{"id":61021,"date":"2020-09-13T13:15:12","date_gmt":"2020-09-13T13:15:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=61021"},"modified":"2020-10-25T15:26:21","modified_gmt":"2020-10-25T15:26:21","slug":"la-guerra-di-candia-1645-1669-vi-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=61021","title":{"rendered":"La Guerra di Candia (1645-1669). VI parte"},"content":{"rendered":"\n<h3>La Guerra di Candia (1645-1669). VI parte<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Giovanni Battista Grimani nuovo capitano generale<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il <em>Senato<\/em> attribuendo alla fiacchezza del capitano generale <strong>Antonio Cappello<\/strong> i sofferti disastri, lo depose dal carico rimanendo in sua vece capitan generale <strong>Giovanni Battista Grimani<\/strong>, uomo che in piccolo corpo racchiudeva animo grande, facondo ne discorsi, risoluto nelle deliberazioni, e pronto nell&#8217;eseguirle. Nel posto di <em>Provveditor generale da mare<\/em> gli fu surrogato <strong>Luigi Mocenigo<\/strong> detto <strong>Leonardo<\/strong>, e al defunto <strong>Andrea Corner<\/strong> fu sostituito nel comando delle truppe da terra <strong>Nicol\u00f2 Delfino<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Fatti in Dalmazia<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sola <em>Candia<\/em> occupava l&#8217;attenzione della Repubblica, poich\u00e9 anche la <em>Dalmazia<\/em> era in pari tempo molestata dai Turchi; ne aveva la difesa il generale <strong>Leonardo Foscolo<\/strong>, erano capi delle armi il <em>conte<\/em> <strong>Ferdinando Scoto<\/strong> e il <em>barone di<\/em> <strong>Degenfeld<\/strong>; presiedeva alle fortezze e citt\u00e0, col titolo di <em>Provveditor generale<\/em>, <strong>Marco Antonio Pisani<\/strong>. I paesani gareggiavano di fedelt\u00e0 e valore. Bench\u00e9 il <strong>Foscolo<\/strong> opinasse di uscire all&#8217;aperta campagna e prevenire gli assalti nemici, non consentiva il <em>Senato<\/em> a s\u00ec rischievole impresa, e cos\u00ec si riduceva la guerra a reciproche correrie, fino a che i Turchi assalirono <em>Novigradi<\/em>, luogo ragguardevole pi\u00f9 per il sito che per altro. Mentre <strong>Bernardo Tagliapietra<\/strong> <em>provveditore straordinario<\/em> recatosi a Zara per chieder soccorsi, veniva dal generale posto in arresto per avere in tempo inopportuno abbandonata la piazza, <strong>Francesco Loredano<\/strong> <em>provveditore ordinario<\/em> faceva il possibile per difenderla, ma poi veduta aprirsi larga breccia nella muraglia, intavol\u00f2 trattative di resa. Maneggiavansi ancora, quando gli abitanti accortisi, rifiutando generosamente qualunque patto coi Turchi preferirono di emigrare, e quelli allora entrati nella citt\u00e0 senza capitolazione fecero prigioni ed uccisero i soldati di presidio e donarono al solo <strong>Loredano<\/strong> la vita e la libert\u00e0. Vani per\u00f2 riuscirono i tentativi dei Turchi contro <em>Sebenico<\/em> validamente difesa dal <strong>Foscolo<\/strong>, mentre il <strong>Pisani<\/strong> con la cavalleria divertiva il nemico dalla parte di <em>Zemonico<\/em>; e con tali fatti non decisivi si prolungavano la guerra e le sofferenze dei popoli; indifferenti a tante sciagure della Repubblica i principi d&#8217;Europa, Spagnuoli e Francesi continuavano a combattersi nel Piemonte, nel Milanese, nelle Fiandre, in Germania, estendendosi dappertutto e sotto vari aspetti il grande conflitto tra Spagna e Francia, mentre ancor si maneggiavano le trattative della pace in <em>Munster<\/em>, intorno alle quali con mirabile fervore ed