{"id":39948,"date":"2018-06-26T04:56:53","date_gmt":"2018-06-26T04:56:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=39948"},"modified":"2026-01-12T13:33:09","modified_gmt":"2026-01-12T13:33:09","slug":"parrocchia-di-santa-maria-del-rosario-vulgo-dei-gesuati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=39948","title":{"rendered":"Parrocchia di Santa Maria del Rosario vulgo dei Gesuati"},"content":{"rendered":"<div data-zoom=\"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/DSC_8644m-1-scaled.jpg\" class=\"zoom\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/DSC_8644m-1-scaled.jpg\"><\/div>\n<p><em>Parrocchia di Santa Maria del Rosario vulgo dei Gesuati dall&#8217;Iconografia delle trenta Parrocchie &#8211; Pubblicata da Giovanni Battista Paganuzzi. Venezia 1821<\/em><\/p>\n<h3>Parrocchia di Santa Maria del Rosario vulgo dei Gesuati<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Posizione<\/em> Si stende sopra il tronco orientale di quella frazione di Venezia che giace fra il Canal Grande e il Canale della Giudecca. La punta di questo tronco divide l&#8217;acqua della conterminante Laguna in due volumi che riempiono gli alvei dei due summenzionati maggiori canali, e, attraversata la citt\u00e0 nella sua lunghezza, l&#8217;acqua medesima si confonde nuovamente con la Laguna, in cui rientra dalla parte occidentale, dirimpetto al margine del continente. L&#8217;estremit\u00e0 della suddetta punta, forma un&#8217;isoletta triangolare che ha per base il <em>Rio de San Gregorio<\/em>, e al suo vertice la Dogana di mare. Si chiama questa l&#8217;Isola della Trinit\u00e0 dal titolo di una chiesa e convento ivi eretti intorno al secolo XIII, donati dalla Repubblica ai Cavalieri Teutonici in ricompensa del forte braccio da essi ai Veneziani prestato l&#8217;anno 1256 nelle guerre contro i Genovesi. Codesta isoletta porta anche due altre denominazioni, cio\u00e8 Isola dell&#8217;Umilt\u00e0, e punta dei Sali. Viene la prima da una chiesa originariamente dedicata a Santa Maria dell&#8217;Umilt\u00e0, dappoi demolita, come vedremo a suo luogo; la seconda procede dall&#8217;Emporio dei sali ivi costrutto dal 1515 al 1540 tuttora sussistente.<\/p>\n<h4>Chiesa<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcuni religiosi della famiglia stabilita in Siena dal B. <strong>Giovanni Colombino<\/strong>, trasferiti in Venezia fondarono l&#8217;anno 1592 un ospizio nel circondario di Sant&#8217;Agnese intitolato casa della Compagnia dei poveri Gesuati. Nel 1434 eressero ivi un chiostro con oratorio dedicato a San Girolamo, dappoi ridotto a piccola chiesa, sotto gli auspici della Visitazione di Maria Vergine consacrata nel 21 dicembre 1524 da <strong>Giovanni<\/strong> vescovo Tiberiadense. Soppresso nel 1668 da papa <strong>Clemente IX<\/strong>, l&#8217;ordine dei Gesuati, e appresi dal governo i suoi beni, quel chiostro venne acquistato dai P. P. Domenicani della congregazione osservante, che vi si stabilirono l&#8217;anno 1669.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Troppo angusta riuscendo alla nuova religiosa famiglia la primitiva chiesa, altra ne fece innalzare a breve distanza, molto pi\u00f9 vasta e maestosa, di cui benedisse la prima pietra il patriarca <strong>Marco Gradenigo<\/strong> nel 17 maggio 1726, dedicandola a Santa Maria del Rosario. La fabbrica del nuovo tempio fu condotta dall&#8217;architetto <strong>Giorgio Massari<\/strong>, e compiuta nel 1736, ebbe poscia consacrazione dal patriarca, <strong>Alvise Foscari<\/strong>. In quel torno, fu ampiamente ricostruito anche il chiostro; ed essendosi segnalati quei padri per la loro dottrina, ci\u00f2 persuase il celebre letterato <strong>Apostolo Zeno<\/strong> a donare, ancora vivente, a quel convento la preziosa sua biblioteca, deposta allora nella primitiva piccola Chiesa dei Gesuati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per la generale soppressione dei claustrali avvenuta nei primi anni di questo secolo, usciti dal convento i Domenicani, il chiostro fu convertito in orfanotrofio maschile, che raccoglie circa 100 poveri fanciulli, assegnatosi pe loro spirituali esercizi l&#8217;antico oratorio. La biblioteca donata dal <strong>Zeno<\/strong> si concentr\u00f2 nella Marciana. La chiesa nuova si eresse in Parrocchiale.