{"id":39953,"date":"2018-06-25T06:23:35","date_gmt":"2018-06-25T06:23:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=39953"},"modified":"2026-01-12T13:35:49","modified_gmt":"2026-01-12T13:35:49","slug":"parrocchia-di-santeufemia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=39953","title":{"rendered":"Parrocchia di Sant&#8217;Eufemia"},"content":{"rendered":"<div data-zoom=\"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/DSC_8666m-1-scaled.jpg\" class=\"zoom\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/DSC_8666m-1-scaled.jpg\"><\/div>\n<p><em>Parrocchia di Sant&#8217;Eufemia dall&#8217;Iconografia delle trenta Parrocchie &#8211; Pubblicata da Giovanni Battista Paganuzzi. Venezia 1821<\/em><\/p>\n<h3>Parrocchia di Sant&#8217;Eufemia<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Posizione<\/em> Abbraccia questa parrocchia tutta la contrada chiamata Giudecca, la quale non \u00e8 un&#8217;isola sola, ma un gruppo di otto isolette da vari ponti fra loro congiunte. Appartiene alla stessa parrocchia anche la vicina isola di San Giorgio Maggiore, che non ha ponte di comunicazione con codesto gruppo, ma ne viene separata da un breve tronco della Laguna, largo circa 50 metri nella pi\u00f9 stretta sua gola. Il preaccennato gruppo insulare giace al sud della citt\u00e0 di cui forma parte. La sua superficie si distende dall&#8217;est all&#8217;ovest sopra una linea dolcemente curva, lunga metri 1.900, la quale con l&#8217;aggiunta della suddetta isola di San Giorgio, diviene di circa metri 2.300. La massima larghezza di tale superficie ascende a metri 350, la minima a metri 200 circa. La circonferenza complessiva \u00e8 di oltre 5.000 metri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto il corpo delle isole summentovate \u00e8 bagnato dalla laguna all&#8217;est, all&#8217;ovest, ed al sud, la sponda che guarda il nord, e sta rimpetto a Venezia, contermina col Canale digi\u00e0 chiamato <em>Vigano<\/em>, o <em>de Marani<\/em>, ora detto della Giudecca, lungo circa 2.000 metri, largo, in via media metri 30, il quale non \u00e8 attraversato da veruno ponte. Questo spazioso canale si forma presso la dogana di cui ho parlato; la punta di quel magnifico edificio lo divide dal Canal Grande, e percorsa tutta la linea settentrionale della Giudecca, va a perdersi esso pure in laguna ove sbocca verso il promontorio di Santa Maria nella Parrocchia dell&#8217;Angelo Raffaello.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;ampiezza della Parrocchia di Sant&#8217;Eufemia richiede la separazione in due tavole della relativa topografia, disegnate per\u00f2 in maniera onde poterle congiungere e formarne una sola.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Nome dell&#8217;Isola<\/em> Erroneamente fu detto che la Giudecca traesse nome dalla dimora in essa degli ebrei, poich\u00e8 questi al principio abitavano dispersi per la citt\u00e0, e quando poi nel 1516 venne destinato loro un quartiere, questo fu in Cannaregio, nel sito appunto delle antiche fonderie, conosciuto sotto il nome di Getto, poi Ghetto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Codesta isola, essendo frastagliata da diversi canali, ha l&#8217;aspetto dello spinale del pesce, per la qual cosa anticamente chiamavasi <em>Spinalunga<\/em>. Sembra per\u00f2 verosimile che il nome siasi cambiato in seguito al giudizio per cui verso la fine del IX secolo, quel terreno fu conceduto alle famiglie dei <strong>Barbolani<\/strong>, dei <strong>Flabanici<\/strong>, e dei <strong>Caloprini<\/strong>, restituite in patria, per indennizzarle del bando sofferto; e come la voce giudicato pronunciavasi <em>Zudeg\u00e0,<\/em> questa voce fu poi convertita in <em>Zudeca<\/em>, <em>Zueca<\/em>, e alla fine Giudecca<\/p>\n<h4>Chiesa<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Sansovino<\/strong> la reputa innalzata nell&#8217;anno 952 dalla famiglia <strong>Dente<\/strong>; ma poi descrivendo la vita di <strong>Orso Partecipazio<\/strong> doge nell&#8217;864, accenna fondatrici di questo tempio le famiglie <strong>Barbulani<\/strong>, <strong>Jesoli<\/strong>, <strong>Selvi<\/strong>, <strong>Calopricci<\/strong> ed altre, confinate allora dal governo in <em>Spinalunga<\/em> ossia Giudecca. Questo articolo storico del <strong>Sansovino<\/strong> \u00e8 contrario a quanto ha detto al principio, quindi non si saprebbe qual parte del suo discorso potesse meritar fede, se l&#8217;autorevole <em>Cronaca Sivos<\/em> non sgombrasse la dubbiet\u00e0, assicurando della fondazione di questa chiesa nell&#8217;865, epoca la quale combina appunto col ducato di<strong> Orso Partecipazio<\/strong> regnante in quel tempo. Una lapide innestata presso la porta della chiesa addita la sua consacrazione nel 3 settembre 1371 per mano di <strong>Luca<\/strong> vescovo cardicense, e di <strong>Bortolammeo Agiense<\/strong>, questa peraltro non pu\u00f2 stabilirsi la prima, notorio essendo che pi\u00f9 volte fu restaurata e riedificata, indi ridotta nell&#8217;attuale sua forma intorno alla met\u00e0 dello scorso ultimo secolo, circostanza per cui pi\u00f9 consacrazioni devono essersi succedute.