{"id":39936,"date":"2018-06-28T05:36:52","date_gmt":"2018-06-28T05:36:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=39936"},"modified":"2026-01-12T13:29:38","modified_gmt":"2026-01-12T13:29:38","slug":"parrocchia-di-santa-maria-del-carmine-vulgo-dei-carmini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=39936","title":{"rendered":"Parrocchia di Santa Maria del Carmine vulgo dei Carmini"},"content":{"rendered":"<div data-zoom=\"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/DSC_8650m-1-scaled.jpg\" class=\"zoom\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/DSC_8650m-1-scaled.jpg\"><\/div>\n<p><em>Parrocchia di Santa Maria del Carmine vulgo dei Carmini dall&#8217;Iconografia delle trenta Parrocchie &#8211; Pubblicata da Giovanni Battista Paganuzzi. Venezia 1821<\/em><\/p>\n<h3>Parrocchia di Santa Maria del Carmine vulgo dei Carmini<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Posizione<\/em> Verso l&#8217;estremit\u00e0 occidentale della Citt\u00e0 costeggia un piccolo tronco del Canal grande.<\/p>\n<h4>Chiesa<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbandonando le infondate dicerie sparse intorno all&#8217;epoca della qui venuta di alcuni padri del monte Carmelo, possiamo stabilire con sicurezza verso la fine del secolo XIII la erezione di questa chiesa, constando da documento autentico digi\u00e0 serbato nell&#8217;archivio della ora soppressa Parrocchia di Santa Margarita, che nel 1286 alcuni religiosi carmelitani si obbligarono di contribuire a quel pievano, nel cui ecclesiastico circondario fermarono stanza, tutte le offerte che nei giorni festivi raccogliessero nella lor chiesa, ed altri oneri assunsero, in riconoscimento del jus parrocchiale.&nbsp;La successiva dichiarazione di <strong>Giovanni dalla Rocca<\/strong> vicario generale dell&#8217;ordine, in data 1320, fa prova, che codesti obblighi si stipularono al momento della edificazione del tempio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fu questo intitolato a Santa Maria Assunta, e volgarmente detto di Santa Maria del Carmine perch\u00e8 da Carmelitani ufficiato. Papa <strong>Nicol\u00f2 IV<\/strong>, nel 1290, lo arricch\u00ec di cospicue indulgenze; poi, nel 6 aprile 1348, fu consacrato da <strong>Marco Morello<\/strong> vescovo democense, con intervento di altri sei vescovi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oltre la religiosa comunit\u00e0 stabilita nel chiostro adiacente, si form\u00f2 nel vicinato una unione di femmine che pure vestirono l&#8217;abito del Carmelo, e nel 1300 furono ammesse a partecipare delle pie opere di quell&#8217;ordine. Ricoverate quelle pie donne in diverse case, si raccolsero nel 1498 in una sola abitazione prendendo il titolo di Terziarie, chiamate anche Pinzocchere dei Carmini; le quali lavorando le piccole clamidi, cos\u00ec dette <em>Pazienze<\/em>, che i devoti solevano indossare, diedero il nome alla <em>Calle de le Pazienze<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il tempio su cui versa il discorso, eretto come si disse allo spirare del secolo XIII, \u00e8 un tipo dello stile in quella et\u00e0 dominante, che partecipa del gotico modificato dalla maniera pi\u00f9 larga da <strong>Nicol\u00f2 da Pisa<\/strong> introdotta in altri sacri edifici nella citt\u00e0 nostra poco prima innalzati. Vasto e magnifico, di si vide in tre navate sostenute da 12 colonne di marmo da ciascun lato di quella che tiene il mezzo. Qual fu in origine, tale conservasi tuttavia, del che rende ragione l&#8217;ammirabile solidit\u00e0 della sua muratura.<\/p>\n<h4>Parrocchia<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">Disciolte nel 1810 le comunit\u00e0 religiose, e compiuta a quell&#8217;epoca la concentrazione di alcune parrocchie, fu soppressa quella di Santa Margarita, di cui venne altres\u00ec secolarizzata la Chiesa. In sua vece si eresse nuova parrocchia instituendola nella Chiesa di Santa Maria Assunta, detta del Carmine, il cui circondario spirituale si compose con la massima parte delle contrade della suddetta soppressa Parrocchia di Santa Margarita, con tutte quelle della pure soppressa Parrocchia di San Barnaba, con porzione dell&#8217;altra di San Basilio, parimenti allora soppressa- e vi si aggiunsero alcune frazioni delle due conservate Parrocchie di San Pantaleone, e dell&#8217;Angelo Rafffaele: per la quale riforma, la nuova parrocchia stese la propria giurisdizione sopra circa 4400 abitanti.