{"id":58204,"date":"2022-10-07T03:13:57","date_gmt":"2022-10-07T03:13:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=58204"},"modified":"2022-10-07T17:31:00","modified_gmt":"2022-10-07T17:31:00","slug":"la-battaglia-navale-di-lepanto-o-della-curzolari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=58204","title":{"rendered":"La Battaglia Navale di Lepanto o delle Curzolari"},"content":{"rendered":"\n<h3>La Battaglia Navale di Lepanto o delle Curzolari<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La perdita di Cipro &#8211;&nbsp;L&#8217;eroismo dei Veneziani<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel marzo del 1570 il sultano <strong>Selim II<\/strong> mand\u00f2 a Venezia un messo a chiedere la cessione di Cipro, il Senato rispose che intendeva tenersi l&#8217;isola e difenderla con l&#8217;aiuto di Dio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La guerra si poteva considerare aperta. Una flotta turca, forte di oltre 300 navi e 100 mila uomini, al comando di <strong>Mustaf\u00e0<\/strong>, sbarc\u00f2 truppe nell&#8217;isola di Cipro e pose il blocco alla sua capitale <em>Nicosia<\/em>, che fu presa il settembre, dopo un mese di assedio. La strage fu orrenda; il vescovo <strong>Francesco Contarini<\/strong>, il luogotenente generale <strong>Nicol\u00f2 Dandolo<\/strong> e 40 mila uomini furono uccisi. Le pi\u00f9 belle fanciulle furono invece imbarcate su una nave e destinate ad allietare l&#8217;harem del pasci\u00e0, ma <strong>Armanda Rocas<\/strong>, per evitare il disonore e la prigionia, diede fuoco alle polveri e fece saltare, con se stessa, il naviglio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Caduta la capitale, le altre citt\u00e0 dell&#8217;isola si arresero ai turchi, ma <em>Famagosta<\/em> s&#8217;accinse a una disperata difesa, al comando di <strong>Marcantonio Bragadin<\/strong> e di <strong>Astorre Baglioni<\/strong>. Questo avevano ai loro ordini poco pi\u00f9 di 4 mila uomini validi, che dovevano presidiare le mura e difenderla contro le innumerevoli schiere turche, dotate di potenti bocche da fuoco e macchine d&#8217;assedio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Primo atto di <strong>Mustaf\u00e0<\/strong> fu di mandare ai <strong>Bragadin<\/strong> la testa di <strong>Nicol\u00f2 Dandolo<\/strong>!. Iniziato il blocco, i turchi costruirono dieci ordini di trincee e appostarono cento pezzi di artiglieria grossa. Invano gli assediati opponevano mine a mine, rafforzarono le difese, tentavano delle sortite. I parziali buoni successi costavano pur sempre delle vittime, che non si aveva modo di rimpiazzare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Combatterono eroicamente uomini e donne, soldati e religiosi; i mobili, gli arredi, le suppellettili domestiche servirono per chiudere le brecce che l&#8217;artiglieria turca apriva alle mura; giovani donne occorrevano nelle mischie per curare i feriti e incoraggiare i superstiti; monaci e preti portavano crocefissi e invocavano l&#8217;aiuto divino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo cinque terribili assalti eroicamente respinti, esaurite le polveri e i viveri, rovinate in pi\u00f9 punti le mura, ridotti i difensori a 800 uomini validi, perduta ogni speranza di soccorso dall&#8217;esterno, dopo cinque mesi di lotta accanita, che aveva causato anche ai turchi perdite gravissime, il <strong>Bragadin<\/strong> mand\u00f2 a <strong>Mustaf\u00e0<\/strong> la proposta di resa a buone condizioni. Il generale turco dimostr\u00f2 una cavalleresca ammirazione per l&#8217;eroismo dei veneziani, consent\u00ec che i difensori onorevolmente uscissero con armi e bagagli e si imbarcassero su navi turche, che li avrebbero trasportati a <em>Candia<\/em>, alla popolazione di <em>Famagosta<\/em> garant\u00ec la sicurezza e il libero esercizio della religione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Slealt\u00e0 turca, una strage orrenda<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Bragadin<\/strong> e i nobili veneziani furono accolti sotto la tenda di <strong>Mustaf\u00e0<\/strong> con i pi\u00f9 grandi onori; ma appena saliti sulle navi i nostri furono assaliti. Quaranta uomini che scortavano <strong>Bragadin<\/strong> furono uccisi; un <strong>Querini<\/strong> fu strozzato, un <strong>Tiepolo<\/strong> settantenne fu impiccato, il <strong>Baglioni<\/strong> e altri ufficiali furono tagliati a pezzi, altri soldati furono messi ai remi come schiavi. Infine i turchi si rovesciarono a <em>Famagosta<\/em> e fecero strage orrenda dei suoi abitanti (18 agosto 1571).