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quantunque originariamente dedicata alle Sante Vergini Eufemia, Dorotea, Tecla ed Erasma, tutte martiri in Aquileja, ritenne soltanto il nome della prima di quelle sante. Il sito ove questa chiesa fu eretta formava, nell&#8217;865, la estremit\u00e0 occidentale della Giudecca, la quale da questo lato fu prolungata pi\u00f9 tardi come lo dimostra l&#8217;antica mappa di cui ho parlato ove figura molto pi\u00f9 corta di quanto presentemente lo sia. Sappiamo infatti che verso l&#8217;anno 1328 il governo fece distruggere quel grande interrimento chiamato <em>Punta dei Lovi<\/em> che da Fusina si stendeva in laguna sino quasi a Santa Marta, e col materiale ivi escavato, ingrandita fu la Giudecca.<\/p>\n<h4>Parrocchia<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">Antichissima \u00e8 la istituzione di questa parrocchia, rimontando forse al tempo in cui fu eretta la chiesa. Soppresse dal governo Italico le comunit\u00e0 regolari, i PP. Cappuccini che ufficiavano il tempio del Redentore innalzato in questa isola come vedremo a suo luogo, ed occupavano l&#8217;annessovi chiostro, essendone usciti, si trasloc\u00f2 in esso tempio (anno 1810) la sede della parrocchia di Sant&#8217;Eufemia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cangiata poi la condizione politica di Venezia, e ristabiliti i Cappuccini, ricuperarono essi, nel 1822, il possesso del chiostro e della Chiesa del Redentore, per la qual cosa la sede parrocchiale fu di nuovo portata nella primitiva Chiesa di Sant&#8217;Eufemia, ove tuttavia trovasi stabilita. La spirituale giurisdizione di questa cura parrocchiale oltre di estendersi, come ho detto, su tutto il gruppo della Giudecca, e sull&#8217;isola di San Giorgio, abbraccia anche tre isolette sparse nella vicina laguna chiamate; <em>La Grazia<\/em>, <em>San Clemente<\/em> e <em>Santo Spirito<\/em>. Per\u00f2 in quella di <em>San Clemente<\/em> sussistono l&#8217;antica chiesa, e un quarto dello annessovi eremitaggio, ove erano i cenobiti, ora ospizio di qualche sacerdote per trasgressioni di ecclesiastica disciplina ivi talvolta recluso.<\/p>\n<h4>Chiese nel circondario di questa parrocchia attualmente ufficiate<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Santissimo Redentore <\/strong><\/em>. Padri Cappuccini. A merito della generosa piet\u00e0 di <strong>Fiorenza Cornaro<\/strong> moglie di <strong>Pietro Trevisan<\/strong>, sorella di <strong>Giorgio Cornaro<\/strong> e di <strong>Catarina<\/strong> regina di Cipro, alcuni Cappuccini si stabilirono con umile chiostro in una delle isole della Giudecca. Si proponevano quei religiosi di ampliare il cenobio, allorch\u00e9 colpita Venezia nel 1575 dalla pestilenza che le rapi nel corso di alcuni mesi n. 49.721 abitanti, ci\u00f2 diede occasione al governo di migliorare il soggiorno di quei claustrali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Repubblica invocando la divina piet\u00e0 onde calmare il flagello del morbo, fece voto di erigere sontuoso tempio da dedicarsi al Santissimo Redentore. Propizia la clemenza del cielo ad accogliere le fervorose preci dei Veneziani, decret\u00f2 il senato nel 18 settembre 1576 di soddisfare il religioso suo impegno, al qual uopo diede poi mano all&#8217;opera, ponendo nel giorno 3 maggio 1577 la prima pietra del sacro edificio, benedetta dal veneto patriarca <strong>Giovanni Trevisano<\/strong> con intervento del doge <strong>Luigi Mocenigo<\/strong>, e facendo indi procedere la costruzione di tanta basilica con ogni possibile alacrit\u00e0, onde pot\u00e8 essere consecrata nel 28 settembre 1592 dal patriarca <strong>Lorenzo Priuli<\/strong>.&nbsp;Vi si aggiunse anche un chiostro, e dell&#8217;una e dell&#8217;altro affidando il governo ai PP. Cappuccini, digi\u00e0 raccolti, come ho detto, in quella contrada.