{"id":40586,"date":"2025-07-20T05:15:33","date_gmt":"2025-07-20T05:15:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=40586"},"modified":"2026-01-16T11:52:57","modified_gmt":"2026-01-16T11:52:57","slug":"festa-del-redentore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=40586","title":{"rendered":"La Festa del Redentore"},"content":{"rendered":"<h3>La Festa del Redentore<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qual tempio \u00e8 questo che s\u00ec maestosamente torreggia? Chi eresse questo monumento a gloria dell\u2019eterno? Fu la riconoscenza di tutto un popolo per averlo liberato dalla peste, il pi\u00f9 orribile di tutti i flagelli che nell\u2019anno 1576 aveva crudelissimamente infierito contro la nostra patria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche prima di quest\u2019epoca Venezia fu di tutti i paesi d\u2019Italia il pi\u00f9 spesso assalito da s\u00ec tremendo morbo, non \u00e8 a stupirsi, sol che si rifletta al commercio esteso, e si pu\u00f2 dire esclusivo, che negli antichi tempi ella faceva per mare coi Turchi del Levante, e con le citt\u00e0 dell\u2019Asia. Si aggiunga la mancanza di ogni disciplina, non essendovi per anco alcuna valida legge di polizia medica; oltrech\u00e9 l\u2019avidit\u00e0 di guadagno de nostri mercanti e marinai giungeva a deludere tutte le cure e le vigilanze del governo. Quindi \u00e8 che Venezia venne attaccata dalla peste sino a tre ed anche quattro volte in ogni secolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I nostri cronisti cominciano a parlare dei grandi stermini che essa fece nel secolo X, ed ancor peggio nel XI e nel XII. Ma tutti sorpass\u00f2 la peste del secolo XIV. Questa fu quasi universale, poich\u00e9 serpeggi\u00f2 per una gran parte dell\u2019Asia, dell\u2019Africa e dell\u2019Europa. Anche Venezia ne fu fieramente infetta, e bench\u00e9 non vi ci durasse pi\u00f9 di sei mesi, pure novanta famiglie nobili rimasero estinte, e la popolazione tutta si sminu\u00ec a segno, che convenne invitar dei forestieri per ripopolar la citt\u00e0. Fu conosciuto allora la necessit\u00e0 di un ospizio che servisse di soggiorno a quei, che in simili occasioni fossero afflitti da tal malattia. Da quel momento si pose mano alla erezione dell\u2019edificio, che fu piantato sopra uno scoglio di queste lagune, dove dimoravano i monaci di <em>Santa Maria in Nazaret<\/em>, dal che poi, per corruzione di lingua, acquist\u00f2 il nome di <em>Lazzaretto<\/em>. Questa fabbrica comoda e vasta poteva capire, e purtroppo capi pi\u00f9 volte, sino a dieci mila persone. Ma in un\u2019altra epoca egualmente fatale non la si trov\u00f2 ancora bastante per soddisfare alle provvide viste del benefico ed umano governo. Quindi un secondo ospizio sopra un altro scoglio s\u2019innalz\u00f2, posto dirimpetto al primo, e si chiam\u00f2 Lazzaretto nuovo. Tali alberghi nel 1576 furono tutti e due riempiti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019epoca \u00e8 questa su cui sono costretta ad arrestarmi, e a richiamare la memoria di uno spettacolo il pi\u00f9 triste che la natura presenti; di un funestissimo tempo, in cui l\u2019uomo soffre senza speranza, vive nel dolore senza soccorsi, e senza consolazione se ne muore. L\u2019Italia in un solo punto fu colta tutta dal terribile flagello della peste, e lo fu si vivamente, che parve giunto il luttuoso istante della sua totale distruzione. Lo spavento e la carestia facevano a gara con questa crudele nemica a chi pi\u00f9 presto sapesse cangiarla in un deserto. Pi\u00f9 robusti che erano gli uomini, pi\u00f9 facilmente ricevevano gli influssi di un veleno, che di ordinario tanto pi\u00f9 feroce diviene, quanto son maggiori le forze che la natura gli oppone. I bambini allattanti, care speranze di una generazione novella, o perivano per deficienza del necessario alimento, o succiavano insieme con esso il veleno della morte dal seno di una madre spirante. I colpi spietati si moltiplicavano, si riproducevano con una rapidit\u00e0 a atterrire i pi\u00f9 intrepidi. Da una morte ne pullulavano mille altre. Il torrente non conobbe pi\u00f9 argini, e in un momento le case, le strade, le piazze intere si copersero di morti e di moribondi. Nelle ville stesse, nelle campagne, nei luoghi pi\u00f9 ascosi penetrarono