{"id":52856,"date":"2020-02-27T05:32:37","date_gmt":"2020-02-27T05:32:37","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=52856"},"modified":"2024-02-02T07:25:05","modified_gmt":"2024-02-02T07:25:05","slug":"la-giustizia-a-venezia-le-condanne-per-i-sacrileghi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=52856","title":{"rendered":"La giustizia a Venezia; le condanne per i sacrileghi"},"content":{"rendered":"\n\n\n\n\n<h3>La giustizia a Venezia; le condanne per i sacrileghi<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Presso i veneziani impervers\u00f2 fin dagli antichi tempi il vizio della bestemmia nonostante le leggi severe che cercavano sempre, ma invano, di porvi un rimedio.&nbsp;Una deliberazione del <em>Maggior Consiglio<\/em> del 1231 stabiliva che il bestemmiatore fosse punito con una grossa multa e nel caso non potesse pagarla dovesse venire tuffato nell&#8217;acqua per cinque o sei volte tra le urla e le invettive della folla. Nel 1269, sempre se non pagava, si aggiunse all&#8217;immersione nell&#8217;acqua, la pena della berlina e pi\u00f9 tardi fu ai bestemmiatori serrata la lingua in uno strettoio, chiamato &#8220;<em>giova<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma se molto si bestemmiava a Venezia, anche le immagini sacre non sfuggivano alla perversit\u00e0 di molti esaltati e le cronache del tempo narrano parecchi esempi tra i quali sono tipici lo sfregio avvenuto nel 1290 al <em>Crocefisso<\/em> sull&#8217;altare del Capitello nella Basilica Mariana e quello fatto nel 1359 ai santi affrescati sul muro del campanile di San Marco in cui figuravano la <em>beata Vergine<\/em>, il figlio suo <em>Ges\u00f9 Cristo<\/em> e <em>San Marco<\/em> protettore nostro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le pene per questi ultimi delitti erano maggiori di quelle riservate&nbsp; ai bestemmiatori e si ricorreva quasi sempre alla fustigazione, alla galera a tempo e a vita, all&#8217;amputazione di una mano, alla relegazione&nbsp;(confino) perpetua.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando nel 1359 fu avvertita la Signoria che mano ignota aveva vilipeso le effigie di <em>Maria, di Cristo e di San Marco<\/em> dipinte &#8220;<em>in muro campanilis nostri beati Marci<\/em>&#8220;, il Governo per avere i sacrileghi nelle mani aveva proclamato, nei soliti luoghi di San Marco e di Rialto, uno dei suoi bandi col quale prometteva un premio di lire trecento e chi avesse accusato i colpevoli, e colui che essendo partecipe o complice del delitto avesse svelato il nome del compagno o dei compagni, avrebbe non solo avuta l&#8217;impunit\u00e0, ma un compenso di lire duecento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il bando rimase lettera morta, nessuno port\u00f2 la luce nel delitto e la Signoria rinnovato il proclama per ben due volte senza alcun frutto, mise l&#8217;incartamento negli archivi.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma quattro anni pi\u00f9 tardi nuovi delitti sacrileghi misero a rumore la Signoria: le immagini sacre di alcuni tabernacoli sparsi per la citt\u00e0 erano state trafitte a colpi di coltelli, lordate con fango e con pece, imbrattate con parole offensive e il colpevole era scomparso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nuovo bando con la promessa di premio maggiore; ordini severi ai <em>Signori di notte<\/em>, ai <em>capi contrada<\/em>, ai fanti della <em>Quarantia<\/em>; i pievani lessero il bando nelle chiese e questa volta, dopo alcuni giorni di ricerche, d&#8217;investigazioni, di appostamenti, venne tratto in arresto, anche&nbsp; per confidenze avute, un tale <strong>Giovanni Marino<\/strong>, orefice, della contrada di San Pantaleone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 23 novembre 1364 fu deliberato nella <em>Quarantia criminale<\/em>, all&#8217;unanimit\u00e0, di procedere contro l&#8217;arrestato, il quale aveva gi\u00e0 confessato sotto la tortura, i suoi numerosi delitti sacrileghi, spinto da un odio che lui stesso chiamava diabolico, e che non sapeva spiegare, contro quelle immagini sante dipinte od affrescate, e fu severamente condannato, sebbene il doge <strong>Lorenzo Celsi<\/strong>, religiosissimo, avesse proposto &#8220;<em>una parte<\/em>&#8221; ancora pi\u00f9 severa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Difatti, tra la sorpresa generale, il Serenissimo aveva proposto che il disgraziato fosse legato su di un cavallo con la faccia verso la groppa, e condotto in ogni luogo dov&#8217;era avvenuta la profanazione gridando un banditore la sua colpa, e poi, ricondotto a San Marco ad attaccato ad un palo tra le due colonne della Piazzetta, venisse bruciato vivo. La giustizia di San Marco era severa ma non spietatamente crudele e la <em>Quarantia criminale<\/em> scart\u00f2 la proposta del Doge.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Giovanni Marino<\/strong> fu messo sopra una &#8220;<em>peata<\/em>&#8221; e portato per il Canal Grande da San Marco a Santa Croce con accanto &#8220;<em>un comandador<\/em>&#8221; che stridava la sua colpa, poi dalla Croce venne condotto a San Barnaba e dinanzi alla figura della Vergine che aveva vilipeso gli furono date dodici frustate; poi pass\u00f2 sotto il portico di San Polo davanti l&#8217;effige distrutta, al <em>Ponte di ca&#8217; Pisani<\/em> oggi della <em>Madonnetta<\/em>, accanto al <em>Ponte di Sant&#8217;Aponal<\/em>, e quello della <em>Misericordia<\/em>, al <em>Ponte di San Domenico<\/em>, davanti la cattedrale di Castello, sette stazioni di crudele penitenza ricevendo in ciascuna dodici sferzate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La terribile via crucis di mastro <strong>Marino<\/strong> dur\u00f2 pi\u00f9 di cinque ore e menato dopo nelle carceri inferiori di Palazzo Ducale, nella oscurit\u00e0 della prigione dovette finir la sua vita. (1)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 3 maggio 1931<\/p>\n\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La giustizia a Venezia; le condanne per i sacrileghi Presso i veneziani impervers\u00f2 fin dagli antichi tempi il vizio della bestemmia nonostante le leggi severe che cercavano sempre, ma invano, di porvi un rimedio.&nbsp;Una deliberazione del Maggior Consiglio del 1231 stabiliva che il bestemmiatore fosse punito con una grossa multa e nel caso non potesse [...]","protected":false},"author":2,"featured_media":52894,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2},"jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[4335,2949],"tags":[2996,1210,224,2623,2619],"class_list":["post-52856","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-giovanni-malgarotto","category-giustizia","tag-https-www-conoscerevenezia-it-p52856","tag-parrocchia-dei-frari","tag-sestiere-di-san-polo","tag-venezia","tag-venice"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/DSC_5665m.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/52856","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=52856"}],"version-history":[{"count":20,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/52856\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":109640,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/52856\/revisions\/109640"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/52894"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=52856"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=52856"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=52856"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}