{"id":39945,"date":"2018-06-27T04:21:51","date_gmt":"2018-06-27T04:21:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=39945"},"modified":"2026-01-12T13:31:31","modified_gmt":"2026-01-12T13:31:31","slug":"parrocchia-dei-santi-gervasio-e-protasio-vulgo-san-trovaso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=39945","title":{"rendered":"Parrocchia dei Santi Gervasio e Protasio vulgo San Trovaso"},"content":{"rendered":"<div data-zoom=\"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/DSC_8646m-1-scaled.jpg\" class=\"zoom\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/DSC_8646m-1-scaled.jpg\"><\/div>\n<p><em>Parrocchia dei Santi Gervasio e Protasio vulgo San Trovaso dall&#8217;Iconografia delle trenta Parrocchie &#8211; Pubblicata da Giovanni Battista Paganuzzi. Venezia 1821<\/em><\/p>\n<h3>Parrocchia dei Santi Gervasio e Protasio vulgo San Trovaso<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Posizione<\/em> Verso la punta occidentale della citt\u00e0. Una piccola frazione, situata all&#8217;est, confina con il Canal Grande. La parte maggiore forma una lunga striscia che guarda il sud, la quale costeggia il Canale della Giudecca. Giace quindi la parrocchia fra i due maggiori canali di Venezia, ed essendo molto dominata dalle correnti d&#8217;aria che li attraversano, e pi\u00f9 ancora dal sole, offre le pi\u00f9 salubri posizioni.&nbsp;<\/p>\n<h4>Chiesa<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;epoca della primitiva erezione di questo tempio \u00e8 incerta: per\u00f2 molto remota, essendo stato ricostruito a cura delle famiglie <strong>Barbarigo<\/strong> e <strong>Caravella<\/strong> sino dall&#8217;anno 1028. Distrutto dall&#8217;incendio del 1105, fu in miglior forma rialzato: poi dirocc\u00f2 nella notte 12 settembre 1585. Nel 26 luglio 1584 si pose la prima pietra di sua riedificazione, sopra modello del celebre <strong>Palladio<\/strong>, deformato per\u00f2 dalla imperizia degli esecutori dell&#8217;opera. Condotto a compimento nel corso di sette anni, fu poi consacrato da <strong>Giovanni de Rossi<\/strong> vescovo di Ossaro nel 22 luglio 1657.<\/p>\n<h4>Parrocchia<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 verosimile rimontasse l&#8217;istituzione di questa parrocchia al tempo dell&#8217;innalzamento della chiesa primitiva, o in quel torno, poich\u00e9 il convegno del 1041 fra il patriarca di Grado, e il vescovo di Castello per fissare i limiti della giurisdizione esercitata sulla medesima da quei due prelati, fa prova, che innanzi a quell&#8217;epoca si trovava al suo governo un pievano. Per la riforma del 1810 l&#8217;antico suo circondario fu ampliato con l&#8217;aggiunta di quasi tutto quello dell&#8217;allora soppressa Parrocchia di San Basilio (<em>San Basegio<\/em>) e di alcune contrade dell&#8217;altra, tuttora sussistente, dell&#8217;Angelo Raffaelle. In tale circostanza ne fu staccata piccola frazione, per unirla alla nuova allora istituita Parrocchia di Santa Maria del Rosario, volgarmente chiamata dei <em>Gesuati.<\/em><\/p>\n<h4>Chiese nel circondario di questa parrocchia attualmente ufficiate<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Tutti i Santi (Ognissanti)<\/strong><\/em>. Oratorio di Cappuccine Concette. Le monache Cisterciensi di Santa Margarita di Torcello, abbandonato, nel secolo XV, l&#8217;insalubre loro chiostro, vennero a stabilirsi in questa parrocchia, e vi eressero nel 1472 un oratorio, nel 1494 trasformate quelle religiose in Benedettine, si accinsero pochi anni appresso a sostituire all&#8217;angusto oratorio novella chiesa, che fu poi consacrata nel 22 luglio 1586 da <strong>Girolamo Ragazzino<\/strong> vescovo di Caorle.