<\/p>\n<h4>Chiese non ufficiate, secolarizzate o demolite<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>San Barnaba<\/strong><\/em>. Sussidiaria. Eretta nel IX secolo dalla famiglia <strong>Adorni<\/strong> qui venuta da Altino, distrutta dalle fiamme nel 1105, indi ricostruita, e finalmente consacrata nel 6 dicembre 1350. Cadente poi per vetust\u00e0, venne riedificata dalle fondamenta in bella moderna forma, nel 1749, con disegno di <strong>Lorenzo Boschetti<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Santa Margherita<\/strong><\/em> gi\u00e0 parrocchiale regnante il doge <strong>Pietro Tradonico<\/strong>, eletto nell&#8217;836, <strong>Geniano Busignaco<\/strong> fece costruire questa chiesa, che instituita parrocchiale, ebbe per pievano <strong>Mauro<\/strong> figlio del fondatore. <strong>Sabellico<\/strong> celebra la magnificenza di questo tempio, che alzavasi allora con cupola dorata, sostenuta da quattro colossali colonne d&#8217;orientale marmo. Dopo alcun tempo, minacciando crollare, fu d&#8217;uopo riedificarla, lo che si fece nel 1647 con elegante struttura, ma coi goffi ornamenti del gusto di quella et\u00e0. Secolarizzata, come si \u00e8 detto, nel 1810, serve ora ad usi profani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Oratorio del Soccorso<\/strong><\/em>. A piedi del <em>Ponte del Soccorso<\/em> sorgeva un ospizio per le figlie ravvedute del loro errori, con adiacente oratorio. Concentrato il pio istituto, alcuni anni or sono, nell&#8217;altro di Santa Maria delle Penitenti presso San Giobbe, l&#8217;oratorio rimase chiuso.<\/p>\n<h4>Scuole<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Scuola di Santa Maria del Carmine<\/strong><\/em>. Una pia confraternita sotto gli auspici di Santa Maria del Carmine formatasi nel 1594, si stabili in un locale alla chiesa di quelli padri vicino. Il sodalizio divenuto ricco, innalz\u00f2 nel secolo XVII maestoso edificio nella sua integrit\u00e0 tuttavia conservato. Soppressa la pia unione per la legge del 1806, quell&#8217;oratorio divenne appendice della parrocchiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Scuola di Santa Maria Elisabetta<\/strong><\/em>. Fra le corporazioni di artieri digi\u00e0 esistenti a Venezia, annoveravasi quella de Pellicciai, volgarmente detti Varotteri perch\u00e8 nelle loro manifatture ponevano in opera molte pelli di Vajo. Eresse anche questa il suo luogo di devozione nel quale si raccoglieva, intitolato a S. Maria Elisabetta, e che, sciolta la corporazione fu convertito ad usi diversi.<\/p>\n<h4>Localit\u00e0 meritevoli di particolare menzione.<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Ponti<\/strong><\/em>. La rivalit\u00e0 fra Nicolotti e Castellani&nbsp; soleva provocare quei due partiti a lotte talor sanguinose. Erano i ponti l&#8217;arena del pugilato, e spesso presceglievano quelli situati in questa parrocchia, dei quali uno conserva il nome di <em>Ponte dei Pugni<\/em>, e ai quattro angoli della sua piazzetta si osservano tuttavia innestate nel pavimento le orme in marmo bianco, sulle quali dovevano i lottatori posare un piede. Essendo in quei tempi essi ponti senza parapetti laterali, spesso avveniva, che nel certame i vincitori facessero cadere i vinti nel sottoposto canale. S\u00ec fatti combattimenti erano tanto celebri, e dal governo medesimo autorizzati come spettacoli pubblici, che, quando il Re <strong>Enrico III<\/strong> di Francia, nel 1574, fu a visitare Venezia, venne maestosamente condotto nel <em>Palazzo Foscarini<\/em> per ivi essere spettatore di una lotta agitata con grande solennit\u00e0 fra 200 Nicolotti e 200 Castellani, sul ponte che mette al vestibolo di quell&#8217;edificio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Palazzi<\/strong><\/em>. <strong>1-\u00b0<\/strong> <em>Palazzo Foscarini<\/em>. S&#8217;innalza rimpetto alla chiesa del Carmine, da cui \u00e8 disgiunto da un rio attraversato dal ponte di cui sopra si \u00e8 detto. Apparteneva alla patrizia famiglia <strong>Foscarini<\/strong> che diede molti uomini illustri, fra i quali basti far cenno di <strong>Marco<\/strong> eruditissimo bibliotecario della Marciana, innalzato nel 1762 alla ducal dignit\u00e0. Fu celebre per i suoi eminenti servigi allo stato, come per la profondit\u00e0 dello studio, e diede al pubblico l&#8217;opera del pi\u00f9 alto concepimento sulla veneziana letteratura, della quale sebbene, da morte impedito, non abbia condotta a termine che la parte prima, questa sola costituisce abbondante prova dell&#8217;ampiezza delle sue cognizioni. <strong>2.