{"id":59461,"date":"2020-06-21T12:16:08","date_gmt":"2020-06-21T12:16:08","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=59461"},"modified":"2020-06-21T12:16:12","modified_gmt":"2020-06-21T12:16:12","slug":"una-farmacia-del-700-i-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=59461","title":{"rendered":"Una farmacia del &#8216;700 (I parte)"},"content":{"rendered":"\n<h3>Una farmacia del &#8216;700 (I parte)<\/h3>\n<p><strong>L&#8217;ambiente<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In una miscellanea di lettere e di memorie del Settecento ho scovato la cronaca manoscritta di una farmacia veneziana, cronaca cos\u00ec dettagliata e vivace che potrebbe offrire facile argomento ad una commedia: ci\u00f2 che apparve, come vedremo, pure all&#8217;autore che la stendeva. Mi atterr\u00f2 alle notizie pi\u00f9 importanti, ch\u00e9 la cronaca degenera spesso nel pettegolezzo e nella minuta narrazione delle diatribe dell&#8217;autore con uno zio alquanto stravagante. Si tratta del valdagnese <strong>Giovanni Rigoni<\/strong>, che aveva acquistato pratica nell&#8217;arte del farmacista nella bottega paterna, ma mal soffriva l&#8217;angusto ambiente di una piccola farmacia, e specialmente di un borgo di provincia qual era Valdagno. Il giorno in cui pot\u00e9 trovare impiego presso uno zio, farmacista a Venezia, fu certamente il pi\u00f9 fausto della sua vita. finalmente gli si schiudeva dinanzi la grande &#8220;<em>metropoli<\/em>&#8220;, che era stata sempre la sua pi\u00f9 grande aspirazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mentre si avviava da <em>Valdagno<\/em> a Venezia, nel 1759, egli non si sarebbe mai immaginato di andare incontro a tante delusioni, a cominciare dall&#8217;accoglienza fattagli dallo zio <strong>Francesco<\/strong>, che egli sapeva un po&#8217; rude, ma che sperava nutrisse in fondo qualche affetto per il nipote, e che invece era un perfetto &#8220;<em>rustego<\/em>&#8221; egoista. <strong>Francesco Rigoni<\/strong> aveva servito da giovane in una farmacia alla Giudecca, poi al &#8220;<em>Vaso d&#8217;oro<\/em>&#8221; in <em>campo Santa Maria Formosa,<\/em> poi alla &#8220;<em>Testa d&#8217;oro<\/em>&#8221; al <em>ponte di Rialto<\/em>, e finalmente alla &#8220;<em>Madonna<\/em>&#8221; in <em>campo San Bartolomeo<\/em>. Quando un certo <strong>Calvi<\/strong>, bergamasco, mercante di chiodi e ferramenta al <em>ponte di Rialto<\/em>, acquist\u00f2 la spezieria all&#8217;insegna dell'&#8221;<em>Aquila nera<\/em>&#8221; in <em>campo san Salvador<\/em>, chiam\u00f2 a direttore della bottega il <strong>Rigoni<\/strong>, che poi diveniva socio del <strong>Calvi<\/strong>. Le guerre del 1734 avevano procurato non piccoli guadagni alla farmacia, che aveva fornito all&#8217;esercito di terra e di mare droghe e medicine; l&#8217;azienda divenne sempre pi\u00f9 prospera. <strong>Francesco Rigoni<\/strong> era allora serio e attivo, ma giovane e in condizioni agiate; e come poteva allora un giovane veneziano non amare gli spassi e non ricercare il sorriso di una donna? Ed ecco infatti il rigoni trovarsi un &#8220;<em>comare<\/em>&#8220;, e mantenerla lussuosamente pagando al marito l&#8217;affitto di una bottega da &#8220;<em>barettin<\/em>&#8221; all&#8217;insegna del &#8220;<em>Sole<\/em>&#8220;; ma non dur\u00f2 a lungo il legame, ch\u00e9 un po&#8217; alla volta, oltre alla &#8220;<em>comare<\/em>&#8220;, il <strong>Rigoni<\/strong> dovette pensare ai figlioli di essa, due capi scarichi, che avevamo poca voglia di far bene. Ed accolse invece in casa una nipote, sorella del nostro <strong>Giovanni<\/strong>, <strong>Marianna<\/strong>, che promise sposa a <strong>Giovanni Antonio Marin<\/strong>, il quale si spacciava per fiorentino e letterato ed era uno dei pi\u00f9 assidui frequentatori della spezieria; n\u00e9 la distanza di et\u00e0, il <strong>Marin<\/strong> contava 44 anni la <strong>Rigoni<\/strong> 18, parve un ostacolo al matrimonio, che poco dopo segu\u00ec. Ma il preteso letterato non si perit\u00f2 dall&#8217;aprire, dopo sposato, un negozio di &#8220;<em>specchi, conterie, droghe, e altri generi<\/em>&#8221; in societ\u00e0 con certo <strong>Miletich<\/strong>, raguseo, che