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo \u00e8 il rinomatissimo tempio del Redentore, nel quale si ammira la generosit\u00e0 della devota Repubblica, come il genio subline di <strong>A. Palladio<\/strong> che lo architett\u00f2. Le proporzioni, l&#8217;euritmia esterna ed interna costituiscono questo celebre monumento il capolavoro di simil genere di quell&#8217;insigne maestro. Scelte pitture ne decoran gli altari, e la sacrestia; primeggiano in questa due preziosissime produzioni del pennello di <strong>Giovanni Bellino<\/strong>. Senonch\u00e8 devesi lamentare, che un secolo dopo morto il <strong>Palladio<\/strong> abbiasi sostituito al semplice primitivo altar maggiore quella massa deforme che vi si osserva, opera del gusto barocco di quella et\u00e0, eseguita dal bolognese <strong>Giuseppe Mazza<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>San Giorgio<\/strong><\/em>. Oratorio Sacramentale. N. B. Viene attualmente ufficiato da alcuni monaci benedettini del Monastero di Praglia, provincia di Padova. Per conseguire adequata cognizione di questo maestoso monumento e della isola su cui si estolle, d&#8217;uopo \u00e8 rivolger lo studio al vasto emporio di estesissima erudizione dall&#8217;illustre del <strong>Cicogna<\/strong> raccolto, il quale dedic\u00f2 a questa insigne basilica oltre la met\u00e0 del IV volume in foglio della gigantesca sua opera sulle Veneziane iscrizioni.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il maestoso tempio di San Giorgio Maggiore bench\u00e8 costruito in un&#8217;isola disgiunta dal gruppo della Giudecca, \u00e8 per\u00f2 compreso, come si disse, nel circondario della parrocchia su cui versa il discorso. L&#8217;isola che da esso trae nome venne cos\u00ec chiamata per distinguerla dall&#8217;altra ove pure sorgeva chiesa dedicata a San Giorgio, posta verso il mezzo della Laguna sulla linea da Santa Marta al continente di Fusina, la quale per\u00f2 si chiama San Giorgio in Alga, a causa della copiosa quantit\u00e0 di alga che, portata dalle correnti si accumula intorno alla stessa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anticamente l&#8217;isola di San Giorgio Maggiore era una vigna, un bosco, per cui dicevasi <em>isola de Cipressi<\/em>, molti di questi alberi verdeggiando nella medesima. Fu anche chiamata <em>Memmia<\/em> attesa la donazione di cui far\u00f2 cenno. La cospicua famiglia <strong>Participazio<\/strong>, detta poi <strong>Badoaro<\/strong>, che diede nel IX secolo cinque dogi a Venezia, fece edificare sino dal 790 nella suddetta isola una chiesa sotto la invocazione di San Giorgio. Nell&#8217;anno 982 il doge <strong>Tribuno Memmo<\/strong> don\u00f2 l&#8217;isola stessa a <strong>Giovanni Morosini<\/strong> reduce allora dalla Francia, ove aveva accompagnato al Monastero di San Michele di Cusano in Guascogna il Santo doge <strong>Pietro I Orseolo<\/strong> suo suocero, ed ove abbracciata avevano entrambi la regola di San Benedetto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il <strong>Morosini<\/strong> divenuto possessore dell&#8217;isola, rifabbric\u00f2 la chiesa, e fond\u00f2 ivi ampio chiostro di Monaci benedettini cassinensi, dei quali fu il primo abate. Fioriva gi\u00e0 quel religioso stabilimento, quando a renderlo pi\u00f9 venerabile si deposero nel suo tempio le sacre spoglie del proto martire Santo Stefano, da Costantinopoli qui trasportate nel 1110 per cura del monaco <strong>Pietro<\/strong> col\u00e0 inviato dall&#8217;abate <strong>Tribuno Memmo<\/strong> per affari della religiosa comunit\u00e0, che teneva una casa filiale in quella metropoli. Con molto festosa ceremonia fu accolto in Venezia quel sacro corpo, e intenta la Repubblica a perpetuare la ricordanza di s\u00ec prezioso acquisto, fu decretato, che il doge col suo corteggio visitasse ogni anno codesto tempio ai primi vesperi, indi alla messa del giorno dedicato al gloriosissimo protomartire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quell&#8217;avvenimento, la chiesa assunse il duplice titolo di San Giorgio e San Stefano, come consta da documenti di antica data, sotto i quali titoli appunto segu\u00ec la sua consecrazione nel giugno 1429 per mano di <strong>Tommaso Tommasini<\/strong> vescovo di Citt\u00e0 nuova nell&#8217;Istria. Anche la iscrizione affissa alla facciata del tempio lo mostra dedicato ai summentovati due Santi. Nell&#8217;anno 1433 <strong>Cosimo dei Medici<\/strong>, espulso da Firenze, si era rifuggito a Venezia, ove per dar pruova del suo amore allo studio, e promuovere il maggior lustro del Monastero dei Benedettini, nel quale aveva trovato cortese e sicuro asilo, fece erigere nel medesimo grandiosa fabbrica per fondarvi la biblioteca, che arricch\u00ec di molti preziosi libri. Concorse nella liberalit\u00e0 di dei <strong>Medici<\/strong> anche <strong>Giovanni Lanfredino<\/strong> detto <strong>Orsini<\/strong>, e il celebre artista <strong>Michelazzo Michelozzi<\/strong> qui venuto con <strong>Cosimo<\/strong>, condusse la erezione e le decorazioni dell&#8217;edificio, nel quale figuravano gli stemmi di quella casa divenuta poi granducale.