{"id":59515,"date":"2020-06-28T12:29:58","date_gmt":"2020-06-28T12:29:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=59515"},"modified":"2020-07-03T14:22:56","modified_gmt":"2020-07-03T14:22:56","slug":"una-farmacia-del-700-ii-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=59515","title":{"rendered":"Una farmacia del &#8216;700 (II parte)"},"content":{"rendered":"\n<h3>Una farmacia del &#8216;700 (II parte)<\/h3>\n<p><strong>I frequentatori<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La farmacia dell&#8217; &#8220;<em>Aquila Nera<\/em>&#8220;, in <em>campo San Salvador<\/em>, offriva facile pretesto di sosta a quanti dai sestieri di l\u00e0 del Ponte erano diretti a San Marco. Caff\u00e8, librerie, spezierie, erano nel Settecento abituale ritrovo di conversazioni: vi si facevano o vi si disfacevano le fame pi\u00f9 consolidate o appena nascenti, vi si discutevano le novit\u00e0 librarie o le commedie rappresentate al San Luca o al Sant&#8217;Angelo, vi si rispecchiavano le diatribe fra <em>goldoniani<\/em> e <em>granelleschi<\/em>, si sussurrava qualche pettegolezzo sollevando indiscretamente i veli delle alcove patrizie. Nei suoi giorni di buon umore <strong>Francesco Rigoni<\/strong> appariva agli avventori meno burbero che non di fronte al disgraziato suo nipote; e intratteneva con essi una gaia conversazione, poich\u00e9 aveva l&#8217;arguzia pronta, il discorso fiorito di barzellette. Quando il vecchio non c&#8217;era, poco garbatamente i modi duri ed alteri del <strong>Migliorati<\/strong>: ed era pi\u00f9 piacevole la compagnia del giovane <strong>Rigoni<\/strong>, sempre cortese ed affabile con quanti entravano in bottega. La simpatia palesemente dimostratagli da costoro non era una delle ultime cause per cui il <strong>Migliorati<\/strong> vedeva di mal occhio <strong>Giovanni Rigoni<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un pubblico diverso, a seconda delle ore, si intratteneva a conversare all'&#8221;<em>Aquila nera<\/em>&#8220;; erano mercanti arricchiti con l&#8217;esportazione e l&#8217;importazione dall&#8217;Oriente, patrizi di autentica aristocrazia od anche barnabotti, e letterati ed artisti. Fra i pi\u00f9 assidui <strong>Marc&#8217;Antonio Zorzi<\/strong>, il N.H. <strong>Zuanne Vezzi<\/strong>, il conte <strong>Bonomo Algarotti<\/strong>, il padre <strong>Carlo Lodoli<\/strong>, allora gi\u00e0 vecchio architetto e filosofo, e l&#8217;abate <strong>Conti<\/strong>, suo amico e seguace nell&#8217;ammirazione per <strong>G.B. Vico<\/strong>, <strong>Antonio Buratti<\/strong>, <strong>Giorgio Gettoni<\/strong>, <strong>Antonio Zanon<\/strong>, <strong>Pietro Manzoni<\/strong>, l&#8217;editore <strong>G.B. Pasquali<\/strong>, l&#8217;abate <strong>Ceresara<\/strong>. Il convegno quotidiano di questi &#8220;<em>cospicui soggetti<\/em>&#8220;, mentre rallegrava il giovane che nella natia cittadina aveva tanto sognato di avvicinare i patrizi e i letterati veneziani, rispecchiava una certa fama sul proprietario della farmacia, il quale passava pure per un uomo dotto e degno di essere citato con onore nei ritrovi cittadini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma un episodio, dovuto alla stravaganza del vecchio <strong>Rigoni<\/strong>, allontan\u00f2 alcuni di questi avventori. Nelle vicinanze di San Rocco vi erano le fabbriche di precipitato rosso e di sublimato corrosivo; gli abitanti di quel sestiere rivolsero una petizione al governo perch\u00e9 tali fabbriche fossero allontanate essendone nocive le esalazioni, e appoggiarono tale richiesta con un attestato di vari farmacisti di Venezia, di cui il conte <strong>Algarotti<\/strong> aveva raccolto le firme. Il rigone firm\u00f2 egli pure, ma un bel giorno, pentito di aver dato la sua adesione, chiese all&#8217;<strong>Algarotti<\/strong> di vedere il certificato, e quando, con tale pretesto, l&#8217;ebbe nelle mani, tagli\u00f2 con una forbice la propria firma. L&#8217;<strong>Algarotti<\/strong> ne fu indignato, e in seguito a ci\u00f2 con lui lasciarono per sempre la farmacia alcuni patrizi suoi amici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma alla fortunata situazione dell'&#8221;<em>Aquila nera<\/em>&#8221; non tard\u00f2 a procurare altri illustri frequentatori: primo fra tanti <strong>Carlo Goldoni<\/strong>, poi il medico <strong>Giuseppe Marca Bruni<\/strong>, il matematico abate <strong>Lodovico Zucconi<\/strong>, <strong>Antonio Braida<\/strong>, <strong>Giuseppe Bonauguro<\/strong>, i fratelli <strong>Zanetti<\/strong> e <strong>Francesco