gli effetti funesti del contagio. Tutto era solitudine, lutto. Le case riuscivano pi\u00f9 lugubri dei sepolcri; da per tutto si respirava un alito mortale, esalante dalle cataste d\u2019uomini o defunti o semivivi, n\u00e9 vi avevano braccia bastanti a togliere questi monti di cadaveri, poich\u00e9 da per tutto rinascevano quasi altrettanti trofei della morte; la quale ogni di pi\u00f9 con la strage i suoi trionfi accresceva. Scorrevano incessantemente per le vie certe carretto funebri cariche delle reliquie dell\u2019umanit\u00e0, ed il loro incontro continuo raddoppiava il pubblico raccapriccio. Le fosse pi\u00f9 larghe e pi\u00f9 profonde, non s\u00ec tosto scavate, traboccavano di morti. Finalmente, per colmo di disperazione, le chiese medesime, quell\u2019asilo degli infelici, quell\u2019estremo rifugio quando pi\u00f9 nulla rimane a sperare n\u00e9 dagli uomini, n\u00e9 dalla natura, con saggia e necessaria precauzione erano tutte chiuse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da un orrore di simile fatta non and\u00f2 per sua disgrazia esente la citt\u00e0 di Venezia. Risparmiamo ai nostri lettori novelli dettagli dell\u2019eccidio, che anche tra le nostre lagune il morbo produsse, e trasportiamo invece le nostre idee sopra immagini ben consolanti e dolcissime, dipingendo le benefiche e paterne cure del governo che, con esempio forse unico nella storia dei secoli, consider\u00f2 come sue proprie le sciagure di ciascun individuo, e si prest\u00f2 ad alleggiarle, profondendo ricchezze, e tutto ci\u00f2 che immaginare poteva la piet\u00e0 caritatevole a favore di ogni classe di persone, e segnatamente di quella che per la sua indigenza destava ancor pi\u00f9 tutta la compassione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Appena si scopr\u00ec che la peste era entrata in Venezia, si cominci\u00f2 dal collocar nel Lazzaretto vecchio gli ammalati, e nel nuovo i sani, ma pur sospetti d\u2019infezione per aver comunicato coi primi, e vi dovevano risiedere per una quarantina di giorni. Si nell\u2019uno, che nell\u2019 altro ospizio vi avea un Preside col nome di Priore, che a tutti aveva sopraintendere; vi avevano serventi, medici, chirurgi, e di pi\u00f9, alcune mammane per il servigio delle femmine, e quanti infine potevano riuscir proficui alla travagliata umanit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 poi che formava uno spettacolo assai singolare ed imponente, e che doveva piuttosto rappresentare una delle nostre feste trionfali e marittime, era la vista di pi\u00f9 di tremila barche, dove si collocarono da otto a dieci mila persone, la maggior parte mendiche; bench\u00e9 vi avessero anche dei ricchi cittadini, che, persuasi di esser meglio assistiti, vollero approfittare del servizio pubblico, facendone per\u00f2 essi la spesa. Sul maggior naviglio sventolava in alto la grande bandiera di San Marco visibile a tutti, anche a molta. distanza; ed essa era il segnale oltre il quale nessuno poteva passare. Presso la bandiera stava eretta una forca, tremendo segnale della severit\u00e0 con cui s\u2019intendeva punire chiunque avesse trasgredito i provvidi superiori comandi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sull\u2019alba i visitatori passavano di barca in barca ad esaminare se vi fossero malati, e trovandone alcuno, facevano che si trasportasse al Lazzaretto vecchio, siccome i sospetti si conducevano al nuovo. Alquanto dopo giungevano i battelli carichi di pane, di vivande cotte, di pesce e di vino. Ogni individuo otteneva la sua porzione, e la distribuzione si faceva cos\u00ec ordinata e tranquilla, che era uno stupore a vedersi. Altre barche arrivavano poi ripiene di acqua da compartirsi per bere, per servigio della cucina e per altri usi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quelli poi che erano tratti al <em>Lazzaretto nuovo<\/em>, provavano gran consolazione nel vedersi cordialmente accolti da chi li avea preceduti, ed il loro ricevimento inspirava nel cuore una soave confidenza. Cola si viveva non meno senza soggezione che senza inquietudine; e se sotto altro cielo si costum\u00f2 sempre, che chiunque dal pubblico ha gli alimenti, debba al pubblico almeno retribuire con l\u2019opera e coi lavori, sotto il veneto cielo tal condizione in quel frangente non