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei primordi del cessato governo italico questa religiosa famiglia venne concentrata in altro chiostro dell&#8217;ordine stesso, nella quale circostanza si trasferirono in questo monastero le Cappuccine concette allora ricoverate in piccolo ospizio dappoi demolito, situato a Castello poco lungi dal tempio di San Pietro. Soppresse nel 1810 tutte le comunit\u00e0 regolari d&#8217;ambo i sessi, le Cappuccine, deposto l&#8217;abito, continuarono ad abitare lo stesso locale, per\u00f2 convertendolo in casa di educazione femminile. Nel 1820 ripristinate quelle suore nella originaria lor condizione, ripigliarono e il primitivo costume, e i devoti loro esercizi, senza per\u00f2 lasciar quello di educare fanciulle.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Eremite, Oratorio intitolato a Ges\u00f9, Maria e Giuseppe<\/strong><\/em>. Apparteneva a monache Eremite che professavano la regola di Sant&#8217;Agostino, nell&#8217;annessovi chiostro raccolte, l&#8217;anno 1693. Dopo la soppressione generale del monasteri, questo edificio fu concesso ai fratelli <strong>Cavanis<\/strong>, gli stessi vi aprirono uno stabilimento a ricovero ed istruzione di povere figlie, per le quali l&#8217;oratorio viene ufficiato.<\/p>\n<h4>Chiese non ufficiate, secolarizzate o demolite<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>San Sebastiano<\/strong><\/em>. Sussidiaria. Fra <strong>Angelo di Corsica<\/strong> ascritto alla congregazione degli Eremiti di San Girolamo, fondata dal Beato <strong>Pietro Gambacurta di Pisa<\/strong>, venuto da Rimini a Venezia nel 1393 con alcuni suoi confratelli, eresse ospizio nel circondario parrocchiale dell&#8217;Angelo Raffaele, cui poi fu aggiunto piccolo oratorio col titolo di San Maria piena di Grazia e di Misericordia, il quale nel 1444 venne riformato ed ampliato. Nel 1455 fu ivi edificata una chiesa; giunta a compimento nel 1468 \u00e8 intitolata a San Sebastiano. Sembra per\u00f2 che il sacro edificio fosse molto ristretto e debolmente costrutto, poich\u00e9 nel 1506 si diede mano alla sua rinnovazione in maniera pi\u00f9 solida, e in pi\u00f9 spaziosa misura.&nbsp;Continu\u00f2 quella fabbrica lungo tempo, avendosi potuto nel 1 giugno 1522 consacrare soltanto l&#8217;altare di San Sebastiano, cerimonia celebrata da <strong>Michele Jorba<\/strong> spagnuolo, vescovo arcussense, suffraganeo del cardinale <strong>Francesco Soderini<\/strong> vescovo di Vicenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una iscrizione affissa nella facciata accenna l&#8217;anno 1548; quindi pare che a quell&#8217;epoca siasi ultimata l&#8217;opera; infatti la consacrazione di tutta la chiesa si fece nel 19 aprile 1562 da <strong>Gianfrancesco de Rossi<\/strong> vescovo di Aura od Auria nella Tracia. Molti insigni architetti si occuparono di questa edificazione, i nomi dei quali offre l&#8217;erudito <strong>Cicogna<\/strong> nelle <em>Iscrizioni Veneziane<\/em> (Vol. IV. p. 130); ma fra essi non figura<strong> J. Sansovino<\/strong>, quantunque la fama gli attribuisca il merito d&#8217;aver condotto l&#8217;esterno prospetto molto elegante e ricco di fini marmi. Quanto al tempio, alcuni lo reputano innalzato sopra modello di <strong>Sebastiano Seclio<\/strong>, altri di Antonio Scarpagnino maestri ambedue celebri di quella et\u00e0, i quali forse disegnarono altres\u00ec la facciata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Paolo Calliari<\/strong>, il <strong>Veronese<\/strong>, lo decor\u00f2 copiosamente col suo pennello, negli anni 1555-1560 e 1565 spiegando nelle tre epoche le sue diverse maniere di colorire. Egli vi fu tumulato e nella sua tomba riposano anche le ossa del fratello, <strong>Benedetto<\/strong>, e del figli <strong>Carlo<\/strong> o <strong>Carletto<\/strong>, e <strong>Gabriello<\/strong>, tutti suoi imitatori nell&#8217;arte. Lateralmente alla tomba fu eretto il busto di <strong>Paolo<\/strong> il quale mor\u00ec nel 19 aprile 1588, ma la iscrizione ivi apposta segn\u00f2 erroneamente il 18 di detto mese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>San Basilio (San Baseggio) <\/strong><\/em> gi\u00e0 parrocchiale. Eretta anticamente dalla famiglia <strong>Basegio<\/strong> qui venuta da Malamocco, rifabbricata nel 1347, poi rinnovata nel secolo XVI. Soppressa la parrocchia, fu demolita la chiesa; l&#8217;area \u00e8 ridotta in giardino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Santa Maria della Carit\u00e0<\/strong><\/em>. La chiesa e il chiostro adiacente s&#8217;innalzarono a spese di <strong>Marco Zuliani<\/strong> l&#8217;anno 1120 per accogliere alcuni canonici regolari procedenti da Santa Maria in Porto di Ravenna che vennero ad abitarlo nel 1134, sotto la direzione di Druduro primo loro priore. Papa <strong>Alessandro III<\/strong>, all&#8217;epoca di sua dimora in Venezia consacr\u00f2 questo tempio nel giorno 5 aprile 1177, e lo arricch\u00ec d&#8217;indulgenze. La vecchia chiesa minacciando rovina, fu ricostruita in maggior dimensione l&#8217;anno 1446, e nel secolo successivo ebbe cospicue decorazioni di altari e di monumenti. E quanto al chiostro, il celebre <strong>A. Palladio<\/strong> prese a rinnovarlo ed ampliarlo intorno al 1547. Egli diede con questo edificio splendido saggio dell&#8217;architettonico suo valore seguendo le forme delle antiche case romane; senonch\u00e9 tanta opera fu per la massima parte distrutta dalle fiamme nel 16 novembre 1630. Sfuggirono alla rovina l&#8217;ala respiciente l&#8217;interno cortile, e il sottoposto elegante tablino, resti veramente preziosi e ben conservati, provveduto avendosi anche in questi ultimi tempi al radicale loro restauro.<\/p>\n<h4>Scuole<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Scuola di Sant&#8217;Antonio Abate <\/strong><\/em>. Digi\u00e0 oratorio ad uso della Confraternita dei pizzicagnoli. Soppresse tali pie unioni, questo locale serve ora ad usi profani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Scuola della Carit\u00e0 <\/strong><\/em>. Sino dal 1260 ebbe origine in Venezia una confraternita chiamata della Carit\u00e0, la quale si congregava nella Chiesa di San Leonardo allora Parrocchiale. La pia unione trasfer\u00ec poi la sua sede nell&#8217;Isola Giudecca ove fond\u00f2 un oratorio intitolato a San Jacopo, pi\u00f9 tardi ceduto a padri Serviti. Abbandonata la Giudecca, innalz\u00f2 nel 1344 maestoso sacro edificio presso il chiostro dei Canonici regolari, di cui si \u00e8 detto, e vi aggiunse ospitale a ricovero dei suoi confratelli caduti in bisogno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La rinomanza di quella Confraternita divenne si celebre, e le sue rendite crebbero a segno, che fu annoverata fra le sei Scuole grandi di Venezia. Chiarissimi personaggi vi si ascrissero, fra i quali merita particolare menzione il cardinale <strong>Bessarione<\/strong> legato a latere di papa <strong>Pio II<\/strong> presso la Repubblica Veneta, quel dotto insigne che nel 1468 don\u00f2 al governo la preziosa sua biblioteca tutta composta di codici principale ornamento della nostra Marciana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ripigliando pertanto il discorso intorno all&#8217;edificio della confraternita, di cui si parla, il suo interno corrisponde alla ricchezza del pio istituto, ma l&#8217;esterno prospetto, decorato molto pi\u00f9 tardi con disegno di <strong>Giorgio Massari<\/strong>, eseguito da <strong>Bernardo Macaruzzi<\/strong>, fa manifesto il decadimento delle arti ne secoli XVII e XVIII. Vi si pratic\u00f2 qualche riforma in questi ultimi tempi, conservando per altro quasi del tutto la goffa anteriore sua euritmia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La religiosa famiglia dei canonici regolari fu soppressa nel 1769 dalla Repubblica Veneta, lasciando sussistere la ufficiatura della chiesa a mezzo di un cappellano. Quanto poi alla Confraternita della Carit\u00e0, questa rimase disciolta per le generali disposizioni del cessato Governo Italico, dal quale, secolarizzata anche la chiesa aderente al chiostro, tutto quel gruppo di sacri edifici fu destinato ad altro uso, erigendovi nel 1807 l&#8217;Accademia delle Belle Arti.<\/p>\n<h4>Localit\u00e0 meritevoli di particolare menzione.