<\/p>\n<h4>Parrocchia<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">In seguito alla suaccennata soppressione dei Domenicani fu instituita questa parrocchia, il cui circondario si compose nel 1810 con quelli delle allora soppresse parrocchie di Sant&#8217;Agnese, San Vito e San Gregorio, e con qualche frazione di quello dei Santi Gervasio e Protasio (San Trovaso). La chiesa conserv\u00f2 il titolo di Santa Maria del Rosario, ma volgarmente si chiama dei <em>Gesuati<\/em>.<\/p>\n<h4>Chiese nel circondario di questa parrocchia attualmente ufficiate<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Santa Maria della Salute<\/strong><\/em>. Chiesa Sacramentale esente. Sull&#8217;area di questo tempio e delle sue adiacenze, sorgeva l&#8217;antica chiesa e convento dei Cavalieri Teutonici di cui ho parlato superiormente, sotto il titolo della Santissima Trinit\u00e0, che diede il suo nome a quella isoletta. Per la morte avvenuta nel 1592 di Pietro Lippomano, ultimo priore dello stabilimento, papa <strong>Clemente VIII<\/strong> pronunzi\u00f2 la soppressione di quella casa. Allora l&#8217;arciduca <strong>Massimiliano d&#8217;Austria<\/strong>, eletto re di Polonia, mastro provinciale dell&#8217;Ordine teutonico in Germania e Italia, fece vendita di tutto l&#8217;edificio per ducati 14,000 ai rettori del seminario patriarcale digi\u00e0 eretto in San Cipriano di Murano, che venne perci\u00f2 trasferito nel 1595 nel locale della Trinit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il tanto deplorabile contagio che afflisse queste contrade nel 1630, mietendo pi\u00f9 di 40.000 abitanti della capitale, ed oltre 500.000 delle sue provincie, diede argomento al voto dal governo innalzato, di erigere sontuoso tempio a Maria Santissima, tostoch\u00e9 cessato avesse il flagello della pestilenza. Per soddisfare alla sacra promessa, decret\u00f2 la Repubblica lo sgombramento dei chierici da quel Seminario, onde adeguata al suolo la chiesa e porzione del chiostro, far luogo alla edificazione del nuovo tempio in rendimento di grazie per l&#8217;ottenuta liberazione dal morbo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel giorno 1 Aprile 1631 il patriarca <strong>Giovanni Tiepolo<\/strong> pose la prima pietra del sacro edificio che fu intitolato a Santa Maria della Salute. Aperto il concorso ai progetti, fu prescelto quello di <strong>Baldassare Longhena<\/strong> celebre architetto di quella et\u00e0, nativo di Venezia, discepolo dello <strong>Scamozzi<\/strong>, il quale innalz\u00f2 la maestosa basilica che attrae l&#8217;ammirazione degli osservatori dovutale se non per la eleganza che distingue i monumenti lasciati da <strong>Palladio<\/strong> e da <strong>Sansovino<\/strong> a quel tempo mancati a vivi, certamente pel grandioso concepimento, per la splendidezza e profusione delle esterne ed interne decorazioni, e pi\u00f9 ancora per l&#8217;arditissima cupola che corona il suo centro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Distinguendo tempi e costumi, questo insigne edificio preso in complesso, pu\u00f2 dirsi degno di Roma antica. Tanto poteva ancora Venezia dopo la perdita di Costantinopoli, e del regno di Cipro, dopo sanguinosissime lotte sostenute contro la potenza ottomana, e mentre ardeva tuttavia la guerra di Candia, e a fronte delle stragi esercitate dalla contagiosa influenza! Pure non mancava che un secolo e mezzo al languore che condusse alla tomba si famosa Repubblica. Un milione e duecentomila travi si conficcarono nel letto del mare per tessere la palafitta subacquea che sostiene la marmorea base di quella gran mole: il colosso torreggiante sopra essa base, cospicuamente si presenta all&#8217;osservatore. Tal costruzione richiese l&#8217;opera di molti anni, e a compimento condotta, fu consacrata nel giorno 9 novembre 1687 dal patriarca <strong>Luigi Sagredo<\/strong>.<\/p>\n<h4>Chiese non ufficiate, secolarizzate o demolite<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Spirito Santo<\/strong><\/em>. Sussidiaria. <strong>Maria Caroldo<\/strong>, monaca agostiniana in Santa Caterina di Venezia, uscita da quel chiostro, altro ne fond\u00f2 dell&#8217;ordine stesso nel sito delle Zattere ove sorge questa chiesa allo Spirito Santo intitolata. Ci\u00f2 avvenne intorno al 1483. La fondatrice, eletta abbadessa del novello cenobio, inquisita per turpi misfatti fu degradata, e altrove reclusa. Fior\u00ec nondimeno quel monastero sino alla recente sua soppressione. La chiesa primitiva corrosa dal tempo, venne riedificata nel secolo XVII nella forma che tuttora conserva. Il chiostro, dopo la secolarizzazione, fu aggiunto al vicino Emporio de Sali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Santissima