ebbe luogo. Ivi regnava l\u2019abbondanza di tutto, eppure ne era insieme bandita ogni fatica; parendo, ai pietosi governanti non essere mai soverchia qualunque indulgenza, qualunque sollievo per chi sta in continuo dubbio di morte. Doveva altres\u00ec contribuire moltissimo alla tranquillit\u00e0 e serenit\u00e0 dell\u2019animo tanto necessarie alla situazione di quelli infelici, la permissione a bella posta accordata ai lor parenti ed amici di visitarli. Queste visite erano per essi un momento di vera festa, malgrado gli orrori della circostanza, poich\u00e9 venivano spesso accompagnate da belle serenate e da suntuosi rinfreschi. Che pi\u00f9? Tu avresti detto esser quello il tempo della rigenerazione della natura, anzi che quello della sua fatale distruzione: tanto \u00e8 vero che un buon governo produce la felicit\u00e0 dei suoi sudditi, e sa perfino alleggerire i mali a cui la specie umana di sovente \u00e8 soggetta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sull\u2019imbrunire partivano le visite, e si udiva allora ripercuotere un devoto concerto di voci che uscivano proprio dal cuore, dirette ad implorar dall\u2019<em>Altissimo<\/em> la perpetua conservazione della Repubblica, ben pi\u00f9 che la loro propria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo di che si accendevano grandi fuochi di ginepro onde purificar l\u2019aria; e a questo fine venivano ogni d\u00ec dall\u2019Istria e dalla Dalmazia vascelli carichi di quest\u2019arbusto. Durante la notte non si udiva articolare una voce, o destare uno strepito capace di turbare l\u2019universale riposo; talch\u00e9 lungi dall\u2019accorgersi che ivi albergavano dieci mila persone, altri avrebbero creduto non esservi col\u00e0 anima vivente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nuova scena non meno ammirabile presentava dalla parte del Lido un\u2019infinit\u00e0 di case di legno costruite per ordine pubblico in riva al mare per il medesimo oggetto, le quali, da lontano vedute, offrivano all\u2019immaginazione la idea di una nuova citt\u00e0 balzata fuori dall\u2019onde, e facevano bella ed elegante prospettiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prese cos\u00ec dal governo tutte le pi\u00f9 saggie ed accorte misure, s\u00ec per i suoi sudditi di Venezia, che per quelli della terra-ferma, non si dimentic\u00f2 di ricorrere al Cielo, perch\u00e8 facesse cessare questa terribile malattia, che era nel colmo della sua furia, ed immergeva quei cuori paterni nel pi\u00f9 acerbo duolo. A quest\u2019oggetto dunque vennero ordinate preci generali per ottenere la protezione della <em>Santa Vergine<\/em> e quella di <em>San Rocco<\/em>. Poi il religioso Senato fece concorde voto d\u2019innalzare un tempio nell\u2019<em>Isola della Giudecca<\/em> al <em>Supremo Redentore<\/em>, perch\u00e8 facesse cessare l\u2019esiziale flagello, aggiungendovi l\u2019obbligo solenne di portarvisi ogni anno in processione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ed infatti non s\u00ec tosto cess\u00f2 il contagio, che si pens\u00f2 ad adempiere la promessa; ed il giorno stesso 21 luglio 1578, in cui si proclam\u00f2 la felice liberazione della citt\u00e0, si decret\u00f2 che ogni terza domenica di tal mese fosse in perpetuo il d\u00ec destinato a tal visita. Ma non volendo indugiare fino all\u2019erezione del Tempio per eseguire questa devota funzione, si suppl\u00ec intanto col formare una specie di portico intralciato di tronchi e di frasche, e coperto di ricche stoffe, in fondo al quale si eresse un altare per collocarvi l\u2019immagine del Redentore, dipinta da eccellente artista, e nobilmente incorniciata d\u2019oro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Siccome poi la processione si prevedeva numerosissima, tanto per quelli, che dovevano comporla, quanto per tutto il popolo che la divozione e la sensibilit\u00e0 doveva attirare, e che troppo difficile sarebbe stato il traghettarla attraverso il canale per via di barche, cos\u00ec si pens\u00f2 di gettare un ponte sopra una ripa di grossi battelli, tramezzato da un arco, onde lasciar libero il passaggio delle gondole. ll ponte cominciava dalla piazza di San Marco, e metteva capo a <em>San Giovanni della Giudecca<\/em>. Bench\u00e9 assai lungo fosse lo spazio, pure dal momento che ne fu concepita l\u2019idea, a quello dell\u2019esecuzione, non corsero che quattro giorni, e fu prodigio. Si orn\u00f2 la biblioteca, e le colonne tutte con le bandiere di San Marco, e con festoni di alloro, ornamento prediletto in tutte le nostre solennit\u00e0 e le nostre feste.