{"id":58414,"date":"2020-09-14T05:31:52","date_gmt":"2020-09-14T05:31:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=58414"},"modified":"2020-09-14T05:31:52","modified_gmt":"2020-09-14T05:31:52","slug":"scuola-degli-osti-e-dei-caneveri-sotto-linvocazione-di-san-giovanni-battista-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=58414","title":{"rendered":"Scuola degli osti e dei caneveri sotto l&#8217;invocazione di San Giovanni Battista."},"content":{"rendered":"\n<h3>Scuola degli osti e dei caneveri sotto l&#8217;invocazione di San Giovanni Battista.\u00a0\u00a0<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">All&#8217;altare di San Giovanni Battista aveva l&#8217;<em>Arte o mestiere degli Osti, o Tavernieri,<\/em> <em>Altare S. Johannis Baptistae cum confraternitate cauponum<\/em>, dicono gli <em>Apostolici Visitatori<\/em> nel 1581. Fin dal 1174, per suggerimento del Doge <strong>Sebastiano Ziani,<\/strong> si pens\u00f2 seriamente a dare sistema a i disordini nel commercio, i quali si commettevano per colpa anche di coloro che vendevano vino; ed ecco il perch\u00e9 fu istituita la <em>Giustizia Vecchia<\/em>. Ma l&#8217;arte di vendere vino \u00e8 molto pi\u00f9 antica in Venezia, sebbene assai tardi si sia ridotta in un giusto corpo di professione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1355 eressero la loro Scuola in <em>San Matteo di Rialto<\/em>, sotto lo stesso titolo di <em>San Giovanni Battista<\/em>, eppur nemmeno allora costituivano un&#8217;Arte. Non si legge nella loro <em>Matricola<\/em> o <em>Mariegola<\/em> l&#8217;istanza fatta ai <em>Consiglio dei Dieci<\/em> per ottenere tale facolt\u00e0, come riportato in una bolla rinvenuta tra i manoscritti <strong>Svajer<\/strong> della Biblioteca Marciana, riporta:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>&#8220;Magnifico ed Eccelso Coniglio dei X. Humiliter e devote per parte della Universit\u00e0 di Tavernieri s\u00ec di Rialto come di S. Marco, che conciossiach\u00e8 le mente sue sia grandemente inclinade a levar una Schola de M. S. Zuanne nela Giesia de S. Matio de Rialto, dove i possa convegnirse e redurse insieme nella detta Giesia, e l\u00ec fraternalmente adoperar, e far come fano i fratelli delle altre Scuole, cio\u00e8 facendo celebrar, e dei altri beni ad bonore de M.r S. Zuanne e della detta Giesia de S. Matio, non ostante che questo suo esercizio non sia mestier: e perch\u00e8 questo non s\u00ec pol far senza licenza del V:\u00b0 Maggior Consiglio dimandano grazia, che sia concesso di poter lietamente levar la detta Scuola a honor de Dio e del detto Santo. Et perch\u00e8 sia meglio governada la detta fraternit\u00e0 e Schola, dimandemo grazia special, che siamo sottoposti alli Sig:i Giustizieri novi, i quali sia governatori e esecutori delle Parte se contegniran nella sua Mariegola. Die 18 mensis Julii 1355, in Conc.o de X. Pro auctoritate hujus Concilii concedatur pradictis compagnis sicut petunt.&#8221;<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dalla stessa <em>Matricola<\/em> si ricava, che formavano la Confraternita ovvero Universit\u00e0 <em>Osti e Caneveri di Rialto e S. Marco,<\/em>\u00a0e che vi erano arrolati <em>Fanti e Massere<\/em>. Dicono ancora di averla istituita per <em>salvazion dell&#8217;anime<\/em>: e quindi si ordinava, che <em>giorno e notte arda un cesendello avanti l&#8217;Altar de M.r S. Zuanne per l&#8217;anime de tutti fratelli e sorelle<\/em>. Anzi in altro capo \u00e8 detto: <em>Fu ordenado, e cussi piaxete a tutti<\/em>, che cio\u00e8 fratelli e sorelle si radunassero insieme per seppellire i morti.