{"id":40153,"date":"2018-03-02T14:30:13","date_gmt":"2018-03-02T14:30:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=40153"},"modified":"2018-07-02T14:30:38","modified_gmt":"2018-07-02T14:30:38","slug":"leonardo-loredano-doge-lxxv-anni-1501-1521","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=40153","title":{"rendered":"Leonardo Loredano. Doge LXXV. Anni 1501-1521"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Leonardo Loredano. Doge LXXV. Anni 1501-1521<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Instituiti i tre inquisitori del doge defunto, come dicemmo, vennero, nella nuova Promissione ducale, rinnovati con maggior severit\u00e0 gli articoli che proibivano 1&#8217;accettazione di qualunque dono, il favorire dei parenti negli uffici; ed essendo costume che ogni sposa patrizia si presentasse al principe, tale cosa non fu pi\u00f9 permessa, se non alle sole sue parenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uopo ci\u00f2 veniva eletto doge, il d\u00ec 2 ottobre 1501, Leonardo Loredano, d&#8217;anni sessantasei, non distinto per meriti acquistati, ma solo perch\u00e9 uscito d&#8217;illustre famiglia; e come dice il Sanudo, avea patrimonio mediocre, cio\u00e8 da trentamila ducati; era d&#8217;aspetto macilente, di alta statura, di salute mal ferma, e perci\u00f2 viveva con gran regola; d&#8217;umanissima indole, ma collerico; savio e di molta destrezza nel maneggio della cosa pubblica, onde il suo consiglio in Collegio per lo pi\u00f9 prevaleva ed era sempre apprezzato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Appena assunto al trono, cerc\u00f2 il Loredano di conchiudere pace col Turco, al quale effetto spediva a Bajazette il segretario del Consiglio dei dieci Zaccaria Freschi, con ampia facolt\u00e0 di trattarla: e di fatti riusc\u00ec a stabilirla il d\u00ec 20 marzo 1503; confermata poi dal Senato due mesi dopo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le cose per\u00f2 nella Romagna, dopo la morte dei pontefici Alessandro VI e Pio III prendevano aspetto minaccioso. Imperocch\u00e9, eletto Giulio II al pontificato, si fece egli a domandare vigorosamente alla Repubblica la restituzione delle terre da essa occupate; di Urbino, cio\u00e8, conseguita per cessione del duca Guidobaldo; di Bertiuoro, di Fano, di Montefiore sottrattesi alla tirannide del duca Valentino; di Rimini, avuto per convenzione con Pandolfo Malatesta; di Faenza, acquistata per forza: sicch\u00e9 la Repubblica, non potendo persuadere il Pontefice a miti pensieri, volse l&#8217;animo a resistervi; per la qual cosa si preparavano ad essa nuove e grandi sventure.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E di vero, il Papa macchinava una lega con Francia e Germania; maneggi diplomatici seguivano per indurre i principali sovrani d&#8217;Europa ad ottenere che la Repubblica restituisse alla Chiesa tutte le terre gi\u00e0 possedute dal duca Valentino. Quindi furono spediti oratori a Venezia dall&#8217;imperatore Massimiliano, affine d&#8217;indurre il Senato a cota1 restituzione; ai quali si rispondeva, non tenere le ragioni adotte da Giulio II, per aver quelle terre; ed anzi, fatto forte nei suoi diritti, il Senato non avrebbe mai ad essi rinunziato. Sdegnatosi vieppi\u00f9 il Pontefice per tale ostinazione, si volgeva a tutti i principi cristiani, riuscendo a conchiudere tre diversi trattati, con l&#8217;ultimo dei quali, principalmente la Francia ed il re dei Romani, si collegavano contro la Repubblica, con obbligo di assalire di conserva, e dividere i suoi Stati di terraferma; trattato che venne poi confermato il 4 aprile 1505, nel quale intervenne anche il Papa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non appena ebbe qualche sentore di ci\u00f2 il Senato, spiegava la sua operosit\u00e0 diplomatica, e, tutto dissimulando, procurava di conservarsi il re di Francia benevolo; cercava di amicarsi Massimiliano e Spagna; e per agevolare le pratiche, placava il Pontefice cedendogli le terre di Romagna gi\u00e0 tolte a Valentino, ritenendo soltanto Rimini e Faenza, coi patti medesimi coi quali le aveva possedute Pandolfo Malatesta. Cos\u00ec parvero accomodate le cose col Papa; ed era lusinga che tutto potesse volgere a quiete.