Trint\u00e0<\/strong><\/em>. Oratorio privato del Seminario. Questo piccolo sacro edificio incorporato nel chiostro adiacente alla Chiesa della Salute, serve ai devoti esercizi del chierici del Seminario. Fu dedicato alla SS. Trinit\u00e0 onde serbare qualche rimembranza del titolo dell&#8217;antica chiesa sul cui fondo si eresse il nuovo grandioso tempio di cui si \u00e8 parlato. Finissime sculture adornano questo oratorio, nel quale fu trasferita anche l&#8217;urna che racchiude le ceneri di <strong>J. Sansovino<\/strong> digi\u00e0 custodite nella ora demolita Chiesa di San Giminiano. Alcuni anni or sono fu tumulata nello stesso la salma del patriarca <strong>Francesco-Maria Milesi<\/strong> benemerito restauratore di questo stabilimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>San Giovanni Battista<\/strong><\/em>. Oratorio Sacramentale: per i Catecumeni. Sino dal 1557 si eresse in Venezia un ospizio nella Parrocchia dei Santi Ermagora e Fortunato <em>(San Marcuola<\/em>) a ricovero degli infedeli chiamati da Dio al Cristianesimo. Nel 1570 il pio istituto fu trasferito nella casa adiacente all&#8217;oratorio di cui si parla, alla qual&#8217;epoca s&#8217;innalz\u00f2 pure l&#8217;oratorio medesimo dedicandolo a San Giovanni Battista. L&#8217;ospizio fu ampliato nell&#8217;anno 1727 e in due sezioni diviso, a separata dimora de due sessi. A merito delle zelanti sollecitudini dell&#8217;abate <strong>Vincenzo Bianchini<\/strong> prestantissimo rettore attuale di questo pio istituto vi furono di recente introdotte le suore della Carit\u00e0 per l&#8217;assistenza delle femmine ivi raccolte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Visitazione Maria Vergine<\/strong><\/em>. Oratorio sacramentale. Questa \u00e8 l&#8217;antica piccola Chiesa dei Gesuati di cui si \u00e8 detto, ora destinata ai religiosi esercizi degli orfani nell&#8217;Ospizio adiacente ricoverati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Oratorio Sacramentale delle Scuole di Carit\u00e0<\/strong><\/em>. I nobili fratelli <strong>Cavanis<\/strong> benemeriti piissimi sacerdoti fondarono da pochi anni una sacra congregazione sotto gli auspici di San Giuseppe Calassanzio, essenzialmente dedicata alla educazione della povera giovent\u00f9. Questa pia casa racchiude il suo particolare oratorio, ma onde renderlo pi\u00f9 spazioso ed atto alla pubblica ufficiatura, i fondatori si occupano attualmente della restaurazione della vicina Chiesa di Sant&#8217;Agnese, antica parrocchiale secolarizzata nel 1810.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Sant&#8217;Agnese <\/strong><\/em> gi\u00e0 Parrocchiale. Soppressa nel 1810 la parrocchia, e secolarizzata la chiesa, questa fu poi consegnata ai sacerdoti <strong>Cavanis<\/strong> dei quali ho parlato, che si accinsero a restaurarla per convertirla in oratorio della congregazione da essi fondata, sicch\u00e8 fra poco potr\u00e0 anno verarsi fra le chiese u\u017fficiate. La primitiva erezione del tempio rimonta al secolo XI. Distrutto dall&#8217;incendio del 1105 fu poi rialzato, ed ebbe consacrazione li 15 giugno 1321 dai tre vescovi di Caorle, Equilio, e Chioggia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Santi Vito e Modesto <\/strong><\/em> gi\u00e0 Parrocchiale. Nel 1808 soppressa questa parrocchia, la chiesa fu poi demolita. La sua erezione rimontava all&#8217;anno 912, le famiglie <strong>Magno<\/strong>, e <strong>Vido<\/strong>, e forse anche la <strong>Balbi<\/strong> concorsero al relativo dispendio. Nel 1310 e 1315 ebbe radicale ristauro, nella quale circostanza si decor\u00f2 la sua porta con gli stipiti che ornavano quella della casa di <strong>Bajamonte Tiepolo<\/strong>, demolita in quel tempo, in pena della congiura da lui tramata contro il governo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>San Gregorio <\/strong><\/em> gi\u00e0 Parrocchiale. Si hanno memorie della esistenza di questa chiesa, che rimontano all&#8217;anno 897. Verso il 1140 fu posta sotto la giurisdizione de monaci benedettini stabiliti in S. Ilario sulla sponda del Brenta presso il villaggio di Gambarare, cenobio di cui ho detto. Distrutta quella rinomata abbazia nel 1247 da <strong>Ezzelino<\/strong> Signore di Padova, i monaci si ritirarono in Venezia presso la suaccennata lor Chiesa. Scaduta dopo il giro di molti anni quella claustrale famiglia, l&#8217;abbazia di San Gregorio fu trasformata in commenda di cui venne investito nel 1455 <strong>Bartolammeo Paruta<\/strong> primo abate commendatario. Egli