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A <strong>Bragadin<\/strong> i turchi promisero salva la vita se si fosse fatto maomettano, ma egli era incapace di una tale apostasia; allora gli tagliarono il naso e gli orecchi; lo trascinarono per undici giorni a ludibrio per le strade di <em>Famagosta<\/em>,; lo legarono a una antenna di nave con la quale tra gli schermi e gli insulti, lo tuffarono e rituffarono in mare. Infine <strong>Mustaf\u00e0<\/strong> condann\u00f2 il suo prigioniero ad essere scorticato vivo. Questa orrenda tortura era appena cominciata quando <strong>Bragadin<\/strong> mor\u00ec da eroe e da martire. Finito il supplizio inferoc\u00ec contro il cadavere; la pelle fu impagliata, ricucita e appesa come un fantoccio all&#8217;albero della nave ammiraglia, e trasportata a <em>Costantinopoli<\/em>, con le teste dei nobili veneziani, come trofeo di vittoria, ivi un veneziano riusc\u00ec a trafugarla ed ora si trova in un&#8217;urna di marmo nella <em>chiesa di San Giovanni e Paolo<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La Lega Santa<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel frattempo Venezia implor\u00f2 dal pontefice <strong>Pio V<\/strong> l&#8217;aiuto suo e degli stati cattolici. Il papa intravvide la possibilit\u00e0 di formare una lega marittima contro i turchi. Gli ambasciatori della Chiesa fecero appello alla <em>Repubblica di Genova<\/em>, ai <em>cavalieri di Malta<\/em>, ai <em>re di Francia<\/em> e <em>di Spagna<\/em>, per rinforzare le <em>flotte di Venezia<\/em> e <em>di Roma<\/em>. Tra mille difficolt\u00e0 si riun\u00ec infine una squadra di galee veneziane, romane, genovesi e maltesi, che, sotto il comando di <strong>Marcantonio Colonna<\/strong>, fece rotta per l&#8217;<em>Egeo<\/em>. A questa squadra si aggiunsero poi le navi spagnole del <em>Regno di Napoli<\/em>, al comando di <strong>Gian Andrea Doria<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bench\u00e9 il <strong>Colonna<\/strong> esercitasse nominalmente il comando, la sua flotta era in realt\u00e0 diretta da un consiglio di capi, pi\u00f9 propensi alla prudenza che all&#8217;audacia, e in dissidio tra loro. Un intervento di questa ai primi di settembre avrebbe potuto fare abbandonare ai turchi l&#8217;assedio di <em>Nicosia<\/em>, perch\u00e9 la guarnigione veneziana si difendeva cos\u00ec vigorosamente che i pasci\u00e0 turchi avevano sguarnite le navi di migliaia di combattenti e di bocche da fuoco per l&#8217;assedio. Quando gli ottomani posero l&#8217;assedio a <em>Famagosta<\/em>, i bastimenti del <strong>Colonna<\/strong> tornarono in Italia per svernare (perch\u00e9 allora con le galee raramente si correva il rischio di navigare d&#8217;inverno); le navi veneziane tornarono nelle loro basi a <em>Creta<\/em> e alle <em>isole<\/em> <em>Jonie<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa lega, detta <em>Lega Santa<\/em>, univa il Papa, Venezia, la Spagna e il Duca di Savoia nella comune impresa di proteggere la cristianit\u00e0 dal crescente pericolo mussulmano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L&#8217;arsenale costruisce una galea in un giorno<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si propose di creare una flotta di 300 unit\u00e0, di cui 200 galee e 100 navi a vela con 50 mila combattenti. La costruzione delle galee non presentava difficolt\u00e0. Nell&#8217;arsenale di Venezia una volta si era varata al tramonto una galea cominciata all&#8217;alba. Ma il reclutamento di migliaia di rematori non era cosa da poco. Soltanto nell&#8217;estate del 1571 l&#8217;armata della Lega cominci\u00f2 ad ammassarsi nel porto scelto come prima base, <em>Messina<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La flotta turca intanto continuava a restare concentrata nelle acque di <em>Cipro<\/em>, forte di 200 vele. Ancora prima che <em>Famagosta<\/em> cadesse, <strong>Mustaf\u00e0<\/strong> invi\u00f2 potenti squadre a razziare l&#8217;arcipelago greco, le coste occidentali della Grecia e le <em>isole Jonie<\/em>. I capi di queste squadre avevano pi\u00f9 la mentalit\u00e0 di pirata e di corsaro che d&#8217;ammiraglio. Prendevano il mare per insidiare il commercio degli stati cristiani, saccheggiare i villaggi della costa e procurarsi cos\u00ec bottino e schiavi. Essi sparpagliarono le loro forze in queste imprese secondarie, lasciandosi sfuggire le squadre cristiane, divenire cos\u00ec padroni del <em>Mediterraneo<\/em> ed aprirsi la via ad altre conquiste.