{"id":60745,"date":"2020-08-16T12:41:18","date_gmt":"2020-08-16T12:41:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=60745"},"modified":"2020-10-25T15:21:30","modified_gmt":"2020-10-25T15:21:30","slug":"la-guerra-di-candia-1645-1669-iii-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=60745","title":{"rendered":"La Guerra di Candia (1645-1669). III parte"},"content":{"rendered":"\n<h3>La Guerra di Candia (1645-1669). III parte<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Descrizione di quest&#8217;isola, suo governo e sua condizione<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Candia<\/em>, anticamente <em>Creta<\/em>, la maggiore delle sette grandi isole del Mediterraneo, \u00e8 la terra pi\u00f9 meridionale d&#8217;Europa; gira cinquecento venti miglia avendone duecento trenta di lunghezza, mentre nella sua forma stretta allungata solo dodici ne conta di larghezza. Sterile di grani, ma altrettanto feconda d&#8217;ulivi, di viti, di frutti, di cipressi e di cedri con ogni specie di erbe odorose e verdissimi campi, rassembra per gli alti suoi monti ad una gran rocca circondata dal mare, il quale nei vari suoi seni forma altrettanti porti. Alcuni di questi porti a tramontana sono abbastanza spaziosi e custoditi da scogli come <em>Grabusa<\/em>, <em>Suda<\/em> e <em>Spinalunga<\/em> che fortificati ne guardavano l&#8217;ingresso. Quattro erano le citt\u00e0 principali provvedute anch&#8217;esse di porto; <em>Candia<\/em> che ne era la metropoli; <em>Canea<\/em>, <em>Rettimo<\/em> e <em>Sitia<\/em>, con territorio pi\u00f9 o meno esteso da esse dipendente. Dacch\u00e8 l&#8217;isola era venuta in potere dei Veneziani comperandola dal <em>marchese di Monferrato<\/em> nel 1204, essi vi mandavano un rettore supremo col titolo di duca, e un <em>Provveditor generale<\/em>, mentre del resto il governo dell&#8217;isola ad imitazione di quello della Dominante avea oltre i <em>Consiglieri ducali<\/em>, il <em>gran Consiglio<\/em>, gli <em>Avogadori<\/em>, il <em>Cancelliere Grande<\/em>, il <em>Magistrato del Proprio<\/em>, i <em>Signori di notte<\/em>, ai quali uffici venivano chiamali i nobili feudati veneziani e cretensi. Le milizie si componevano della cavalleria a carico dei feudali obbligati a fornire, come allor si diceva, tanto numero di lance e di scudieri, delle <em>cernide<\/em>, o leve fra i paesani, e di galeotti; ma tutto, tranne il servigio delle galere, si trovava in grande disordine sottraendosi i nobili ai loro obblighi, le <em>cernide<\/em> comparendo appena alle rassegne o ai giorni prefissi per il bersaglio per poi tosto tornare alle loro case. N\u00e9 in miglior condizione erano le cose dell&#8217;erario, e l&#8217; isola non solo non impinguava quello della dominante, ma aveva anzi bisogno di esserne sussidiata. La giustizia, nonostante gli ottimi provvedimenti veneziani, non ostante l&#8217;invio di Sindici ed Inquisitori ad esaminare il contegno dei <em>Provveditori<\/em> ed altri <em>Magistrati<\/em>, si era male amministrata; e nelle campagne specialmente i nobili la facevano da tirannucci. Nel settembre 1574 era stato mandato in <em>Candia<\/em> con poteri straordinari il cav. <strong>Jacopo Foscarini<\/strong> per riordinare il regno a causa delle tante querele e voci sparse di estorsioni e tirannie per parte dei Rettori e principali nobili di col\u00e0. Egli regol\u00f2 la milizia di modo che pi\u00f9 non potevano i colonnelli e i capitani rubar paghe morte, ordin\u00f2 l&#8217;erario, pubblic\u00f2 prudentissimi ordini sul modo di esigere e custodire il danaro pubblico, aument\u00f2 notabilmente le gabelle, i dazi e le entrale della Signoria, riscosse molto da quelli che avevano rubato e convertilo in uso proprio la pubblica pecunia; severamente castig\u00f2 la cavalleria dei nobili e feudali che obbligata alla difesa del regno, si trovava in grande rovina, introdusse <em>cernide<\/em> ed esercizi militari, diede modo e regola all&#8217;armar delle galere ed al porre gli uomini al remo, costitu\u00ec provvisioni annue per marinari, attese con grande sollecitudine alle fortificazioni e fabbriche delle