{"id":42565,"date":"2018-11-09T05:36:51","date_gmt":"2018-11-09T05:36:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=42565"},"modified":"2018-11-10T13:05:19","modified_gmt":"2018-11-10T13:05:19","slug":"case-iacp-e-del-comune-di-venezia-a-sacca-fisola-nellisola-della-giudecca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=42565","title":{"rendered":"Case dello IACP e del Comune di Venezia a Sacca Fisola, nell&#8217;Isola della Giudecca"},"content":{"rendered":"<h3>Case dello IACP e del Comune di Venezia a Sacca Fisola, nell&#8217;Isola della Giudecca <\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"> Sacca Fisola \u00e8 situata all&#8217;estremit\u00e0 occidentale della Giudecca, ha un&#8217;estensione di 100.000 metri quadrati di superficie interamente riportati dai vari scavi effettuati in laguna nella seconda met\u00e0 del XIX secolo. Il principale artefice della nascita di quest&#8217;isola, \u00e8 stato il cavaliere <strong>Giovanni Busetto<\/strong> detto <em>Fisola<\/em>, che rivers\u00f2 in questa barena tonnellate e tonnellate di detriti. <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I primi documenti di questa <em>sacca<\/em>, si notano in due piante tipografiche della citt\u00e0 risalenti al 1839 e l&#8217;altra al 1840. Nell&#8217;arco di un ventennio la sacca venne ultimata, con una struttura pi\u00f9 marcata, il <em>Canale dei Ostregheri<\/em> (oggi Canal dei Lavraneri) la divideva dalla vicina Giudecca. Solo dopo il 1880 l&#8217;intera superficie della sacca potr\u00e0 dirsi definitivamente bonificata, e subito venne utilizzata con la costruzione, sul suo lato nord, di grandi capannoni ad uso portuale, il rimanente territorio era ricoperto di verde e utilizzato come orti. Successivamente vennero costruiti altri magazzini per il deposito di materiali diversi; quali carbone, cotone, legname ed altro, di qui raggiungevano con i mezzi pi\u00f9 svariati l&#8217;entroterra. Nei primi decenni del XX secolo con lo spostamento del polo economico-commerciale, sorto ai margini della terraferma a Marghera, le industrie presenti nella sacca persero d&#8217;importanza e chiusero. <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel periodo dell&#8217;immediato dopoguerra, si parl\u00f2 di insediamenti urbani nell&#8217;isola, che troveranno concretezza nel 1956, quando l&#8217;IACP e l&#8217;Unrra-casa presentarono dei piani per la costruzione di alloggi che dovevano insediare circa cinquemila persone, che prenderanno possesso dei vari alloggi a pi\u00f9 riprese. Nel periodo oscillante tra il 1960 ed il 1974, lo IACP costru\u00ec sull&#8217;isola 17 fabbricati, per un totale di 489 appartamenti. il Comune di Venezia fece costruire 12 fabbricati per un totale di circa 360 appartamenti. <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>TOPONOMASTICA: (1)<\/strong> <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le nuove strade che si vennero a formare in seguito alla nuova urbanizzazione furono chiamate: <em> Calle de l&#8217;Asilo, Calle e Ramo del Bisato, Calle e Ramo Beata Eufemia Giustinian, Fondamenta, Calle, Ramo Primo e Ramo Secondo Beata Giuliana,  Calle e Ramo de le Boseghe, Calle e Campiello de la Chiesa in Saca,  Campiello, Calle, Fondamenta e Ramo dei Delfini, Calle e Ramo dei Figheri, Calle del Fisola, Calle e Ramo dei Gambari, Calle Larga, Campo, Campiello, Ponte, Ramo Primo e Ramo Secondo dei Lavraneri, Ponte del Monastero, Calle dei Orti, Calle dei Persegheri, Calle e Ramo de la Saca, Campo, Calle San Gerardo Sagredo, Fondamenta del Rio (ora di San Gerardo), Calle San Cataldo, Calle de la Scuola, Campiello e Calle del Teatro in Saca, Campiello e Calle del Vaporetto <\/em>. Formate le nuove vie s&#8217;intitolarono &#8220;al ricordo&#8221; degli orti, dell&#8217;attivit\u00e0 peschereccia e ai personaggi illustri che in qualche modo avessero avuto contatti con questa zona.