{"id":40142,"date":"2018-03-02T14:26:57","date_gmt":"2018-03-02T14:26:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=40142"},"modified":"2018-07-02T14:27:16","modified_gmt":"2018-07-02T14:27:16","slug":"giovanni-mocenigo-doge-lxxii-anni-1478-1485","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=40142","title":{"rendered":"Giovanni Mocenigo. Doge LXXII. Anni 1478-1485"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Giovanni Mocenigo. Doge LXXII. Anni 1478-1485<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Giovanni Mocenigo, fratello del precedente doge Pietro, veniva, il d\u00ec 18 maggio 1478, elevato al trono ducale, nell&#8217;et\u00e0 sua di anni 70; uomo ottimo e modesto, e quantunque non decorato della stola procuratoria, degnissimo del principato. Egli assumeva il governo della Repubblica in tempi difficilissimi; imperocch\u00e9 intanto la peste continuava a desolare la capitale, e la guerra col Turco proseguiva accanita; alla quale succedettero altre guerre non meno funeste.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Croja cadeva, e Scutari era nuovamente assediata dalle armi ottomane; e gi\u00e0, perdute Alessio e Drivasto, tutta speranza si poneva nel salvare Scutari almeno. Ma anche questa, riassalita dall&#8217;impeto di Maometto II, facca temere di sua rnina; sicch\u00e9 il d\u00ec 4 gennaio 1479 fu ripresa in Senato la discussion della pace. Si convenne, dopo molte considerazioni, di spedire Giovanni Dario alla Porta, con facolt\u00e0 di promettere Scutari, Sudimene, Brazzo di Maina, levate prima le persone, le robe, i presidi, e di pagare da otto fino a diecimila ducati per la navigazione del mar Nero. Su queste norme fu conchiuso un trattato con Maometto II, il d\u00ec 25 gennaio 1471), col quale si stabilivano, Ira le altre cose, libera e sicura la navigazione; avrebbe la Repubblica a Costantinopoli il suo bailo, con giurisdizione sui Veneziani; pagherebbe ducati diecimila l&#8217;anno per franchigie del commercio, ed altri ducati centomila in due anni, a pareggio di ogni anteriore pretensione del sultano; cederebbe Scutari, Sudimene e gli altri luoghi occupati in Morea nella guerra presente: in cambio di che il sultano restituirebbe i luoghi della Signoria lino agli antichi confini, per regolare i quali mandavasi poi Benedetto Trevisan.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Morto poco appresso Maometto, e succedutogli suo figlio Bajazet II, ricominciando le ostilit\u00e0 dei Turchi in Dalmazia, la Repubblica spedi a Costantinopoli Antonio Vitturi, il quale ottenne, il d\u00ec 12 gennaio 1482, la conferma della pace, ed il sultano, a richiesta della Repubblica, le cedette poi, nel 1484, Zante per cinquecento ducati l&#8217;anno, ma per allora ritenne Cefalonia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Firenze intanto sommossa, per la congiura dei Pazzi, procuravasi le ire del pontefice Sisto IV e quelle di re Ferdinando di Napoli; e la Repubblica invocata la soccorreva, fino a che, conchiusa la pace da Firenze stessa con re Ferdinando, alla insaputa di tutti, venne a fermarsi una lega fra Venezia ed il Papa, a tutela reciproca. Se non che il Turco, pacificatosi con Venezia, moveva le armi contro altri, fra i quali contro Federico; e venuto ad Otranto la prendeva, commettendovi orribili guasti. Il comune pericolo procurava allora la riconciliazione di Sisto coi Fiorentini; ed invano poi si cerc\u00f2 di stringere nuova lega contro il Turco, a cagione delle perpetue incertezze e gelosie dei principi cristiani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anzi, non appena si erano i Turchi allontanati da Otranto, che nuova guerra si rompeva tra i Veneziani ed Ercole I duca di Ferrara, le cui cagioni e le varie battaglie accadute, non che le vittorie conseguite da Damiano Moro e da Vittore Soranzo sul Po, legger si potranno nelle illustrazioni delle Tavole CLI e CL1II, che recano incisi i dipinti che le figurano, lavorati da Francesco da Ponte detto il Bassano e da Jacopo Tintoretto, collocati nel soppalco della sala del Maggior Consiglio. Sisto per\u00f2, che in quella guerra, unito in lega con i Veneziani, combatteva il duca di Calabria da cui era assalito, tutto ad un tratto si stacc\u00f2 dalla Repubblica, e ci\u00f2 per le insinuazioni di Lodovico il Moro, duca di Milano, spinto altres\u00ec dal pericolo di Roma assalita dalle genti napoletane e Colonnesi; sicch\u00e9 dannava la guerra di Ferrara, sollecitando