fortezze, piant\u00f2 saline e pubblic\u00f2 ottime leggi, giustissimi ordini e saluberrimi statuti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma fu sollievo piuttosto momentaneo che durevole, laonde la scontentezza era abbastanza generale, dubbia la fedelt\u00e0, tiepido l&#8217;attaccamento per un governo che bene mostrava ottime intenzioni, bene faceva opportunissime leggi, bene sacrificava perfino i propri redditi, ma non sapeva o poteva metter freno a suoi governatori e ai signorotti dell&#8217;isola, e le visite degli <em>Inquisitori<\/em> e dei <em>Sindici<\/em>, e le minacciate punizioni riuscivano, stante il vincolo reciproco che fra loro univa i patrizi, per lo pi\u00f9 inefficaci.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Provvedimenti di difesa <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tale era la condizione dell&#8217;isola, quando crescendo sempre pi\u00f9 il timore dei Turchi, <strong>Andrea Corner<\/strong> <em>Provveditore generale<\/em> non lasciava di sollecitare il Senato a pronti e vigorosi provvedimenti. E il <em>Senato<\/em> gli scriveva raccomandandogli di restaurare le fortificazioni esistenti, di alzarne a luoghi opportuni di nuove, di armare vascelli, gli mandava provvisioni di frumento e di riso, duemila cinquecento fanti, alcuni ingegneri, tra i quali il Vert, poi il 10 febbraio susseguente vi mandava centomila ducati, e vi destinava al comando della truppa terrestre D. <strong>Camillo Gonzaga<\/strong> ed il <em>barone di Degenfeld<\/em>, deliberava inoltre l&#8217;armamento di due galeazze e trenta galee sottili, prometteva infine altri soccorsi di gente e di capi da guerra, autorizzando lo stesso <strong>Corner<\/strong> a levare mille fanti dal <em>Brazzo di Maina<\/em> ed altri luoghi dell&#8217;<em>Arcipelago<\/em>. Tuttavia erano soccorsi insufficienti, ed il <strong>Corner<\/strong> si adoprava a tutt&#8217;uomo per creare si possibilmente una forza nello stesso regno cercando il contentamento dei sudditi, togliendo gli abusi, ed esortando i signori ad alleviar quanto pi\u00f9 potessero la condizione del loro contadini col mezzo dei buoni trattamenti e non astringendoli al pagamento dei debiti, per non ridurli alla disperazione, mentre egli prometteva che dal veneziano governo sarebbero con paterno affetto assistiti. Nel tempo stesso faceva esercitare le milizie paesane o <em>cernide<\/em>, teneva rassegna della cavalleria feudata, metteva guardie a principali porti della marina, restaurava le fortificazioni aumentando la paga ai lavoranti onde pi\u00f9 volentieri vi si prestassero. Uomo di grandissima operosit\u00e0, di caldo amor della patria, di coraggio e valor militare apparisce il <strong>Cornaro<\/strong> da tutti i suoi dispacci; onde recatosi ad una visita generale del regno, vi riordin\u00f2 la cancelleria civile e criminale, l&#8217;arsenale, la camera fiscale, l&#8217;archivio, le cose tutte della giustizia, mise ogni impegno ad impedire le corruzioni, a provvedere i depositi del frumento, all&#8217;approvvigionamento militare, alla vendita del sale e del pane, ad assicurare il paese dai banditi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Improvviso sbarco dei Turchi nell&#8217;Isola di Candia <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo frattempo i sospetti per gli armamenti dei Turchi sempre pi\u00f9 crescevano. Continuando per\u00f2 il <em>vezir<\/em> nella stessa dissimulazione pubblicava nel marzo del 1645, che la flotta pronta ad uscire dal porto di Costantinopoli era diretta contro l&#8217;<em>isola di Malta<\/em>. Ma il <em>bailo<\/em> <strong>Soranzo<\/strong> non tralasciava di scrivere si badasse bene a <em>Candia<\/em>, e con ogni possibile e sollecito modo si fortificasse; il <strong>Corner<\/strong> scriveva altres\u00ec dubitar molto che il manifesto dei Turchi contro <em>Malta<\/em> fosse ad arte, mentre parecchi avvisi riceveva da Costantinopoli che accennavano a <em>Candia<\/em>, anzi fino dal 28 aprile la Repubblica informava il suo ambasciatore <strong>Alvise Contarini<\/strong> a <em>Munster<\/em> aver il Turco pubblicato la guerra contro <em>Malta<\/em> ma in ora insolita verso sera, e con altre circostanze da far supporre nascondere qualche doppiezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 30 aprile usciva dai <em>Dardanelli<\/em> la formidabile flotta ottomana composta di ben quattrocento vele portanti oltre a cinquanta mila combattenti e arrivava all&#8217;isola veneziana di <em>Tine<\/em> ove riceveva rinfreschi ed ogni dimostrazione di cortesia, poi con nuovi rinforzi si levava il 21 giugno da <em>Navarino<\/em>, e il 24 il <em>Provveditor della Canea<\/em> scriveva al <em>Proveditor generale<\/em> <strong>Cornaro<\/strong> che il giorno innanzi alle ore undici si era scoperta da <em>capo Spada<\/em> grandissima quantit\u00e0 di vele che con vento propizio si dirigevano a quella volta, chiaramente comprendendosi non poter essere se non l&#8217;armata turca partita insidiosamente da <em>Navarino<\/em> a danno del Regno invece di passare a <em>Malta<\/em>, come fintamente aveva divulgato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Informazione del Provveditore Generale Andrea Corner<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma lasciamo ora parlare lo stesso <strong>Corner<\/strong> la cui relazione dee certo tenersi in conto della pi\u00f9 veridica e che meglio d&#8217;ogni descrizione della storia, rappresenta al vivo la condizione delle cose.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;La stessa sera intesi a quanto pur mi scrisse il suddetto illustrissimo Provveditore, che l&#8217;armata suddetta fosse approdata alle <em>spiaggie di Gogn\u00e0<\/em> discoste dalla <em>Canea<\/em> intorno a quindici miglia e dalla <em>fortezza di s. Todero<\/em> (Teodoro) otto in circa; poco dopo mi capitarono altre lettere che lo sbarco dei Turchi fosse stato ben conteso al primo attentato dalle genti paesane che gi\u00e0 erano state assegnate da me a quel posto con un capo sotto la direzione del sig. <strong>Bernardino Mengario<\/strong>, ma che per\u00f2 ai tiri delle cannonate che sbaravano dalle prove delle galee, abbandonato il posto, si fossero vilmente ritirate alla montagna, cos\u00ec che col beneficio di tal fuga vi sia seguito il medesimo sbarco abbrugiando il paese, non ostante che subito esso illustrissimo Proveditor avesse spinto a quella volta in soccorso buon nervo di milizia pagata e delle <em>cernide<\/em> con quel governatore, che per\u00f2 per non esservi sopraggionto a tempo \u00e8 stato astretto a ritirarsi, non venutivi a tempo n\u00e8 anco li cinquecento fanti che vi erano stati spinti dal castel Bicorno sotto la direzione del sig. <strong>Giacomo Premarin<\/strong> d&#8217;ordine dell&#8217;eccellentissimo sig. <em>Capitano delle navi<\/em>. Il numero della suddetta armata turca \u00e8 stato osservato di settantotto galere e tre <em>bertoni<\/em> e centodiciasette <em>saiche<\/em>, oltre altre vele che sono state vedute andarsi avanzando alla medesima volta. Coll&#8217;impulso di questa perfida invasione l&#8217;illustrissimo signor <strong>Navager<\/strong> governatore, scorgendo tendere i primi di segni dei nemici a danno di quella importante piazza, mi ha efficacemente ricercato soccorsi. Io immediate nel tempo stesso del medesimo avviso, avendo gi\u00e0 tutte le cose allestito, feci venire questa cavalleria feudata ed espedii l&#8217;illustrissimo sig. <em>Proveditore<\/em> <strong>Mula<\/strong> con quattro di queste con dotte verso <em>Canea<\/em>; fatti montar i cavalli dei scudieri inutili della compagnia dei dragoni che mi fu inviata dalle EE. VV. con ordine di aggiongere alle medesime condotte anco le due di <em>Rettimo<\/em> nel suo passaggio, di dove pure scrissi che si dovesse incaminar un corpo anco di quelle <em>cernide<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ha incontrato Sua Signoria illustrissima cos\u00ec grande occasione con tutta la prontezza e con ogni pi\u00f9 generosa disposizione partitosi senza minimo ritardo con quei capi che ho avuto cio\u00e8 il capitano <strong>Todero<\/strong> e capitan <strong>Cristoforo<\/strong> dei fuochi artificiali, avendovi gi\u00e0 mandato il <strong>Vanvert<\/strong> per