{"id":47079,"date":"2019-06-15T05:00:56","date_gmt":"2019-06-15T05:00:56","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=47079"},"modified":"2024-02-02T19:30:47","modified_gmt":"2024-02-02T19:30:47","slug":"le-otto-sorelle-falier-da-santaponal-e-bona-da-santa-fosca-due-casi-di-iniqua-giustizia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=47079","title":{"rendered":"Le otto sorelle Falier da Sant&#8217;Aponal e Bona da Santa Fosca, due casi di iniqua giustizia"},"content":{"rendered":"<h3>Le otto sorelle Falier da Sant&#8217;Aponal e Bona da Santa Fosca, due casi di iniqua giustizia<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel principio del Quattrocento, quando la civilt\u00e0 nuova della Rinascenza non aveva ancora dato una maggiore libert\u00e0 alla famiglia, l&#8217;autorit\u00e0 del capo di questa trovava una severa tutelatrice nella Repubblica veneziana. Lo provano due sentenze della <em>Quaratia criminale<\/em> degli anni 1406 e 1407, trasmesse fino a noi nel registro quattordici di quel tribunale, conservate oggi nel nostro archivio di Stato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In <em>Campiello Sansoni<\/em> a Sant&#8217;Aponal abitava nel 1406 un tale <strong>Pietro Falier<\/strong> che teneva bottega di drapperia a San Giuliano, da parecchio tempo vedovo con otto figlie, la pi\u00f9 grande delle quali aveva allora circa ventitr\u00e9 anni, la seconda venti e le altre &#8220;<em>per ordine successivo<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La moglie gi\u00e0 da nove anni era morta dando alla luce l&#8217;ultima figlia e da quell&#8217;istante <strong>Pietro Falier<\/strong> di carattere impetuoso e brutale, messa la piccina a balia, aveva rinchiuso le altre sette fanciulle in una stanza munita d&#8217;inferriata, per non aver seccature con quella squadra di piccole femmine in balia di se stesse. Egli partiva di casa alla mattina presto per aprire la bottega e non ritornava che alla sera tardi, lasciando alle figlie un po&#8217; di pane &#8220;<em>et acqua cum aceto mista<\/em>&#8221; e dando loro per la giornata una buona partita di lavoro come cucire panni, filare e lavare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Col tempo il carattere brutale del padre si era di pi\u00f9 in pi\u00f9 accresciuto diminuendo l&#8217;affetto verso quelle sventurate, esse stavano sempre rinchiuse giorno e notte, proibita loro qualunque pratica religiosa, il pane immangiabile, il lavoro sfibrante e al ritorno del genitore erano rimproveri, grida e busse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I vicini di casa impietositi della triste sorte di quelle disgraziate, ricorsero all&#8217;avogadore sier <strong>Pietro Zancani<\/strong> e questo, d&#8217;accordo con i colleghi <strong>Francesco Valier<\/strong> e <strong>Bartolomeo Donato<\/strong>, mand\u00f2 i fanti delle &#8220;<em>razon vechie<\/em>&#8221; a togliere le otto ragazze da quella casa infame con l&#8217;ordine di affidarle a buone famiglie fino a che lo Stato avesse provvisto alla loro sorte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Pietro Falier<\/strong> venne chiamato all&#8217;Avogaria ed egli si difese dicendo che i tempi erano tristi e per proteggere le sue otto figlie da qualsiasi &#8220;<em>amor falso et slialo<\/em> (sleale)&#8221; non aveva trovato che quel mezzo: richiuderle, farle lavorare e mangiar poco per mortificare la carne. Contro l&#8217;inumano genitore non si prese nessun provvedimento, non ebbe nessuna pena, nessuna condanna e le sorelle furono affidate, dopo qualche giorno, alle monache del convento di San Lorenzo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma la legge troppo buona col capo della famiglia, per un falso senso di autorit\u00e0, era invece rigidamente severo con la donna che osava ribellarsi all&#8217;autorit\u00e0 maritale. Tale <strong>Bona<\/strong>, moglie di <strong>Cecco<\/strong> da Firenze da alcuni anni stabilitosi a Venezia nella contrada di <em>Santa Fosca<\/em>, venne colpita nel 1407 da una condanna materialmente e moralmente straziante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Cecco<\/strong> era bisbetico e stravagante, specie dopo avere bevuto qualche bicchiere di vino e la moglie, formosa e robusta massaia, cercava di correggerlo bastonandolo di santa ragione. Un giorno, accecata dall&#8217;ira, lo fer\u00ec con una piccola forbice e alle alte grida di <strong>Cecco<\/strong> corsero i birri e arrestarono la donna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La <em>Quarantia criminale<\/em> le fece il processo e la condanna fu oltremodo severa. &#8220;<em>Bollata sul petto con ferro rovente<\/em>, dice la sentenza, <em>et poi da santa Croce per Rioalto fino a santo Marcum et inde a Castellum frustata et digando<\/em> (gridando) <em>la culpa sua<\/em>&#8220;. E cos\u00ec venne fatto e, dopo la bollatura d&#8217;infamia, la povera donna nel lungo tragitto, discinta fino alla cinta, ricevette &#8220;<em>le scuriade<\/em>&#8221; e tra il dolore e la vergogna dovette poi starsene a letto febbricitante quasi due mesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In quei due mesi tutte le comari della contrada di Santa Fosca andarono &#8220;<em>a farghe compagnia<\/em>&#8220;, solidali con lei contro i mariti bisbetici, stravaganti e bevitori. (1)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 12 dicembre 1928.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le otto sorelle Falier da Sant&#8217;Aponal e Bona da Santa Fosca, due casi di iniqua giustizia Nel principio del Quattrocento, quando la civilt\u00e0 nuova della Rinascenza non aveva ancora dato una maggiore libert\u00e0 alla famiglia, l&#8217;autorit\u00e0 del capo di questa trovava una severa tutelatrice nella Repubblica veneziana. 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