<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Accademia delle Belle Arti<\/strong><\/em>. Il tempio di Santa Maria della Carit\u00e0, l&#8217;annessovi Chiostro, la vicina Scuola della Carit\u00e0 e sue adiacenze, formano un&#8217;Isola quadrangolare consacrata nel suddetto anno 1807 all&#8217;istituzione dei cultori delle Arti del disegno, e perci\u00f2 decorata del titolo di Accademia delle Belle Arti. Questo ampio stabilimento ridonda di capi d&#8217;opera dei pi\u00f9 segnalati pittori nazionali e stranieri dall&#8217;epoca del rinascimento delle arti sino ai di nostri. Vi si ammira anche qualche buona scultura antica, e moderna, ed \u00e8 copiosissima la collezione in plastica di alcuni preziosi lavori degli antichi greci e romani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Esisteva in Venezia, sin da remoti tempi, una Societ\u00e0 per le Belle Arti, il cui statuto rimonta all&#8217;anno 1345, la quale nel secolo XVI, assunse il titolo di Accademia. Intenta la veneziana Repubblica ad incoraggiare in ogni maniera lo studio che tanto innalz\u00f2 la fama de nostri artisti, volle il senato, potessero i patrizi ammogliarsi con le figlie dei professori, ancorch\u00e9 non nobili, della nostra Accademia, senza punto degradare la nobilt\u00e0 del casato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel loro primordi gli esercenti pittura avevano formata una confraternita degl&#8217;individui dell&#8217;arte, la quale per i suoi devoti esercizi si raccoglieva in un oratorio presso la Chiesa di Santa Sofia. Quel palazzo che sorge al principio del Canal Grande rimpetto alla Dogana di mare, venne destinato sin dal principio dello scorso secolo per l&#8217;insegnamento agli alunni dell&#8217;Accademia surriferita; senonch\u00e9 troppo angusta riuscendo quella localit\u00e0 pel copioso numero de concorrenti, il cessato governo italico propostosi di ampliare la scuola, e aggiungervi abbondante pinacoteca, dispose all&#8217;uopo gli spaziosi locali annoverati disopra tutti in connessione fra loro, onde provvedere ad ogni bisogno. Per tale destinazione, il tempio fu diviso in due piani, l&#8217;uno per le scuole, per modelli di scultura l&#8217;altro; le pareti delle molte sale si rivestirono di famose pitture, ma tutto ci\u00f2 non offrendo spazio bastevole, nuove grandiose sale si eressero nel 1821, altre nel 1847, a mezzo delle quali appendici, quadri, disegni, bronzi, sculture, e simili oggetti ottennero nobile collocamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Palazzi<\/strong><\/em>. <strong>1.\u00b0<\/strong> <em>Palazzo Contarini dagli scrigni<\/em>. Questo maestoso edificio \u00e8 composto di due palazzi fra loro congiunti, per\u00f2 di epoche diverse. L&#8217;uno manifesta il carattere cos\u00ec detto gotico de secoli XIV e XV, l&#8217;altro, di bella architettura romana, fu costrutto dallo Scamozzi alla fine del secolo XVI. Ambedue si specchiano sul Canal Grande. <strong>2.\u00b0<\/strong> <em>Palazzo Gambara.<\/em> Sorge vicino a quelli del <strong>Contarini<\/strong>. Sulla medesima sponda del Canal Grande, l&#8217;architettura \u00e8 semplice ed elegante. <strong>3.\u00b0<\/strong> <em>Palazzi Bollani,<\/em> <em>Sangiantoffetti e<\/em>&nbsp;<em>Bembo<\/em>. Questi palazzi uno vicino all&#8217;altro adornano la sponda del rio che scorre dinanzi la chiesa di questa parrocchia: ambedue semplici, ma bene ordinati: il secondo serba nel suo prospetto le traccie delle pitture a fresco, di cui fu originariamente fregiato da <strong>J. Tintoretto<\/strong>. <strong>4.\u00b0<\/strong> <em>Palazzi Nani e Giustiniani<\/em>. Quasi dirimpetto ai suaccennati s&#8217;innalzano due altri palazzi, l&#8217;uno di semplice architettura, d&#8217;appartenenza della famiglia <strong>Giustiniani<\/strong>: l&#8217;altro della famiglia <strong>Nani<\/strong>: quest&#8217;ultimo fu costrutto alla maniera chiamata gotica, introdotta in Venezia nel secolo XIV. <strong>5.