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si deve alla chiaroveggente iniziativa e all&#8217;energia indomita del vecchio papa <strong>Pio V<\/strong> lo sforzo coordinato delle potenze cristiane per distruggere la potenza marittima musulmana. Egli insist\u00e9 perch\u00e9 la spedizione del 1571 fosse posta sotto la direzione di uno solo, in luogo di essere comandata da un consiglio di guerra dalle decisioni prudenti e design\u00f2 <strong>De Juan de Austria<\/strong> a capitano generale dell&#8217;armata cristiana. Bench\u00e9 non avesse che 24 anni, <strong>Don Juan<\/strong> si era gi\u00e0 distinto in alcune spedizioni nel <em>Mediterraneo<\/em> e nella repressione della rivolta di <em>Granada<\/em>. Questi precedenti e il rango principesco gli davano il prestigio necessario per avere autorit\u00e0 su vecchi generali come <strong>Marcantonio Colonna<\/strong>, capo delle forze italiane e papali, e <strong>Sebastiano Venier<\/strong>, indomito e violento vecchio di 75 anni, esperimentato uomo di mare, capitano generale della flotta veneziana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Sebastiano Venier<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Spett\u00f2 al <strong>Venier<\/strong> di risolvere durante il periodo del concentramento il problema pi\u00f9 complesso. La flotta veneziane era stata ripartita in due divisioni, una a <em>Creta<\/em> e l&#8217;altro alle <em>isole Jonie<\/em>. Al &nbsp;principio dell&#8217;estate del 1571 il <strong>Venier<\/strong> prepar\u00f2 le sue navi delle <em>isole Jonie<\/em> a prendere il mare e le rinforz\u00f2 di nuove galee costruite nell&#8217;arsenale di Venezia durante l&#8217;inverno. Prima che i suoi preparativi fossero ultimati, l&#8217;avanguardia della armata turca, al comando di <strong>Ulugh Al\u00ec<\/strong> comparve sulle coste occidentali della Grecia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pescatore calabrese, <strong>Ulugh<\/strong> era stato catturato dai corsari barbareschi e aveva passato anni di miseria incatenato a un banco di galea. Infine fugg\u00ec la sua triste sorte facendosi maomettano. Con il suo nuovo nome raggiunse rapidamente gli alti gradi, una pirateria fortunata lo arricch\u00ec e non tard\u00f2 a divenire pasci\u00e0 e vicer\u00e8 di <em>Algeri<\/em>. Questo rinnegato, se fosse stato pi\u00f9 ammiraglio che pirata, avrebbe avuto occasione di cambiare il corso della storia nei primi giorni dell&#8217;estate 1571. La sua squadra, che incrociava davanti alle coste dell&#8217;<em>Epiro<\/em>, era strategicamente al centro delle squadre cristiane ancora disperse. <strong>Ulugh<\/strong> poteva facilmente troncare un ramo importante della triplice lega, assalendo i veneziani a <em>Corf\u00f9<\/em> prima e poi a <em>Creta<\/em>. Ma egli non pensava che a bruciare e saccheggiare lungo le coste, e a fare folle di prigionieri, con alcuni dei quali rinforzare le sue ciurme di rematori. A <em>Corf\u00f9<\/em> il <strong>Venier<\/strong> doveva far forza a se stesso per non soccorrere le popolazioni del continente; rischiare la sua squadra tanto inferiore di forze a quella turca sarebbe stata impresa disperata. Egli aspettava invece di cogliere la prima occasione per raggiungere <em>Messina<\/em>, a costo di perdere <em>Corf\u00f9<\/em>. Agendo cos\u00ec egli seguiva il saggio principio che, in guerra, tutti gli obiettivi secondari devono essere sacrificati allo scopo principale della campagna. Ma non era sicuro, eseguendo questo programma e conducendo la sua squadra a <em>Messina<\/em>, di non rischiare la sua posizione e forse anche la sua vita. Lasci\u00f2 temporaneamente il comando dell&#8217;<em>Adriatico<\/em> ai turchi, che portarono senz&#8217;altro il terrore e la morte sulla costa della <em>Dalmazia<\/em> non appena egli ebbe lasciato <em>Corf\u00f9<\/em> con le sue navi. Venezia fu presa dal panico e si prepar\u00f2 in fretta alla difesa; ma gli avvenimenti giustificarono ben presto la condotta del <strong>Venier<\/strong>. quando seppe che l&#8217;armata cristiana era riunita a <em>Messina<\/em>, <strong>Ulugh<\/strong> abbandon\u00f2 l&#8217;<em>Adriatico<\/em> e condusse le sue squadre nel golfo di <em>Corinto<\/em>, ove si trovava il rimanente della flotta turca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il principe spagnolo arriv\u00f2 a <em>Messina<\/em> il 23 agosto, prese il comando dell&#8217;armata e si diede subito ad organizzare le sue forze e ad impartire gli ordini per la rotta e per la battaglia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L&#8217;armata cristiana<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pi\u00f9 di 300 navi si accavalcavano nel porto di <em>Messina<\/em>. Vi erano tre flotte: le squadre italiane al comando dell&#8217;ammiraglio del Papa, <strong>Marcantonio Colonna<\/strong>; la flotta veneziana e infine la flotta di <strong>Filippo II<\/strong>, composta delle navi spagnole e napoletane.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le <em>galee<\/em> in numero di 208, di cui 105 veneziane, formavano il grosso di queste squadre, ma vi erano in pi\u00f9 sei <em>galeazze<\/em> tutte veneziane, e una settantina di <em>fregate<\/em>.