&nbsp;Bench\u00e8 per le riforme date dal 1654 al 1664 al monastero, fosse demolita la biblioteca Medicea per sostituirne altra nuova, pure alcuni di quegli stemmi si conservarono sino a questi ultimi tempi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La chiesa digi\u00e0 eretta, come abbiamo veduto, dai <strong>Participazi<\/strong> o <strong>Badoari<\/strong> sino dal 790, ricostruita nel 982 dal primo abate <strong>Giovanni Morosini<\/strong>, poi diroccata per il terremoto, indi rialzata dal la famiglia <strong>Ziani<\/strong> nel 1220 e finalmente riedificata nel 1419 a cura dell&#8217;abate <strong>Giovanni Michiel<\/strong>, cominciava sentire il peso dei secoli; d&#8217;altronde riusciva angusta per capire il gran numero dei devoti che vi concorrevano a venerare le sante reliquie in essa raccolte; per la qual cosa nel 1566 fu data mano ad innalzare dalle fondamenta il nuovo maestoso tempio che forma tuttora oggetto di ammirazione, del quale fu gettata la prima pietra dal patriarca <strong>Giovanni Trevisano<\/strong> con intervento del doge <strong>Girolamo Priuli<\/strong> e del senato nel giorno 13 di marzo 1566, su di che si deve avvertire, che per errore la iscrizione sulla facciata porta l&#8217;anno 1556.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Palladio<\/strong> lo architett\u00f2, ma nel corso dei 50 anni impiegati in tanta opera, il celebre maestro che ne avea dato il modello, pass\u00f2 a miglior vita. <strong>Scamozzi<\/strong> ed altri, preposti alla continuazione dell&#8217;edificio, volendo forse migliorare il progetto di chi ne sapeva pi\u00f9 di loro, v&#8217;introdussero alcune riforme che alcun poco ne scemarono il merito: finalmente a compimento condotto, ebbe consacrazione nella IV domenica di gennaio 1610 dal patriarca di Venezia <strong>Francesco Vendramin<\/strong> regnando il doge <strong>Leonardo Don\u00e0<\/strong>. Questo magistral monumento \u00e8 ammirabile per l&#8217;ampiezza e maest\u00e0 dell&#8217;interna distribuzione, come per quella dell&#8217;esterno prospetto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ricchi marmi, cospicue decorazioni, statue, bronzi, sculture e pitture di celebri artisti magnificamente lo adornano. L&#8217;altar maggiore \u00e8 un insigne concepimento dell&#8217;<strong>Aliense<\/strong> eseguito dal sommo ingegno dello scultore <strong>Campagna<\/strong>: il gruppo, tutto in bronzo, che sorge sulla sacra mensa, \u00e8 il simbolo pi\u00f9 sublime di nostra religione che umana mente possa ideare: i quattro Evangelisti sostengono cogli omeri l&#8217;ampio globo del mondo sopra il quale figura l&#8217;Eterno Padre che lo benedice. I due angeli laterali, lavorati dal <strong>Boselli<\/strong> furono aggiunti pi\u00f9 tardi. Vastissimo \u00e8 il coro posteriore fregiato di doppio ordine di sedili diligentemente intagliati nel 1598 da <strong>Alberto de Brule<\/strong> (forse de Bruges) fiammingo, che in alto e basso rilievo vi ha rappresentate le azioni di San Benedetto. Il nome dello scultore trovasi nel cartello di un puttino presso il sedile prossimo alla porta finta del medesimo coro. Intorno all&#8217;epoca dell&#8217;erezione del nuovo tempio fu in parte rifabbricato ed ampliato anche il Monastero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo chiostro venne ridotto a maestoso quadrato, ricinto da 140 colonne joniche, collocate nei lati a due a due, e a quattro a quattro negli angoli: questo solo basterebbe a far pruova dell&#8217;alto genio del suo architetto <strong>Palladio<\/strong>, di cui sono opere anche altri quarti dell&#8217;edificio, e segnatamente il magnifico refettorio, lungo piedi 93, largo p. 30, alto p. 48 e illuminato da otto finestre. <strong>Paolo Veronese<\/strong> lo avea decorato di una gran tela rappresentante le Nozze di Cama, la quale occupava tutta l&#8217;ampiezza della facciata che st\u00e0 dirimpetto all&#8217;ingresso principale. Tanto lavoro eseguito da <strong>Paolo<\/strong> dal giugno 1562 al settembre 1563 cost\u00f2 ai monaci ducati 324. Pei politici avvenimenti trasportato a Parigi, forma ivi distinto ornamento della Galleria del Louvre.&nbsp;Corrispondente a tanta magnificenza \u00e8 la scala di questo cenobio, con la quale dide saggio di valore <strong>Baldassare Longhena<\/strong> che fioriva nel secolo XVII.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Aggiunge maggior vaghezza a questa isola l&#8217;elegante campanile che vi torreggia, innalzato nel 1791 dall&#8217;architetto <strong>Benenedetto Buratti<\/strong> della Congregazione Somasca, in sostituzione ad altro digi\u00e0 costrutto nel 1461 da <strong>Giovanni da Como<\/strong>, che era crollato nel 1774.