{"id":39932,"date":"2018-06-27T12:28:09","date_gmt":"2018-06-27T12:28:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=39932"},"modified":"2026-01-12T13:28:27","modified_gmt":"2026-01-12T13:28:27","slug":"parrocchia-di-san-pantaleone-vulgo-san-pantalon","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=39932","title":{"rendered":"Parrocchia di San Pantaleone vulgo San Pantalon"},"content":{"rendered":"<div data-zoom=\"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/DSC_8642m-1-scaled.jpg\" class=\"zoom\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/DSC_8642m-1-scaled.jpg\"><\/div>\n<p><em>Parrocchia di San Pantaleone vulgo San Pantalon dall&#8217;Iconografia delle trenta Parrocchie &#8211; Pubblicata da Giovanni Battista Paganuzzi. Venezia 1821<\/em><\/p>\n<h3>Parrocchia di San Pantaleone vulgo San Pantalon<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Posizione<\/em> Comincia sulla sponda del Canal grande di cui lambisce brevissimo tronco, rivolto all&#8217;est, e da quel punto stende una lunga striscia verso l&#8217;ovest sino al confine della Parrocchia di S. Nicol\u00f2 da Tolentino.<\/p>\n<h4>Chiesa<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">Narrano alcuni, che in origine questa chiesa appartenesse all&#8217;Abazia intitolata a Santa Giuliana, poi convertita nel 1222 in parrocchiale, e dedicata a San Pantaleome. Per\u00f2 l&#8217;eruditissimo <strong>Flaminio Cornaro<\/strong> appoggiato a documenti anteriori all&#8217;anno suddetto, dimostra l&#8217;erroneit\u00e0 della tradizione, porgendo essi memorie intorno alla chiesa e ai pievani di San Pantaleone che rimontano molto al di l\u00e0 di quell&#8217;epoca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Osserva il dotto scrittore, che i Veneziani frequentando sino dai primi secoli del loro commercio le regioni orientali, assumevano di frequente i nomi dei santi di quelle contrade, fra i quali San Pantaleone, medico e martire in Nicomedia, era segnalatissimo, il copioso numero d&#8217;individui fregiati del nome del santo diede forse origine alla intitolazione di <em>Pantaleoni<\/em>, o <em>Pantaloni<\/em>, data a questi abitanti; come la lor devozione ispir\u00f2 l&#8217;innalzamento di un tempio al medesimo consacrato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Della primitiva sua fondazione s&#8217;ignora l&#8217;epoca, la quale deve esser molto lontana, poich\u00e9 autorevoli cronache fanno fede, che nel 1009 o in quel torno, regnante il doge <strong>Ottone Orseolo<\/strong>, venne, a cura della famiglia <strong>Giordani<\/strong>, riedificato, prova non dubbia dell&#8217;anteriore esistenza. Nei tempi delle Crociate, e forse al momento della conquista di Costantinopoli, molte preziose reliquie del santo titolare a Venezia si trasportarono, delle quali poi la massima parte in questo tempio deposta, vi \u00e8 tuttavia venerata.&nbsp;<strong>Angelo Semitecolo<\/strong>, gi\u00e0 pievano di questa chiesa, con formale costituzione del 1251 aument\u00f2 col particolare suo patrimonio le rendite della medesima, e in forma decorosissima la rifece; dopo la quale rinnovazione, fu consacrata nel giorno 18 luglio 1305 da <strong>Ramperto Polo<\/strong> vescovo di Castello, con intervento di due arcivescovi, e di tre altri vescovi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il tarlo dei quattro secoli successivi ridusse il tempio in tal condizione che fu sano consiglio atterrarlo, e accingersi alla costruzione del nuovo, di cui si gettarono le fondamenta nel 1668. Il pievano d&#8217;allora D. <strong>Giovanni Battista Vinante<\/strong> cooper\u00f2 con generoso zelo alla rifabbrica, e lui morto, nel 1675, il successore D. <strong>Giovanni Antonio Zambelli<\/strong> si diede con eguale religioso fervore a continuarla, quindi compiuta nel 1684, ebbe ulteriore consacrazione dal patriarca di Venezia <strong>Alvise Foscari<\/strong>, nel 29 agosto 1745. L&#8217;architetto <strong>Francesco Comino<\/strong>, autor del modello, proposto si era d&#8217;imitare l&#8217;euritmia dal celebre <strong>Palladio<\/strong> adoprata nella costruzione del famoso Tempio del SS. Redentore; ma se non riesci ad emulare il maestro, ebbe peraltro il merito di erigere maestoso edificio degno di ammirazione, riccamente decorato di fini marmi e