&nbsp;Le <em>galee<\/em> erano svelte e basse navi che si muovevano ordinariamente a remi, ma potevano avere il sussidio della vela. Le <em>galeazze<\/em> erano pesanti navi a tre alberi, di forma tondeggiante e con i fianchi rientranti, in modo che la larghezza del ponte superiore era minore di quello della batteria bassa. La prua e la poppa erano sensibilmente rialzate; trenta cannoni di diversi calibri erano disposti sul castello di prua, sul cassero di poppa e sui fianchi. Le <em>fregate<\/em> di allora non erano che il germe da cui derivavano dei secoli seguenti; erano piccoli velieri, armati soltanto di qualche cannone di piccolo calibro. Dipendendo interamente dal vento, non era loro facile di accompagnare una rapida squadra di galee. &nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al fine di fondere la triplice flotta dagli alleati in una sola armata e di evitare le gelosie tra nazioni, <strong>Don Juan<\/strong> ripart\u00ec le navi in cinque squadre, ciascuna composta di bastimenti scelti nelle tre flotte, in modo che nessuna potesse pretendere di agire soltanto per Roma, per la Spagna o per Venezia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;<em>avanguardia<\/em>, al comando di <strong>Juan de Cardona<\/strong>, comprendeva sette galee e le sei galeazze; l&#8217;ala sinistra, al comando del veneziano <strong>Agostino Barbarigo<\/strong>, veterano di numerose campagne sanguinose, era forte di 53 galee; il <em>centro<\/em> era costituito da una sessantina di galee; l&#8217;<em>ala destra<\/em> con <strong>Gian Andrea Doria<\/strong>, aveva circa 60 galee; la <em>retroguardia<\/em>, al comando di <strong>Don Alvaro de Bazan<\/strong>, era forte di 30 galee; le 70 fregate, usate come navi esploratrici e sussidiarie, costituivano una squadra separata, agli ordini di <strong>Don Cesar d&#8217;Avalos<\/strong>. In totale 278 bastimenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Don Juan<\/strong> alz\u00f2 la sua bandiera, lo stemma della Lega, sulla <em>Reale<\/em>, magnifica nave con la poppa elevata, ornata con sculture di legno; l&#8217;armavano 300 rematori con 400 combattenti. Ai lati della <em>Reale<\/em> stavano la capitana del Papa, con la bandiera del <strong>Colonna<\/strong>; la capitana di Venezia, con la fiammeggiante bandiera di San Marco; la galera del <em>Duca di Parma<\/em> e quella del <em>Duca d&#8217;Urbino<\/em>. Il bastimento dei <em>cavalieri di Malta<\/em>, comandato dal <em>Gran Maestro<\/em> <strong>Giustiniani<\/strong>, era all&#8217;estrema destra del centro. Tre navi del duca <strong>Emanuele Filiberto<\/strong> di Savoia erano al comando di <strong>Andrea Provana<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutte le galee del centro portavano delle fiamme azzurre come segno distintivo. L&#8217;<em>avanguardia<\/em> e l&#8217;ala destra spiegavano delle bandiere triangolari verdi; l&#8217;<em>ala sinistra<\/em> si distingueva con fiamme gialle. Ogni nave ammiraglia portava come segno distintivo una lunga fiamma rossa in testa all&#8217;albero prodiero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ventottomila uomini facevano parte dell&#8217;armata. I soldati italiani erano i pi\u00f9 numerosi, seguivano gli spagnoli. Molti erano gli archibugieri. Gentiluomini volontari servivano su quasi tutte le navi. Occorrerebbe fare un elenco completo dei casati storici di Spagna e dell&#8217;Italia per enumerare i loro nomi e quelli dei comandanti delle navi e delle truppe. Per contro i rematori erano in parte mercenari di guerra, turchi fatti prigionieri in campagne precedenti e una feroce accozzaglia di assassini, briganti e ladri, condannati al remo. I forzati della flotta di <strong>Don Juan<\/strong> avevano la speranza di meritare un perdono completo o una riduzione della pena se si fosse riportata vittoria e, per permettere loro di prendere parte al combattimento, si prometteva di liberarli dalle catene e di armarli il giorno della battaglia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L&#8217;armata turca<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le squadre dell&#8217;armata turca, riunite frattanto nel <em>Golfo di Corinto<\/em>, erano composte di 210 larghe galee simili alle antiche triremi. Esse avevano da ciascun lato una fila di lunghi remi, ma erano pure munite di uno, due o tre alberi, portanti ciascuno una vela triangolare. A prua si trovava una batteria di due o pi\u00f9 cannoni; talvolta avevano una batteria di minor calibro a poppa. vi erano inoltre 64 galeotte o mezze galere, che camminavano bene alla vela e appartenevano ai pirati dell&#8217;Africa del nord. Compresi i legni minori erano in totale 282 navi, con 759 pezzi di artiglieria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il supremo comandante, <strong>Ali Pasci\u00e0<\/strong>, era uno dei vecchi ammiragli dei giorni gloriosi