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Salito alla celeste gloria nel 29 agosto 1799, in Valenza di Francia, papa <strong>Pio VI<\/strong>, il fragore delle armi turbando il riposo di Italia, dubbiosi versavano i cardinali di Santa Chiesa sulla scelta del luogo, ove tranquillamente raccolti, elegger potessero il successore a tanto chiaro pontefice. Venezia offr\u00ec placido asilo al Sacro collegio, il quale nel giorno primo dicembre 1799 eretto il conclave in questo cenobio; abitato allora da monaci cassinensi, dopo circa tre mesi e mezzo di esperimenti, innalz\u00f2 alla Santa Sede nel 12 marzo 1800 il cardinale <strong>Gregorio Barnaba Chiaramonti<\/strong> vescovo d&#8217;Imola, che assunto il nome di <strong>Pio VII<\/strong>, fu proclamato nel giorno 14 del mese stesso. Il ritratto del Padre Santissimo fu riposto nel tempio adiacente con adattata iscrizione, ed altra iscrizione che lo riguarda si trova affissa nel coro notturno del monastero ove segu\u00ec la sua esaltazione. Si trattenne alcun tempo il pontefice presso di noi visitando chiese e conventi della citt\u00e0 e dei vicini paesi, indi nel 6 giugno 1800, salp\u00f2 da Venezia sulla fregata austriaca Bellona, dal veneto patrizio <strong>Silvestro Dandolo<\/strong> capitanata, che lo condusse a Pesaro, ove approd\u00f2 nel 17 detto, e presa ivi la via di terra verso Roma, fece solenne ingresso, nel 3 luglio successivo, al Vaticano; ove dopo il variar delle belliche sorti, il borbonio re di Napoli <strong>Ferdinando<\/strong>, colla possa delle sue armi, e con generosa piet\u00e0, gli aveva approntata splendida residenza.<\/p>\n<h4>Chiese non ufficiate, secolarizzate o demolite<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Chiesa delle Zitelle<\/strong><\/em>. intitolata Presentazione di Maria Vergine al Tempio \u2013 Oratorio sacramentale. <strong>Benedetto Palmio<\/strong> della Compagnia di Ges\u00f9, esort\u00f2 i Veneziani, nel 1558, a raccogliere in un ospizio le fanciulle di avvenente aspetto appartenenti a famiglie cadute in povera condizione, onde sottrarle alle insidie de seduttori. Stabilito nei primordi un ricovero in piccola casa presso San Marziale, fu poi eretto nel 1561 a quest&#8217;uopo ampio edificio alla Giudecca con adiacente oratorio, consacrato nel giorno 8 maggio 1588 da <strong>Francesco Barbaro<\/strong> arcivescovo di Tiro e Patriarca eletto di Aquileia. Questo tempietto \u00e8 opera molto elegante, che si reputa modellata dal <strong>Palladio<\/strong>: la sua ufficiatura si presta per i devoti esercizi delle figlie dalla pubblica carit\u00e0 in quel conservatorio ricoverate, ora ascese a 60 circa, e giova pure al concorso degli abitanti del vicinato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Santa Croce<\/strong><\/em>. Oratorio sacramentale della casa di correzione. Abbiamo memorie che sino dal 1330 esistesse un monastero di Benedettine in Santa Croce della Giudecca. Con il processo del tempo fu ivi sostituita all&#8217;antica, novella chiesa, di cui si pose la prima pietra nel 25 aprile 1508, e che fu poi consacrata da <strong>Antonio Contarini<\/strong>, Patriarca di Venezia, nel 25 aprile 1515. Soppresse in questi ultimi tempi le monache, il chiostro fu trasformato in Casa di Correzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Sant&#8217;Angelo<\/strong><\/em>. Oratorio privato. Nell&#8217;anno 1518 alcuni Carmelitani della sacra Congregazione di Mantova, vennero a stabilirsi in una isoletta di queste lagune, ora chiamata Sant&#8217;Angelo della polvere. Destinata poi dal governo nel 1555 quella remota localit\u00e0 per la fabbricazione delle polveri ad uso di artiglieria, si trasferirono quei religiosi in altro diroccato convento alla Giudecca, ove trovarono piccola chiesa chiamata Sant&#8217;Angelo, la quale poi ricostruita, ebbe consecrazione nel 20 novembre 1620 da <strong>Raffaello Inviziato<\/strong> vescovo di Zante. Nel 1767 soppresso il cenobio, la chiesa fu per\u00f2 consecrata al culto divino, e divenne alla fine oratorio privato della famiglia <strong>Cogo<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Santi Biagio e Cataldo<\/strong><\/em>. La Beata <strong>Giuliana dei Conti di Collalto<\/strong>, nata nel 1186, preso l&#8217;abito di San Benedetto nel chiostro di Santa Margarita di Salvarola presso Este, giunta nel 1222 a Venezia, ebbe dal governo un ospizio, digi\u00e0 eretto ad uso de pellegrini, situato in una isoletta della laguna, la quale pi\u00f9 tardi fu posta in connessione con la Giudecca, quando questa venne prolungata come abbiamo veduto. La pia donna fond\u00f2 ivi un Monastero di Benedettine con chiesa annessa, che poi logorata dal tempo, venne ricostruita al principio del secolo XVIII, colpito anche questo cenobio nei primi anni del nostro secolo, dalla generale soppressione, il chiostro e la chiesa si convertirono prima ad usi profani poi demoliti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Santa Maria alle Convertite<\/strong><\/em>. Nei primordii del XVI secolo si eresse questo religioso stabilimento a ricovero di femmine scostumate, pentite dei loro falli, che ivi rinchiuse abbracciavano la regola di Sant&#8217;Agostino, la chiesa primitiva si rinnov\u00f2 poco appresso, e fu consacrata dal patriarca di Venezia <strong>Giovanni Trevisan<\/strong> nel giorno 8 giugno 1579. Ora di questa non rimangono che le mura di cinta, il chiostro \u00e8 ridotto a carcere femminile. La contrada chiamasi tuttavia le Convertite.