{"id":49953,"date":"2019-11-05T06:24:58","date_gmt":"2019-11-05T06:24:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=49953"},"modified":"2024-02-02T14:01:36","modified_gmt":"2024-02-02T14:01:36","slug":"lautocrocifissione-di-matteo-lovat-calzolaio-da-santalvise-nel-sestiere-di-cannaregio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=49953","title":{"rendered":"L&#8217;autocrocifissione di Matteo Lovat, calzolaio da Sant&#8217;Alvise, nel Sestiere di Cannaregio"},"content":{"rendered":"<h3>L&#8217;autocrocifissione di Matteo Lovat, calzolaio da Sant&#8217;Alvise, nel Sestiere di Cannaregio<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli ultimi anni della Repubblica abitava in <em>Calle de le Muneghe<\/em>, nella parrocchia di Sant&#8217;Alvise, un calzolaio tale <strong>Matteo Lovat<\/strong>, nato in <em>Casale di Zoldo<\/em>, e qui da parecchi anni dimorante. Egli era un maniaco religioso; ogni mattina all&#8217;alba, con qualunque tempo, usciva di casa e visitava ben sette chiese; verso sera lo si vedeva inginocchiato nella cappella dell&#8217;altare maggiore di Sant&#8217;Alvise, in estasi dinanzi al quadro del <strong>Tiepolo<\/strong> &#8220;<em>Cristo con la croce sulla via del Calvario<\/em>&#8220;. Di quasi tutti i suoi guadagni egli faceva carit\u00e0, e non c&#8217;era poverello nella contrada e non c&#8217;era bambino che non avesse avuto dal buon calzolaio un aiuto, un conforto, un regalo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Caduta la Repubblica, cominciarono per <strong>Matteo<\/strong> gli anni infelici; si distruggevano i monasteri, si demolivano le chiese. Una sera di luglio, che si era spinto fino a San Marco, vide attorno all&#8217;albero della libert\u00e0 una folla scalmanata ballare e gridare, e tra essa qualche patrizia scarmigliata e discinta. Fu un crollo per lui, quasi una forte mazzata sul capo, e ritorn\u00f2 alla sua casetta triste, pensieroso, abbattuto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il giorno dopo non usc\u00ec, ma si sentiva di dentro la casa un gran martellare, lo videro verso sera comperare una corda e dei lunghi chiodi; a chi gli parlava non rispondeva e chiusosi nella sua cameretta non si ud\u00ec pi\u00f9 nulla.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel mattino seguente uno spettacolo orribile appariva ai primi passanti per la <em>Calle de le Muneghe<\/em> di Sant&#8217;Alvise; dalla finestra del calzolaio, pendeva, attaccata all&#8217;architrave mediante una grossa fune, una gran croce ed inchiodato su quella il calzolaio tutto nudo. I piedi erano tutti e due trapassati dai chiodi, sul petto aveva un&#8217;ampia ferita, sulla testa sanguinante portava infitta una corona di spine, il torso legato alla croce, le braccia a penzoloni, le parti virili completamente tagliate. Lo spettacolo era davvero orribile, ed il sangue gocciolava sulla strada.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In un baleno la calle fu piena di gente, alcuni pietosi salirono e staccarono dalla croce lo sventurato. Portato all&#8217;ospedale visse ancora qualche mese in un mutismo assoluto, forse convinto che l&#8217;esempio di quel suo martirio era stato inutile contro i peccati del prossimo. (1)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 29 novembre 1924.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;autocrocifissione di Matteo Lovat, calzolaio da Sant&#8217;Alvise, nel Sestiere di Cannaregio Negli ultimi anni della Repubblica abitava in Calle de le Muneghe, nella parrocchia di Sant&#8217;Alvise, un calzolaio tale Matteo Lovat, nato in Casale di Zoldo, e qui da parecchi anni dimorante. 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