{"id":52848,"date":"2020-02-26T06:55:49","date_gmt":"2020-02-26T06:55:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=52848"},"modified":"2024-02-02T07:25:32","modified_gmt":"2024-02-02T07:25:32","slug":"la-giustizia-a-venezia-le-condanne-per-i-debitori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=52848","title":{"rendered":"La giustizia a Venezia; le condanne per i debitori"},"content":{"rendered":"\n\n\n<h3>La giustizia a Venezia; le condanne per i debitori<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una deliberazione del Maggior Consiglio in data 19 marzo 1551 comincia con le seguenti parole: &#8220;<em>In cadauno sestiere di questo nostro dominio si ritrova uno cason, over carcere, nelli quali si pongono i debitori et i rei di lievi colpe<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di questi casoni, che durarono fin quasi la met\u00e0 del Seicento, la storia tramanda la localit\u00e0 di tre soltanto: il <em>Campiello de la Cason<\/em> ai Santi Apostoli, &#8220;<em>il loco de la Cason driedo la chiesa<\/em>&#8221; a San Giovanni in Bragora, e la <em>Corte de la Cason<\/em> a San Marco &#8220;<em>presso la Frezzeria<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La legislazione nei primi cinque secoli dopo il mille era severa coi debitori morosi e sulla denuncia del creditore il colpevole veniva imprigionato, fosse patrizio, cittadino o plebeo, e rimaneva in carcere sempre a spese del denunziante, &#8220;<em>pane et aqua<\/em>&#8220;, finch\u00e9 non avesse pagato il suo debito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era una legge crudele specialmente per coloro che avevano ricorso al prestito per disgrazie, per malattie o per avvenimenti imprevedibili, ma per tanti altri arginava la mala consuetudine di ricorrere agli imprestiti per il divertimento e il sollazzo. E difatto lo stesso Governo aveva capito la troppa severit\u00e0 della legge e quando, per iniziativa di alcuni patrizi, sorse nella chiesa di San Bartolomeo, verso la met\u00e0 dei cinquecento, una <em>confraternita chiamata del Crocifisso<\/em> la quale raccoglieva elemosine per soccorrere e liberare i prigionieri disgraziati &#8220;<em>de li casoni<\/em>&#8220;, la Repubblica, per incoraggiare la carit\u00e0, chiedeva a papa <strong>Urbano V<\/strong>, la concessione di alcune indulgenze per coloro che avessero fatto l&#8217;elemosina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Papa acconsent\u00ec e la <em>confraternita del Crocifisso<\/em> pot\u00e9 largamente proseguire nella sua opera benefica, ma quella che pi\u00f9 concorreva a lenire i dolori e procurare anche la libert\u00e0 di quella crudele prigionia erano i lasciti che nel loro testamenti facevano i ricchi patrizi e i doviziosi mercanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gi\u00e0 fin dal secolo dodicesimo <em>Sant&#8217;Antonio<\/em> di Padova aveva perorato la causa dei carcerati in quella citt\u00e0 e qualche volta ottenuto, narra il <strong>Sagredo<\/strong>, &#8220;<em>che si mandassero liberi al lavoro per sostentamento della propria famiglia i poveri detenuti per debiti allorch\u00e9 la perversit\u00e0 e la frode non fossero entrate ad altrui inganno<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma la soluzione pratica fu data dai cittadini veneziani, sempre e in ogni tempo primi nel bene. I preti predicavano per le chiese, i notai la ricordavano ai testatori e della sua favorevole accoglienza fanno fede i numerosi volumi del nostro <em>Archivio di Stato<\/em> in cui sono annotati i lasciti, registrati i nomi dei carcerati degni di piet\u00e0 e i mezzi pi\u00f9 opportuni per liberarli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Due testamenti fra i tanti citiamo oggi ad esempio: quello di un patrizio, Ermolao Valaresso, del 1457, &#8220;<em>del confinio di Sancti Eustachii<\/em>&#8220;, contrada di San Stae, e l&#8217;altro di <strong>Lorenzo De Tomasi<\/strong>, cittadino originario della parrocchia &#8220;<em>de la Madonna di Santa Maria da l&#8217;orto<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ordina il primo: &#8220;<em>lasso ducati sesantadue per cavar prigionieri de preson, et cos\u00ec lasso similmente ducati diese che cavi Antonio Spiron de preson, item ducati trenta che cavi acomo Piater detto da Ca&#8217; Emo di prigion, item ducati sessanta sia cavadi Zan Pilotto et Marco Bossan di prigion<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il secondo testamento, quello di <strong>Lorenzo De Tomasi<\/strong>, non solo destina una somma di cento ducati &#8220;<em>a cavar poveri prigionieri di preson, cio\u00e8 di le preson de Venetia<\/em>&#8220;, ma vuole ancora che altri cento ducati siano loro dati all&#8217;uscir di prigione, quando a non pochi manca ogni mezzo di sussistenza, ordinando ai suoi esecutori testamentari &#8220;<em>et mai non li date loro se prima non li vedete discarcerati liberamente<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec Venezia cinque secolo or sono non solo era la prima citt\u00e0 che praticamente s&#8217;interessava della liberazione dei disgraziati prigionieri per debiti, ma fu anche la prima che pensasse all&#8217;avvenire dei liberati dal carcere, problema che solo oggi si comincia a studiare. (1)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 8 giugno 1930.<\/p>\n\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La giustizia a Venezia; le condanne per i debitori Una deliberazione del Maggior Consiglio in data 19 marzo 1551 comincia con le seguenti parole: \"In cadauno sestiere di questo nostro dominio si ritrova uno cason, over carcere, nelli quali si pongono i debitori et i rei di lievi colpe\". 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