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Santi Cosma e Damiano<\/strong><\/em>. <strong>Marina Celsi<\/strong> abbadessa in San Matteo di Murano dell&#8217;Ordine di San Benedetto, poscia in quello di Sant&#8217;Eufemia in Mazorbo, fond\u00f2 nel 1492 un monastero dell&#8217;ordine stesso alla Giudecca, con chiesa ai suddetti santi intitolata; la cui consecrazione si fece nel 30 maggio 1583 da <strong>Giulio Superchio<\/strong> vescovo di Caorle.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>San Giacomo<\/strong><\/em>. Ricuperata da <strong>Marsilio da Carrara<\/strong>, con l&#8217;aiuto delle venete armi, la signoria di Padova, dispose con testamento del 1338 pingue legato per la erezione in Venezia di chiesa e chiostro ad uso di una famiglia di PP. Serviti. La Chiesa condotta a termine intorno al 1343 fu consacrata nel 26 ottobre 1371 da <strong>Luca<\/strong> vescovo Cardicense con intervento di tre altri vescovi. Da principio ebbe il titolo di Santa Maria novella, cui poscia venne sostituito l&#8217;altro di San Jacopo Apostolo. Soppresso il cenobio, tutti questi fabbricati si demolirono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>San Giovanni Battista<\/strong><\/em>. Colle largizioni di <strong>Bonacorso Benedetti<\/strong>, lucchese, stabilito per il suo commercio in Venezia, fu edificato alla estremit\u00e0 orientale della Giudecca monastero e chiesa dedicata a San Giovanni Battista, e vi si aggiunse un&#8217;ospitale intitolato a San Francesco. Occuparono il chiostro i monaci Camaldolesi sino alla soppressione decretata dalla Repubblica veneta l&#8217;anno 1767, l&#8217;ospitale avea gi\u00e0 cessato molto prima per deficienza delle sue rendite. A fronte per\u00f2 della soppressione, alcuni di questi religiosi continuarono a sostenere la ufficiatura del tempio decorato di scelte pitture, come altres\u00ec conservarono intatto quel chiostro con le sue amene adiacenze. Secolarizzato al principio di questo secolo il sacro edificio, si demolirono quasi del tutto quei fabbricati.<\/p>\n<h4>Localit\u00e0 meritevoli di particolare menzione.<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molte nobili e agiate famiglie abitavano una volta la Giudecca, altre stabilmente, ed altre nella estiva stagione; perci\u00f2 quelle contrade contavano la popolazione di circa 8.000 individui. Non \u00e8 quindi a maravigliare che vi si trovino ancora le vestigia dei palazzi de quali prendo a far cenno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Palazzi<\/strong><\/em>. <em>Barbaro, Nani, Mocenigo, Da Mosto, Visconti, Foscolo<\/em>. Partendo dal sito ove sorgeva l&#8217;anzinominata chiesa di San Giovanni Battista, si trovano i ruderi di un palazzo della famiglia <strong>Vendramin<\/strong>, a pochi passi dal quale altro della famiglia <strong>Barbaro<\/strong>, ove appunto <strong>Ermolao Barbaro<\/strong> istitu\u00ec nel 1484 un&#8217;Accademia di filosofia. Passato l&#8217;edificio alla famiglia <strong>Nani<\/strong>, si pose la stessa ad abitarlo, ed in esso appunto il celebre storiografo <strong>Nani<\/strong>, raccolse l&#8217;Accademia de Filareti (amici della verit\u00e0) che coltivava la filosofia naturale. Una lapide affissa a quelle, ora sdruscite pareti, serba memoria della celebre istituzione. Seguono poscia i rimasugli dei <em>palazzi Mocenigo, e Da Mosto<\/em>, dopo i quali sorge l&#8217;Oratorio delle Zitelle. Proseguendo lungo la sponda del canale, e trapassato il tempio del Redentore, si alza il <em>palazzo Visconti<\/em>, insignito una volta dello stemma di quella casa principesca, e che poi divenne propriet\u00e0 della patrizia famiglia <strong>Foscolo<\/strong>, da cui fu trasmesso ad altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Ponte Lungo<\/strong><\/em>. Cos\u00ec chiamato, perch\u00e8 pi\u00f9 ampio degli altri che si trovano alla Giudecca, fu eretto l&#8217;anno 1340.