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma l&#8217;Italia continuava a commuoversi; che Firenze perseverava in guerra con Pisa; Genova era agitata dalle fazioni; il Pontefice deliberava di abbattere tutti i tirannucci di Romagna; e Massimiliano disegnava calare in Italia, onde farvi valere i suoi diritti e punire il re di Francia, che mancava ai patti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quantunque la Repubblica a tutti codesti movimenti tenesse vigile occhio, pure le tornava impossibile impedire che tanto avviluppamento di cose non prorompesse, o tosto o tardi, in qualche scoppio violento. E di fatti scoppiava, allorch\u00e9 Massimiliano chiedeva alla Repubblica il passaggio delle sue genti per le terre di lei, onde recarsi a Roma per ricevere dalle mani del Pontefice la corona imperiale, ma col fine coperto di togliere ai Francesi il ducato di Milano; passaggio che gli era negato; sicch\u00e9, salito in ira Massimiliano, spingeva il suo esercito ad occupare i territori di Trento e del Friuli. Ma il Senato gli oppose valida resistenza da ambedue le parti, riportando in Friuli il generale Bartolomeo d&#8217;Alviano, e il provveditore Giorgio Cornaro memorabile vittoria a Cadore. Intorno alla quale, ed ai fatti che la precedettero e susseguirono, tra cui la tregua fermata per tre anni, il d\u00ec 20 aprile 1508, \u00e9 a leggersi la illustrazione della Tavola CLVI, ove \u00e9 inciso il dipinto che la rappresenta, operato da Francesco Da Ponte, detto il Bassano, collocato nel soppalco della sala del Maggior Consiglio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quella tregua per\u00f2 non serv\u00ec che a preparare i principi ed il Papa anche a rompere la pi\u00f9 funesta guerra che abbia mai sostenuta la Repubblica; guerra che veniva deliberata nel trattato conchiuso, il d\u00ec 10 dicembre 1508, a Cambrai; con il quale trattato papa Giulio II, Luigi XII di Francia, l&#8217;imperatore Massimiliano I e Ferdinando V, re di Aragona e di Napoli ed altri principi, si obbligavano scambievolmente ad aiutarsi in ogni maniera, affine di ricuperare le porzioni dei loro Stati, passate, o per compera o per diritti di guerra, in potere della Repubblica, la quale in quel trattato veniva appellata usurpatrice illegittima. Intorno al quale trattato, e intorno alle principali battaglie, alle perdite, alle vittorie, ed altri fatti che ebbero luogo durante quel lungo periodo, fino alla tregua conchiusa nel 1517, duratura un anno e un mese, si vedano le illustrazioni delle Tavole XCIV, CLVI1I e CXLVII; ove sono incisi, nella prima, il dipinto di Jacopo Palma Juniore, recante la lega di Cambrai, collocato nella sala del Pregadi; nella seconda, l&#8217;altro dipinto dell&#8217;autore medesimo, con Padova riacquistata da Andrea Gritti e da Giovanni Diedo, inserito nel soppalco della sala del Maggior Consiglio; e nella terza, il soppalco stesso, in cui per mano di Pietro Longo, in uno dei molti comparti che lo compongono, a chiaro-scuro, rappresent\u00f2 il doge Loredano che d\u00e0 udienza agli ambasciatori del sultano Bajazette.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lunghi maneggi diplomatici ebbero luogo in seguito per comporre le cose ed appianare le difficolt\u00e0; onde il d\u00ec 30 luglio 1518, si venne ad una pi\u00f9 lunga tregua, che durare doveva un quinquennio. Sennonch\u00e9, venuto a morte, il d\u00ec 19 gennaio 1519, l&#8217;imperator Massimiliano, vive gare si accesero per la successione, tra Carlo di Spagna e Francesco I di Francia; e ripigliatesi le pratiche per conchiudere definitivamente la pace, non poterono ottenere che il rinnovamento della tregua per altri cinque anni, segnata in Worms, il d\u00ec 3 maggio 1521; per conseguire la quale dovette la Repubblica cedere Aquileja ed altri luoghi al nuovo imperatore Carlo V.