Zagagnin<\/strong>, appartenenti questi ultimi al ceto di quegli artigiani artisti, in ogni tempo e ancor oggi fiorente a Venezia. A questi avventori il <strong>Rigoni <\/strong>si riconosceva debitore dei &#8220;<em>lumi<\/em>&#8221; acquistati, del buon gusto in fatto di lettere, dell&#8217;aver abbandonato questa ruvidezza, quell&#8217;ineleganza nei costumi e nel parlare che rivelavano la sua origine provinciale e di cui egli si vergognava come di una colpa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I discorsi dei dotti gli dischiusero nuovi orizzonti, e impar\u00f2 cose nuove: &#8220;<em>somministravano a me un&#8217;infinit\u00e0 di riflessi, di nuovi stimoli ad illuminarmi<\/em>&#8220;, senza dei quali egli sarebbe rimasto al livello del mortaio o del facchino che vi pestava dentro. Fra gli avventori erano pure specialmente <strong>Carlo<\/strong> si leg\u00f2 al vecchio <strong>Rigoni<\/strong>, e lo ebbe spesso suo ospite in citt\u00e0 ed in campagna. Il <strong>Rigoni<\/strong> ricambiava tanta cordiale amicizia con un paio di pranzi in carnevale, pranzi a cui era invitata la sorella del giovane <strong>Rigoni<\/strong>, <strong>Marianna<\/strong>, col marito; e il <strong>Migliorati<\/strong>, che a tali pranzi era quasi sempre ammesso, era incaricato di allestire &#8220;<em>spendendo alla gagliarda<\/em>&#8220;, mentre approfittando delle sue amicizie nella servit\u00f9 delle case patrizie, faceva preparare dei piatti nelle cucine di <em>Ca&#8217; Manin<\/em> e di <em>Ca&#8217; Frasetti<\/em> (e forse metteva in conto al padrone anche i piatti preparati dai cuochi amici). Per la sera, sempre a spese del vecchio <strong>Rigoni<\/strong>, si recavano tutti a teatro, e il <strong>Migliorati<\/strong>, vestito pomposamente in maschera, serviva di braccio le signore <strong>Maracci<\/strong>, mentre <strong>Giovanni<\/strong> restava a custodire la casa e la bottega.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altro assiduo della spezieria era don <strong>Giacomo Giradi<\/strong> da San Samuele. Questi prese in grande simpatia il povero giovane, di cui apprezzava le nozioni di lui: gli insegn\u00f2 l&#8217;aritmetica e lo ammaestr\u00f2 in tutte le pi\u00f9 complicate leggi dei numeri, gli insegn\u00f2 la lingua francese, che a tarda sera il giovane aveva sino allora tentato di studiare con un libercolo da pochi soldi. Non volle il <strong>Giradi<\/strong> altra ricompensa a ci\u00f2 se non la gratitudine dell&#8217;allievo, mentre la sordida indifferenza dello zio non valse all&#8217;abate nemmeno una parola di ringraziamento, e il <strong>Migliorati<\/strong> gli usava tutti i dispetti possibili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;ambiente della spezieria, che il <strong>Rigoni<\/strong> descrive nella sua cronaca, era degno d&#8217;essere posto in commedia. E <strong>Giovanni<\/strong> ci pensava spesso, <strong>Carlo Goldoni<\/strong>, nei primi tempi del soggiorno del giovane farmacista&nbsp;a Venezia, frequentava spesso la spezieria e vi si recava a conversare col suo fare bonario, forse molto pi\u00f9 osservando che parlando, e guardava dalla porta la gente che andava e veniva, l&#8217;arguto popolo della sua Venezia, come, dall&#8217;alto del piedistallo, lo guarda ora nel vicino <em>campo San Bartolomeo<\/em> l&#8217;arguta statua del <strong>Dal Zotto<\/strong>. Quando si rammaricava il cronista che il &#8220;<em>celeberrimo poeta comico<\/em>&#8221; avesse lasciato Venezia (scriveva questo nel 1765, e <strong>Carlo Goldoni<\/strong> era partito per Parigi il 15 aprile del &#8217;62) senza che egli gli avesse potuto esporre le scenette che si svolgevano dietro le quinte della sua casa e nella bottega dello &#8220;<em>spezier all&#8217;Aquila negra<\/em>&#8220;! Il <strong>Rigoni<\/strong> avrebbe potuto fornire al commediografo tutti gli elementi necessari per congegnare una rappresentazione comica. Aveva cos\u00ec perduto l&#8217;occasione di far esporre al ridicolo, sotto falso nome, i protagonisti del piccolo dramma che si svolgeva nel retrobottega della spezieria, dramma di cui egli era la vittima, mentre non avrebbe disdegnato essere posto pure lui in ridicolo sulle scene, assieme agli altri che di ridicolo erano been degni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;E infatti quale ci resta oggi il racconto nelle pagine pi\u00f9 vivaci del cronista vediamo gi\u00e0 quanto frutto ne avrebbe ricavato il <strong>Goldoni<\/strong> per un&#8217;opera scenica intitolata <em>La bottega del farmacista<\/em> o <em>Il vecchio raggirato<\/em> o<em> Il