{"id":41891,"date":"2018-10-07T05:51:23","date_gmt":"2018-10-07T05:51:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=41891"},"modified":"2022-10-08T09:49:06","modified_gmt":"2022-10-08T09:49:06","slug":"la-battaglia-delle-curzolari-o-di-lepanto-i-preparativi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=41891","title":{"rendered":"La Battaglia delle Curzolari o di Lepanto (i preparativi)"},"content":{"rendered":"<h3>La Battaglia delle Curzolari o di Lepanto (i preparativi)<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">All&#8217;alba della domenica del 7 ottobre 1571 le due flotte si avvicinavano l&#8217;una all&#8217;altra, ormai in piena vista. I cristiani avanzavano a remi, alla velocit\u00e0 di tre o quattro nodi all&#8217;ora; l&#8217;unica che potevano raggiungere senza mettere sotto sforzo le ciurme, simile a quella di un uomo che camminava di buon passo. I turchi, con un po&#8217; di vento a favore, avevano alzato le vele di trinchetto, le pi\u00f9 rapide da ammainare al momento dello scontro, e quindi si avvicinavano pi\u00f9 in fretta. La velocit\u00e0 con cui i turchi si avvinavano fece temere che potessero arrivare a tiro prima che la formazione della flotta cristiana fosse completata. Ma all&#8217;improvviso il vento cadde, e sul mare regn\u00f2 una bonaccia del tutto insolita in una stagione cos\u00ec avanzata, i turchi furono costretti ad ammainare e procedere anch&#8217;essi a remi. I piloti affermarono che era un miracolo, perch\u00e8 in quella zona di solito al mattino il vento, anzich\u00e9 calare, si rafforzava, e i cristiani ricordarono quell&#8217;improvvisa bonaccia come il primo segno sicuro che Dio stava dalla loro parte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La flotta turca era pi\u00f9 numerosa per la quantit\u00e0 di vele, ma non per le galere, che erano di gran lunga i vascelli pi\u00f9 importanti in combattimento. La flotta di <strong>Don<\/strong> <strong>Juan<\/strong> era salpata con 208 galere, ma 4 erano state lasciate indietro perch\u00e9 facevano acqua e rimandate in Puglia con diverse missioni. Ne rimanevano dunque 204, pi\u00f9 le sei galeazze, che quanto a &#8220;<em>ingegnosit\u00e0<\/em>&#8221; e artiglieria valevano ben pi\u00f9 di una galera sottile. Calcolare quante galere avevano i turchi non \u00e8 facile, ma sommando le varie squadre partite quella primavera da Costantinopoli, su cui abbiamo gli avvisi dettagliati dei diplomatici e delle spie cristiane, si arriva a un totale di circa 200 o 205 galere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mentre le due flotte si avvicinavano, vennero innalzati gli stendardi di battaglia. Sulla galera di <strong>Al\u00ec<\/strong> issarono lo <em>stendardo di cotone bianco proveniente dalla Mecca<\/em>, che spettava al sultano in quanto erede dei califfi e Principe dei Credenti, e su cui era ricamato <em>28.900 volte<\/em> a lettere dorate il nome di Dio, uno spagnolo che lo vide dopo la battaglia osserv\u00f2 che le lettere erano cos\u00ec piccole da leggersi a fatica. Accanto ad esso sventolava lo stendardo che il <em>kapudan pasci\u00e0<\/em> inalberava uscendo da Costantinopoli e che veniva calato soltanto al suo rientro, di stoffa d&#8217;oro anch&#8217;essa ricoperta di iscrizioni religiose, sormontato da una mano d&#8217;argento dorato che simboleggiava l&#8217;autorit\u00e0 conferitagli dal sultano. Sulla <em>Real<\/em> innalzarono lo stendardo di damasco celeste della Lega, con il Cristo crocifisso e gli stemmi del re di Spagna, del papa e di Venezia; sulla <em>Capitana<\/em> il <strong>Venier<\/strong> iss\u00f2 il <em>gonfalone scarlatto e dorato con il leone di San Marco<\/em>, e il <strong>Colonna<\/strong> lo stendardo di generale del pontefice, di <em>damasco rosso, con il Crocifisso fra gli apostoli Pietro e Paolo<\/em>, e il motto <em>In hoc signo vinces<\/em>. Ma oltre agli stendardi che simboleggiavano il comando e attiravano sui generali la protezione di Dio e dei santi, tutte le galere vennero pavesate a festa: su quelle cristiane fu &#8220;<em>spiegata ogni altra sorte di bandiere, gagliardini, fiamole e insegne<\/em> [\u2026] <em>per ornamento, giubilo, et a maggior animo d&#8217;ognuno<\/em>&#8220;, e i turchi risposero &#8220;<em>spiegando anche essi gli superbi stendardi suoi, e sparse su per le loro galee infinita quantit\u00e0 di bandiere, come \u00e8 loro costume<\/em>&#8220;. L&#8217;innalzamento delle bandiere avveniva a suon di musica, &#8220;<em>dato il segno di trombe, piffari, chiarelli, tamburi, et ogn&#8217;altra sorte di strumenti<\/em>&#8220;, soprattutto sulle galere capitane che portavano sempre &#8220;<em>concerto di trombetti<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sulle galere della Lega i cappellani imbarcati per volont\u00e0 espressa del papa, cappuccini e gesuiti, percorrevano la corsia con i crocifissi in mano, benedicendo ed esortando, e molti patroni, gli ufficiali responsabili della ciurma, facendo lo stesso, mostravano il crocifisso ai loro uomini e persuadendoli che sotto la sua protezione sarebbero stati al sicuro. <strong>Don Juan<\/strong> esort\u00f2 gli uomini a battersi bene e poi s&#8217;inginocchi\u00f2 a pregare, e cos\u00ec fecero tutti, mentre i sacerdoti confessavano e assolvevano la folla in ginocchio. Al suono delle trombe e dei tamburi, soldati e marinai cominciarono a gridare &#8220;<em>vittoria e viva Jesu Cristo!