{"id":49473,"date":"2019-10-04T05:05:35","date_gmt":"2019-10-04T05:05:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=49473"},"modified":"2024-02-02T14:28:59","modified_gmt":"2024-02-02T14:28:59","slug":"la-leggenda-del-sacro-chiodo-dalla-chiesa-di-santa-chiara-a-quella-di-san-pantaleone-nel-sestiere-di-dorsoduro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=49473","title":{"rendered":"La leggenda del Sacro Chiodo, dalla Chiesa di Santa Chiara a quella di San Pantaleone, nel Sestiere di Dorsoduro"},"content":{"rendered":"<h3>La leggenda del sacro chiodo, dalla Chiesa di Santa Chiara a quella di San Pantaleone, nel Sestiere di Dorsoduro<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sull&#8217;area dove oggi s&#8217;innalza l&#8217;<em>Ospedale militare di Santa Chiara<\/em> (oggi <em>Questura<\/em>) sorgevano un tempo la chiesa e il convento di <em>Santa Maria Madre del Signore<\/em>, di monache Francescane. La costruzione dei sacri edifici risaliva al 1236 quando sier <strong>Giovanni Badoer<\/strong> della <em>contrada di San Tom\u00e0<\/em> regalava a suora <strong>Costanza<\/strong> venuta dalla citt\u00e0 di Assisi una piccola isola &#8220;<em>in confin sancta Crucis in canal de Zirada<\/em>&#8221; nell&#8217;estremo limite settentrionale del Canal Grande.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qualche anno dopo la chiesa e il convento presero il nome di <em>Santa Chiara<\/em> che mai pi\u00f9 abbandonarono, e le suore pi\u00f9 tardi passarono sotto la giurisdizione del patriarca di Grado, poi di quello di Castello il quale, il 12 agosto, giorno dedicata alla Santa, visitava la chiesa ed era ricevuto con solenne cerimonia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Su quel convento correva una strana leggenda tramandata oralmente di secolo in secolo, accennata in qualche cronaca antica, e narrata nel suo particolari in una vecchia scrittura della monaca <strong>Maria Felice della Vecchia<\/strong> <em>abadessa di Santa Chiara<\/em> nei primi anni del Cinquecento, circa due secoli e mezzo dopo avvenuta la singolare avventura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era il 15 marzo del 1262, la notte era calma ma il cielo nuvoloso, un silenzio profondo pesava sulla contrada deserta di quel sito limitrofo con la laguna verso la terraferma, soltanto un piccolo lume ad olio sotto il portico della <em>chiesa di Santa Chiara<\/em> rompeva in breve cerchio l&#8217;oscurit\u00e0 profonda. A tre ore di notte una barca si arrest\u00f2 sulla sponda della fondamenta e ne sbarc\u00f2 un pellegrino; sembrava stanchissimo, con la destra si sosteneva sull&#8217;alto bordone mentre sotto il braccio sinistro stringeva una piccola cassetta. Si guard\u00f2 d&#8217;intorno, vide il lumicino della chiesa, il nero profilo dell&#8217;attiguo convento e si diresse lentamente da quella parte. Giunto alla porta del <em>monastero di Santa Chiara<\/em> batt\u00e9 col grosso bastone, poco dopo una voce femminile dall&#8217;interno chiese chi fosse, ed egli rispose. Cosa rispondesse nessuno seppe mai, fatto \u00e8 che la porta si aperse, il pellegrino consegn\u00f2 la cassetta e ritorn\u00f2 lento e grave verso la barca che l&#8217;attendeva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La cronachetta della monaca <strong>Maria Felice<\/strong>, perduta nell&#8217;incendio avvenuto verso la met\u00e0 del Cinquecento, diceva che con la cassettina l&#8217;affaticato pellegrino aveva affidato anche un anello con cinque diamanti neri in croce, pregando di non consegnare il sacro deposito se non a colui che avesse presentato un anello uguale come segno di riconoscimento. Il cofanetto, elegante fattura di rame cesellato in oro, venne dalle monache deposto sopra una mensola accanto all&#8217;altare maggiore e cominciarono allora cose strane e miracolose nella <em>chiesa di Santa Chiara<\/em>. Alcune &#8220;<em>zaghete<\/em>&#8220;, giovani monache converse, scese nella chiesa a pregare dopo il tramonto, videro l&#8217;altare tutto illuminato da grandi raggi di luce che uscirono attraverso il metallo della misteriosa cassetta; suor <strong>Teresa<\/strong> &#8220;<em>di ca&#8217; Malipiero<\/em>&#8221; da circa tre anni affetta da male incurabile, una specie di ulcera maligna facciale, volle posare il viso sulla cassetta e pregando guariva nello stesso giorno; uno spaventoso uragano proveniente dalla terraferma devast\u00f2 i conventi e le <em>chiese della Croce<\/em>, di <em>Santa Lucia<\/em>, dello <em>Spirito Santo<\/em>, lasciando incolume la vicina <em>Santa Chiara<\/em>, primo luogo incontrato nel suo calamitoso cammino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le monache dinanzi a tali fatti miracolosi, che ormai correvano per la citt\u00e0, decisero di aprire il cofanetto, ma mentre aspettavano la decisione del <em>patriarca<\/em> <strong>Maffio Contarini<\/strong> lo trovarono una mattina aperto e videro in esso un lungo chiodo e una breve scrittura latina con la quale si affermava essere quello uno dei chiodi che avevano trafitto i piedi di <strong>Ges\u00f9<\/strong>, recato da <em>Gerusalemme<\/em> da <strong>San Luigi di Francia<\/strong> e col\u00e0 depositato per volont\u00e0 divina. Per molti anni e molti giorni la <em>chiesa di Santa Chiara<\/em> ebbe una straordinaria processione di visitatori, tutti volevano venerare la santa reliquia e tutti offrivano ceri, denari, voti, gioielli tanto che si costru\u00ec un nuovo altare per il &#8220;<em>chiodo di Cristo<\/em>&#8220;, e i patrizi della contrada offrirono una lampada d&#8217;argento che doveva stare accesa giorno e notte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1807 la chiesa e il convento vennero chiusi, pi\u00f9 tardi gli edifici furono ridotti ad <em>Ospedale Militare<\/em>, ma la leggenda del chiodo continu\u00f2 ancora per molti anni ad esser raccontata dai vecchi della contrada di Santa Chiara, e ancora oggi qualcuno la ricorda venerando la preziosa reliquia che si conserva nella<em> chiesa di San Pantaleone<\/em> dove venne trasportata. (1)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi per\u00f2 del Sacro Chiodo non vi \u00e8 pi\u00f9 traccia, e non si sa neppure che fine abbia fatto, rimane solo il reliquiario vuoto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 24 settembre 1931<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La leggenda del sacro chiodo, dalla Chiesa di Santa Chiara a quella di San Pantaleone, nel Sestiere di Dorsoduro Sull&#8217;area dove oggi s&#8217;innalza l&#8217;Ospedale militare di Santa Chiara (oggi Questura) sorgevano un tempo la chiesa e il convento di Santa Maria Madre del Signore, di monache Francescane. 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