\u00b0<\/strong> <em>Palazzo Zenobio<\/em> La <em>Fondamenta del Soccorso<\/em> \u00e8 decorata da palazzo magnifico della patrizia famiglia <strong>Zenobio<\/strong> estinta pochi anni or sono. Acquistato di recente questo edificio dal nobile <strong>Giovanni Battista de Salvi<\/strong>, egli ebbe il merito di trarlo, con generose riparazioni ed abbellimenti, dall&#8217;abbandono nel quale giaceva, d&#8217;averne conservato la primitiva esterna euritmia, la interna maestosa distribuzione, e le pompose decorazioni di cui originariamente venne fregiato, senz&#8217;alterare le quali, ha saputo con distinto ingegno adattarne gli appartamenti a comodo uso de tempi nostri. L&#8217;ampio prospetto sente del gusto pesante del secolo XVII che domin\u00f2 anche al principio del XVIII, epoca della sua costruzione, per opera di <strong>Antonio Gaspari<\/strong>: per\u00f2 in capo al vasto giardino che rende si ameno il suo interno, si ravvisa uno de primi saggi del nuovo rinascimento della buona architettura nella grandiosa bene ordinata loggia che v&#8217;innalz\u00f2 il nostro <strong>Temanza<\/strong>, fiorito con onore al declinare del secolo stesso. <strong>3.\u00b0<\/strong> <em>Palazzo Rezzonico<\/em>. Questa maestosa mole si specchia nel Canal-Grande, <strong>Baldassare Longhena<\/strong>, valente architetto, la eresse nel secolo XVII, <strong>Giorgio Massari<\/strong> vi aggiunse il terz&#8217;ordine, nel secolo successivo. Non seppero quei due rinomati maestri slanciarsi fuori dallo stile di quella et\u00e0, nondimeno questa colossale lor produzione \u00e8 magnifica in ogni sua parte esterna ed interna. Apparteneva alla ora estinta patrizia famiglia <strong>Rezzonico<\/strong>, che diede alla patria chiarissimi personaggi, ed a Roma un senatore, due cardinali, e il sommo pontefice <strong>Clemente XIII<\/strong>. <em>Palazzo Giustiniani<\/em>. <strong>4.\u00b0<\/strong> Sulla linea del Palazzo Rezzonico sorgono in un gran corpo riuniti, quelli cospicuissimi dei <strong>Giustiniani<\/strong>, i quali per l&#8217;ampiezza, e per i loro tre principali ingressi, possono dirsi tre anzich\u00e8 due palazzi: uno per\u00f2 divenne da poco tempo propriet\u00e0 dei nostri rinomati pittori schiavoni, che di scelta collezione di quadri di celebri maestri lo decorarono. L&#8217;ampio edificio presenta lo stile impropriamente chiamato gotico, e che pu\u00f2 dirsi con pi\u00f9 ragione arabo modificato, ed \u00e8 quella maniera dalle saracene contrade venuta nei secoli XIII e XIV. <strong>5.\u00b0<\/strong> <em>Palazzo Foscari<\/em>. Contermina con i precedenti, e pare abbia originariamente formato parte del vastissimo vicino caseggiato della illustre famiglia <strong>Giustiniani<\/strong>. Lo acquist\u00f2 la Repubblica per 6.500 ducati, e lo diede a <strong>Lodovico<\/strong> signore di Mantova, che per essa valorosamente aveva combattuto. Ricuperato poi dal governo, ne fece compera il doge <strong>Francesco Foscari<\/strong>, che vi aggiunse l&#8217;ordine superiore, per cui domina i circostanti edifici. Presenta anche questo, ma con pi\u00f9 abbondanti decorazioni, la medesima euritmia di quelli dei <strong>Giustiniani<\/strong>, ed appartiene alla stessa scuola arabo-gotica. S&#8217;ignora il nome dell&#8217;architetto, per\u00f2 le sue forme lo fanno supporre innalzato sul declinare del secolo XIV da <strong>Mastro Zuanne<\/strong>, padre di quel <strong>Bartolammeo<\/strong> che nel 1438 architett\u00f2 la tanto famosa Porta della Carta del Palazzo ducale. Forse codesto <strong>Bartolammeo<\/strong> che lavorava essa porta al tempo del doge summentovato, vi fece l&#8217;aggiunta di cui si \u00e8 detto. Alla eleganza di questo edificio s&#8217;accoppia la singolarit\u00e0 della sua posizione sul vertice dell&#8217;angolo, o piuttosto della curva ove il Canal Grande quietamente rivolge il corso dall&#8217;est al nord. Il <strong>Foscari<\/strong> \u00e8 quel doge che sofferse le tante avversit\u00e0 di cui \u00e8 pregna la storia, e che ricolmo di meriti nel lungo regno di 34 anni acquistati, non ha potuto evitare lo scoglio dall&#8217;invidia riservato a percuotere i sublimi ingegni; quindi con esempio nuovo, anzi unico, fu deposto dall&#8217;alta sua dignit\u00e0, sebbene per le costituzioni della Repubblica dovesse goderne a vita. (1)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) ANTONIO QUADRI. Descrizione topografica di Venezia e delle adiacenti lagune. Tipografia Giovanni Cecchini (Venezia, 1844)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Parrocchia di Santa Maria del Carmine vulgo dei Carmini dall&#8217;Iconografia delle trenta Parrocchie &#8211; Pubblicata da Giovanni Battista Paganuzzi. Venezia 1821 Parrocchia di Santa Maria del Carmine vulgo dei Carmini Posizione Verso l&#8217;estremit\u00e0 occidentale della Citt\u00e0 costeggia un piccolo tronco del Canal grande. 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