del sultano <strong>Solimano<\/strong>. Al\u00ec aveva diviso la sua flotta in quattro squadre: l&#8217;<em>ala destra<\/em>, forte di 56 navi, al comando di <strong>Mahommed Scirocco<\/strong>; il&nbsp; <em>centro<\/em> di ben 5 navi, al comando di <strong>Al\u00ec<\/strong> in persona; l&#8217;<em>ala sinistra<\/em> di 93 navi, al comando di <strong>Ulugh Al\u00ec<\/strong>; la <em>riserva<\/em> di 30 navi, al comando di <strong>Dragut<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Erano a bordo delle navi turche 25 mila soldati, agli ordini del seraschiere <strong>Pertev Pasci\u00e0<\/strong>. Le armi portatili dei turchi comprendevano pi\u00f9 archi che moschetti. Numerosi capitani di galee erano rinnegati greci e calabresi. I mille e mille rematori erano in maggioranza schiavi cristiani, che conducevano una dura vita di lavoro, spesso semi affamati, sempre mal vestiti, esposti a tutte le intemperie. Ogni segno di insubordinazione era punito con la morte. Vi erano tra essi uomini di ogni classe, compresi passeggeri che avevano avuto la mala ventura di trovarsi a bordo di bastimenti cattura. La loro vita non era lunga perch\u00e9 i loro padroni non li risparmiavano e trovavano pi\u00f9 economico di farli lavorare sino allo schianto e di sostituirli con altri prigionieri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Da Messina a Lepanto<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nelle prime ore del 16 settembre 1571 la grande flotta lasci\u00f2 <em>Messina<\/em>, pass\u00f2 la notte successiva nei pressi di <em>Reggio<\/em>, indi riprese la navigazione, disturbata dal maltempo che l&#8217;obblig\u00f2 a ripararsi al ridosso della costa calabrese.&nbsp;Le tre squadre del grosso avevano la formazione di una linea di fila, le navi ammiraglie in testa. Di notte le galee capofila accedevano tre grandi fanali; le navi serrafila issavano una grande lanterna all&#8217;albero di maestra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 26, dopo avere evitato le trombe d&#8217;acqua di un tremendo uragano, raggiunsero le <em>isole Jonie<\/em>, ove seppero della caduta di <em>Famagosta<\/em>. Questa notizia infiamm\u00f2 gli animi alla vendetta e indusse Don Juan, esortato dal Venier, dal <strong>Barbarigo<\/strong> e dal <strong>Colonna<\/strong>, a respingere i suggerimenti prudenti che molti consiglieri gli davano, seguendo la tortuosa politica di <strong>Filippo II<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da navi mandate in esplorazione seppero che la flotta turca si trovava nel <em>Golfo di Corinto<\/em>, al di l\u00e0 del <em>canale di Lepanto<\/em>, formidabilmente difeso dai castelli di <em>Rumelia<\/em> e di <em>Morea<\/em>.&nbsp;Al\u00ec dal canto suo, da una nave dipinta in nero, con vele nere, entrata nottetempo nella rada di <em>Corf\u00f9<\/em>, pot\u00e9 sommariamente conoscere il numero delle navi cristiane.&nbsp;Il 30 <strong>Don Juan<\/strong> condusse la sua flotta a <em>Gomenizza<\/em>, in Albania. Gli informatori gli riferirono inesattamente che la flotta contava solo 200 navi, che numerose galee avevano gli equipaggi ridotti e che la peste aveva fatto la sua comparsa tra le truppe.&nbsp;Ciascun avversario si credeva superiore al nemico e desiderava di incontrarlo al pi\u00f9 presto. Al\u00ec decise di uscire dallo <em>stretto di Lepanto<\/em> e di attaccare l&#8217;armata alleata, mentre <strong>Don Juan<\/strong> lasciava <em>Gomenizza<\/em> e si inoltrava tra le isole di<em> Itaca<\/em> e <em>Cefalonia<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella notte dal 6 al 7 ottobre la flotta cristiana gettava le ancore all&#8217;entrata del <em>Golfo di Patrasso<\/em>; a venti miglia nell&#8217;interno del golfo erano le navi di Al\u00ec.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il mattino del 7 Ottobre 1571<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All&#8217;alba l&#8217;armata cristiana era gi\u00e0 in cammino, con le navi piuttosto disperse per il vento e il mare grosso, quando s&#8217;intravvidero all&#8217;orizzonte le bianche vele della navi di <strong>Al\u00ec<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Don Juan<\/strong> spieg\u00f2 per la prima volta la bandiera sacra che gli aveva dato <strong>Pio V,<\/strong> grande vessillo quadrato fregiato da un crocifisso e dalle immagini dei santi Pietro e Paolo.&nbsp;Mentre la flotta s&#8217;inoltrava lentamente, <strong>Don Juan<\/strong> invio un pilota in esplorazione. Questi scal\u00f2 una delle rocce dell&#8217;isoletta di <em>Oxia<\/em> e di lass\u00f9 cont\u00f2 250 vele nemiche, ma raggiunta la <strong><em>Reale<\/em><\/strong> il pilota non fece a Don Juan che un racconto reticente, perch\u00e9 temeva di scoraggiare il giovane comandante innanzi la ormai inevitabile battaglie.