furbo raggiratore<\/em>, che avrebbe riprodotto la commedia tra quattro personaggi, che alla vittima poteva a ragione sembrare quella che alla fine del secolo si dir\u00e0 una &#8220;<em>commedia lagrimosa<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di tanto in tanto facevano qualche breve apparizione nella spezieria alcuni tipi estetici, qualche personaggio curioso. Uno strano avventore fu quell&#8217;irlandese, che non volle presentarsi di persona, ma affid\u00f2 una lunga commissione al suo interprete, uno di quei vecchi che sono soliti di offrire a Venezia i loro servigi ad ogni forestiere. Il committente era Lord <strong>Baltimore<\/strong>, governatore perpetuo della colonia inglese di <em>Maryland<\/em>, &#8220;<em>ricco e generoso soggetto, fanatico per la medicina, e tutto rimedi, tutto Ippocrate, e tutta la caterva medica in testa<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per parecchi giorni giunsero da parte del forestiere replicate commissioni di triaca e di cento altre &#8220;<em>spezierie<\/em>&#8220;. Ma un giorno a mezzo del solito messo, egli mand\u00f2 a dire di voler parlare col farmacista in persona. Il vecchio Rigoni sped\u00ec il <strong>Migliorati<\/strong> all&#8217;abitazione dell&#8217;irlandese. Il <strong>Migliorati<\/strong> indoss\u00f2 la veste di gala, si mise in capo una parrucca nuova fiammante, si lisci\u00f2 le ciglia, infil\u00f2 un paio di calzoncini alquanto stretti alla cintura, mettendo in mostra l&#8217;ampio ventre, sostitu\u00ec le calze nere con un paio di calze bianche di seta, e si rec\u00f2 al <em>palazzo Dolfin<\/em> sulla <em>riva di San Biagio<\/em>, dove alloggiava il forestiere. Ritorn\u00f2 in farmacia con un regalo&nbsp;confessato di quattro zecchini e con nuove commissioni che affidava a <strong>Giovanni Rigoni<\/strong>, ma di cui egli riscosse poi i frutti. Di qui nuove ire represse del giovane contro il direttore della farmacia e contro lo zio cieco e inumano. &#8220;<em>Le anime pi\u00f9 vili, indegne, barbare, non credo si possano trovar i loro simili della terra; gioco di non trovar i loro simili n\u00e9 fra gli Ottentotti, n\u00e9 fra i selvaggi irochesi<\/em>!&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le stravaganze del proprietario e le cattive maniere del direttore fecero allontanare ancora altri frequentatori della farmacia; la conversazione dell&#8217; &#8220;<em>Aquila nera<\/em>&#8221; era in decadenza! la situazione della bottega, la comodit\u00e0 del locale (un ampio vano perfettamente quadrato non valevano di fronte alla singolarit\u00e0 dell&#8217;uno e alla selvatichezza dell&#8217;altro; ci\u00f2&nbsp;che confermava il detto che &#8220;<em>gli uomini fanno botteghe e le botteghe gli uomini<\/em>&#8220;. Di pi\u00f9 molti avventori erano a giorno del modo con cui veniva trattato il giovane <strong>Rigoni<\/strong>; il vecchio passava una gran parte dell&#8217;anno in campagna, il <strong>Migliorati<\/strong> rivolgeva raramente la parola ai clienti, n\u00e9 era in grado di intrattenere i letterati di soggetti letterari, gli artisti di argomenti d&#8217;arte, e cos\u00ec a poco a poco con una scusa, o con l&#8217;altra disertarono quasi tutti, e pochi restarono &#8220;<em>del partito del furlano<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A <strong>Giovanni Rigoni<\/strong> non rimase altro sfogo se non le pagine del suo diario o la conversazione di pochi amici che si era procurato a Venezia, fra i quali gli era particolarmente caro <strong>Antonio Morassutti<\/strong>, parrucchiere confinante con l&#8217; &#8220;<em>Aquila nera<\/em>&#8220;, il quale confortava il giovane con qualche consiglio o con alcuni apologhi che traeva dal <em>Teatro della Turchia<\/em> del <strong>Febvre<\/strong>. E questi conforti letterari persuadevano il giovane a pazientare. (1)&nbsp; &#8230;. segue<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) Bruno Brunelli nel <em>Il Marzocco<\/em> dal 12 luglio al 27 settembre 1925 <a href=\"https:\/\/www.vieusseux.it\/coppermine\/index.php?cat=25\">https:\/\/www.vieusseux.it\/coppermine\/index.php?cat=25&nbsp;<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=59461\">Una farmacia del &#8216;700 (I parte)&nbsp;<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una farmacia del &#8216;700 (II parte) I frequentatori La farmacia dell&#8217; &#8220;Aquila Nera&#8220;, in campo San Salvador, offriva facile pretesto di sosta a quanti dai sestieri di l\u00e0 del Ponte erano diretti a San Marco. 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