{"id":52374,"date":"2020-01-31T06:38:35","date_gmt":"2020-01-31T06:38:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=52374"},"modified":"2024-02-02T09:32:22","modified_gmt":"2024-02-02T09:32:22","slug":"la-giustizia-a-venezia-le-condanne-dei-bestemmiatori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=52374","title":{"rendered":"La giustizia a Venezia; le condanne dei bestemmiatori"},"content":{"rendered":"<h3>La giustizia a Venezia; le condanne dei bestemmiatori<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell&#8217;antica cronaca di <strong>Girolamo Priuli<\/strong> si legge che alla fine del Quattrocento e nel secolo seguente &#8220;<em>due cose a Venetia erano molti difficile da disfare; la bestemmia usata da ogni grado di persone et li vestimenti alla francese ancorch\u00e9 quella Natione fusse cos\u00ec odiata da tutta l&#8217;Italia<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le bestemmie atroci e le rabbiose maledizioni erano comuni nel popolo, ma non ne andavano immuni parecchi degli stessi patrizi e neppure i preti, nonostante che i secolari fossero puniti con il taglio della mano o della lingua e con la perdita degli occhi, e i preti con il supplizio della &#8220;<em>cheba<\/em>&#8220;, sospesa ad un palo alla met\u00e0 circa del campanile di San Marco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec gli <em>Annali<\/em> del <strong>Malipiero<\/strong> raccontano che nel 1493 il patrizio <strong>Zuane Zorzi<\/strong> della contrada di <em>San Maurizio<\/em> per aver bestemmiato ebbe tagliata una mano e la punta della lingua, e tre anni dopo un tale prete <strong>Agostino<\/strong> veniva condannato a sette mesi &#8220;<em>serado in cheba a meggio <\/em>(a mezzo) <em>il campanil a pane et acqua perch\u00e9 zogando bestamiava<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gi\u00e0 fin dal 1437 parve necessario alla Repubblica di istituire il magistrato degli &#8220;<em>esecutori contro la bestemmia<\/em>&#8220;, ma sebbene fosse nota la severit\u00e0 del nuovo tribunale che spesso ricorreva &#8220;<em>a la galia, a la corda, al bando, overo ad altre sorte di pene<\/em>&#8220;, pure il turpiloquio non cedette di un palmo, e il disonesto vizio che sonava oltraggio alla religione e sfregio al dialetto, dolce nelle consuetudini della vita e solenne nei comizi della patria, imperava sempre sfrontatamente nelle lagune.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il <strong>Sanudo<\/strong> nei suoi <em>Diari<\/em>, nel marzo del 1510, quando nella famosa lotta della <em>lega di Cambrai<\/em> la fortuna sorrideva un po&#8217; ai veneziani, annotava: &#8220;<em>in questi zorni per Colegio fo scrito una lettera a li Provedadori in campo perch\u00e9 dovesseno persuader quelli soldati a non biastemar per non iritar l&#8217;ira dil nostro signor Dio contro de nui, maxime hora che le cosse nostre vanno prosperando. Et essi provedadori risposeno: queso \u00e8 impossibile remediar per esser mal vecchio come in Venetia, et si &#8216;l volesse proveder bisognaria far a la turchesca, che come biastemano sono taiati per mezo<\/em>&#8220;. Il provveditore <strong>Andrea Gritti<\/strong>, spirito arguto, aggiungeva: &#8220;<em>Si amaziamo tutti li biastematori, la Serenissima non haveria pi\u00f9 soldati in campo<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma il magistrato &#8220;<em>de li esecutori contro la bestemmia<\/em>&#8221; se non poteva combattere l&#8217;orribile vizio dei militari che difendevano San Marco, cerc\u00f2 con tutti i mezzi, se non di estirpare almeno di attenuare la bestemmia nella Dominante, e d&#8217;accordo con i <em>Signori di notte<\/em> mandava fanti e spie dappertutto, &#8220;<em>furatole, osterie, magazzeni, malvasie<\/em>&#8220;, con la speranza di dare un buon esempio alla citt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E l&#8217;esempio venne: era il 10 aprile 1519 quando nell&#8217;osteria &#8220;<em>dil Bo<\/em>&#8220;, situata in <em>Calle San Matteo<\/em> a Rialto, poco lontano dalla chiesa ora distrutta, due fanti del magistrato avevano inteso che ogni sera si raccoglieva una certa combriccola a giocare e &#8220;<em>biastemiava zugando et che biastemava manco pagava el scoto qual era vino et manziari<\/em>&#8220;. Figurarsi le bestemmie di quei giocatori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 12 dello stesso mese, quattro uomini erano seduti in una stanza dell&#8217;osteria, attigua a quella dove erano raccolti i compari e le bestemmie fioccavano con un crescendo rabbioso tra le risa, le grida e il buttar delle carte battendo forte sulla tavola. A un certo momento i quattro si alzarono e con gli stocchi sguainati entrarono nella stanza; i bestemmiatori furono arrestati &#8220;<em>et era in sua compagnia un prete di san Cassano et uno fiol de l&#8217;oste di la Cerva<\/em>&#8221; nella contrada di San Bartolomeo. Furono condotti nelle prigioni del Palazzo Ducale e il processo fu breve; erano stati colti in flagranti e la condanna si volle severa: &#8220;f<em>o preso sabato poi nona mandarli in una piata per Canal grando, gridando la sua colpa, poi a Rialto per mezo l&#8217;osteria dil Bo li isa taj\u00e0 la lengua et po a san Marco, in mezo le do Colone conduti, li sia cav\u00e0 li ochi et la man destra et sia tutti tre confinai in questa terra a esempio di altri<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il prete fu consegnato al patriarca <strong>Antonio Contarini<\/strong> che lo fece rinchiudere nelle sue prigioni &#8220;<em>per pinitencia de soi pechadi<\/em>&#8220;, ma la penitenza fu tale che dopo due anni il prete moriva. La condanna &#8220;<em>fo cosa notanda<\/em>&#8221; e per qualche giorno per le strade di Venezia e per le sue osterie pi\u00f9 nessuno bestemmiava, ma poi il popolo continu\u00f2 a bestemmiare, &#8220;<em>magari sottovoxe, magari pian pianin perch\u00e9 Dio non lo sentisse<\/em>&#8220;. (1)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 8 gennaio 1931.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La giustizia a Venezia; le condanne dei bestemmiatori Nell&#8217;antica cronaca di Girolamo Priuli si legge che alla fine del Quattrocento e nel secolo seguente &#8220;due cose a Venetia erano molti difficile da disfare; la bestemmia usata da ogni grado di persone et li vestimenti alla francese ancorch\u00e9 quella Natione fusse cos\u00ec odiata da tutta l&#8217;Italia&#8220;. 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