sculture, copiosamente adorno di grandiosi dipinti, fra i quali alcuni quadri di altissimo pregio<\/p>\n<h4>Parrocchia<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vasto era in addietro il circondario di questa parrocchia: si prolungava da un lato sino alla Chiesa di San Nicol\u00f2 da Tolentino, e in larghezza abbracciava anche il fondo della Scuola di San Rocco, e le adiacenti contrade, talch\u00e9 racchiudeva circa 4000 abitanti. Per la riforma del 1810, istituite avendosi nel vicinato due nuove parrocchie, quelle cio\u00e8 di Santa Maria Gloriosa, detta dei Frari, e di Santa Maria del Carmine, si smembrarono dal circondario della chiesa di San Pantaleone molte contrade per formare quelle delle altre due, e in pari tempo le si tolsero alcune frazioni per ampliare la Parrocchia di San Nicol\u00f2 da Tolentino, a quel momento sostituita alla soppressa di Santa Croce.<\/p>\n<h4>Localit\u00e0 meritevoli di particolare menzione.<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">Famiglie cospicuissime, che diedero alla patria uomini illustri per nobilt\u00e0 e per dottrina, abitavano in questa parrocchia, delle quali sussistono ancora in tutto o in parte alcuni palazzi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Palazzi<\/strong><\/em> <strong>1.\u00b0<\/strong> <em>Palazzo Balbi<\/em>, che per il sito ove s&#8217;innalza si dice in volta di Canal, ivi formando l&#8217;alveo del Canal Grande un arco che ne rivolge il corso verso settentrione. <strong>Nicol\u00f2 Balbi<\/strong> proprietario di quel fondo lo fece erigere nella forma attuale dal 1582 al 1590 per opera di <strong>Alessandro Vittoria<\/strong>, il quale, bench\u00e9 desse saggio di valore, pure, volendo migliorare il bello, abbandonata la purit\u00e0 architettonica dei suoi maestri, caric\u00f2 il nuovo edificio di frastagliate e scorrette decorazioni, che portate a pi\u00f9 stravagante goffaggine dagli architetti venuti dopo, introdussero il pessimo gusto che domin\u00f2 il secolo XVII, secolo il cui tipo fu la esagerazione in ogni ramo particolarmente delle arti. Appunto in quella et\u00e0, l&#8217;innanellata chioma leggiadra del Delfino di Francia, fece nascere la moda degli sterminati parrucconi che deturpavano le forme della faccia umana, dei quali un campione dall&#8217;ambasciatore della Repubblica trasmesso a Venezia, e ben presto imitato, divulg\u00f2 le parrucche alla Dolfina. Pittori e scultori ci offersero allora l&#8217;effigie, che ancora vediamo, di eroi, e di angeli oppressi sotto il peso dell&#8217;acconciatura novella; e basi, colonne, capitelli, architravi aggravarono dei pi\u00f9 sconci e pesanti ornamenti. Ma tornando al palazzo di cui si parla, \u00e8 fama che il proprietario <strong>Nicol\u00f2 Balbi<\/strong> sdegnando abitare altrove durante la ricostruzione dell&#8217;edificio, sia ricoverato colla famiglia in alcune barche presso quella sponda ancorate, nelle quali rimase per tutto il tempo alla nuova fabbrica necessario. <strong>2.\u00b0<\/strong> Presso il <em>Campiello de le Mosche<\/em> si trovano due cortili detti <em>Barbo<\/em> dal nome della famiglia stabilita una volta in quel caseggiato, ad un ramo della quale apparteneva il rinomato <strong>Pietro Barbo<\/strong>, salito alla cattedra di San Pietro nel 1464, e che si chiam\u00f2 <strong>Paolo II<\/strong>. <strong>3.\u00b0<\/strong> Sulla sinistra della chiesa parrocchiale vi ha la <em>Corte Paruta<\/em> cos\u00ec detta dall&#8217;adiacente palazzo, che ancora in parte sussiste, della famiglia di questo nome, d&#8217;onde usci <strong>Paolo Paruta<\/strong>, istoriografo della Repubblica, succeduto al cardinal <strong>Bembo<\/strong>, e autore dei <em>Discorsi Politici<\/em> che tanto alzarono la sua fama, e rivolsero a favore di lui la munificenza del governo, che lo cre\u00f2 cavaliere, e lo rivest\u00ec della dignit\u00e0 di Procurator di San Marco. (1)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) ANTONIO QUADRI. Descrizione topografica di Venezia e delle adiacenti lagune. Tipografia Giovanni Cecchini (Venezia, 1844)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Parrocchia di San Pantaleone vulgo San Pantalon dall&#8217;Iconografia delle trenta Parrocchie &#8211; Pubblicata da Giovanni Battista Paganuzzi. 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