la restaur\u00f2 e fece riedificare la maggior cappella che tuttora presenta le tracce dell&#8217;architettura di quella et\u00e0. Soppressa pi\u00f9 tardi anche l&#8217;abbazia, la chiesa fu instituita Parrocchiale nell&#8217;anno 1775: in questa condizione rimase sino al 1808, alla qual&#8217;epoca secolarizzata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Chiesa e Convento dell&#8217;Umilt\u00e0<\/strong><\/em>. I Cavalieri Teutonici stanziati, come abbiamo veduto, presso la Santissima Trinit\u00e0, possedevano nell&#8217;isola stessa un&#8217;altra chiesa intitolata a Santa Maria dell&#8217;Umilt\u00e0, la quale sorgeva, sulla linea delle Zattere, presso il <em>Ponte de l&#8217;Umilt\u00e0<\/em>. Il sacro edifizio fu conceduto nel 1550 ai padri Gesuiti che vi aggiunsero un collegio e rifabbricarono la chiesa, consacrata nel 1589 sotto il titolo della Visitazione di Maria Vergine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le censure ecclesiastiche lanciate da <strong>Paolo V<\/strong>, contro la Repubblica, determinarono i Gesuiti, nel 1606, ad abbandonare Venezia, per la qual cosa il loro chiostro rimasto libero, fu dal governo donato nel 1615 alle monache benedettine allora collocate nell&#8217;isola di San Servilio, le quali l&#8217;occuparono sino alla concentrazione decretata dal Governo Italico nel 1806.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma ripigliando il discorso dei Gesuiti, come furono appianate le controversie fra la Repubblica e la Santa Sede, essi ottennero di ritornare in questa citt\u00e0, dove pi\u00f9 non trovando il primitivo collegio, si stabilirono nel gi\u00e0 soppresso convento dei padri Crociferi presso la Chiesa di Santa Maria Assunta, vasto edificio acquistato nel 1657 con l&#8217;esborso di ducati 50.000. Demoliti nel 1824 la chiesa dell&#8217;Umilt\u00e0 ed il suo chiostro, quell&#8217;area fu incorporata al giardino dell&#8217;adiacente seminario patriarcale accennato disopra.<\/p>\n<h4>Scuole<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Scuola dello Spirito Santo <\/strong><\/em>. Era ufficiata da una confraternita, ora soppressa, stabilita presso la chiesa sussidiaria che porta lo stesso titolo, di cui ho fatto cenno superiormente.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Scuola Maggiore<\/strong><\/em>. Oratorio. Era una volta ufficiato dai direttori delle scuole per la dottrina cristiana.<\/p>\n<h4>Ospedali<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Incurabili<\/strong><\/em>. Alcune pie donne esortate da San <strong>Gaetano Thiene<\/strong> (oriundo di Vicenza) fondatore del Chierici regolari, si accinsero nell&#8217;anno 1522 all&#8217;erezione di un spitale per la cura degli infermi di malattie veneree, a quei tempi riputate incurabili, titolo assegnato al pio luogo costruito sulla sponda del Canale della Giudecca detta le Zattere. Oltre i malati d&#8217;ambo i sessi, s&#8217;introdussero in quest&#8217;ospizio anche orfani ed orfane, alla direzione de quali venne preposto il Beato <strong>Girolamo Miani<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molti benefattori concorsero a promuovere il ben essere del nuovo stabilimento, e fra gli altri San <strong>Francesco Saverio<\/strong> della compagnia di Ges\u00f9. La floridezza della pia casa permise di renderla molto pi\u00f9 vasta, e pare che nell&#8217;ampliazione del fabbricato avesse parte che il celebre architetto <strong>Antonio da Ponte<\/strong>, il quale sappiamo con sicurezza aver condotto il magnifico ingresso principale. Anche il piccolo oratorio che vi era annesso venne ricostruito nel 1556 con modello di <strong>J. Sansovino<\/strong>, ed a spese, per la massima parte, di <strong>Antonio Zantani<\/strong>; nella quale riedificazione, l&#8217;architetto diede alla nuova chiesa la forma ovale, e vi pratic\u00f2 tutte quelle operazioni che tendevano a renderla armonica, affinch\u00e8 riuscisse corrispondente all&#8217;oggetto del musicali esercizi nei quali venivano instituite le figlie in quell&#8217;orfanotrofio raccolte.