commerciava in Oriente. Gli affari del <strong>Marin<\/strong> andarono presto assai male, tanto che gli convenne chiudere un occhio sulle faccende di casa; pare che &#8220;<em>le corna non gli facessero pi\u00f9 tanta paura<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il male si \u00e8 che dal fallimento del <strong>Marin<\/strong> ebbe qualche danno il credulo zio, che aveva firmato alcune carte per il marito della nipote, per la quale aveva nutrito sempre una certa tenerezza, che offriva argomento a maligne chiacchiere agli sfaccendati frequentatori dei caff\u00e8 della <em>Merceria<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo punto giunse a Venezia il nipote <strong>Giovanni Rigoni<\/strong>. A primo aspetto la grande citt\u00e0 lo sgomentava; egli si trova impacciato non conoscendo alcuno, tranne lo zio, la cui accoglienza, come dissi, non fu troppo incoraggiante. Gli furono tanto tagliati i capelli, gli si mise la parrucca tonda\u00a0&#8220;<em>alla Dolfina<\/em>&#8220;, gli si fecero indossare una vesta nera e un grembiule (&#8220;<em>la falda<\/em>&#8220;) a complemento della livrea di garzone, e lo si cacci\u00f2 subito in bottega a fabbricare <em>triaca<\/em> e ad riempirne vasetti. Poco lo zio ammaestr\u00f2 nella professione del farmacista, ch\u00e9 quasi subito dopo l&#8217;arrivo del nipote egli se ne and\u00f2 in campagna e lasci\u00f2 il giovane sotto la guida di <strong>G.B. Migliorati<\/strong>, un friulano, che godeva la fiducia del padrone e che dirigeva la farmacia in assenza di lui, e di una greca, un po&#8217; donna di governo e un po&#8217; serva, e pi\u00f9 ancora padrona di casa, <strong>Zanetta Coraffana<\/strong>, dalla quale il giovane aveva poco da imparare, specialmente quanto a moralit\u00e0, poich\u00e9 essa giocava doppio consentendo contemporaneamente alla corte del vecchio <strong>Rigoni<\/strong> e del <strong>Migliorati<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per l&#8217;alloggio il giovane <strong>Rigoni<\/strong> dovette acconciarsi a dormire in una stanza meschina, una specie di soffitta, col facchino della farmacia, su una cuccetta angusta e dura, invidiando la sorte del <strong>Migliorati<\/strong> che dormiva comodamente in un letto padronale. Il salario concessogli consisteva in poche lire al mese, e soltanto in seguito gli fu elevato a ducati 2 e mezzo, restando a suo completo carico vestiario, barba e parrucche. Cos\u00ec egli doveva accontentarsi di un abito di &#8220;<em>ru\u00e8<\/em>&#8221; o di &#8220;<em>camelotto<\/em>&#8221; d&#8217;estate, e di &#8220;<em>pannato di sottoportico<\/em>&#8221; l&#8217;inverno, mentre il <strong>Migliorati<\/strong> sfoggiava, come un ricco damerino, abiti di seta per l&#8217;uso quotidiano, tabarri di scarlatto, un magnifico vestito da maschera, biancheria finissima, panni di Francia da 28 a 30 lire il braccio, posateria d&#8217;argento sua speciale a tavola; tutte cose che nemmeno il salario mensile di dieci ducati poteva giustificare, e soltanto un cieco come il vecchio <strong>Rigoni<\/strong> poteva non accorgersi che tutto ci\u00f2 derivava da qualche esplorazione fatta di nascosto nella cassa della farmacia. Ma ci\u00f2 non era tutto: mentre il giovane <strong>Rigoni<\/strong>, recandosi a Venezia, sperava di poter godere spesso feste e teatri, egli si avvide subito come questi spassi gli fossero preclusi per il misero peculio a sua disposizione e per l&#8217;obbligo fattogli di restare in casa la sera a custodia dell&#8217;abitazione e del negozio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il <strong>Migliorati<\/strong> invece, se di carnevale, usciva vestito in maschera, con l&#8217;aspetto intraprendente, con lo spadino e il mantello rosso: e fuor della &#8220;<em>velada<\/em>&#8221; gli uscivano le pi\u00f9 belle &#8220;<em>cascate<\/em>&#8221; di pizzo e al collo era appuntato un vistoso &#8220;<em>rosettone<\/em>&#8221; di brillanti. E si recava al caff\u00e8 o alle conversazioni o al teatro, dove raggiungeva la signora <strong>Pagello Calura<\/strong>, cui faceva da cavalier servente, e con la quale si dava ogni anno lo spasso di un prolungato soggiorno in campagna. Non era forse per costei che il <strong>Migliorati<\/strong> aveva comperato dal sarto <strong>Bartoluzzi<\/strong> detto <em>Scaton<\/em> una pelliccia di &#8220;c<em>amelotto<\/em>&#8221; verde? E non era noto a tutti certo suo legame passato con una ballerina detta &#8220;<em>La Mora<\/em>&#8220;, che gli aveva procurato qualche noia?