ingegno si adoperava l&#8217;ambasciator <strong>Contarini<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Nuove esortazioni ai principi d&#8217;Europa<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia non lasciava la Repubblica di scrivere replicatamente a quei principi a quali rappresentava trovarsi veramente sempre con egual animo intrepido e risoluto a far fronte al comune nemico, ma considerassero come ella sola avesse a sostenere la difesa di <em>Candia<\/em>, della <em>Dalmazia<\/em>, del <em>Friuli<\/em>, di tante isole per la lunghezza di quasi millecinquecento miglia, che formavano il suo confine col Turco, ed insieme la barriera del Cristianesimo, e in codesta difesa sfornire essa gli arsenali, vuotare l&#8217;erario, sacrificare i cittadini, raccoglier da ogni parte, fino dal lontano settentrione sussidi di genti e di navi; pensassero che tutte le umane forze hanno un termine, che <em>Candia<\/em> perduta, il nemico vieppi\u00f9 orgoglioso e potente piomberebbe prima sull&#8217;Italia, sede della religione, poi non avrebbe pi\u00f9 ritegno la sua cupidigia di dominio; si movessero adunque i Principi tutti per il proprio interesse se non per altro; componessero le loro differenze per volgere le comuni armi a s\u00ec alto e nobile scopo qual era la salvezza d&#8217;Europa e della Cristianit\u00e0, mentre altrimenti la Repubblica vedrebbesi suo malgrado costretta a pensare alla propria salvezza con tutti quei partiti che da lei stimati fossero e necessari e prudenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Eroico valore di Tomaso Morosini contro la flotta turca<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma gli eccitamenti, le rimostranze tutte degli ambasciatori veneti alle varie corti, nessuno o solo un illusorio effetto partorivano, e Venezia si preparava da s\u00e9 sola a sostenere il gran pondo, anche nell&#8217;anno 1647. Stava la armata dei Turchi a <em>Scio<\/em>, il <em>capitan generale<\/em> <strong>Grimani<\/strong> scorreva le acque, e parecchi legni prendeva, quando il capitano <strong>Tommaso Morosini<\/strong> si trov\u00f2 da una folata di vento trasportato con la sua nave alla vista di <em>Negroponte<\/em>. Allora il <em>Basci\u00e0<\/em> del luogo, prestamente salpando con quarantacinque galee, corse incontro a quella nave, come a sicura preda. E qui seguirono prodigi di umano valore. Il <strong>Morosini<\/strong> non punto spaventato, spiegata la bandiera, distribuite le guardie, confortati i marinari e i soldati, lasci\u00f2 che il <em>Basci\u00e0<\/em> si avvicinasse, e quando fu in tiro, fulmin\u00f2 la flotta turca con una grandine s\u00ec fitta di palle, che quella notabilmente offesa, gi\u00e0 cominciava a retrocedere. Ma il <em>Basci\u00e0<\/em> col supplizio di alcuni renitenti, la spingeva di nuovo all&#8217;assalto. Gi\u00e0 il cannone per la troppa vicinanza pi\u00f9 non serviva ai Veneziani, i quali pur si difendevano come leoni a corpo a corpo, e coi fuochi artificiali incendiando le navi nemiche per modo le spaventavano, che ormai pi\u00f9 non osando di avvicinarsi, si contentavano di cercar di lontano con le cannonate di mandar a fondo il tremendo vascello. Tuttavia alcuni pi\u00f9 temerari si attentarono alla fine di abbordarlo spingendovisi innanzi a colpi di sciabola, e un turco aggrappatosi alla finestra della camera del capitano, scaric\u00f2 l&#8217;archibugio, e la palla passando fuori della porta fracass\u00f2 al <strong>Morosini<\/strong> la testa. Cadde morto il valoroso, ma i suoi non perci\u00f2 inviliti, anzi accesi vieppi\u00f9 dal desiderio di vendicarlo, ostinatamente continuavano