&nbsp;Compiuta la fabbrica, la chiesa fu decorata di preziose pitture, poi consacrata nel 25 novembre 1600 per mano di <strong>Raffaello Inviziato<\/strong> vescovo del Zante dedicandola al SS. Salvatore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le orfane di questo stabilimento, come quelle di alcuni altri sparsi per la citt\u00e0, solevano segnalarsi nella musica istrumentale e vocale; celebri maestri solevano essere prescelti per la loro istruzione. Per il nuovo ordine di cose introdotto nell&#8217;anno 1807, l&#8217;edificio Incurabili fu destinato ad accogliere ogni sorta d&#8217;infermi d&#8217;ambo i sessi, nel medesimo concentrando tutti quelli che soleano curarsi in piccoli ospitali qua e l\u00e0 fondati. Nell&#8217;anno 1819 l&#8217;amministrazione municipale consegn\u00f2 questo stabilimento ai militari e ne ebbe in cambio il gi\u00e0 secolarizzato convento dei Santi Giovanni e Paolo, nel quale, con l&#8217;aggiunta di varie adiacenze, fu allora stabilito l&#8217;ospitale civile vasto e magnifico di cui ho parlato. L&#8217;amministrazione militare posta in possesso dell&#8217;Edificio lo ridusse a caserma, e per aprire nel suo interno un ampio cortile, fece atterrare la chiesa, di cui ho detto.<\/p>\n<h4>Localit\u00e0 meritevoli di particolare menzione.<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Seminario Patriarcale<\/strong><\/em>. Nell&#8217;anno 1577 decret\u00f2 il senato la istituzione di un seminario per chierici destinati alla ufficiatura della Basilica di San Marco (Cappella ducale) stabilimento eretto allora nel gi\u00e0 soppresso convento del Santi Filippo e Giacomo, e sancito nel 1579 con bolla di papa <strong>Gregorio XIII<\/strong>, detto perci\u00f2 seminario Gregoriano. Assegnato dappoi quel locale a residenza del Primicerio della suddetta basilica, il seminario Gregoriano o ducale, fu trasferito nel 1591 in un quarto dell&#8217;ospitale di San Nicol\u00f2 di Castello, e affidato alla direzione dei chierici regolari Somaschi, in alcune case addiacenti alloggiati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Verso quel tempo il patriarca di Venezia <strong>Giovanni Trevisan<\/strong>, seguendo i dettami del sacro Concilio di Trento, institui un seminario per chierici di tutta la diocesi, separatamente dal ducale summentovato, e lo colloc\u00f2 nel chiostro di San Cipriano nell&#8217;isola di Murano. Quando poi nel 1594 soppressa la casa del Cavalieri Teutonici alla Trinit\u00e0, fu venduto il loro convento, come ho accennato parlando del tempio della Salute, allora il seminario patriarcale pass\u00f2 da San Cipriano alla Trinit\u00e0; ma l&#8217;altro, cio\u00e8 il ducale, continu\u00f2 rimanere presso San Nicol\u00f2 di Castello.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec procedettero le cose sino al 1630, alla qual&#8217;epoca, come abbiamo veduto, lo stabile della Trinit\u00e0 si acquist\u00f2 dal governo per innalzare su quello spazio il nuovo tempio votivo a Santa Maria della Salute, conseguentemente alla quale disposizione il seminario patriarcale venne ripristinato in San Cipriano. Nel 1807 avendosi demolito il caseggiato necessario per compor l&#8217;area del pubblici giardini a Castello, fu atterrato anche l&#8217;ospitale di San Nicol\u00f2 che in quell&#8217;isola appunto sorgeva; tolta quindi la stanza al seminario ducale, fu il medesimo concentrato nel patriarcale a San Cipriano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ridotti perci\u00f2 quei due stabilimenti ad uno solo, continu\u00f2 questo a rimanere in quell&#8217;isola sino al 1818, nel quale anno venne definitivamente traslocato nel chiostro della Salate. Quanto poi a detto chiostro, sgombrato gi\u00e0 come ho detto nel 1630 dai chierici, e demolito in qualche parte onde far luogo al nuovo tempio, consegnato venne nel 1656 in unione al tempio medesimo ai padri Sommaschi dapprima domiciliati a Castello, i quali, intorno al 1670, diedero mano alla sua riedificazione con modello dello stesso <strong>Longhena<\/strong> architetto del tempio suddetto, che lo condusse all&#8217;attuale sua bella forma: quei padri vi aprirono un collegio di educazione, conservando per\u00f2 anche la direzione dei due seminari ducale e patriarcale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Decretata dal cessato governo Italico ne primi anni di questo secolo la soppressione degli ordini regolari, il convento dei Sommaschi divenne propriet\u00e0 dello stato, il quale lo ritenne sino a che fu consegnato al clero secolare per trasferirvi il seminario digi\u00e0 concentrato a San Cipriano. Il patriarca d&#8217;allora <strong>Francesco Maria Milesi<\/strong>, l&#8217;abate <strong>Giovanni Antonio Moschini<\/strong> prefetto degli studi, e l&#8217;abate <strong>Pietro Seffer<\/strong> entrambi poi insigniti del canonicato, acquistarono tutti e tre giusto titolo alla pubblica riconoscenza per le zelanti loro sollecitudini adoperate nell&#8217;addattamento, e nella decorazione