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In bottega il galante farmacista aveva soppressa la parrucca tonda e adottata quella a borsa, e portava il grembiule arrotolato intorno al ventre, e lo faceva scomparire in una tasca o dietro al basso se entrava qualche elegante cliente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Giovanni Rigoni<\/strong>, se volle impratichirsi nell&#8217;esercizio della sua arte, dovette accontentarsi di osservare quanto faceva lo zio e di copiare di notte tempo il ricettario del <strong>Boerhave<\/strong>, ch\u00e9 dal <strong>Migliorati<\/strong> invano avrebbe atteso insegnamenti. D&#8217;altra parte il friulano attendeva pi\u00f9 volentieri ad altri negozi. Un certo affare di triaca da spedire in Francia gli aveva procurato una catena da orologio d&#8217;oro, al vecchio <strong>Rigoni<\/strong> a ripetizione di poco prezzo e al nipote una volgarissima scatola di carta per tabacco. Insomma anche in questa faccenda il <strong>Migliorati<\/strong> si era serbata la parte del leone, procurandosi indirettamente quanto aveva adocchiato nella mostra del signor <strong>Carlo Latour,<\/strong> mercante di &#8220;<em>bizuterie<\/em>&#8221; in <em>Merceria<\/em>, cui giungevano le pi\u00f9 eleganti bagatelle che la moda divulgasse a Parigi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qualche anno dopo (nel 1766) il <strong>Migliorati<\/strong> prender\u00e0 a volo un altro affare che gli procurer\u00e0 qualche altro guadagno. Il signor <strong>Marzio Giandolini<\/strong> di <em>Latisana<\/em>, fattore di casa <strong>Mocenigo<\/strong> nel Friuli, volendo recare omaggio al Doge <strong>Alvise IV Mocenigo<\/strong> in occasione delle magnifiche nozze <strong>Mocenigo-Grimani<\/strong>, pens\u00f2 di mettere assieme una raccolta di versi del proprio figlio <strong>Francesco<\/strong>, poeta di qualche facilit\u00e0 ed eleganza; di scegliere la stamperia, i rami, la carta, la legatura diede commissione al <strong>Migliorati<\/strong>, il quale non risparmi\u00f2 spese di raso, ricami e fiocchi d&#8217;oro, legatura sontuosa, e in tale faccenda pot\u00e9 quindi lucrare per parte sua una cinquantina di ducati.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il giovane <strong>Rigoni<\/strong> si sentiva sempre pi\u00f9 a disagio di fronte ai tre padroni che in realt\u00e0 dirigevano l&#8217;azienda; il <strong>Migliorati<\/strong> che faceva ogni suo comodo, la greca <strong>Zanetta<\/strong>, che, sicura del favore del padrone e dell&#8217;amante, spadroneggiava a suo agio, pronta a tradire l&#8217;uno e l&#8217;altro con gli amici numerosi che aveva fuori bottega, e il padrone vero che per il quieto vivere lasciava dire e fare, e si racchiudeva nel suo egoismo, senza dimostrare alcun affetto verso il nipote, che dava sfogo alle sue ire nelle lunghe pagine del suo diario, ma era impotente a reagire o a far aprire gli occhi allo zio. E la greca non era la meno inferocita dei tre contro il giovane intruso.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma un bel giorno il <strong>Rigoni<\/strong> la vide insolitamente benevola ed affabile con lui, &#8220;<em>Gatta ci cova<\/em>&#8220;, pens\u00f2. E infatti si rilev\u00f2 presto la trama di un nuova congiura a suo danno. La greca si recava di frequente in casa di una gentildonna <strong>Contarini<\/strong> da <em>Santa Trinit\u00e0<\/em>, &#8220;<em>barnabotta<\/em>&#8220;; la greca era stata qualche anno al servizio di quella dama delle cui origini molto si mormorava. Le visite\u00a0erano ricambiate in farmacia dalla <strong>Contarini<\/strong>, che accompagnava seco una sua figlia, &#8220;<em>giovine e non brutta, saggia di ottimo fondo<\/em>&#8220;; madre e figlia usavano qualche cortesia al povero <strong>Rigoni<\/strong>. <strong>Zanetta<\/strong>, quasi per gioco, azzard\u00f2 un giorno qualche frase su un eventuale matrimonio; il <strong>Rigoni<\/strong> cap\u00ec che si cercava di appioppargli la ragazza, seppe come la madre non fosse legittimamente legata al <strong>Contarini<\/strong> che passava per suo marito, e si affrett\u00f2 quindi a deludere i progetti delle due e della serva che prestava alle donne la sua opera di mezzana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma non fu questo il solo tentativo del genere: certa signora <strong>Marta B&#8230;.