&nbsp;Il vento favoriva le navi di <strong>Al\u00ec<\/strong>, ma ad un tratto cess\u00f2&nbsp; e il mare ridivenne calmo; i turchi ammainarono le vele inutili con manovre rapida e simultanea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Su un brigantino <strong>Don Juan<\/strong> percorre l&#8217;intera fronte delle navi cristiane. Ritto sulla prua, con una splendida armatura, reggeva un crocefisso, incitando ufficiali, soldati a sacrificare tutto per la santa causa; poi ritorn\u00f2 sulla <em>Reale<\/em>, tra la nave del <strong>Colonna<\/strong> e quella del <strong>Venier<\/strong>. Intanto a molti forzati si toglievano le catene e si davano le armi per difendere le navi e la loro libert\u00e0.&nbsp;Tutto il grosso si trovava in una sola linea: l&#8217;ala destra e il centro avevano gi\u00e0 le prue rivolte al nemico, mentre l&#8217;ala destra era ancora in navigazione in linea di fila per raggiungere il posto e la formazione di combattimento; davanti al grosso, a larghi intervalli, erano le potenti galeazze veneziane dell&#8217;avanguardia; a tergo la riserva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;entusiasmo guerriero e un subitaneo fervore di fede tenevano concordi e accesi gli animi dei nuovi crociati, finalmente dimentichi delle loro diversit\u00e0 di razza, di interessi e di passioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La battaglia<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La battaglia cominci\u00f2 a mezzogiorno, quando le galeazze cominciarono a far fuoco. Uno dei primi colpi raggiunse il ponte della nave di <strong>Al\u00ec<\/strong>, tutto distruggendo al suo passaggio. La linea turca mostr\u00f2 qualche disordine; nel correre verso le galee cristiane qualche nave esit\u00f2, altri piegarono per non passare troppo vicini alle galeazze, che con uragani di moschetteria, sparati dagli alti castelli, impedivano qualunque tentativo di abbordaggio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La flotta ottomana sfoci\u00f2 dietro le galeazze in masse confuse, con larghi intervalli tra divisione e divisione, come la corrente di un fiume \u00e8 divisa dai piloni di un ponte. Il disordine dell&#8217;attacco turco diminu\u00ec il volume potevano dirigere sulla linea cristiana, perch\u00e9 le navi di testa mascheravano le batterie di quelle che seguivano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La squadra del <strong>Barbarigo<\/strong>, all&#8217;ala sinistra, fu la prima ad incontrarsi con l&#8217;ala destra turca, comandata da <strong>Mohammed Scirocco<\/strong>, <em>pasci\u00e0 d&#8217;Egitto<\/em>. Questi condusse la sua grande galea all&#8217;estremit\u00e0 della linea, fianco a fianco della nave ammiraglia veneziana mentre qualche galea turca pi\u00f9 leggera riusciva ad insinuarsi tra le navi del <strong>Barbarigo<\/strong> e la terra per prendere a rovescio l&#8217;estremit\u00e0 sinistra della linea, mentre le galee pi\u00f9 grosse l&#8217;attaccavano di fronte. I gianizzeri invasero il ponte della nostra nave; <strong>Barbarigo<\/strong> che combatteva con la celata alzata, fu mortalmente ferito al capo da una freccia. Suo nipote <strong>Contarini<\/strong> rianim\u00f2 il combattimento e, grazie ai rinforzi provenienti da una galea vicina, sbarazz\u00f2 il ponte da tutti i suoi assalitori. A sua volta <strong>Contarini<\/strong> fu colpito a morte, ma due suoi camerati, <strong>Nani<\/strong> e <strong>Porcia<\/strong>, si misero alla testa degli armati, spazzarono il ponte della nave di <strong>Scirocco<\/strong> con fuoco d&#8217;archibugi e poi si lanciarono all&#8217;arrembaggio con le picche e le spade. L&#8217;attacco fu irresistibile; i turchi furono sopraffatti, fatti a pezzi, gettati a mare e lo stesso Scirocco ucciso nella mischia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando i veneziani vittoriosi liberarono i rematori delle galee turche conquistate e che questi fraternizzarono con i loro vincitori, molti capitani della destra turca furono presi da scoraggiamento e da panico e gettarono le loro galee sulla costa sperando di trovar protezione in paese amico.