\u00b0<\/strong> <em>Palazzo Giustiniani&nbsp; Reccanati<\/em>. Vasto edificio sulla sponda del Canale della Giudecca detta <em>Le Zattere<\/em>, in questi ultimi tempi fu deposta nella privata cappella di questo palazzo la salma del B. <strong>Nicol\u00f2 Giustiniani<\/strong>, quel desso che essendo monaco nel cenobio di San Nicol\u00f2 del Lido, ne usc\u00ec nel 1172 con pontificia licenza, prese moglie, e ristabil\u00ec la prosapia della famiglia di cui era l&#8217;unico rampollo, essendo tutti gli altri periti nelle crociate. Ottenuta numerosa figliuolanza, da cui discesero tutte le famiglie di questo casato tuttora sussistenti, il pio <strong>Giustiniani<\/strong> torn\u00f2 al suo monastero. Fra i ponti che attraversano il rio che separa questa parrocchia da quella di Santa Maria del Carmine, ve ne ha uno detto del <em>Malpaga<\/em>, presso la testa del quale s&#8217;alza una casa ove \u00e8 fama abitasse il valoroso generale <strong>Bartolammeo Colleoni<\/strong>, quel prode cui fu eretto il magnifico monumento sul campo del tempio dei Santi Giovanni e Paolo.<\/p>\n<h4>Feste veneziane<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Festa di Santa Maria della Carit\u00e0<\/strong><\/em>. \u00c8 antica tradizione, avvalorata da cronache, da iscrizioni, e pitture, che papa <strong>Alessandro III<\/strong> onde sottrarsi alla persecuzione di <strong>Federico Barbarossa<\/strong>, ricoverasse incognito, nel 1177, nel gi\u00e0 mentovato cenobio di Santa Maria della Carit\u00e0 e che indi riconosciuto e onorato dai reggitori della Repubblica, si sia questa interposta qual mediatrice all&#8217;oggetto di riconciliare il pontefice con l&#8217;Imperatore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gravissimi storici appoggiati a memorie per pi\u00f9 secoli ripetute, ci trasmisero in varie forme quel rinomatissimo avvenimento, ma grazie alla critica profondamente estesa a di nostri, scaturirono documenti che meglio ne stabiliscono le circostanze, allo studio dei quali applicatosi l&#8217;erudito <strong>Angelo Zon <\/strong>ci lasci\u00f2 la diligente esposizione dei fatti che il nostro chiarissimo <strong>Cicogna<\/strong> ha inserita nella sua grande opera sulle <em>Veneziane Iscrizioni<\/em> (vol. IV, p. 574). Sussistono bens\u00ec la mediazione della Repubblica, il congresso, e la pacificazione in Venezia fra Chiesa e l&#8217;Impero, ma non sussiste che il papa venisse qui fuggitivo e sconosciuto; come nemmeno vi ha traccia per stabilire con fondamento, che in quella occasione seguisse la battaglia, riferita dalle storie ed anche rappresentata dalle preziose pitture che adornano la maggior Sala del Palazzo Ducale, battaglia che si dice agitata presso il promontorio di Salvore nell&#8217;Istria, dalla veneta flotta contro l&#8217;imperiale, con disfacimento della seconda, e conseguente prigionia del giovane principe <strong>Ottone<\/strong> che la comandava.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Risulta pertanto con sicurezza, che ardendo la guerra fra l&#8217;imperatore, il pontefice, e le citt\u00e0 lombarde, l&#8217;arcivescovo di Magonza cristiano cancelliere cesareo sceso in Italia col poderoso esercito condotto da <strong>Federico<\/strong>, aprisse maneggi di pace, per conciliare la quale esso arcivescovo ed anche l&#8217;imperatore medesimo, richiesto avevano l&#8217;intervento dei Veneziani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Stabilite quindi in Agnani le basi preliminari di quel trattato, fu designata Venezia per la finale sua conclusione, riposta avendo le alte parti contraenti, come ancora i monarchi d&#8217;Inghilterra e di Francia, ogni pi\u00f9 estesa fiducia nella saviezza del doge <strong>Sebastiano Ziani<\/strong> allora regnante, avuto anche riguardo alla condizione materiale e morale della citt\u00e0 nostra, sicura, bene provveduta del bisognevole, e popolata da pacifici e tranquilli abitanti, <em>quia Venetia<\/em> (dice la <em>Cronaca<\/em>) <em>tuta erat omnibus, et abundans in omnibus et gens ejus quieta et pacis amatrix.