{"id":60725,"date":"2020-08-02T12:12:03","date_gmt":"2020-08-02T12:12:03","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=60725"},"modified":"2020-10-25T15:23:38","modified_gmt":"2020-10-25T15:23:38","slug":"la-guerra-di-candia-1645-1669-i-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=60725","title":{"rendered":"La Guerra di Candia (1645-1669). I parte"},"content":{"rendered":"\n<h3>La Guerra di Candia (1645-1669). I parte<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Stato delle relazioni politiche<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le relazioni della Repubblica con l&#8217;impero ottomano, buone al principio del secolo, essendosi rinnovate col sultano <strong>Acmet<\/strong> e dopo lui col successore <strong>Osmano II<\/strong> la pace e le convenzioni di commercio, continuarono sotto <strong>Murad IV<\/strong>, bench\u00e9 non esenti da alcune molestie e minacce, a mantenersi in condizione abbastanza tollerabile, merc\u00e9 l&#8217;avvedutezza e i ricchi donativi della Repubblica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I pirati algerini<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma nel 1638 avvenne caso che poco manc\u00f2 non conducesse ad aperta rottura. L&#8217;orgoglio dei pirati algerini era cresciuto per i loro felici successi a dismisura, onde grosse loro squadre inquietavano i mari, impedivano i commerci. In quell&#8217;anno principalmente erano usciti pi\u00f9 formidabili che mai, e saccheggiati vari borghi della Calabria, spargevano di volersi recare a <em>Loreto<\/em>, osando infatti entrare nel golfo con sedici galee ben munite di artiglierie e di equipaggi. II provveditore <strong>Maria Cappello<\/strong> ne ebbe appena avviso, che si mise sulle loro traccie ed inteso che erano giunti nel <em>porto di San Vasili<\/em>, si diresse a quella volta; ritardato per\u00f2 il suo arrivo dalla burrasca, ebbero quelli intanto l&#8217;opportunit\u00e0 di recarsi alla <em>Valona<\/em> e di mettersi al sicuro sotto la fortezza. Non si trattenne perci\u00f2 il <strong>Cappello<\/strong> dall&#8217;andarli a trovare anche col\u00e0, ma fu appena in vista che la fortezza cominci\u00f2 a tirare, ed egli per mostrare che suo pensiero non era di assalire il luogo, bens\u00ec di punire i corsari della infrazione loro alle capitolazioni, si allarg\u00f2 con disegno d&#8217;impedire alle loro barche l&#8217;uscita e tenerli bloccati. Alla mattina seguente che fu il 3 di luglio mentre il sole dardeggiava i suoi raggi negli occhi dell&#8217;armata veneziana, i <em>Barbareschi<\/em> fecero un tentativo d&#8217;uscire, se non che trovata quella ben apparecchiata a riceverli, si ritirarono di nuovo con grande sollecitudine sotto la fortezza, assistiti vigorosamente dai continui tiri di essa, a dispetto delle capitolazioni che vietavano a qualunque terra dei <em>Turchi<\/em> di dare ricetto ai pirati. Ebbero tuttavia molti danni di alberi infranti e di navi sconquassate e prossime ad affondare, e bench\u00e9 anche i <em>Veneziani<\/em> non andassero immuni dai guasti, il provveditore <strong>Cappello<\/strong> tenne tuttavia bloccati i pirati dal 1 luglio al 7 agosto, quando avendo inteso che si avvicinavano loro altri soccorsi, decise di venire a un fallo decisivo. Laonde la mattina del 7 agosto, avendo tutto disposto all&#8217;imminente battaglia, cominci\u00f2 ad investire la squadra nemica composta di sedici galere, le quali tutte dopo furioso combattimento vennero in potere dei <em>Veneziani<\/em>, che quindici ne mandarono a fondo, l&#8217;ultima condussero in trofeo a Venezia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il sultano <strong>Murad<\/strong> avutane notizia nella sua marcia verso <em>Bagdad<\/em> ordin\u00f2 nel primo impeto una carnicina generale dei <em>Veneziani<\/em> nei suoi Stati, poi calmatosi alquanto, si content\u00f2 fosse carcerato il <em>bailo<\/em> <strong>Luigi Contarini<\/strong>, bloccato il porto di <em>Spalato<\/em>, interrotto ogni commercio con la Repubblica. Tornato dopo la conquista di <em>Bagdad<\/em>, trionfatore a Costantinopoli, cominci\u00f2 anche a lasciar intravedere qualche disposizione alla pace, e i <em>Veneziani<\/em> profittandone, seppero ridurre a termine un accomodamento, per cui confermando il sultano le antiche capitolazioni, prometteva nuovamente sicurezza alle loro navi dalle piraterie dei <em>Barbareschi<\/em>; che avrebbe proibito i contrabbandi e punito i comandanti che li favorissero; concedeva ai <em>Veneziani<\/em> di poter assalire in alto mare i pirati, ed essi si obbligavano dal canto loro al pagamento di duecento cinquanta mila ducali a compenso dei danni nell&#8217;affare della <em>Valona<\/em>, e a restituire il legno turco ancor conservato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma venuto <strong>Murad<\/strong> poco dopo a morte, le cose di nuovo grandemente si alterarono sotto il suo successore <strong>Ibrahim<\/strong>, bench\u00e9 a principio rinnovasse anch&#8217;egli i soliti