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Calle del Bisato <\/strong><\/em>. La denominazione di questa via \u00e8 dovuta al nome di un tipico pesce che si pesca nella laguna di Venezia, in certi periodi dell&#8217;anno. Nelle nostre lagune dimorano diverse variet\u00e0 di questa specie, che prendono nomi diversi a seconda della stagione, dell&#8217;et\u00e0 e del luogo. Dal latino <em>Anguillam<\/em>, all&#8217;italiano Anguilla sino alla mutazione dialettale di <em>Bisato<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Calle e Ramo Beata Eufemia Giustinian<\/strong><\/em>. Questa calle che collega la <em>Fondamenta de la Beata Giuliana<\/em> con la <em>Calle de la Saca<\/em>, \u00e8 anch&#8217;essa intitolata ad una nota figura religiosa tratta dal ricco firmamento veneziano. Nata a Venezia nel 1408 da un ramo della famiglia che diede le origini al primo patriarca di Venezia, anche Eufemia si sent\u00ec ben presto attratta dalla vocazione per il chiostro, tanto da abbandonare a soli 17 anni la lussuosa casa paterna per ritirarsi nel solitario <em>Monastero della Croce<\/em> alla Giudecca. Eletta badessa del monastero a soli 32 anni, che sostenne con equilibrata perizia anche nei momenti di difficolt\u00e0, accettando di buon grado il nuovo fardello divino. Dopo la sua morte, il suo corpo venne trasferito in diversi luoghi, nel 1915 il sarcofago della <strong>Beata Eufemia<\/strong> ha trovato la sua definitiva collocazione nella cattedrale di <em>San Pietro di Castello<\/em>, riposando a fianco delle spoglie dello zio patriarca <strong>San Lorenzo Giustinian<\/strong>. <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Fondamenta, Calle, Ramo Primo e Ramo Secondo Beata Giuliana<\/strong><\/em>  La lunga fondamenta che costeggia l&#8217;isola di Sacca Fisola dall&#8217;estremit\u00e0 est (pressi Mulino Stucky) fino all&#8217;angolo opposto ed oltre, venne denominata <strong>Beata Giuliana<\/strong> in virt\u00f9 della sua vicinanza con la demolita <em>Chiesa dei Santi Biagio e Cataldo<\/em>. dove la &#8220;nostra&#8221; fond\u00f2 un monastero benedettino nel 1226. Il cenobio trovava posto all&#8217;estremit\u00e0 del <em>Canale dei Lavraneri<\/em> dove attualmente sorge l&#8217;ottocentesco mulino. Lungo questa fondamenta correvano verso la fine del XIX secolo, ben 100 metri di strada ferrata, parallelamente ai quali venivano ad ormeggiarsi numerosi bastimenti, per scaricare le loro merci destinate ai vicini depositi della ditta <strong>Francesco Parisi<\/strong>. Gli enormi capannoni disposti su un&#8217;area di circa ottomila metri quadrati, fronteggiava la nuova Marittima di San Basilio, da poco sorta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Calle e Ramo de le Boseghe<\/strong><\/em>. Questa intitolazione ad un tipico pesce lagunare: la <em>Bosega<\/em>. Noto nella lingua italiana con nome di Cefalo o Muggine, la <em>Bosega<\/em> vive in prevalenza nel mare non disdegnando per\u00f2 di trascorrere lunghi periodi anche nell&#8217;acqua dolce. <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Calle e Campiello drio la Chiesa<\/strong><\/em>. La chiesa di Sacca Fisola da cui prendono il nome queste vie \u00e8 dedicata al santo martire Gerardo Sagredo vittima nel 1046 di una insurrezione pagana che sconvolse l&#8217;Ungheria. L&#8217;edificio che sorge al centro del campo, \u00e8 opera dell&#8217;architetto veneziano <strong>Renato Renosto<\/strong>, che l&#8217;ha edificato tra il 1961 e il 1963<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Calle e Ramo dei Figheri<\/strong><\/em> Dalle numerose piante di fichi (dette figheri nel dialetto veneziano) che crescevano in abbondanza, come spesso succede anche in altre isole abbandonate della laguna.  <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Calle del Fisola<\/strong><\/em>.  