di questo edificio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si disposero nel suo vestibolo molti preziosi monumenti da varie chiese secolarizzate raccolti, e che forse senza tali cure sarebbero perduti, i quali rammentano egregie azioni di storia patria, e chiari nomi di veneziani che in guerra e in pace si segnalarono. Figura fra quei monumenti anche quello di <strong>Taddeo Volpe<\/strong> rinomatissimo capitano al servizio della Repubblica Veneta, digi\u00e0 eretto in di lui onore da quel governo nella ora secolarizzata Chiesa di San Marina. Stanno appese presso il monumento medesimo le chiavi della Citt\u00e0 di Padova da esso <strong>Volpe<\/strong> valorosissimamente riconquistate nel 17 luglio 1509 scacciandone la guarnigione dell&#8217;imperatore <strong>Massimiliano<\/strong> che avea presa la piazza all&#8217;epoca della Lega di Cambrai.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una copiosa biblioteca nel seminario stesso venne fondata, ormai giunta ad annoverare oltre trentamille volumi. Vi si raccolsero ancora molte pitture di rinomati maestri, colle quali si \u00e8 creata una scelta pinacoteca, in questi ultimi anni arricchita dalla preziosissima collezione, donata in morte dal fu Generale <strong>Manfredini<\/strong>. Collocato lo stabilimento sotto i religiosi sapienti auspici dell&#8217;eminentissimo cardinale patriarca di Venezia, e provveduto di dotti professori, luminosamente fiorisce, contando circa cento alunni che formano decoroso nucleo del veneto clero.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Magazzini del Sale<\/strong><\/em>. I locali situati fra il seminario e la dogana si eressero nel secolo XIV ad uso di deposito del sale. L&#8217;edificio per\u00f2 essendo in sufficiente al bisogno, si costruirono in questi ultimi tempi altri locali all&#8217;oggetto medesimo destinati, e che sorgono sulla fondamenta chiamata le Zattere, nei dintorni della Chiesa sussidiaria dello Spirito Santo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Dogana di Mare<\/strong><\/em>. Sull&#8217;orlo della punta dell&#8217;isoletta della Trinit\u00e0 disopra descritta, sorge maestosa la Dogana di mare, costrutta nel 1682 dall&#8217;architetto <strong>Giuseppe Bennoni<\/strong>, la quale per la sua euritmia opportunamente adattata a quel sito produce ottimo effetto. Fu intitolata dogana di mare, attesoch\u00e8 ai tempi della cessata Repubblica serviva allo scarico delle merci procedenti per via marittima. Quelle poi che venivano dal continente, avevano apposito approdo alla dogana di terra sulla <em>Riva del Vino<\/em> presso San Silvestro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Le Zattere<\/strong><\/em>. Quella spaziosa sponda del Canale della Giudecca lunga oltre mezzo miglio, che in linea quasi retta procede dalla punta della dogana sino presso il sito ov&#8217;era la demolita Chiesa di San Basilio, scorrendo per la costa meridionale delle due parrocchie Santa Maria del Rosario (<em>Gesuati<\/em>) e Santi Gervasio e Protasio (<em>San Trovaso<\/em>) porta il nome di Zattere. Sembra cosi chiamata dall&#8217;uso in parte tuttavia conservato, di dare ivi approdo alle zattere di legname da fabbrica che scendendo dai monti del bellunese e per il vicentino, vengono trasportate a Venezia per la via fluviale del Piave e del Brenta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Casa di Apostolo Zeno<\/strong><\/em>. Verso la met\u00e0 della via detta le Zattere, e precisamente poco lunge dal <em>Ponte de la Calcina<\/em> sorge modesta casa digi\u00e0 abitazione del rinomatissimo letterato <strong>Apostolo Zeno<\/strong>. Una lapide affissa alla muraglia sopra la maggior porta ricorda il nome di quell&#8217;insigne veneziano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Palazzi<\/strong><\/em>. <strong>1.\u00b0<\/strong> <em>Palazzo Dario.<\/em>&nbsp;Elegante edificio dello stile de <strong>Lombardi<\/strong>. <strong>Giovanni Dario<\/strong> lo fece erigere: il suo nome \u00e8 scolpito sulla facciata: la quale \u00e8 ricca d&#8217;intarsiature di marmi finissimi. <strong>2.\u00b0<\/strong> <em>Palazzo Venier.<\/em> Di questo edificio non sorge altro che il basamento, da cui si conosce l&#8217;idea di un grande progetto che rimase sospeso. L&#8217;illustre famiglia di questo nome, coeva all&#8217;origine di Venezia, abita quei due Palazzi sul Canal grande che si trovano in connessione, ai quali poi venne aggiunto l&#8217;altro, gia propriet\u00e0 <strong>Barbarigo<\/strong>, che estende un fianco sul <em>Campo San Vio<\/em>. L&#8217;adiacente giardino ha un ingresso decorato con gli stipiti che ornavano la porta della Chiesa dei Santi Vito e Modesto demolita al principio di questo secolo, stipiti che appartenevano, come ho detto a suo luogo, all&#8217;abitazione di <strong>Bajamonte Tiepolo<\/strong>, atterrata nel 1310 per la di lui fellonia. <strong>3.