nella meravigliosa difesa, n\u00e9 questa si rallentava neppur quando alcuni turchi arrampicatisi agli alberi, abbattendone l&#8217;insegna di San Marco, quella vi piantavano della mezzaluna. Intanto il <em>capitano generale<\/em> <strong>Grimani<\/strong>, uscito al primo udir tuonare il cannone, si avviava al soccorso, e i Turchi al suo avvicinamento, perduto gi\u00e0 il loro generale <strong>Mussa<\/strong> e molto scemati di numero, allargandosi, lasciarono finalmente la nave del <strong>Morosini<\/strong> sconquassata, ma senza aver potuto insignorirsene; esempio, direi, di un quasi sovraumano valore. Il <strong>Grimani<\/strong>, costretti i Turchi che vi erano entrati ad arrendersi a discrezione, rialzata la bandiera di San Marco, si ritrasse in <em>Candia<\/em> per ristorare l&#8217;armata. Il <em>Senato<\/em> ricompens\u00f2 degnamente i superstiti, ordin\u00f2 pubblici funerali al <strong>Morosini<\/strong>, chiam\u00f2 il precedente generale <strong>Giovanni Cappello<\/strong> a render conto di s\u00e9 nelle carceri, bench\u00e9 poi fosse assolto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ibrahim<\/strong> sultano invece infuriava, e non potendo darsi pace che una sola nave avesse potuto recar tanto flagello ai suoi, si vendicava col confiscare i beni agli eredi del suo generale <strong>Mussa<\/strong>, e ordinava nuove forze si preparassero e nuovi conflitti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Infelice sortita operata dai Veneziani da Candia<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo sforzo della nuova campagna volgevasi alla <em>Suda<\/em>, opportunamente rinforzata di genti dal <em>generale<\/em> <strong>Delfino<\/strong>, ma in cui infuriavano la fame e la peste, la quale per altro non meno flagellava il campo ottomano. Faceva strage altres\u00ec nella citt\u00e0 di <em>Candia<\/em> i cui abitanti cercavano ristoro nelle frequenti sortite sotto il comando dei francesi <strong>Gildas<\/strong>, colonnello <strong>Gremonville<\/strong> e <strong>Vincenzo de la Marre<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Avevano per lo pi\u00f9 felice successo, ma avvenne una volta che in una fazione pi\u00f9 grossa del solito, composta di ben cinquemila uomini (31 giugno 1647), gi\u00e0 tenendo la vittoria in pugno, la cavalleria e la fanteria stipendiate ad un tratto voltando faccia, si dessero a precipitosa fuga verso la montagna, non si per\u00f2 che parecchi non restassero morti ed altri prigionieri, tra i quali un figlio dello stesso <em>generale<\/em> <strong>Delfino<\/strong>. Codesto sciagurato avvenimento, secondo il <strong>Nani<\/strong>, sarebbe provenuto da gelosia, per cui le squadre di <strong>Gildas<\/strong> non si sarebbero mosse in soccorso di de <strong>la Marre<\/strong>, soldato intrepido, ma avventato che cominci\u00f2 ad investire il nemico da s\u00e8 solo e fuor di tempo, mentre il <strong>Gramonville<\/strong>, giovinetto ancora, era stato il primo a prender la fuga. Ma il dispaccio da <em>Candia<\/em> confessava: &#8220;non si pu\u00f2 ancora capir la ragione per cui gi\u00e0 avendo la vittoria in pugno, la cavalleria e la fanteria pagata, tutto che lontane l&#8217;una dall&#8217;altra, voltassero faccia, sbandandosi e fuggendo precipitosamente verso la montagna, senza che per un quarto d&#8217;ora s&#8217;avesse mai veduto il nemico a seguitarle&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il provveditore generale Mocenigo tiene lungo tempo la flotta nemica bloccata in Scio la quale ritorna con poco frutto a Costantinopoli<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo malaugurato avvenimento ebbe di conseguenza l&#8217;avanzamento dei Turchi verso la citt\u00e0 capitale <em>Candia<\/em>, che si trovava ancora afflitta grandemente dalla peste, e della quale cominci\u00f2 allora il lungo assedio che durar doveva ben ventidue anni. Sul mare per\u00f2, la fortuna continuava per lo pi\u00f9 a favorire i Veneziani. Il <em>Basci\u00e0<\/em> nel l&#8217;<em>isola di Scio<\/em>, se non che il Turco profittando dell&#8217;oscurit\u00e0 d&#8217;una notte pot\u00e9 tacitamente uscirne con parte della flotta e ridursi a <em>Metelino<\/em>, donde sempre inseguito dai Veneziani dovette ricoverare a <em>Napoli di Romania<\/em>. I Veneziani, animati dall&#8217;esempio di <strong>Lorenzo Marcello<\/strong>, prendevano sotto i suoi occhi, e perfino sotto il cannone della <em>fortezza di Cisme<\/em>, buon numero di barche turche cariche di provvisioni e munizioni destinate per la <em>Canea<\/em>. Chiam\u00f2 allora il <em>capitan generale<\/em> <strong>Grimani<\/strong> la consulta per deliberare se in seguendo il nemico fosse da spingersi fin sotto a <em>Napoli di Ramania<\/em>, ovveramente contentarsi del tener velo bloccato, e mandare una parte della flotta sotto il <em>Proveditor generale<\/em> <strong>Mocenigo<\/strong> a continuare altres\u00ec il blocco del resto delle navi turche in <em>Scio<\/em>. Accettato l&#8217;ultimo partito vi si rec\u00f2 infatti il <strong>Mocenigo<\/strong>, e trovati ancora col\u00e0 i Turchi disegnava avanzarsi nel canale di quell&#8217;isola ed offrir la battaglia, chiedendo a ci\u00f2 rinforzo dal <em>Capitan generale<\/em>. Ma questo invece conoscendo da un canto il rischio dell&#8217;impresa, e dall&#8217;altro la impossibilit\u00e0 in cui era di sminuire ancor pi\u00f9 le proprie forze, mentre da Costantinopoli si preparavano nuovi rinforzi, mand\u00f2 ordine invece al <strong>Mocenigo<\/strong> di venire a congiungere l&#8217;armata in un corpo solo. Del che scriveva il <strong>Mocenigo<\/strong>: &#8220;Non posso rappresentare alle Eccellenze Vostre quanto rammarico ebbero sentito non solo i comandanti di questa squadra, ma tutti i cavalieri e soldati per la predetta risoluzione, vedendosi preclusa la via della gloria che tanto bramavano, e non hanno potuto ritenersi di non passar meco le pi\u00f9 vive esclamazioni, ma io mostrandoli le mie commissioni ho pur loro fatto conoscere l&#8217;obbligo che tengo di obbedire sempre ogni cenno dell&#8217;eccellentissimo <em>Procurator Capitan generale<\/em> e della consulta per il motivo in particolare che ne ha portato l&#8217;E. S. in lettera 1.\u00ba corrente&#8221;. E cos\u00ec levate nella notte le ancore and\u00f2 a raggiungere l&#8217;armata, e i Turchi uscendo da <em>Scio<\/em>, recati alquanti soccorsi in <em>Canea<\/em>, si ridussero a Costantinopoli, stimando vittoria codesto soccorso portato alla citt\u00e0 e trionfo l&#8217;essersi sottratti alla battaglia, mentre i Veneziani si lodavano di averli tante volte fugati, e ritardato tutto un anno ulteriori sciagure nel regno di <em>Candia<\/em>, nel tempo stesso che con la liberazione dei <em>Morlacchi<\/em>, popolazione belligera e feroce dei dintorni di <em>Clissa<\/em>, che si diede alla Repubblica, e con la difesa di <em>Sebenico<\/em> chiudevasi la campagna di quell&#8217;anno in <em>Dalmazia<\/em>. (1) &#8230; <strong>segue<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) SAMUELE ROMANIN. Storia Documentata di Venezia Tomo VII. Tipografia di Pietro Naratovich 1858.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Guerra di Candia (1645-1669). 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