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Restarono dunque in <em>San Matteo di Rialto<\/em> (cos\u00ec si distingue quella chiesa da <em>San Samuele<\/em>, che era anticamente nominata <em>San Matteo<\/em>) 133 anni, ma in parecchi di questi ultimi <em>andada in ruina<\/em>, quando il 16 giugno 1488, per decreto dello stesso <em>Consiglio dei Dieci,<\/em> fu loro permesso di trasferirsi in <em>San Cassiano<\/em>, forse perch\u00e9 anche qui vi era un altare di<em> San Giovanni Battista<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dice il decreto c<em>he la Scuola degli Osti gi\u00e0 eretta del 1355 in S. Matteo, possa trasferirsi in S. Cassiano<\/em>,\u00a0 perch\u00e9 <em>San Matteo<\/em> era <em>Contrada inonestissima.\u00a0<\/em>Io credo, che per la stessa ragione quasi ancora un secolo dopo sia accaduto il traslato degli <em>Osti in San Cassiano<\/em>, dicendosi nel citato decreto del <em>Consiglio dei Dieci<\/em>, che <em>per giusti motivi<\/em> si concede loro facolt\u00e0 d\u00ec trasferirsi, e se vogliamo seguire; la tradizione, ci\u00f2 fu perch\u00e9 le strade erano cos\u00ec sordide e sporche, a cagione delle frequenti meretrici che qui abitavano, che non potevano <em>fare la loro processione<\/em>.\u00a0Nei 130 anni nei quali la Confraternita fu in <em>San Matteo<\/em>, si introdusse il nome di <em>Osti<\/em>, invece di <em>Tavernieri<\/em>, come appare dai documenti sopraccitati .<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Venne ridotta a giusta Arte, questa professione, anche molto prima che si trasferisse nella <em>chiesa di San Cassiano<\/em>, e forse lo fu subito dopo il decreto del 1355. Si ricava questo dalla loro <em>Matricola<\/em>, in cui si denuncia, che la loro Arte andava in dissoluzione di giorno in giorno, a motivo di essere costituite una grande quantit\u00e0 d&#8217;<em>Albergarie, Furatole e Magazzeni, che vende al menudo, e il Fontego dei Todeschi vende pubblico<\/em>. E da ci\u00f2 si rileva, che le <em>Albergarie<\/em> qui nominate erano case concesse dal Principe alle nazioni e comunit\u00e0, con licenza di albergare persone oltramontane e forestiere. Si denunciavano ancora di quelli, i quali facevano <em>beverclasano<\/em>. Erano questi i <em>Panateruoli<\/em>, (cio\u00e8 venditori di pane, che nello Statuto d\u00ec Mazorbo del 1315 si chiamano <em>Pancogoli<\/em>) <em>Pistori<\/em>, e altri mestieri, che compravano <em>vin al menudo<\/em>, e uniti in parecchi, desinavano in qualche Volta o Magazzino nell&#8217;Isola di Rialto, cosa vietata per la vicinanza delle taverne .<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le osterie si dicevano ancora semplicemente <em>Case<\/em>. Quindi nella Matricola, si legge, <em>La Casa dal salvadeza in chao de piazza<\/em>. Si dicevano pure Caneve. Scrive per ci\u00f2 il Dolfino nell&#8217;anno 1416; <em>Fo prima del mexe de zener, fo incontado al publico incanto per Comun in l&#8217;isola de Rialto e de S. Marco el dazio delle Taverne, el qual sono in tutto Caneve 24, delivrade a nobeli homeni M.r Andrea Bembo fo de M.r Piero, &amp; a M.r Andrea Bragadin fo de M.r Pierdaniel, &#8230; dando buona penuria in Comun de ben pagar de mexe in mexe<\/em>. (1)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1773 quest\u2019arte contava 155 addetti cos\u00ec suddivisi: 20 impresari di osteria, 135 uomini a salario.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) Giambattista Gallicciolli. Delle Memorie Venete Antiche profane ed Ecclesiastiche (Vol. VI). Domenico Fracasso 1795 Venezia<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Scuola degli osti e dei caneveri sotto l'invocazione di San Giovanni Battista.\u00a0\u00a0 All'altare di San Giovanni Battista aveva l'Arte o mestiere degli Osti, o Tavernieri, Altare S. Johannis Baptistae cum confraternitate cauponum, dicono gli Apostolici Visitatori nel 1581. 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