Tra i numerosi personaggi che la toponomastica di quest&#8217;isola ha voluto ricordare, compare il nome di Giovanni Busetto detto Fisola, al quale si deve la nascita di quest&#8217;isola artificiale. <strong>Giovanni Busetto<\/strong> detto <strong>Fisola<\/strong> era nato a Pellestrina  il 19 novembre 1796 dai coniugi Giuseppe e Speranza Scarpa. Il soprannome di <strong>Fisola<\/strong> gli pu\u00f2 essere derivato dal fatto che  qualche suo antenato prediligeva la caccia al &#8220;<em>Fisolo de mar<\/em>&#8220;, specie di uccello acquatico frequente nelle lagune e nei canali delle paludi che si nutre esclusivamente di pesce. A causa della sua sorprendente velocit\u00e0 \u00e8 stato denominato dai cacciatori &#8220;<em>Magnabalin<\/em>&#8220;. <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Calle Larga, Campo, Campiello, Ponte, Ramo Primo e Ramo Secondo dei Lavraneri<\/strong><\/em> Lauro o alloro, detto dai botanici &#8220;<em>Laurus Nobilis<\/em>&#8220;, \u00e8 la pianta o albero odorifero della famiglia dei sempreverdi, da cui le localit\u00e0 in oggetto hanno preso il nome. Un folto gruppo di questi alberi, volgarmente detti &#8220;<em>Laurani<\/em>&#8220;, fiorivano in quest&#8217;isola fin dall&#8217;ultimo decennio del secolo scorso, tanto che il prossimo canale risulta essere denominato &#8220;<em>dei Lavraneri<\/em>&#8221; gi\u00e0 nel 1880 circa. In precedenza il largo invaso era denominato degli &#8220;<em>Ostregeri<\/em>&#8220;. Il ponte in legno dei Lavraneri \u00e8 stato disegnato ed ideato nella sua struttura dell&#8217;ing. Creazza, tra il 1958 ed il 1960. In precedenza la funzione di collegamento con il rimanente della Giudecca, era garantita da un abitante della zona, che unito di barca e di licenza apposita traghettava le persone da un lato all&#8217;altro del canale. Un nuovo ponte progettato dall&#8217;architetto <strong>Michele Regini<\/strong> ha sostituito, negli anni 2002-2004, la precedente passarella in legno. <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Ponte del Monastero<\/strong><\/em>. Primariamente venne denominato ponte di San Gerardo per via della vicina chiesa, e successivamente mutato (1978) in <em>Ponte del Monastero<\/em>. Il ponte unisce la Sacca San Biagio con Sacca Fisola. Recentemente sull&#8217;isolotto di <em>Sacca San Biagio<\/em>, il Comune di Venezia ha innalzato un moderno fabbricato ad uso di pubblica piscina, che ha avuto la sua inaugurazione ufficiale il 7 maggio 1985. <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Calle dei Orti<\/strong><\/em>. Sin dai primordi l&#8217;isola era ricoperta da una ricca vegetazione che l&#8217;amministrazione comunale ha voluto fosse doverosamente ricordata nella locale toponomastica. A questo scopo nel 1962, vari punti dell&#8217;isola presero la denominazione di <em>Lavraneri<\/em>, <em>Figheri<\/em>, <em>Persegheri<\/em>, ecc., a seconda del luogo in cui essi spontaneamente fiorivano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Canale dei Ostregheri<\/strong><\/em>. Tale denominazione fu data dall&#8217;attuale <em>Canale dei Lavraneri<\/em> nella seconda met\u00e0 dell&#8217;Ottocento, dopo la iniziata formazione della &#8220;sacca&#8221;, per ricordare una attivit\u00e0 redditizia che in quella zona della laguna aveva uno dei punti vitali. La pesca dell&#8217;ostrica era praticata nella laguna veneta sin dai lontani secoli, tanto che i decreti della Serenissima pi\u00f9 volte ne vietavano la pesca in prossimit\u00e0 dei moli del Lido. Questo mollusco si divide in due tipi: <em>ancorate<\/em> e <em>vaganti<\/em>. Le prime vivono esclusivamente attaccate ai grossi blocchi di marmo che compongono le dighe del porto del Lido, mentre le seconde si coltivano sui fondali fangosi della laguna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Fondamenta del Rio (ora di San Gerardo)<\/strong><\/em>. Con tale denominazione si indic\u00f2 nel 1962, la fondamenta che corre parallela al <em>Canale di San Biagio<\/em>, il quale divideva