<\/strong>, che abitava nella vicina <em>merceria San\u00a0Salvador<\/em>, conosceva pure <strong>Zanetta<\/strong> e veniva nella casa del farmacista recando seco tre figliole piuttosto belle, la serva si prestava volentieri a lasciar soli il giovane e Francesca, la magggior parte di queste donzelle, e i due si infiammarono a tal punto che poco manc\u00f2 che il <strong>Rigoni<\/strong> &#8220;<em>commettesse la somma di tutte le stoltezze, che mai pu\u00f2 far l&#8217;uomo<\/em>&#8221; cio\u00e8 di sposarla. E si ritrasse in tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0Lo zio non s&#8217;accorgeva di tutto ci\u00f2: gli bastava che il nipote fosse sempre nella bottega a servire i clienti, pronto a rimproverarlo se constatava qualche ammanco (e se n&#8217;accorgeva di rado) nella &#8220;<em>cassella<\/em>&#8221; del banco, ammanchi che il nipote sapeva dovuti alle avide mani del <strong>Migliorati<\/strong> e a quelle ancor pi\u00f9 lunghe della serva greca. E&#8217; vero che il <strong>Rigoni<\/strong> confessa di avere pure &#8220;<em>pescato<\/em>&#8221; nella famosa &#8220;<em>cassella<\/em>&#8220;, ma a ci\u00f2 lo costringeva la irragionevolezza dello zio che gli passava un salario irrisorio, appena degno di un facchino. Non restava al <strong>Rigoni<\/strong> se non il conforto offertogli dall&#8217;esempio di altri suoi coetanei, pure maltrattati dai parenti: un nipote del ricchissimo mercante <strong>Pietro Manzoni<\/strong>, per esempio, obbligato dallo zio a sposare la brutta ma ricca figlia di <strong>Giovanni Maggioni<\/strong>, ricco &#8220;<em>margariter<\/em>&#8220;, e nonostante ci\u00f2 posposto a due giovani di negozio, <strong>Giovanni Rivi<\/strong> e <strong>Pietro Astori<\/strong>, detto &#8220;<em>damegiana<\/em>&#8221; per la sua figura piccola e grossa. Annotava il <strong>Rigoni<\/strong> in margine alla sua cronaca: &#8220;<em>Solatium miseria est socios halbere poenatum<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E che il vecchio <strong>Rigoni<\/strong> fosse un matto caparbio bastava ad indicarlo la mania di farsi radere la barba anche d&#8217;inverno, un&#8217;ora avanti giorno, obbligando a tale levataccia <strong>Gerolamo Artusi<\/strong>, barbiere a <em>San Paternian<\/em> &#8220;<em>valente in barbe<\/em>&#8220;, ma uomo assai povero e carico di famiglia. Una mania anche questa: ch\u00e9, fatta la barba, l&#8217;uno era obbligato a bruciare il guadagno, 20 soldi, in tanta legna per far giungere l&#8217;ora di aprire bottega, e l&#8217;altro sedeva al bancone a fumar tabacco e ad attendere i primi passanti mattinieri.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Giovanni Rigoni<\/strong> sospirava: egli si era rinchiuso volontariamente in una bella gabbia di matti, e tutto il suo orrore per la provincia e il suo amore per Venezia potevano appena dargli le forze per resistere all&#8217;avvilimento, che talora lo prendeva. Che cosa non avrebbe sopportato per rimanere nella citt\u00e0 ammaliatrice? (1)\u00a0\u00a0&#8230;. segue II parte<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) Bruno Brunelli nel <em>Il Marzocco<\/em> dal 12 luglio al 27 settembre 1925 <a href=\"https:\/\/www.vieusseux.it\/coppermine\/index.php?cat=25\">https:\/\/www.vieusseux.it\/coppermine\/index.php?cat=25\u00a0<\/a><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Una farmacia del '700 (I parte) L'ambiente In una miscellanea di lettere e di memorie del Settecento ho scovato la cronaca manoscritta di una farmacia veneziana, cronaca cos\u00ec dettagliata e vivace che potrebbe offrire facile argomento ad una commedia: ci\u00f2 che apparve, come vedremo, pure all'autore che la stendeva. 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