trattati col <em>bailo<\/em> <strong>Pietro Foscarini<\/strong> succeduto al <strong>Contarini<\/strong>. Era per\u00f2 impossibile che il continuo corseggiare dei <em>Barbareschi<\/em> da una parte, e dei <em>Maltesi<\/em>, <em>Fiorentini<\/em> ed altri conosciuti sotto il nome generale di <em>Ponentini<\/em> dall&#8217;altra, non avesse a partorire conseguenze funeste e a compromettere in fine tutta la Cristianit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I cavalieri di Malta<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I pi\u00f9 sfrenati erano i <em>Cavalieri di Malta<\/em>, i quali sotto colore di corseggiare contro gli infedeli, non risparmiavano ora con un pretesto ora con l&#8217;altro neppur i navigli cristiani specialmente dei <em>Veneziani<\/em>, e non si facevano alcun riguardo di cagionare a questi continue brighe coi <em>Turchi<\/em>. Alle lagnanze, i <em>Maltesi<\/em> non degnavano pur di rispondere, e con la dissimulazione accrescevano la temerit\u00e0, onde era alfine necessario alla Repubblica di venire a qualche risoluta determinazione, ed ordinare il sequestro dei beni dell&#8217;Ordine nelle terre venete.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perci\u00f2 fatto venire in <em>Collegio<\/em> il ricevitore di quell&#8217;Ordine gli fu letta una carta nella quale si diceva che pi\u00f9 volte si erano fatti sapere al <em>Gran Maestro<\/em> i gravi disordini che succedevano a pregiudizio generale della Cristianit\u00e0, uscendo in corso le galee e i vascelli maltesi senza i debiti riguardi ai principi cristiani; aver pi\u00f9 volte egualmente fatto conoscere di quanta importanza fosse che quei vascelli si tenessero lontani dalle isole e dai luoghi della Repubblica, dal recar danno e dal voler esercitare il diritto di visita sui navigli di essa; quei cavalieri dapprima istituiti a vantaggio, difesa e sostenimento della religione cattolica, ora aver cambiato modi, ed esserle divenuti di molestia e pericolo, violentar essi perfino con tormenti gli uomini presi sui vascelli rubati per far loro dichiarare a voce ed in scrittura che i danari e le merci fossero dei <em>Turchi<\/em>, la qual cosa erano costretti ad attestare per non morire sotto i tormenti, azione veramente indegna ed inumana, ma generalmente confermata; si darebbe dunque ad esso ricevitore una nota dei danni dai <em>Maltesi<\/em> inferiti ai legni veneziani per averne il debito risarcimento; scrivesse al gran maestro i particolari predetti acciocch\u00e9 tosto e vigorosamente vi rimediasse, e che oltre al compenso dovuto agli offesi, severamente punisse gli offensori,e quei temerari che osavano disobbedire ai suoi ordini, dando cos\u00ec testimonianza della sua giustizia e del suo buon affetto verso la Repubblica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma tutto ci\u00f2 era inutile e le correrie maltesi continuavano, quando avvenne caso che diede l&#8217;ultimo tracollo alla bilancia, e condusse a lunga e disastrosissima guerra tra la <em>Porta Ottomana<\/em> e Venezia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La squadra maltese incontrava nell&#8217;<em>Arcipelago<\/em> una flottiglia ottomana che trasportava diversi pellegrini alla <em>Mecca<\/em> carica di preziose merci ed altri tesori, e tosto vi fece sopra i suoi disegni. Portava uno dei galeoni l&#8217;eunuco <strong>Sunbullu<\/strong> custode del serraglio, che caduto in disgrazia andava a cercar rifugio coi suoi tesori alla <em>Mecca<\/em>, e con lui erano anche <strong>Mohammed Efendi<\/strong> destinato giudice al Cairo e molti altri pellegrini. Perseguitata da sei navi maltesi, e sopraggiunta dopo fiero combattimento in cui <strong>Sunbullu<\/strong> ed il <em>reis<\/em> <strong>Ibrahim Celebi<\/strong> caddero valorosamente combattendo, la ricca <em>galeona<\/em> con trenta donne e gran numero di schiavi venne in potere dei Maltesi, i quali nel ritorno toccata la rada di <em>Kalismene<\/em> alla parte meridionale di <em>Candia<\/em> allora non custodita, vi aveano fatto provvista di acqua e sbarcato cavalli e cinquanta greci tratti dalle catene dei <em>Turchi<\/em>; indi radendo il lido della <em>Sfacchia<\/em>, volevano dar fondo a <em>Castel Selino<\/em>, se non che il comandante veneto tosto accorso li obblig\u00f2 ad allontanarsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Avanzatisi quindi verso <em>Cerigo<\/em>, non ricevuti neppur col\u00e0 dal Provveditore, dovettero ancorarsi nella <em>cala di San Nicol\u00f2<\/em>&nbsp;e poi in alcuni seni remoti di <em>Cefalonia<\/em>, sino a tanto che placato il vento contrario, abbandonato il vascello turco che pi\u00f9 non poteva reggersi, si ridussero a Malta. (1) &#8230; <strong>segue<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) SAMUELE ROMANIN. Storia Documentata di Venezia Tomo VII. Tipografia di Pietro Naratovich 1858.<\/p>\n\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Guerra di Candia (1645-1669). 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