pi\u00f9 posti, deboli in tutti deliberarono di abbandonarli, ed i Turchi occupando allora le <em>Cisterne<\/em>, il <strong>Calogero<\/strong> e il <strong>Calami<\/strong> vi piantarono batterie infestando il porto, privando anche l&#8217;armata veneta dell&#8217;uso dell&#8217;acqua, onde le convenne con dolore di tutti allargarsi e lasciare quel seno. Partitasi poi anche la flotta dei collegati, il <strong>Cappello<\/strong> dopo aver girato qualche tempo per l&#8217;<em>Arcipelago<\/em> si ridusse alla difesa di <em>Rettimo<\/em>, contro la quale i Turchi (fallito il tentativo contro la <em>Suda<\/em>, scoglio che sorge all&#8217;imboccatura di seno spazioso, ben fortificato dalla natura e dall&#8217;arte) aveano volto le armi. Era <em>Rettimo<\/em>, cui asprissimi monti separano dal territorio di <em>Candia<\/em>, citt\u00e0 di circa diecimila abitanti, posta sopra una lingua di terra che forma spiaggia d&#8217;imperfetta fortificazione. Tuttavia il primo assalto dei Turchi contro le trincee fu vittoriosamente respinto, e cominci\u00f2 allora la regolare espugnazione. In una sortita tentata da gli assediati, conducendo il <strong>Gonzaga<\/strong> gli Italiani e gli oltramarini a piedi e quattro compagnie di cavalli, mentre il francese <strong>Dusmenil<\/strong> guidava le truppe della sua nazione e di Fiandra, questa gente fatta appena una scarica, presa, non si sa per qual causa, da terror panico, si diede alla fuga, gettando l&#8217;armi e correndo al mare, ove molti annegarono, altri furono raccolti in palischermi. Alla qual notizia, i soldati del <strong>Gonzaga<\/strong> facendo altrettanto, termin\u00f2 con ignominia quella impresa dalla quale ognuno tanto bene si era ripromesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal che incoraggiati i nemici diedero il 20 d&#8217;ottobre l&#8217;assalto al <em>baluardo della Marina<\/em> e ne furono dapprima ributtati, ma accesisi a caso due barili di polvere, e gridandosi mina, mina, tutti i difensori si diedero a fuggire, e i Turchi profittandosi della confusione, penetrarono nella citt\u00e0. Ben si affacci\u00f2 con la spada in pugno il <strong>Gonzaga<\/strong>, ma non pot\u00e9 trattenerli, il <strong>Corner<\/strong> valorosamente combattendo rimase colpito di moschettata nel petto, e poco dopo mor\u00ec. Anche <em>Rettimo<\/em> fu perduto, ed ebbe a soffrire i soliti orrori; il 15 novembre il <strong>Minotto<\/strong> che comandava il presidio del castello, fu costretto ad arrendere anche questo, pattuendo libera e sicura l&#8217;uscita alla guarnigione cogli onori di guerra, e agli abitanti l&#8217;imbarco entro otto giorni. Sopraggiungeva intanto l&#8217;inverno, ed ambedue le parti sospese per breve tempo le armi, a nuovi e maggiori conati si preparavano. (1) &#8230; <strong>segue<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) SAMUELE ROMANIN. Storia Documentata di Venezia Tomo VII. Tipografia di Pietro Naratovich 1858.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La Guerra di Candia (1645-1669). 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