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altre e pi\u00f9 gravi discordie e furiosi turbini dovevano accadere in Italia per lo possedimento del regno di Napoli, cui pretendevano il re di Francia e l&#8217;imperatore: e pi\u00f9 gravi ed acerbe nell&#8217;Europa, dalla nuova eresia di Lutero, alla quale tennero dietro quelle di Zuinglio e di Melantone, diffusesi nella Germania, nella Svizzera, nei Paesi Bassi e nella Svezia. La Repubblica, senza mostrarsi severissima e perfino atroce, come alcuno, con poca critica, l&#8217;accagion\u00f2, segu\u00ec una politica conciliativa, per non allontanare dalla citt\u00e0 e dallo Stato le genti varie che concorrevano a cagion dei commerci. Ebbe a regola la giustizia, cur\u00f2 gelosamente che fossero contenuti gli scandali, pun\u00ec talvolta i rei contumaci, e per tal modo non suscit\u00f2 le ire, salv\u00f2 intemerata la religione; dimostrando essere quella sola la via di provvedere, onde non si dilatasse la mala semente, come accadde in Germania ed altrove per avere abbracciato diverso consiglio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In tale stato lasciava la Repubblica doge Leonardo Loredano, allorch\u00e9, il d\u00ec 22 giugno 1521, moriva nell&#8217;et\u00e0 di ottantatre anni, come dice la sua inscrizione sepolcrale. Ebbe onori funebri e tomba nel tempio de&#8217; santi Gio. c Paolo (!2), ed elogio da Andrea Navagero, che va alle stampe.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">N\u00e9 solamente il lungo suo ducato fu gravido di grandi fatti all&#8217;esterno, che nell&#8217;interno ne accaddero molti e rilevantissimi, per cui, a seguire lo stile da noi abbracciato, qui gli epiloghiamo. E innanzi tratto, accenneremo la venuta in Venezia, nel 1500, di quattro ambasciatori di Norimberga, spediti a chiedere un esemplare delle venete leggi, a regola del proprio governo; fatto cotesto espresso da Carlo e Gabriele Caliari nella sala delle quattro porte, inciso nella Tavola LXVIII, alla cui illustrazione rimandiamo il lettore : soggetto ripetuto poi a chiaro-scuro, nel soppalco della sala del Maggior Consiglio, per opera di Andrea Vicentino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E poich\u00e9 accennammo alle leggi, ricorderemo i nuovi magistrati instituiti al tempo del Loredano. Nel 1501, si decret\u00f2 il magistrato dei Tre Savi alle acque, che poscia, nel 1505, si convert\u00ec in un Collegio di quindici, accresciuto fino al numero di venticinque, e, nel 1543, portato a quello di settantacinque. Nel I506, furono instituiti provvisoriamente li Cinque Savi alla mercanzia, affinch\u00e9 intendessero ed investigassero ogni disordine nel commercio, apprestandovi il dovuto rimedio: magistrato cotesto che fu reso perpetuo nel 1517. Il Collegio delle urti, a cui era commesso il correggere gli abusi, fu creato nel 1513, ed era composto dei tre provveditori sopra la giustizia vecchia, dei cinque savi alla mercanzia, dei quattro giustizieri e del magistrato dei regolatori dei dazi. Nel 1514, fu reso stabile ed ordinario il magistrato dei Tre Provveditori sopra le pompe, vale a dire, sopra il lusso smodato. Li Tre Riformatori dello studio di Padova furono instituiti nel 1516, e ci\u00f2 per far risorgere lo studio delle lettere, scaduto in occasione della guerra sostenuta per la lega di Cambrai. Nel 1517, affine d&#8217;impedire i mali cagionati dall&#8217;ambito, si cre\u00f2 il Magistrato dei Censori, composto di due nobili. Leggi eziandio speciali si emanarono per la buona amministrazione della giustizia, per la economia dello Stato, e per la conservazione della morale, di che ne fa prova, oltre l&#8217;istituzione dell&#8217;accennato ufficio sopra le pompe, il decreto del 1516, col quale si ordin\u00f2 che gli Ebrei dovessero abitare separatamente dai cristiani nel luogo appellato il Ghetto, cio\u00e8 in un circondario di case chiuso con due porte; proibendo loro di uscire dal medesimo nottetempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A tutte queste notizie aggiungiamo quelle delle nuove fondazioni e fabbriche cospicue innalzate sotto il reggimento del Loredano ; dalle quali sar\u00e0 dato rilevare come, in mezzo a tante calamit\u00e0, da cui furono afflitti i Veneziani, non pretermisero curare il decoro della religione e l&#8217;abbellimento della citt\u00e0. In riguardo alla prima, si rifabbricarono, nel 1505, le chiese degli Ognissanti e di San Geminiano, quest&#8217;ultima murata con disegno di Jacopo Sansovino; come pure nell&#8217;anno appresso si rifece quella di San Sebastiano. Nel 