{"id":52530,"date":"2020-02-13T06:25:48","date_gmt":"2020-02-13T06:25:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=52530"},"modified":"2020-02-13T06:25:48","modified_gmt":"2020-02-13T06:25:48","slug":"le-maschere-della-commedia-dellarte-arlecchino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=52530","title":{"rendered":"Le maschere della Commedia dell&#8217;Arte, Arlecchino"},"content":{"rendered":"<h3>Le maschere della Commedia dell&#8217;Arte, Arlecchino <\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">I primi lineamenti di quel carattere che diverr\u00e0 poi la maschera di <strong>Arlecchino<\/strong> si trovano gi\u00e0 nel teatro dell&#8217;antichit\u00e0 classica tra le figure di schiavi africani, vestiti di una pelle di tigre, col capo completamente raso, coperto da un berretto bianco. Cos\u00ec si spiega  anche l&#8217;apparente assurdit\u00e0 che una maschera, i cui natali sono attribuiti a Bergamo, avesse una faccia da negro. Abiti di molti colori gi\u00e0 si trovano fra gli esecutori di canti fallici, col volto annerito di fuliggine: variopinti e col volto nero figurano anche gli intermediari d&#8217;amore, seguaci di <em>Mercurio<\/em>, divinit\u00e0 alata dalla quale la futura maschera bergamasca avrebbe derivata la sua eccezionale agilit\u00e0. <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In un primo ritratto dipinto in Francia all&#8217;epoca di <strong>Enrico IV<\/strong> la maschera appare in un costume cucito con misere toppe  di varie tinte: col tempo  andranno sostituendosi alle toppe losanghe simmetriche di alterno colore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Arlecchino<\/strong> \u00e8 il tipo che non ha mai denaro, sovente campa per espedienti, per\u00f2 \u00e8 gaio e piace alle donne. Fino ai primi del &#8216;600 verr\u00e0 considerato come personaggio piuttosto balordo al punto di andar cercando l&#8217;asino sul quale \u00e8montato: pi\u00f9 tardi gli saranno invece riconosciuti astuzia e sconcertante buonsenso. Il carattere della maschera <strong>Arlecchino<\/strong> arriva in Francia con le compagnie della &#8220;<em>commedia dell&#8217;arte<\/em>&#8221; che mettevano in scena canovacci, improvvisando le battute: volta a volta assume i diversi nomi di <strong>Trivellino, Mestolino, Zaccagnino, Truffaldino, Guazeto, Bagatino<\/strong>. Ne furono insuperati interpreti il bolognese <strong>Giuseppe Domenico Biancolelli<\/strong>, figlio di artisti, chiamato in Francia dal <strong>Mazzarino<\/strong> nel 1659. Egli conserv\u00f2 e perfezion\u00f2 peraltro l&#8217;antica vivacit\u00e0 e agilit\u00e0 del personaggio, fino a pagare con la vita: mor\u00ec di congestione polmonare dopo un danza acrobatica che egli aveva protratta in gara con gli ininterrotti applausi del re. Suo figlio <strong>Pier Francesco<\/strong>, degno emulo del padre, dovette presto, bench\u00e9 agilissimo, rinunciare all&#8217;interpretazione di <strong>Arlecchino<\/strong>, poich\u00e9 era  diventato troppo grasso. <strong>Evaristo Gherardi<\/strong> di Prato, loro successore, mor\u00ec per aver battuto con violenza il capo durante una vertiginosa sequenza di piroette.  (1) <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) Maschere del nostro teatro. Edizioni Laboratori Farmaceutici Maestretti Milano (1954). <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le maschere della Commedia dell&#8217;Arte, Arlecchino I primi lineamenti di quel carattere che diverr\u00e0 poi la maschera di Arlecchino si trovano gi\u00e0 nel teatro dell&#8217;antichit\u00e0 classica tra le figure di schiavi africani, vestiti di una pelle di tigre, col capo completamente raso, coperto da un berretto bianco. 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