fermarvisi e con tre mila cecchini per esso illustrissimo <strong>Navagier<\/strong> oltre altri tremila che prima gli avea mandati. Poche ore dopo venutomi altra lettera dal signor <strong>Navager<\/strong> medesimo con nuove instanze d&#8217;aiuto, mandai subito alla sua volta il signor soprantendente <strong>Angeli<\/strong> con cinque delle migliori compagnie di oltremontani e oltremarini di questo presidio e con commissione di restar ancor lui in quella citt\u00e0, e anticipando le diligenze scrissi all&#8217;eccellentissimo sig. <em>Capitano delle navi<\/em> et all&#8217;illustrissimo sig. <em>Proveditor<\/em> Malipiero alla <em>Suda<\/em> che, intanto che le suddette compagnie potessero avanzarsi, dovessero soccorrere la medesima citt\u00e0 con quella porzione di milizie che avessero potuto senza pregiudizio di quel porto. Prima di eseguir niuna delle sopra dette cose ho il tutto comunicato a questi illustrissimi rappresentanti coi quali son sempre a tutte le ore, e col parere di essi, di questo governatore e dell&#8217;<strong>Angeli<\/strong>, non avendo altri, \u00e8 stato il tutto approvato. Scrissi anco subito all&#8217;illustrissimo sig. <em>Capitano delle navi<\/em> affinch\u00e8 con la sua esperienza e virt\u00f9 quando vedesse di poter con qualche generosa risoluzione divertir i disegni ostili, non restasse di farlo, perch\u00e8 in faccia di ventitre galere, di tante navi armate non fosse veduta cadere una piazza di tanta conseguenza, governandosi per\u00f2 sul fatto con tutta cautela e prudenza. Ho scritto di qui al medesimo perch\u00e8 si compiaccia cooperar coll&#8217;illustrissimo signor <strong>Benetto da Canal<\/strong> <em>governatore di nave<\/em> armata, di conosciuta virt\u00f9 et esperienza, e si porti pur alla <em>Canea<\/em> immediate per impiegarvisi unitamente col l&#8217;illustrissimo sig. <strong>Navager<\/strong> con suo sollievo e contento per maggior difesa e conservazion di quella piazza&#8230; Disposto questi e molti altri ordini, accelerati i raccolti delle biade e la condotta di esse nella citt\u00e0, e riflettendo il pericolo di attacco che soprasta ben vicino a quella di <em>Canea<\/em>, ho pensato di uscir io stesso in campagna, e andarmi avanzando a quella parte per invigorir le provisioni, incalorir le difese, e dar animo a tutti &#8230;&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma tutt&#8217;i suoi sforzi erano inutili poich\u00e9 le genti che egli raccoglieva erano vili, disordinate e nella notte si sbandavano e fuggivano alla montagna. Tuttavia riusci di far entrare in <em>Canea<\/em> qualche soccorso, insufficiente di gran lunga al bisogno, e il <strong>Navagero<\/strong> scriveva al <em>Provveditore generale da mar<\/em> <strong>Girolamo Morosini<\/strong>:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;Mal corrispondono gli e\u017f\u017fetti (i provvedimenti del Senato) in questa tardit\u00e0 delle mosse di quell&#8217;armi che gi\u00e0 leste e pronte sarebbero state valevoli a sollevarci. Signore Eccellentissimo, questi effetti che dipendono dal consenso di molti e fra se stessi contrari, saranno sempre tardissimi. Consideri per\u00f2 V.S. e cotesti signori Eccellentissimi qual tempo vi sia da attendere sovegni d&#8217;Olanda e di Spagna. Esse stesse hanno in mano armi bastevoli per debellar questo barbaro, n\u00e9 vi manca che la risoluzione a che son chiamate da tanta urgenza, che tutto importa a non pi\u00f9 tollerar dilazione&#8221;. (1)&#8230; <strong>segue<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) SAMUELE ROMANIN. Storia Documentata di Venezia Tomo VII. Tipografia di Pietro Naratovich 1858.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Guerra di Candia (1645-1669). III parte Descrizione di quest&#8217;isola, suo governo e sua condizione Candia, anticamente Creta, la maggiore delle sette grandi isole del Mediterraneo, \u00e8 la terra pi\u00f9 meridionale d&#8217;Europa; gira cinquecento venti miglia avendone duecento trenta di lunghezza, mentre nella sua forma stretta allungata solo dodici ne conta di larghezza. 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