{"id":47825,"date":"2019-08-02T05:23:49","date_gmt":"2019-08-02T05:23:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=47825"},"modified":"2024-02-02T16:40:23","modified_gmt":"2024-02-02T16:40:23","slug":"un-santo-ignoto-nella-chiesa-di-san-giobbe-nel-sestiere-di-cannaregio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=47825","title":{"rendered":"Un santo ignoto, nella sagrestia della Chiesa di San Giobbe, nel Sestiere di Cannaregio"},"content":{"rendered":"<h3>Un santo ignoto, nella sagrestia della Chiesa di San Giobbe, nel Sestiere di Cannaregio<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il giorno 16 agosto del 1463 una galera mercantile entrava nel porto \u201c<em>de li due Castelli a San Nicol\u00f2 del Lido<\/em>\u201d e si ancorava alla punta dell\u2019isola di Sant\u2019Elena, dietro la chiesa. La galera era di sier <strong>Marco Zane<\/strong>: veniva dal porto di Spalato e aveva a bordo il corpo di un santo, che si diceva <em>San Luca Evangelista<\/em>, trafugato da una chiesa della <em>Bosnia<\/em>. La piccola cassa di finissimo legname intarsiato fu sbarcata a San Nicol\u00f2 del Lido e data per il momento in custodia al monastero dei Benedettini, avendo il doge <strong>Domenico Moro<\/strong> destinata la preziosa reliquia alla chiesa di San Giobbe profeta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Intanto essendosi sparsa per tutto il territorio veneto la notizia, i padri <em>Cassinesi<\/em> di <em>Santa Giustina di Padova<\/em> protestarono subito affermando: \u201c<em>di havere essi soli nella loro glesia li sacro corpo dil Santo morto in Bitinia et da Costantinopoli condotto a Padova<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In breve la protesta del convento divenne protesta cittadina e tutti ad una voce dicevano che l\u2019Evangelista venuto da <em>Spalato<\/em> era un <strong>falso San Luca<\/strong> e un <strong>falso Evangelista<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A dar pi\u00f9 esca alla protesta, il giorno 17 dicembre 1463 il doge volle che \u201c<em>col Bucintoro fusse tolto il detto corpo santo da San Nicol\u00f2 del Lido et and\u00f2 anco lo dose con la Signoria et li Canonici de sancto Marco et portarono il corpo a San Geremia dove smontati, con processione granda di clero et di frati fo portato a sancto Ioppo<\/em>\u201d. Dinnanzi a quella ufficiale affermazione della identit\u00e0 del Santo vennero a Venezia i deputati di Padova <strong>Francesco Porcellino<\/strong>, <strong>Francesco da Leone<\/strong> e <strong>Antonio Capodilista<\/strong> insieme all\u2019abate di <em>Santa Giustina<\/em> e tutti, presentatisi al doge e alla Signoria, affermarono la fallacia del <em>nuovo San Luca<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Signoria, alla esplicita accusa, ordin\u00f2 l\u2019esame dei due corpi al <em>Podest\u00e0 di Padova<\/em>, <strong>Zaccaria Trevisan<\/strong>, al capitano <strong>Lucca da Lezze<\/strong>, ai deputati della citt\u00e0. Coadiuvati dal cancelliere <strong>Domenico Spazzarin<\/strong> e da due medici illustri: <strong>Paolo Bagelardo<\/strong> da <em>Fiume<\/em> e <strong>Francesco Passeri<\/strong> detto il <em>Genovese<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Aperte le due casse, fu constatato che in quella di <em>Santa Giustina<\/em> esisteva un corpo di vecchio senza testa, mentre in quella di <em>San Giobbe<\/em> stava un corpo completo di et\u00e0 giovanile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mandate a Roma le relazioni scritte, papa <strong>Pio II<\/strong> incaric\u00f2 il cardinale <strong>Bessarione<\/strong>, suo legato in Venezia, di decidere la controversia e questi aggiudic\u00f2 essere il vero <em>San Luca<\/em> quello custodito a <em>San Giobbe<\/em>. I frati di <em>Santa Giustina<\/em> e tutta intera la citt\u00e0 di Padova si ribellarono ch\u00e9 troppo evidente appariva la volont\u00e0 del <strong>Bessarione<\/strong> di