{"id":60425,"date":"2020-07-17T04:29:32","date_gmt":"2020-07-17T04:29:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=60425"},"modified":"2020-10-25T15:50:38","modified_gmt":"2020-10-25T15:50:38","slug":"il-mondo-del-teatro-veneziano-nel-settecento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=60425","title":{"rendered":"Il mondo del teatro veneziano nel Settecento"},"content":{"rendered":"\n<h3>Il mondo del teatro veneziano nel Settecento<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli ignobili istrioni del Teatro Antico ben si meritano, con la condotta anormale, gli obbrobriosi epiteti con cui li bollava il mondo. Infame gente (li defin\u00ec <strong>San Giovanni Grisostomo<\/strong>), rovina dell&#8217;altrui patrimonio! L&#8217;invettiva riguardava specialmente le femmine!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con l&#8217;andare dei secoli, la schiera dei cantanti e dei comici si venne nobilitando, non tanto per\u00f2 che ancora nel 1600 non offrisse bersaglio a critiche feroci.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La Sage<\/strong>, nel suo lepido <em>Gil Blas<\/em> li descrive ignoranti, venati, lussuriosi. Pi\u00f9 tardi, nel 1778, l&#8217;Inquisitore veneziano <strong>Nicol\u00f2 Maria Tiepolo<\/strong> fieramente ammoniva i comici in tal modo: <em>Recordeve che maestri s\u00e8 persone in odio a Dio benedetto, ma tolerai dal Principe per pascolo della zente che se compiase delle vostre iniquit\u00e0!<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Benedetto Marcello<\/strong>, nella sua celebre satira &#8220;<em>Il Teatro alla Moda<\/em>&#8221; dice corna della gente di teatro: <em>poeti, cantanti, ballerini e pubblico, il quale ammirava ed applaudiva le danzatrici solo perch\u00e9 discinte e in lubrici atteggiamenti.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il <strong>Goethe<\/strong> nel 1786 osservava come da noi fossero applaudite specialmente quelle che davano maggiore spettacolo della propria nudit\u00e0. Ed infatti questi abusi fecero intervenire il <em>Consiglio dei Dieci<\/em> che nel 1793 proib\u00ec severamente, quantunque inutilmente, le forme immodeste e i colori equivoci delle donne da palcoscenico.\u00a0Il suddetto <strong>Marcello<\/strong> boriosamente le dipingeva capricciose, le loro mamme compiacenti, e i loro protettori disposti a farsi pelare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per una virtuosa di ballo per poco la Repubblica non si trov\u00f2 in gravi imbarazzi. Era costei <strong>Barberina Campanini<\/strong> che aveva gi\u00e0 fatto girare la testa alle platee di Parigi e di Londra. Lord <strong>Mackenzie<\/strong>, del ceppo reale degli <em>Stuardi<\/em>, se n&#8217;era invaghito al punto da portarsela a Venezia. Ma il re prussiano <strong>Federico II<\/strong>, che aspettava la bella a Berlino per un corso di rappresentazioni, mont\u00f2 su tutte le furie e si rivolse al <em>Senato Veneto<\/em> perch\u00e9 obbligasse la <strong>Barberini<\/strong> a mantenere i suoi impegni. Per dimostrare che non scherzava fece intanto arrestare l&#8217;ambasciatore veneto in viaggio per Londra attraverso il territorio della Prussia. La Repubblica (osserva il <strong>Molmenti<\/strong>) oramai senilmente remissiva, cedette e concesse all&#8217;impetuoso monarca che la <strong>Barberini<\/strong> fosse rapita dagli sgherri tedeschi e portata a Berlino. Sembra per\u00f2 che tal rapimento non abbia contristato l&#8217;animo della leggiadra femmina!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dai patrizi era considerato allora una galanteria avere per amanti donne di teatro, le quali sapevano cos\u00ec bene destreggiarsi che spesso diventavano spose legittime di ricchi gentiluomini. La cantante <strong>Teresa Ventura<\/strong>, figlia di un vetturale di Vicenza, spos\u00f2 il nobile <strong>Alvise Venier<\/strong>; la ballerina <strong>Vittoria Peluso<\/strong> fu impalmata dal marchese <strong>Calderari<\/strong>; la sopra mentovata <strong>Barberina<\/strong>, dopo aver servito a parecchi spasimanti, tra cui il re di Prussia, pass\u00f2 a nozze con il barone <strong>de Cocccej<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In particolare modo la nobilt\u00e0 veneziana si lasciava spogliare da queste abilissime sirene, che il popolo, con vocabolo felicissimo chiamava <em>Pelarine<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La boria dei comici, ballerini e cantanti non aveva ritegno neppure sul palcoscenico. Non sanno nemmeno leggere la parte (scriveva in proposito il <strong>Chiari<\/strong>), chi borbotta pi\u00f9 lento di uomo che vada al patibolo; che va come ruota che vada da molino; chi strilla, chi canta, chi spirita, chi non sente, chi dorme, chi mena le mani che par che fili; chi le braccia che par che annaspi; i comici non sanno n\u00e9 vivere, n\u00e9 morire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eppure volevano applausi e se li accaparravano tra amici nel pubblico e in mezzo agli stessi attori i quali nascosti dietro le quinte battevano furiosamente le mani e urlavano: bene, brava!\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I ballerini esigevano trasformazioni spettacolose, decorazioni imponenti, fuochi d&#8217;artificio continui, sciocche buffonerie, in cambio di sgambetti pi\u00f9 lubrici, che plastici.\u00a0Par ci\u00f2 che riguarda la musica, un autore dell&#8217;epoca cos\u00ec si esprime: I motivi vengono scritti prima delle parole e messi a seccare al fumo come le arringhe, maestro, cantanti, pittori, comparse pretendono di fare i poeti; chiedono le arie da scirocco, i recitativi da tramontana, e il virtuoso vuol fare da uomo, da donna, da buffone, da eroe. Ostinati come muti, battono il tempo con il ventaglio e lo scettro; sputano ad ogni pausa; danno a gran voce dell&#8217;asino al suggeritore; ridono con gli attori oppure con i palchetti ove si asside la nobilt\u00e0 (la platea non \u00e8 degnata neppure di uno sguardo perch\u00e9 raccoglie la plebe); prendono tabacco facendo interrompere l&#8217;orchestra; si slacciano per cantare meglio; si permettono di uscire mezzo svestiti nelle scene finali, ed altre piacevolezze del genere.\u00a0Per il ballo succedevano fatti analoghi. Il maggior pregio delle ballerine consisteva nel mostrare i calzoni mal celati dalle gonne troppo corte. Su principio del secolo XVII due ballerini bastavano; pi\u00f9 tardi erano pochi cinquanta. N\u00e9 il pubblico si accontentava di un solo ballo per serata, ma ne voleva persino tre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il teatro invadeva la vita privata. Nelle feste famigliari i gentiluomini conducevano a casa le ballerine e ballavano con esse, mentre le mogli si contentavano di guardare. (1)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) ATP. IL GAZZETTINO, 2 febbraio 1935<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Il mondo del teatro veneziano nel Settecento Gli ignobili istrioni del Teatro Antico ben si meritano, con la condotta anormale, gli obbrobriosi epiteti con cui li bollava il mondo. Infame gente (li defin\u00ec San Giovanni Grisostomo), rovina dell'altrui patrimonio! L'invettiva riguardava specialmente le femmine! 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