\u00b0<\/strong> <em>Palazzo Loredan.<\/em> Abitava questo palazzo un ramo della patrizia famiglia <strong>Loredan<\/strong>, la quale fra i suoi chiari e valorosi antenati conta tre dogi <strong>Leonardo<\/strong>, <strong>Pietro<\/strong>, e <strong>Francesco<\/strong>. Resse il primo con animo forte il timone dello stato nella grande catastrofe suscitata dalla famosa Lega di Cambray che vers\u00f2 contro Venezia le armi di tutta Italia congiunte a quelle di Francia, Spagna, e Alemagna. Egli appunto con pi\u00f9 energici discorsi anim\u00f2 la patria ad eroica resistenza contro la moltitudine delle falangi nemiche, anzi onde congiungere i fatti alle parole, invi\u00f2 i propri figli, seguiti da splendida schiera di 300 patrizi, alla difesa di Padova assediata, con breccia aperta, dall&#8217;imperatore Massimiliano alla cima di centomila guerrieri. Il secondo seppe adoprare la pi\u00f9 segnalata desterit\u00e0 per sostenere il decoro della Repubblica nelle gravissime controversie fra essa e papa <strong>Paolo V<\/strong> e poi ebbe il merito d&#8217;infondere alla nazione la pi\u00f9 gagliarda intrepidezza onde affrontare e sostenere la lotta contro la potenza ottomana scagliatasi alla conquista del Regno di Cipro. Il terzo, quantunque all&#8217;epoca di sua esaltazione al trono (anno 1752) trovasse lo stato nella decadenza ravvolto, cui tante sanguinosissime guerre l&#8217;avevano ridotto, pur seppe con savia politica mantenerlo in perfetta calma, e conservarne la dignit\u00e0. <strong>4.\u00b0<\/strong> <em>Palazzo Balbi-Valier<\/em>. Appartiene questo palazzo a famiglia che per cospicua eredit\u00e0 unisce due chiari nomi del veneto patriziato. I <strong>Balbi<\/strong> digi\u00e0 tribuni nei primi secoli di Venezia, forse procedono dalla romana stirpe che diede l&#8217;eroe <strong>Balbo<\/strong> la cui statua equestre, prezioso antico lavoro, venne escavata fra i ruderi dell&#8217;Ercolano. Tribunizia del pari fu la prosapia <strong>Valier<\/strong>, da cui scesero due dogi <strong>Bertuccio<\/strong>, padre, <strong>Silvestro<\/strong>, figlio, marito della celebre e pia <strong>Elisabetta Quirini<\/strong>, ultima fra le dogaresse pomposamente insignita della corona.&nbsp;L&#8217;esempio nobilissimo seguitando della regina <strong>Artemisia<\/strong>, <strong>Elisabetta<\/strong> fece innalzare maestoso colossal monumento nel tempio dei Santi Giovanni e Paolo nel quale si ammirano fra ricchi ornamenti le statue di essa, dello sposo, e del suocero nel loro ducali paludamenti. Regnante il primo, <strong>Bertuccio<\/strong>, agitavasi la tanto famosa guerra di Candia, motivo per cui fu scolpita sulla base del monumento la segnalata vittoria ai Dardanelli riportata dal generalissimo <strong>Lorenzo Marcello<\/strong>, che nel bollor dell&#8217;azione, dal cannone atterrato, lasci\u00f2 la gloria di coglier l&#8217;intera palma di quel sanguinoso conflitto all&#8217;ammiraglio <strong>Lazzaro Mocenigo<\/strong>, il quale sebbene da freccia colpito avesse perduto un occhio, sostenne in trepidamente il comando sino alla totale disfatta della flotta ottomana, che perdette in quel giorno 10.000 morti, 5.000 prigionieri, e 84 grossi navigli. Ci\u00f2 avvenne l&#8217;anno 1656 ricorrendo la festivit\u00e0 dei Santi Giovanni e Paolo, nel tempio dei quali appunto fu poi innalzato il monumento <strong>Valier<\/strong> che ricorda quella grande battaglia. Il figlio, <strong>Silvestro<\/strong>, sedeva in trono quando la Repubblica strinse lega con Russia, Austria, e Polonia per fiaccare l&#8217;orgoglio ottomano, e, lui doge, diede Venezia esperti costruttori navali allo zar <strong>Pietro il grande<\/strong>, come altri digi\u00e0 ne aveva prestati ad <strong>Enrico VIII<\/strong> re d&#8217;Inghilterra, a Sigismondo re di Polonia, ed a Gustavo I di Svezia. <strong>5.\u00b0<\/strong> <em>Palazzo Manzoni<\/em>. Apparteneva ad illustre famiglia di questo nome. L&#8217;esterno prospetto dell&#8217;edificio \u00e8 riccamente intonacato di fini marmi. 6.