l&#8217;isola di Sacca Fisola da quella di San Biagio. La fondamenta del Rio mut\u00f2 la sua primitiva intitolazione nell&#8217;anno 196, assumendo quella di Fondamenta San Gerardo. <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Calle e Ramo de la Saca <\/strong><\/em>. Per sacca s&#8217;intende la formazione di un dosso iniziato dalla natura e completato dall&#8217;uomo, mediante l&#8217;apporto di materiali tratti dallo scavo dei canali lagunari. Dapprima in questa zona sorgevano solo alcune barene alternate qua e l\u00e0 da qualche isolotto. <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Calle San Cataldo<\/strong><\/em> La <em>Chiesa e il monastero dei Santi Biagio e Cataldo<\/em>, costruiti tra il XII e il XIII secolo, ristrutturati una prima volta alla fine del XVI secolo per opera di <strong>Michele Sanmicheli<\/strong>, e una seconda volta all&#8217;inizio del XVIII secolo dagli architetti <strong>Domenico Rossi<\/strong> e <strong>Giorgio Massari<\/strong>, rimasero attivi fino al 1810, quando vennero soppressi in seguito ai decreti napoleonici. Acquistati da privati, chiesa e monastero vennero prima aditi a complesso ospedaliero, poi demoliti nella seconda met\u00e0 dell&#8217;Ottocento e sull&#8217;area venne eretto il complesso industriale del <em>Molino Stucky<\/em>. <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Campo, Calle San Gerardo Sagredo<\/strong><\/em>. Queste vie prendono tale denominazione dalla vicina chiesa parrocchiale innalzata il 3 dicembre 1961, in quest&#8217;area prossima al <em>Canale di San Biagio<\/em>. Il tempio eretto dall&#8217;architetto veneziano <strong>Renato Renosto<\/strong> \u00e8 di stile moderno, e le sue linee semplici bene si adattano all&#8217;architettura dei fabbricati circostanti. Fu dedicata al santo martire veneziano <strong>Gerardo Sagredo<\/strong>, che perse la sua vita mentre si trovava nelle lontane terre d&#8217;Ungheria, per divulgare il verbo di Dio. Nato a Venezia dalla nobile famiglia Sagredo nell&#8217;anno 980, gli fu imposto il nome di Giorgio; che solo dopo la morte del padre mut\u00f2 in Gerardo, come debito di riconoscenza. Fu monaco a <em>San Giorgio Maggiore<\/em> e quindi abate dal 1021 al 1028, alla quale carica rinunzi\u00f2 per la predicazione. Attorno al 1030 fu eletto vescovo di Csan\u00e0d, carica che non gli imped\u00ec di diffondere in tutta l&#8217;Ungheria il culto per la Madonna, alla quale era molto devoto. L&#8217;amore per le sue prediche, ne affrett\u00f2 la morte. Nell&#8217;anno 1046 tutto il paese fu sconvolto dall&#8217;insurrezione pagana di <em>Vata<\/em>, che scaten\u00f2 un&#8217;ondata di sangue della quale anche Gerardo cadde vittima. Il suo corpo tratto in cima ad un monte (nei pressi di Budda) venne precipitato a valle, dopo che gli assalitori gli avevano trapassato il petto con una lancia. Successivamente le sue spoglie vennero sepolte nella cattedrale di <em>Morovar<\/em>, da cui fu tolto solo nel febbraio del 1333, per essere trasferito a Venezia e destinato a riposare in un&#8217;urna marmorea nella <em>Chiesa dei Santi Maria e Donato<\/em> a Murano. <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) RICCARDO VIANELLO Sacca Fisola Origini, storia e toponomastica (Helvetia, 1987)<\/p>\n<style id=\"bwg-style-0\">      #bwg_container1_0 #bwg_container2_0 #bwg_mosaic_thumbnails_div_0 {        width: 100%;        position: relative;        background-color: rgba(255, 255, 255, 0.00);        text-align: center;        justify-content: center;                  margin-left: auto;          margin-right: auto;                    padding-left: 4px;          padding-top: 4px;                }          #bwg_container1_0 #bwg_container2_0 .bwg_mosaic_thumb_spun_0 {        display: block;        position: absolute;\t\t\t\tborder-radius: 0;\t\t\t\tborder: 0px none #CCCCCC;    \t\t    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