la Repubblica a desister da quella. Ma avendo il Senato risposto, non convenire alla giustizia, all&#8217;interesse ed alla dignit\u00e0 dei Veneziani rimettere le armi, imbrandite anche a persuasione del Pontefice, stesso, questi, veduti vani gli ammonimenti, il d\u00ec 22 giugno 1483, pronunziava l&#8217;interdetto contro la Repubblica, con minaccia di scomunica, laddove entro quindici giorni non si fosse ritirata dall&#8217;assedio di Ferrara. La Signoria, a tutta risposta, proibiva la promulgazione di quella bolla, e dichiar\u00f2 appellarsi ad un futuro concilio; e quindi spingeva pi\u00f9 e pi\u00f9 la guerra, anche sul mare contro la flotta di re Ferdinando, sopra la quale Jacopo Marcello conseguiva splendida vittoria con la presa di Gallipoli; fatto cotesto dipinto da Jacopo Tintoretto nel soppalco della sala accennata del Maggior Consiglio; intorno al quale ed agli avvenimenti che lo seguirono leggasi la illustrazione della Tavola CLIV, ove \u00e9 inciso il dipinto ora detto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I maneggi poi del Senato, le nuove armi da esso spedite in Lombardia contro Lodovico il Moro, lo assedio continuato posto a Ferrara, le sconfitte toccate dal re di Napoli, condussero gli animi alla pace, la quale veniva finalmente conchiusa il d\u00ec 7 agosto 1484, confermandosi in essa i confini quali erano stati determinati dal trattato di Lodi del 1454; e fra le altre cose rimanendo in perpetuo alla Repubblica il dominio sul Polesine di Rovigo con ogni sua appartenenza. Morto poi essendo nello stesso mese di agosto 1484 papa Sisto \u00ccV, Innocenzo VIII, che lo sussegu\u00ec nel pontificato, alle preghiere della Repubblica, levava l&#8217;interdetto, con bolla dell&#8217;ultimo febbraio 1485.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">N\u00e9 le guerre combattutesi furono i soli mali elic afflissero Venezia, che la peste diffusasi nella capitale nel maggio dell&#8217;anno 1485, secondo il Sanudo, il Malipiero, l&#8217;Erizzo ed altri cronacisti durata un anno, mieteva la vita del doge Giovanni Mocenigo, il d\u00ec 4 novembre dell&#8217;anno citato; per cui, tumulato tosto nel tempio dei Santi Giovani e Paolo, gli onori funebri a lui renduti nello stesso tempio si compirono sopra il simulaero che lo rappresentava disteso sulla bara, recitandovi l&#8217;elogio il dottore Girolamo Molino. Alcun tempo dopo il figlio gli eresse, nel tempio medesimo, cospicuo monumento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad altri disastri anche and\u00f2 soggetta la citt\u00e0 ducando Giovanni. Il d\u00ec 14 settembre 1483 arse il Palazzo ducale dal lato d&#8217;oriente, come dicemmo al Capo XIII della Storia di questa fabbrica, ove provammo non essere accaduto quell&#8217;incendio nel 1479, come scrissero alcuni: ed arse, nel 1485, parte del tempio dei Santi Giovanni e Paolo e tutta la fabbrica della vicina confraternita di San Marco. Non pertanto diedesi mano a costruire in pi\u00f9 bella forma, sia la parte ruinata della pubblica curia, come della confraternita accennata; ed altri edifizii cospicui si murarono, tra i quali la scuola dei calzolai a San Tomaso, compiuta nel 1479, ed il palazzo magnifico di Andrea Loredano sul Canal grande, passato poscia in propriet\u00e0 dei Vendramino, e quindi, di questi ultimi anni, alla duchessa di Berr\u00ec. Si fond\u00f2, nel 1483, il monastero dello Spirito Santo; e l&#8217;anno seguente venne instituita, da Ermolao Barbaro, alla Giudecca un&#8217;accademia di filosofia, mutata poi dallo storico Nani, nella seconda met\u00e0 del secolo XVII, in quella dei Filareti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il ritratto del nostro doge tiene nella destra mano un cartello che dice:<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">HIC BELLVM HERCVLEVM EXTINXIT, ITALIAM TOTAM,<br \/>\nTERRA MARIQVE FVRENTEM REPRE5SIT, IMPERIVM<br \/>\nAVXIT, AVCTVMQVE RELIQVIT.  (1) <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) Il Palazzo Ducale di Venezia Volume IV. Francesco Zanotto. Venezia MDCCCLXI<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Mocenigo. Doge LXXII. Anni 1478-1485 Giovanni Mocenigo, fratello del precedente doge Pietro, veniva, il d\u00ec 18 maggio 1478, elevato al trono ducale, nell&#8217;et\u00e0 sua di anni 70; uomo ottimo e modesto, e quantunque non decorato della stola procuratoria, degnissimo del principato. 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