\u00b0 <em>Palazzo Brandolini<\/em>. Dalla principesca casa di Brandeburgo venne quel <strong>Brando<\/strong>, il quale \u00e8 fama pugnasse in Italia sotto gli ordini di <strong>Belisario<\/strong>. I discendenti di lui chiamati <strong>Brandolini<\/strong>, prestato avendo braccio forte alla Repubblica nelle guerre contro i duchi di Milano, furono ricompensati con feudi e con la nobilt\u00e0 veneziana.<\/p>\n<h4>Feste veneziane<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Festa dei Santi Vito e Modesto<\/strong><\/em>. La festivit\u00e0 di questi due santi ricorreva nel 15 giugno, giorno nel quale, l&#8217;anno 1310, si manifest\u00f2 la congiura tramata da <strong>Baiamonte Tiepolo<\/strong> di concerto con <strong>Marco Querini<\/strong>, di cui ho parlato. Repressa all&#8217;istante la ribellione, e salva cosi la esistenza politica del governo, volle questo mostrarsi riconoscente verso i celesti protettori sotto gli auspicii dei quali era uscito felicemente dalla minacciata catastrofe. Quindi fu decretato, che ogni anno si festeggiasse il giorno dell&#8217;avvenimento, visitando il doge col suo corteggio la chiesa di quei due Santi. Codesta religiosa cerimonia venne costantemente praticata sino ulia caduta della Repubblica, anzi onde renderla pi\u00f9 magnifica soleva il doge invitare nel giorno stesso a pubblico banchetto nel ducale palazzo le primarie magistrature assieme al corpo diplomatico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Festa di Santa Maria della Salute<\/strong><\/em>. Morto <strong>Vincenzo Gonzaga<\/strong> duca di Mantova, scoppi\u00f2 la guerra di successione a quel principato, per cui, intorno all&#8217;anno 1627 scesero nell&#8217;Italia numerose falangi spagnuole, francesi, e alemanne che diffusero con le stragi delle armi anche la pestilenza, le provincie venete infette dal contagio lo comunicarono alla capitale, ove dal principio del 1630 alla fine del 1631 si annoverarono circa 40.000 vittime da quel morbo rapite, oltre mezzo milione d&#8217;abitanti dalla stessa calamit\u00e0 nel veneto continente colpiti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rivoltasi la Repubblica al cielo per far cessare tanto flagello vot\u00f2 la erezione di sontuoso tempio a Santa Maria della Salute. Ottenuta la grazia, il doge con i magistrati, e con le religiose corporazioni, e con innumerabile seguito di tutte le classi della popolazione, celebrato il divino ufficio nella Basilica di San Marco, si diresse processionalmente all&#8217;isola della Trinit\u00e0 prescelta per l&#8217;erezione del tempio a soddisfacimento del voto. A tale scopo si decorarono maestosamente la Basilica, la Piazza e le adiacenti contrade, si gett\u00f2 un ponte di barche sul Canal Grande e il devoto consesso si trasferi alla designata localit\u00e0, ove s&#8217;innalz\u00f2 provvisorio magnifico altare per servire alla sacra cerimonia di quel giorno, celebrata nel 28 novembre 1631. Furono contemporaneamente invitati gli architetti d&#8217;ogni paese ad esibire progetti, per la chiesa da erigersi stabilmente, fra i quali fu prescelto quello del veneziano <strong>Baldassare Longhena<\/strong>, sul cui modello venne costrutto il famoso tempio di Santa Maria della Salute superiormente descritto. In pari tempo usci decreto che ogni anno, ricorrendo la festa della Purificazione di Maria Vergine il doge con la Signoria visitassero quel santuario per confermare la riconoscenza della nazione liberata dalla mortifera contagiosa influenza; devota dimostrazione costantemente mantenuta dalla Repubblica e da tutti i governi alla medesima succeduti, e tuttavia praticata. La grande affluenza del popolo cagionato avendo talvolta qualche sventura, fu provveduto in questi ultimi tempi che a maggior comodo dei concorrenti, invece di uno, due ponti di barche si gettino ogni anno per la suddetta festivit\u00e0, i quali attraversando in quel sito il Canal Grande, servono l&#8217;uno all&#8217;andata, l&#8217;altro al ritorno dei transeunti. (1)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) ANTONIO QUADRI. Descrizione topografica di Venezia e delle adiacenti lagune. Tipografia Giovanni Cecchini (Venezia, 1844)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Parrocchia di Santa Maria del Rosario vulgo dei Gesuati dall&#8217;Iconografia delle trenta Parrocchie &#8211; Pubblicata da Giovanni Battista Paganuzzi. Venezia 1821 Parrocchia di Santa Maria del Rosario vulgo dei Gesuati Posizione Si stende sopra il tronco orientale di quella frazione di Venezia che giace fra il Canal Grande e il Canale della Giudecca. 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