&nbsp;Cos\u00ec sull&#8217;ala sinistra dell&#8217;armata cristiana, bench\u00e9 il combattimento continuasse in una mischia atroce di bastimenti serrati gli uni addosso agli altri e che gli equipaggi si dessero a un carnaio selvaggio con le loro pesanti spade e i lor archibugi, la battaglia era praticamente guadagnata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al centro la principale squadra turca aveva molto sofferto per il fuoco delle galeazze. Molti colpi erano caduti sulla potente galea che portava l&#8217;insegna del pasci\u00e0 Al\u00ec, un bianco vessillo inviato dalla <em>Mecca<\/em> e sul quale erano stati ricamati versetti del Corano, Al\u00ec si diresse nondimeno con la sua nave addosso alla <em>Reale<\/em> di <strong>Don Juan<\/strong>, lasciando al serraschiere <strong>Pertev Pasci\u00e0<\/strong> e al pasci\u00e0 di <em>Mittilene<\/em> la cura di attaccare le ammiraglie di <strong>Marcantonio Colonna<\/strong> e di <strong>Sebastiano Venier<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al\u00ec tenne silenziosi i suoi cannoni di prua sino a che fu a tiro di schioppo dalla <em>Reale<\/em>; allora fece fuoco uccidendo molti uomini; i cannoni di <strong>Don Juan<\/strong> risposero tuonando. Le due navi si incontravano prua contro prua; dopo l&#8217;urto la nave di Al\u00ec scivol\u00f2 lungo il fianco della <em>Reale<\/em> con grande fracasso di remi infranti. I due bastimenti si lanciarono a vicenda gli arpioni d&#8217;arrembaggio e il corpo a corpo cominci\u00f2.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel contempo <strong>Pertev<\/strong> abbordava la nave del <strong>Venier<\/strong>, il pasci\u00e0 di <em>Mitilene<\/em> dava addosso alla galea del <strong>Colonna<\/strong>, tutte le galee del centro si lanciavano le une addosso alle altre. I remi che si spezzavano i colpi degli archibugi, gli scoppi delle granate, il clamore guerriero delle trombe cristiane, il rullo dei tamburi dei turchi, il cozzo delle spade, le grida dei combattimenti facevano un altissimo clamore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Attraverso il fumo i turchi riuscirono a metter piede sulla prua della <em>Reale<\/em>. Il momento era critico, ma il <strong>Colonna<\/strong>, che aveva ormai soverchiato il suo diretto assalitore, accorse in aiuto di <strong>Don Juan<\/strong>. Con tutta la forza dei remi egli lanci\u00f2 la prua della sua galea addosso alla poppa della nave di <strong>Al\u00ec<\/strong>, ne spezz\u00f2 i ponti con scariche di moschetteria e lanci\u00f2 le sue compagne all&#8217;arrembaggio. Questo intervallo salv\u00f2 la <em>Reale<\/em>; <strong>Al\u00ec<\/strong> ormai doveva pensare a difendersi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;aiuto cos\u00ec opportuno che il <strong>Colonna<\/strong> port\u00f2 alla <em>Reale<\/em> fu il punto culminante del combattimento. La fanteria spagnola s&#8217;impadron\u00ec del ponte della nave nemica, nessuno dei 400 soldati turchi sopravvisse: <strong>Al\u00ec<\/strong> fu uno degli ultimi a soccombere. La sua testa fu posta in cima ad una picca e la si port\u00f2 a <strong>Don Juan<\/strong> con lo stendardo della <em>Mecca<\/em>; il giovane e cavalleresco ammiraglio guard\u00f2 con disgusto il trofeo sanguinoso e la fece gettare in mare; isso la bandiera sacra della <em>Lega<\/em> all&#8217;albero maestro della galea vinta, mentre le trombe squillavano gioiosamente e i suoi uomini lanciavano grida di trionfo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dall&#8217;altro lato della <em>Reale<\/em>, il vecchio <strong>Venier<\/strong>, a capo scoperto, si batteva splendidamente. Le palle e le frecce gli sibilavano intorno; con il suo moschetto faceva fuoco sul ponte nemico, mentre i suoi uomini si battevano a corpo a corpo con quelli del serraschiere. Reso malconcio il suo antagonista, il <strong>Venier<\/strong> ne affid\u00f2 la fine a due galee sopraggiunte e si gett\u00f2 a speronare e colare a picco altre due navi, Una palla lo fer\u00ec a una gamba incurante della ferita rimase sul ponte. Venezia poteva essere fiera del suo ammiraglio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mentre cos\u00ec la lotta si decideva a favore dei cristiani sull&#8217;ala sinistra e al centro, diverso sviluppo aveva l&#8217;ala destra. Qui le navi di <strong>Gian Andrea Doria<\/strong> non avevano fatto a tempo di prendere la formazione di combattimento, quando videro i bastimenti di <strong>Ulugh Al\u00ec<\/strong> deviare la rotta e dirigersi verso il mare, il <strong>Doria<\/strong> pens\u00f2 allora che <strong>Ulugh<\/strong> volesse aggirare la linea cristiana e diede alle sue navi una rotta parallela a quella avversaria, ma ad un tratto <strong>Ulugh<\/strong> invert\u00ec la marcia e con una dozzina di galee si gett\u00f2 di nuovo verso il centro, sulle navi che si trovavano a destra di <strong>Don Juan<\/strong>: la galea papale <em>Fiorenza<\/em>, la <em>Margherita di Savoia<\/em>, la <em>San Giovanni dei Cavalieri<\/em> e sette o otto galee veneziane. La nave di <strong>Ulugh<\/strong> diede addosso alla <em>San Giovanni<\/em>, che in breve fu sopraffatta; il <em>Gran Maestro<\/em> <strong>Giustiniani<\/strong> fu gravemente ferito, quasi tutti i suoi uomini furono uccisi e <strong>Ulugh<\/strong> si impadron\u00ec dello <em>stendardo dei Cavalieri<\/em> come trofeo. Anche la <em>Fiorenza<\/em> e la <em>Margherita<\/em> ebbero la peggio ma giunse a buon