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Accademia dei Nobili<\/strong><\/em>. Sulla linea del ponte suddetto sorge il palazzo eretto nel 1619 per l&#8217;Accademia de Nobili, nella quale a spese del governo si mantenevano e s&#8217;istituivano nelle lettere e nelle scienze politiche, sotto la direzione de Padri Somaschi 46 figli patrizi, sino all&#8217;et\u00e0 di 20 anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Palazzi<\/strong><\/em>. <em>Maffetti, Gritti, Vendramin, Pisani, Cornaro<\/em>. Eretti i primi tre nei secoli XIV e XV, con la semplicit\u00e0 di quei tempi, si trovano attualmente ridotti ad usi commerciali. Fra gli edifici convertiti a magazzini vi era il <em>palazzo Pisani<\/em> nel quale si diede nel 1784 uno splendido trattenimento a <strong>Gustavo Adolfo<\/strong> re di Svezia. Sussisteva pure sino al 1800, il <em>palazzo Cornaro,<\/em> che allora appunto venne momentaneamente onorato dalla presenza di papa <strong>Pio VII<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Michelangelo Buonarotti<\/strong><\/em>. Questo segnalatissimo artista, prevedendo il ritorno dei <strong>Medici<\/strong>, abbandonata l&#8217;irrequieta Firenze, giunse nel 1529 a Venezia, ove, dice <strong>Benedetto Varchi<\/strong>, a per fuggire le visite e le cerimonie, delle quali egli era inimicissimo, e per vivere solitario, secondo l&#8217;usanza sua, e rimoto dalle conversazioni, si ritir\u00f2 pianamente alla Giudecca, dove la signoria non si potendo celare la venuta di tal uomo in tanta citt\u00e0, mand\u00f2 due primi gentiluomini suoi a visitarlo in nome di lei, e ad offrirgli amorevolmente tutte quelle cose le quali a lui proprio, o ad alcuno di sua compagnia abbisognassero.<\/p>\n<h4>Feste veneziane<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Festa del Santissimo Redentore<\/strong><\/em>. L&#8217;ampio antico commercio dei Veneziani colle orientali regioni, diffondeva frequentemente la peste nelle nostre contrade, ove esercit\u00f2 le sue stragi persin quattro volte in un solo secolo. Sommamente desolatrice fu quella sviluppatasi nel 1575 regnante il doge <strong>Luigi. Mocenigo<\/strong>, cessata la quale calamit\u00e0, fu eretto il tempio votivo dedicato al Santissimo Redentore, come abbiamo superiormente veduto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non si limit\u00f2 la religiosa Repubblica all&#8217;innalzamento di quel magnifico santuario, ma per conservare rimembranza perenne della grazia ottenuta, e della generale riconoscenza, deliber\u00f2; che il doge e il senato lo visitassero ogni anno nella terza domenica del mese di luglio; nel qual mese appunto cessato era nell&#8217;anno 1577 il morbo pestilenziale. L&#8217;esempio del governo solito avere somma influenza sulla moralit\u00e0 delle popolazioni, invitava numeroso concorso di tutte le classi degli abitanti a quell&#8217;anniversario; anzi, onde assistere ai divini uffici nelle prime ore del giorno, che in quella stagione albeggia molto per tempo, solevano i devoti schierarsi, durante la notte precedente, d&#8217;intorno al tempio, per esser pronti ad entrarvi allo spuntar dell&#8217;aurora, cos\u00ec giovandosi della notturna frescura ed evitando i pi\u00f9 cocenti raggi del sole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il corpo principale della citt\u00e0 non avendo alcun ponte di comunicazione con la Giudecca, fu provveduto, che nella vigilia di quella festa si ergesse ogni anno, su quell&#8217;ampio canale un ponte di barche, per rimanervi circa 24 ore, il quale partendo dalla sponda delle Zattere presso la Chiesa dello Spirito Santo, mettesse a quella del tempio, onde agevolarne l&#8217;accesso alla moltitudine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;umana condizione per\u00f2 affibbiando spesso agli spirituali anche i materiali bisogni, le persone che si affollavano in quella notte alla Giudecca, stanche dal lungo cammino, e obbligate spesso di attendere pria di entrar nella chiesa, solevano andare in traccia di sedili e di refezione, le quali ricerche hanno introdotto il costume che nella notte medesima alcuni ristoratori si trasferissero ad approntare rinfreschi e vivande nelle case del vicinato e negli adiacenti giardini, a comodo dei concorrenti. Numerose compagnie di persone nobili e agiate si raccoglievano ad imbandir laute mense in bene addobbate e illuminate barchette con le quali scorrevano quel canale nell&#8217;atto stesso che si cibavano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec la ricorrenza del giorno del Redentore divenne solenne festivit\u00e0 che in varie maniere poneva in movimento l&#8217;intera popolazione, presentando e in terra e in acqua meraviglioso anfibio spettacolo di devozione e letizia. Bench\u00e8 i tempi siano cangiati, e molto abbian scemato la gozzoviglia ed il lusso de secoli andati, nondimeno la sacra anniversaria funzione, il ponte interinale di barche, il concorso dei devoti, le ornate navicelle e&nbsp; ed altres\u00ec qualche modico ristoro di cibi, si conservano tuttavia all&#8217;antica usanza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Festa di San Stefano in San Giorgio Maggiore<\/strong><\/em>. Ho detto, che trasferita da Costantinopoli a Venezia, nel 1110, la sacra salma del protomartire Santo Stefano, fu la stessa deposta nel tempio di San Giorgio Maggiore ove tuttora \u00e8 custodita.