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec predisposte le cose, papa <strong>Alessandro<\/strong> condotto dalle galere di <strong>Guglielmo II<\/strong>, re di Sicilia, attraversato l&#8217;Adriatico, approd\u00f2 a Zara, d&#8217;onde dirigendosi alle nostre Lagune, sbarc\u00f2 al Lido, prendendo stanza in quel monastero di San Nicol\u00f2, ove fu accolto dai figli del doge andati a incontrarlo con scelto accompagnamento di molti notabili. Nel giorno seguente, che fu il 24 marzo 1177 Vigilia dell&#8217;Annunciazione di Maria Vergine il doge con il patriarca di Grado, con i vescovi delle Venezie e con cospicuo corteggio, portatosi al Lido accolse nel suo pomposo naviglio il Santo Padre, col quale fece magnifico ingresso in Venezia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qui giunti visitarono il tempio del patrono San Marco, indi pass\u00f2 il pontefice alle sue stanze approntate nel palazzo del patriarca summentovato, presso la Chiesa di San Silvestro. Consultati allora i sapienti della Repubblica, Sua Santit\u00e0 si occup\u00f2 del componimento; ma dopo 17 giorni, secondando il desiderio dei Lombardi, si trasfer\u00ec a Ferrara, e fatta ivi breve dimora torn\u00f2 a Venezia per continuare le pratiche nel grave affare che avea dato causa al suo viaggio. Appianata frattanto ogni difficolt\u00e0, s&#8217;inviarono messaggi all&#8217;imperatore, il quale lieto per le notizie recategli, si port\u00f2 a Ravenna, ove <strong>Pietro Ziani<\/strong>, figlio del doge, da molti nobili accompagnato, and\u00f2 ad incontrarlo. L&#8217;imperiale convoglio pervenuto a Chioggia, fu ivi accolto dai cardinali inviati dal pontefice, e unito agli stessi si diresse a San Nicol\u00f2 del Lido, ove con ragguardevoli personaggi lo attendeva <strong>Jacopo<\/strong>, altro figlio del doge. Nel seguente mattino, 24 luglio 1177, vigilia della festa del l&#8217;apostolo San Jacopo, il doge con il patriarca e con maestoso seguito di vescovi e di primati, sopra naviglio riccamente adorno, si fece a riceverlo al Lido, e seco lui venne a Venezia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Papa <strong>Alessandro<\/strong> sedente in trono nel vestibolo della Basilica di San Marco eretto in quel sito che tuttora si vede lastricato di rossi marmi, benignamente accolse <strong>Federico<\/strong>, il quale gli baci\u00f2 il piede e la bocca: indi Sua Santit\u00e0 con l&#8217;imperatore alla destra, il doge alla sinistra, e rispettivi corteggi, entrarono nel tempio ove schierati stavano i padri di Santa Chiesa, i principi e magnati d&#8217;Alemagna, Francia, Inghilterra, Spagna, Ungaria, ed Italia, gli ambasciatori delle potenze cristiane, i legati delle Citt\u00e0 lombarde e i primari magistrati della Repubblica, con estraordinario concorso di nazionali e stranieri. Nella pienezza della generale esultanza fu ivi cantato solenne Tedeum, e promulgata la pace, da tutti accolta con acclamazioni festose accompagnate da lagrime di letizia. L&#8217;Imperatore pass\u00f2 ad abitare in Palazzo Ducale, e vi tenne soggiorno circa due mesi, per dar termine ai patti coi Lombardi e col re di Sicilia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pi\u00f9 lunga fu la dimora fra noi del pontefice, facendo testimonianza una lapide tuttora serbata in San Silvestro, che nel 1 novembre di quell&#8217;anno 1177 consacr\u00f2 quella chiesa; il qual monumento, nella discrepanza degli scrittori riguardo alla partenza del Santo Padre, avvalora quanto ne disse il <strong>Sanudo<\/strong>, che abbia lasciato Venezia nel giorno 10 dello stesso novembre. Impieg\u00f2 egli santamente il tempo dando sistema da queste lagune agli affari ecclesiastici sconcertati dallo scisma di alcuni anni, e decorando della consacrazione anche qualche altro tempio, cerimonia sin dal principio di sua venuta e precisamente nel 5 aprile dell&#8217;anno stesso, celebrata in quello, di cui si parla, dedicato a Santa Maria della Carit\u00e0, concedendo a larga mano indulgenze a favore di chi lo visitasse tre giorni innanzi, o tre giorni dopo, la ricorrenza annuale di quella solennit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per profittare appunto di codesto spirituale tesoro, dispose il governo, che il doge e suo seguito praticassero