<\/em>&#8220;. Sulle galere turche nel frattempo, suonavano le nacchere, pifferi e tamburi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Accanto ai preparativi spirituali e psicologici si provvedeva anche a quelli materiali. Sulle galere della Lega si distribu\u00ec ai rematori un rancio sostanzioso e una gamella di vino, e vennero messi a disposizione in corsia pane, vino e formaggio, perch\u00e9 tutti potessero rifocillarsi nelle pause del combattimento; poi si provvide a chiudere a chiave le porte di tutti i locali sotto coperta, tranne la camera del comandante a poppa, tenuta sgombra per ricoverare i feriti, e quella del vano dove gli scrivani conservavano armi e munizioni. Tutto lo spazio possibile in coperta venne liberato per i soldati; &#8220;<em>i nostri Christiani allegri cominciarono a nettar le coverte, levar le sbarre, spazzar le puppe<\/em>&#8221; e schierare la fanteria armata di &#8220;<em>archibugi, alabarde, mazze ferrate, picche, spade e spadoni<\/em>&#8220;, i bombardieri caricavano i pezzi con le palle di ferro o di pietra, ma anche con catene, rottami e pallini di piombo per le scariche a mitraglia, gli archibugi da posta vennero montati sui loro supporti. Almeno qualcuno delle galere cristiane alz\u00f2 le vele di trinchetto, nonostante l&#8217;assenza di vento, per riparare gli uomini dalla pioggia di frecce che ci si aspettava.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Avvicinandosi il momento dell&#8217;impatto si provvide anche a liberare dai ferri tutti quei galeotti di cui ci si poteva fidare, perch\u00e9 partecipassero al combattimento. Sulle galere ponentine questo significava sferrare i buonavoglia, che di solito erano anch&#8217;essi in catene, e i forzati cristiani, lasciando ai ferri soltanto gli schiavi; sulle veneziane, dove i buonavoglia erano liberi e non c&#8217;erano schiavi se non quelli catturati nel corso della campagna, si tratt\u00f2 di liberare gli equipaggi delle poche galere sforzate. A quanto pare, a tutti venne promessa la libert\u00e0, e infatti il <strong>Venier<\/strong> dopo la battaglia cancell\u00f2 ufficialmente le condanne e i debiti di tutti i forzati sulle galere della Repubblica. Contrariamente a un immaginario diffuso, anche i turchi potevano armare la <em>forsa<\/em>, com&#8217;era chiamata la ciurma nella lingua franca in uso a bordo dei vascelli ottomani: giacch\u00e9 i rematori erano in gran parte coscritti, e solo qualche decina di galere (di solito per\u00f2 le migliori) e le galeotte e fuste dei corsari erano armate con schiavi. Dall&#8217;una come dall&#8217;altra parte, gli schiavi dovevano rimanere incatenati ai banchi, e anzi accucciati sotto di essi non appena avessero smesso di vogare, per non intralciare il combattimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Complessivamente le due flotte ebbero a disposizione circa cinque ore per completare i preparativi, prima di arrivare a tiro di cannone; l&#8217;avvistamento era avvenuto allo spuntar del sole, intorno alle sette di mattino, ma la battaglia non cominci\u00f2 che verso mezzogiorno. Ai cristiani il tempo bast\u00f2 appena: soprattutto i testimoni veneziani affermano che al momento dell&#8217;impatto le galere non erano proprio nell&#8217;ordine previsto. Il rimorchio delle galeazze in prima linea, a un tiro di cannone dal grosso, riusc\u00ec appena in tempo. (1)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto era pronto per la battaglia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) ALESSANDRO BARBERO. Lepanto. La battaglia dei tre imperi. (Edizioni Laterza)<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=42027\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Sebastiano Veniero. Doge LXXXVI. \u2014 Anni 1577-1578 <\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=9713\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Famiglia Veniero <\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Battaglia delle Curzolari o di Lepanto (i preparativi) All&#8217;alba della domenica del 7 ottobre 1571 le due flotte si avvicinavano l&#8217;una all&#8217;altra, ormai in piena vista. 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