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La funzione fu accompagnata da una compunzione generale. Aprivano la processione, uscita dalla <em>chiesa di San Marco<\/em>, le confraternite primarie ed il clero tutto; le seguivano il <em>Doge<\/em>, la <em>Signoria<\/em>, gli <em>Ambasciatori<\/em>, il <em>Senato<\/em>. Giunto il Doge sul ponte, si sarebbe detto che l\u2019universo tutto esultava, tanto era il rimbomba delle campane, dei cannoni, dei tamburi, delle trombe, che misto alle vive grida del popolo feriva I\u2019aria ed il cielo. La folla di gente di ogni condizione apparve si sterminata, come se nei due precedenti anni non fosse morto alcuno, ma piuttosto fossero stati introdotti nuovi abitanti a lustro maggiore della citt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019anno susseguente, nel giorno 5 maggio, il Doge <strong>Luigi Mocenigo<\/strong>, vestito in tutta la maggior magnificenza, and\u00f2 col <em>Patriarca<\/em> <strong>Trevisan<\/strong> a porre la prima pietra del votivo edificio, e vi depose alcune monete con la leggenda: <em>Ex pio solemnique voto Reipublicae<\/em>. Il magnifico tempio fu innalzato su modello dell\u2019immortal <strong>Palladio<\/strong>, principe dei nostri architetti. Non ci vogliamo qui diffondere nel descrivere l\u2019elegante proporzione della sua maestosa facciata, ed ancor meno a ricca decorazione dei rari e bellissimi marmi che aggiungono splendore al suo interno. E chi non sa che quanti si recano a vederlo, siano dotti o indotti, sentono nascere entro se stessi tal senso di ammirazione, che non dubitano di annoverarlo fra le fabbriche le pi\u00f9 stupende che s\u00ec possono in qualsiasi luogo ammirare?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La festa del Redentore continu\u00f2 ad essere sempre considerata come sacra e solenne, ed ogni anno si costum\u00f2 di rinnovarne le cerimonie. Ma in progresso di tempo si mischio alcun poco di profano. La facilit\u00e0 offerta da questo straordinario e inusitato ponte di passare da una all\u2019altra parte per diffondersi sulle rive e nei giardini della Giudecca onde respirare il fresco sotto dei pergolati, invitava il popolo a godere tutta la notte della festa, e come a Venezia si chiama, della <em>sagra del Redentore<\/em>. Tosto si videro, a somiglianza di quella di santa Marta, le strade, le fondamenta, i giardini riempiti di quelle cucine ambulanti, e di quelle cene semplici e gaie, nelle quali nulla vi aveva che turbasse l\u2019innocente piacere. Bello era il vedere brigate di artigiani e di operai, di gondolieri con le lor mogli e figliuoli, frammiste a crocchi di dame e cavalieri, o adagiate sull\u2019erba, o sedute a rozzi deschi. Eguale in tutti era la letizia, eguali i cibi; il pollo arrosto era in quella sera il protagonista delle cene. Ognuno approfittava con vera soddisfazione di un\u2019eguaglianza, che accresceva la felicit\u00e0 comune.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In oggi cess\u00f2 la bella solennit\u00e0; gli incentivi scemarono, e con questi quasi sparirono il concorso e le cene; pure alcuni resti si vedono ancora. E come no? Il popolo, senz\u2019altro esame, segue sempre quelle consuetudini, il cui scopo e il divertimento, che segue con tanto maggior trasporto, quanto \u00e8 minor la riflessione che impiega e sopra se stesso e sopra il passato. (1)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) GIUSTINA RENIER MICHIEL. Origine delle Feste veneziane. (MILANO 1829. Presso gli editori degli annali universali delle scienze e dell&#8217;industria.)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Festa del Redentore Qual tempio \u00e8 questo che s\u00ec maestosamente torreggia? Chi eresse questo monumento a gloria dell\u2019eterno? Fu la riconoscenza di tutto un popolo per averlo liberato dalla peste, il pi\u00f9 orribile di tutti i flagelli che nell\u2019anno 1576 aveva crudelissimamente infierito contro la nostra patria. 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