ogni anno codesta visita nel giorno 3 aprile, disciplina costantemente osservata dalla Repubblica con l&#8217;accostumata religiosa sua pompa. Il doge <strong>Ziani<\/strong> dall&#8217;universale ammirazione celebrato e coperto di gloria per la felice riuscita della saggia efficace sua mediazione, come per le eminenti virt\u00f9 che gli facevano corona, ormai carico di anni, guidato dalla pi\u00f9 specchiata sua naturale modestia, abdic\u00f2 il trono, e ritiratosi nel cenobio de Benedettini in San Giorgio Maggiore, vol\u00f2 poco appresso (aprile 1178) a cogliere nei cieli la palma dovuta alle solerti sue cure per il bene dello stato, per la quiete d&#8217;Italia, e per la concordia della Cristianit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La salma di&nbsp;lui fu deposta nella chiesa adiacente a quel chiostro, in decorosa urna marmorea, che accolse pi\u00f9 tardi anche le spoglie mortali dei figli suoi <strong>Pietro<\/strong> e <strong>Jacopo<\/strong>: senonch\u00e9 eretto alcuni secoli dopo il nuovo tempio che tuttora si ammira, quelle ceneri si trasportarono nel 1611 sotto il pavimento della cappella dei morti ove riposano, ricordate per\u00f2 da onorevole sovrapposta <em>Iscrizione<\/em> (Cicogna V. IV. pag. 528.). L&#8217;illustre principe, prima di rendere l&#8217;anima a Dio, convocati i senatori d&#8217;intorno al letto di morte, diede loro molti utili avvertimenti per la conservazione e gloria della Repubblica, e segnatamente raccomand\u00f2 la stretta osservanza di due cardinali precetti politici, cio\u00e8, 1.\u00ba di premiare i cittadini di merito affinch\u00e9 col vedersi privi di onori non prorompano in ogni maniera di audacia, 2.\u00ba di far s\u00ec che la plebe minuta non sia stretta da fame e da continua guerra travagliata, onde non si sollevi contro chi la governa. Tre secoli dopo il <strong>Ziani<\/strong> venne il <strong>Macchiavelli<\/strong> a promulgare il primo di quei saggi ricordi; ma come i tempi avevano cangiato, e nel dominio del progresso era involta anche l&#8217;umana malizia, il segretario fiorentino aggiunse la clausola, &#8220;<em>che se gli uomini di merito non si premiano, conviene estinguerli, affinch\u00e9 non usino de loro talenti per vendicarsi della oscurit\u00e0, cui fossero abbandonati<\/em>&#8220;. (1)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) ANTONIO QUADRI. Descrizione topografica di Venezia e delle adiacenti lagune. Tipografia Giovanni Cecchini (Venezia, 1844)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Parrocchia dei Santi Gervasio e Protasio vulgo San Trovaso dall&#8217;Iconografia delle trenta Parrocchie &#8211; Pubblicata da Giovanni Battista Paganuzzi. Venezia 1821 Parrocchia dei Santi Gervasio e Protasio vulgo San Trovaso Posizione Verso la punta occidentale della citt\u00e0. Una piccola frazione, situata all&#8217;est, confina con il Canal Grande. La parte maggiore forma una lunga striscia che [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":125748,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2},"jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[607,2005],"tags":[256,171],"class_list":["post-39945","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-mappe-venezia","category-parrocchie","tag-parrocchia-di-san-trovaso","tag-sestiere-di-dorsoduro"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/DSC_8646m-1-scaled.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/39945","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=39945"}],"version-history":[{"count":23,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/39945\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":125749,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/39945\/revisions\/125749"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/125748"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=39945"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=39945"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=39945"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}