favorire i veneziani, e mentre a <em>San Giobbe<\/em> si cantava il <em>Te Deum<\/em> e le campane suonavano a festa, a <em>Santa Giustina<\/em> si facevano processioni, solenni panegirici e gran cantar di litanie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I padovani ricorsero a Roma e <strong>Paolo II<\/strong>, succeduto in quei giorni a papa <strong>Pio II<\/strong> deleg\u00f2 due cardinali, <strong>Giovanni Caravajo<\/strong> e <strong>Bernardo Eurolo<\/strong> da <em>Marni<\/em>, i quali, premesso che la testa di <em>San Luca evangelista<\/em>, premessa indiscutibile, si conservava nella Basilica Vaticana; che il corpo custodito a Padova era senza testa, che quello portato di recente a Venezia in tutte le sue parti era completo, decisero di <strong>sospendere qualunque culto al santo di San Giobbe<\/strong>. E cos\u00ec fu, dice il <strong>Cornaro<\/strong>, \u201c<em>che quel corpo che aveva suscitato tante contese fu relegato nella sagrestia et ancora vi sta inglorium<\/em>\u201d, cio\u00e8 senza gloria di culto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Difatti anche oggi nella cappellina in fondo alla <em>sacrestia di San Giobbe<\/em> si vede una cassa di noce contenente il corpo del Santo sconosciuto, un santo ignoto nella lunga teoria dei santi cristiani, un povero santo senza culto di preghiere, senza luci di torce, senza fumo d\u2019incenso, abbandonato tutto solo nella tristezza silenziosa della piccola sagrestia. (1)<\/p>\n<p><strong>Il riconoscimento del santo e la restituzione dei resti alla Chiesa Ortodossa Greca<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il santo che si trovava nella sacrestia della chiesa di <em>San Giobbe<\/em>, dentro un sarcofago di nobilissima fattura, racchiudeva i resti di quello che si pensava fosse <em>San Luca Evangelista<\/em>, qui giunto dalla <em>Bosnia<\/em> nel 1463 e dal doge <strong>Cristoforo Moro<\/strong> fatto depositare in questa chiesa allora in lavorazione. Ne fu subito contestata l&#8217;autenticit\u00e0 e, per questo motivo \u00e8 sempre rimasto in sacrestia. Il coperchio, oltre all&#8217;immagine dell&#8217;evangelista, ne porta pure il simbolo del bue alato. Trattasi invece di &#8220;<em>Osios Lukas<\/em>&#8221; il <em>Beato Luca<\/em>, monaco orientale, fondatore del monastero <em>Steirion<\/em>, nella <em>Focide<\/em> (Grecia), morto il 7 febbraio del 953, molto venerato per la sua vita santa e per i miracoli operati presso la sua tomba. Nel 1200 sopra di essa venne costruita una magnifica basilica. Arrivato a <em>San Giobbe<\/em>, come detto sopra, per metterlo in salvo dall&#8217;invasione dei Saraceni, ne fu proibito il culto perch\u00e9 non poteva essere l&#8217;evangelista. Si diceva che avrebbe potuto essere <em>San Luca Stiriota<\/em> ma non se ne ebbe certezza fino a che non arriv\u00f2 documentata richiesta dalla chiesa orientale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 14 gennaio 1986 venivano tolti i resti mortali dal sarcofago e portati al Palazzo patriarcale, dove, il 10 dicembre dello stesso anno venivano consegnati dal <strong>Patriarca Cardinale Marco C\u00e8<\/strong> alla Delegazione di Prelati della <em>Chiesa Ortodossa Greca<\/em>, venuta a Venezia per riceverli e restituirli alla chiesa del suo monastero. (2)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 13 maggio 1928.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(2) P. FERDINANDO FINOTTO (a cura di). San Giobbe. La Chiesa dei Santi Giobbe e Bernardino in Venezia. (Cooperativa Novastampa. Verona 1994)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un santo ignoto, nella sagrestia della Chiesa di San Giobbe, nel Sestiere di Cannaregio Il giorno 16 agosto del 1463 una galera mercantile entrava nel porto \u201cde li due Castelli a San Nicol\u00f2 del Lido\u201d e si ancorava alla punta dell\u2019isola di Sant\u2019Elena, dietro la chiesa. 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