punto <strong>Don Alvaro de Bazan<\/strong> con le navi di riserva. Dopo un&#8217;ora di combattimento <strong>Ulugh<\/strong> riusc\u00ec a disimpegnarsi e seguito da 14 delle sue galee prese il largo, inseguito invano da <strong>Don Alvaro<\/strong> e dal <strong>Doria<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alle quattro del pomeriggio la battaglia era finita; la grande armata turca era distrutta; soltanto le galee di <strong>Ulugh<\/strong> e poche altre erano riuscite a fuggire; la flotta cristiana era padrona del mare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Le perdite e il bottino<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli alleati ebbero 7500 uomini uccisi o annegati, in gran parte soldati. Le citt\u00e0 d&#8217;Italia e di Spagna ebbero ciascuna un lungo elenco di morti; Venezia pianse l&#8217;ammiraglio <strong>Barbarigo<\/strong>, 30 comandanti di navi e nobili capi di uomini d&#8217;arme, centinaia e centinaia di soldati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma ben pi\u00f9 gravi furono le perdite dei turchi, che ebbero circa 25.000 morti. I pasci\u00e0 <strong>Al\u00ec<\/strong> e <strong>Scirocco<\/strong> e la maggior parte dei loro capitani furono uccisi, molti dei migliori ufficiali furono fatti prigionieri. Si erano affondate o incendiate 15 galee turche; circa 150 navi formavano il bottino dei vincitori; altre 50 erano andate a sbattere contro la costa e furono poi saccheggiate e arse; oltre 10.000 uomini furono fatti prigionieri; 12.000 schiavi cristiani trovati a bordo delle galee turche furono liberati e raccontarono a tutta la cristianit\u00e0 la vittoria e la gloria dei loro salvatori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La flotta trionfante ritorn\u00f2 a <em>Messina<\/em> e ciascuna nave entr\u00f2 nel porto trascinando nell&#8217;acqua alla sua poppa gli stendardi turchi delle navi conquistate, mentre il suono delle campane, e il tuonare dei cannoni salutarono i vincitori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Venezia la buona notizia fu recata dalla galea veloce <em>Angelo Gabriele<\/em>, che entr\u00f2 in porto sparando a salve con tutta l&#8217;artiglieria. Il popolo, scrive il <strong>Battistella<\/strong>, quasi in delirio si rivers\u00f2 sulla piazza e con unanime slancio di devota riconoscenza prostrato innanzi alla Basilica di San Marco, inton\u00f2 insieme il canto della vittoria con l&#8217;inno di grazia a Dio e a San Marco.&nbsp;Le finestre furono ornate e imbandierate, sulla sommit\u00e0 del Ponte di Rialto si innalz\u00f2 un arco trionfale, le campane suonavano a distesa per tre giorni, le botteghe si chiusero (molte con la scritta: &#8220;<em>chiuso per la morte dei turchi<\/em>&#8220;).&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un nobile senso di patriottico orgoglio per il valore dimostrato esaltava i veneziani. Lepanto vendicava gli immersi danni, gli insulti e le umiliazioni inflitte dai turchi in due secoli; cessava con la vittoria navale un tremendo incubo che da tanto tempo teneva oppressi gli animi. (1)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) Mario Hellmann. IL GAZZETTINO, 10 dicembre 1932.&nbsp;<\/p>\n<style id=\"bwg-style-0\">      #bwg_container1_0 #bwg_container2_0 #bwg_mosaic_thumbnails_div_0 {        width: 100%;        position: relative;        background-color: rgba(255, 255, 255, 0.00);        text-align: center;        justify-content: center;                  margin-left: auto;          margin-right: auto;                    padding-left: 4px;          padding-top: 4px;                }          #bwg_container1_0 #bwg_container2_0 .bwg_mosaic_thumb_spun_0 {        display: block;        position: absolute;\t\t\t\tborder-radius: 0;\t\t\t\tborder: 0px none #CCCCCC;    \t\t    \t\tbackground-color:rgba(0,0,0, 0.30);        -moz-box-sizing: content-box !important;        -webkit-box-sizing: content-box !important;        box-sizing: content-box !important;      }\t\t\t#bwg_container1_0 #bwg_container2_0 .bwg_mosaic_thumb_0 {\t\t\t\tdisplay: block;\t\t\t\t-moz-box-sizing: content-box !important;\t\t\t\t-webkit-box-sizing: 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Il paliotto dell&#8217;altare offre un significativo documento storico in quanto vi sono raffigurati gli schieramenti delle galee nella battaglia di Lepanto.<\/p>\n\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La Battaglia Navale di Lepanto o delle Curzolari La perdita di Cipro -&nbsp;L'eroismo dei Veneziani Nel marzo del 1570 il sultano Selim II mand\u00f2 a Venezia un messo a chiedere la cessione di Cipro, il Senato rispose che intendeva tenersi l'isola e difenderla con l'aiuto di Dio. La guerra si poteva considerare aperta. 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