&nbsp;Secondando il governo la generale esultanza del veneziani, fu decretato, che il doge, col suo corteggio, visitasse codesto tempio nelle ore vespertine della festa di Natale per venerare quelle sacre reliquie, e vi ritornasse nella susseguente mattina per assistere al solenne divino ufficio nel giorno appunto dedicato a quel Santo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche questa festivit\u00e0 celebravasi con l&#8217;accostumata pompa della Repubblica, e con grande concorso di popolo; anzi, quando nel secolo successivo (anno 1249) venne adottato, che la nomina del doge dovesse ad ogni vacanza, esser fatta da 41 elettori, fu stabilito che il doge oltre i suoi consiglieri, fosse in tale ecclesiastica ceremonia accompagnato altres\u00ec dai 41 che innalzato lo avevano alla ducal dignit\u00e0. In quel giorno medesimo esso doge banchettava pubblicamente nel suo palazzo la Signoria, e i 41 suoi elettori, in unione ad altri personaggi soliti intervenire a quelle splendide mense.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La ricorrenza di codesta festa diffondeva somma letizia nella citt\u00e0, poich\u00e8 da quel momento cominciavano gli spettacoli carnevaleschi, e le mascherate rinomatissime dei Veneziani, i quali trovavano in questo costume un mezzo piacevole onde mescolarsi con tutte le classi degli abitanti; poich\u00e8 all&#8217;ombra della maschera potevano i patrizi, i magistrati pi\u00f9 gravi, e lo stesso doge intervenire a qualunque societ\u00e0, ridotto, e spettacolo, senza veruna etichetta: il doge e l&#8217;infimo bottegaio, mascherati, erano eguali; dal che procedeva appunto il sommo rispetto costantemente professato in Venezia verso le maschere, le quali erano riputate intangibili, e dalla pubblica Autorit\u00e0 severamente si tutelavano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il bel sesso che tanto influisce sui costumi e sulle opinioni, profittava con entusiasmo di codesta sicurezza e libert\u00e0 della maschera, potendo le persone oneste vedere senza esser vedute, e le figlie trovando in ci\u00f2 l&#8217;occasione opportuna di concedere prudente sfogo agli affetti del cuore, per cui non pochi matrimonii s&#8217;intavolavano nel carnevale. Che se qualcuna abusava forse di tale facilit\u00e0, questo era uno di quegli inconvenienti che sono inseparabili da qualsiasi istituzione sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A compiere la letizia del giorno di San Stefano seguiva in quella sera l&#8217;apertura di tutti i teatri, i quali negli ultimi tempi erano sette, n\u00e8 mancavano mai di copioso concorso, lo che somministra pure un&#8217;idea dell&#8217;agiatezza degli abitanti. (1)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) ANTONIO QUADRI. Descrizione topografica di Venezia e delle adiacenti lagune. Tipografia Giovanni Cecchini (Venezia, 1844)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Parrocchia di Sant&#8217;Eufemia dall&#8217;Iconografia delle trenta Parrocchie &#8211; Pubblicata da Giovanni Battista Paganuzzi. Venezia 1821 Parrocchia di Sant&#8217;Eufemia Posizione Abbraccia questa parrocchia tutta la contrada chiamata Giudecca, la quale non \u00e8 un&#8217;isola sola, ma un gruppo di otto isolette da vari ponti fra loro congiunte. Appartiene alla stessa parrocchia anche la vicina isola di San [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":125752,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2},"jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[607,2005],"tags":[500,502,171],"class_list":["post-39953","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-mappe-venezia","category-parrocchie","tag-isola-della-giudecca","tag-parrocchia-del-santissimo-redentore","tag-sestiere-di-dorsoduro"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/DSC_8666m-1-scaled.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/39953","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=39953"}],"version-history":[{"count":27,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/39953\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":125754,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/39953\/revisions\/125754"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/125752"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=39953"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=39953"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=39953"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}