1508, s&#8217;ingrandirono le chiese di San Pietro di Castello e di San Tomaso; e nel 1510, si rinnov\u00f2 quella di Santa Maria Mater Domini. Si fond\u00f2, nel 1512, la chiesa ed il monastero di San Giuseppe di Castello; nel 1517, si diede principio a murare la grandiosa fabbrica della confraternita di San Rocco, con la direzione degli architetti Giulio e Santo Lombardo, e finalmente, nel 1520, si riedific\u00f2, dai fondamenti, la chiesa di San Leone. Ad abbellimento poi della citt\u00e0 si continuarono i lavori nella fabbrica del Palazzo Ducale, come narrammo al Capo XIII della Storia di essa fabbrica. Nel 1505, si gettarono da Alessandro Leopardi li tre pili di bronzo eretti nella gran piazza di San Marco; ed si ordin\u00f2 il monumento al cardinale Zeno, e l&#8217;altare della Madonna detta della Scarpa, nella chiesa di San Marco, opere stupende fuse pure in bronzo. Nel 1514 si rifece la cima del campanile di San Marco, ponendovisi sopra, nel 1517, l&#8217;angelo dorato, e nello stesso anno, si elev\u00f2 il terzo ordine delle Procuratie vecchie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">N\u00e9 le guerre soltanto travagliarono, in questo periodo, la citt\u00e0, che ebbe essa a soffrire pesti, terremoti ed incendi. Infieriva la peste nel 1503, e tre anni dopo vi fu cotale epidemia, che perirono molti abitanti. Si rinnovellava la peste, che fu per\u00f2 mite, nel 1510; ma l&#8217;anno appresso infuri\u00f2, sicch\u00e9 ne morivano da quaranta al giorno, a motivo anche della grave carestia, di cui parla ampiamente nei suoi Diari il Priuli. 11 terremoto, nel 1504 e 1511, fece danni gravissimi, giacch\u00e9 caddero molte case, chiese e torri campanarie, rimanendo offeso perfino il campanile di San Marco. Gli incendi pure recarono perdite incalcolabili. Tali furono, quello che arse nel 1505 il fondaco dei Tedeschi, l&#8217;altro del 1506, che distrusse molte case a San Cassiano; li due accaduti nel 1509 e 1521, che rumarono molta parte dell&#8217;arsenale, con varie case appresso, e per i quali perirono alquante persone; ed in fine quello che abbruci\u00f2, il d\u00ec 10 gennaio 1514, il cenobio dei Crocicchieri e tutto Rialto, con danno di duecentomila ducati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sul breve, che tiene nella destra mano il ritratto del Loredano, si legge la seguente inscrizione:<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">OMNIVM PROPE EVROPAE PRINCIPVM IN REMP. CONSPIRANTIVM, ARMA COMPRESSI,<br \/>\nLIBEROS ET FORTVNAS PRO REIPVB, INCOLVMITATE DEVOVI, EO EXITV, VT QVVM NVMQVAM<br \/>\nDE REPVB, DESPERARIM, AB OMNIBVS EVROPAE REGIBVS OPPVGNATVS, VNIVERSO DEMVM<br \/>\nBELLO VICTOR EVASERIM. (1) <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) Il Palazzo Ducale di Venezia Volume IV. Francesco Zanotto. Venezia MDCCCLXI<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Leonardo Loredano. Doge LXXV. Anni 1501-1521 Instituiti i tre inquisitori del doge defunto, come dicemmo, vennero, nella nuova Promissione ducale, rinnovati con maggior severit\u00e0 gli articoli che proibivano 1&#8217;accettazione di qualunque dono, il favorire dei parenti negli uffici; ed essendo costume che ogni sposa patrizia si presentasse al principe, tale cosa non fu pi\u00f9 permessa, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":40240,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"categories":[1029],"tags":[2500],"class_list":["post-40153","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-dogi","tag-leonardo-loredano"],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/DSC_0135m2.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/40153","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=40153"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/40153\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":115361,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/40153\/revisions\/115361"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/40240"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=40153"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=40153"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=40153"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}