{"id":39919,"date":"2018-05-29T05:57:38","date_gmt":"2018-05-29T05:57:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=39919"},"modified":"2026-01-12T13:37:19","modified_gmt":"2026-01-12T13:37:19","slug":"parrocchia-di-san-silvestro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=39919","title":{"rendered":"Parrocchia di San Silvestro"},"content":{"rendered":"<div data-zoom=\"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/DSC_8660m-scaled.jpg\" class=\"zoom\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/DSC_8660m-scaled.jpg\"><\/div>\n<p><em>Parrocchia di San Silvestro dall&#8217;Iconografia delle trenta Parrocchie &#8211; Pubblicata da Giovanni Battista Paganuzzi. Venezia 1821<\/em><\/p>\n<h3>Parrocchia di San Silvestro<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Posizione<\/em> Nel centro della citt\u00e0, si stende lungo la sponda del Canal Grande, abbraccia l&#8217;antica isola di Rialto, e cos\u00ec pure la testa settentrionale, e l&#8217;adiacente met\u00e0 dell&#8217;arco del <em>Ponte de Rialto<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Localit\u00e0<\/em> La suddetta isola di Rialto, e alcune conterminanti contrade.<\/p>\n<h4>Chiesa<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vittore figlio del doge <strong>Orso I Participazio<\/strong>, salito nell&#8217;884 al patriarcato di Grado, era sacerdote addetto alla chiesa di San Silvestro; ci\u00f2 stabilisce la esistenza di questa prima di quel tempo. Difatti, essendo Rialto il nucleo intorno al quale si \u00e8 formata Venezia, dovevano in quei dintorni sorgere le prime chiese dell&#8217;abitato. Al principio del secolo XI le inquietudini e le devastazioni esercitate dal patriarca d&#8217;Aquileia, <strong>Popone<\/strong>, a danno della citt\u00e0 e chiesa di Grado, sparsero in quella isola lo squallore. Altre rovine vi port\u00f2 il mare che la costeggia, poich\u00e8 rodendone continuamente le sponde, penetr\u00f2 a ricoprirne in gran parte la sua perficie. Deteriorata quindi la condizione degli edifici, e scemato il numero degli abitanti, l&#8217;aria divenne tanto insalubre onde obbligare quei patriarchi ad abbandonarla per stabilirsi a Venezia, presso la chiesa di San Silvestro, che alla giurisdizione della loro cattedra apparteneva, e nella quale cominciarono a pontificare, celebrando in Grado soltanto qualche solenne Festivit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sembra fondata opinione, che il primo patriarca qui ricoverato fosse <strong>Orso<\/strong>, fratello del doge <strong>Ottone Orseolo<\/strong> regnante intorno al 1009, e che l&#8217;esempio di lui imitato abbiano i successori. Poco lunge dalla chiesa suddetta, nel sito tuttor chiamato <em>Pasina<\/em>, voce proceduta forse da <em>Pantanum<\/em>, fu eretto un palazzo di cui sussiste ancora qualche antico vestigio; in esso abitavano i Patriarchi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pi\u00f9 da vicino s&#8217;innalz\u00f2 un Oratorio agli Ognissanti intitolato, il quale nel 1 novembre 1177 ebbe consecrazione da Papa <strong>Alessandro III<\/strong>, allora in Venezia per il congresso con <strong>Federico Barbarossa<\/strong>. Una lapide, custodita nel vestibulo della sacristia, serba memoria di quella sacra funzione.&nbsp;Nell&#8217;anno 1422 fu d&#8217;uopo ricostruire l&#8217;antica chiesa, che venne ampliata incorporando nella medesima l&#8217;oratorio summentovato, sull&#8217;area del quale surse la cappella maggiore. Nondimeno, il pievano di San Silvestro continu\u00f2 lungamente ad aggiungere al proprio titolo quello altres\u00ec di priore degli Ognissanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Col giro degli anni quel tempio dando segni di rovinare, fu ricostruito verso la fine del secolo XVII, nelle forme di quell&#8217;et\u00e0 di decadimento delle arti; e vi ha ragione di credere essersi con poca diligenza condotta l&#8217;opera, poich\u00e8 in questi ultimi tempi minacciava caduta. Nell&#8217;anno 1857, essendo pievano il D. <strong>Antonio Sala<\/strong>, si diede mano al suo radicale restauro in maniera che si prese quasi a riedificarlo, non conservandosi dello anteriore che le mura di cinta. Prosegu\u00ec quella costruzione con tanto calore e per le cure del pievano che l&#8217;aveva cominciata, e pi\u00f9 ancora per quelle dell&#8217;attuale di lui successore D. <strong>Angelo Cerchieri<\/strong>, che il nuovo tempio pot\u00e8 giungere a compimento nell&#8217;anno 1845, ed essere poi consacrato nel 21 aprile 1844 dall&#8217;Eminentissimo <strong>Jacopo Monico<\/strong> cardinale di Santa Chiesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;architetto <strong>Santi<\/strong> aveva dato il modello per la rifabbrica del sacro edificio, indi l&#8217;architetto <strong>Meduna<\/strong> vi fece molte essenziali riforme, sicch\u00e8 ora presenta l&#8217;aspetto di magnifica moderna chiesa. Oltre il maggiore, si eressero quattro minori altari di forma semplice ed elegante. Si allogarono in questi i pi\u00f9 scelti quadri che fregiavano l&#8217;antico tempio, ma come la lor dimensione era inferiore agli spazi offerti dai nuovi altari, fu sano consiglio dilatarne le tele con diversi accessori, nei quali i nostri pittori <strong>Gavagnini<\/strong>, <strong>Querena<\/strong> e <strong>Girardi<\/strong> ebbero il merito d&#8217;imitare accuratamente lo stile e i colori dei celebri maestri del XVI secolo che li aveano dipinti. Fu pure trovato degno di sostenere il confronto di quelle antiche pitture un nuovo quadro, collocato nel secondo altare a sinistra della porta maggiore, rappresentante il Santo Titolare che amministra il battesimo all&#8217;imperator Costantino, opera distinta del vivente <strong>Sebastiano Santi<\/strong>, allievo della veneta scuola.<\/p>\n<h4>Parrocchia<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quantunque manchino documenti intorno all&#8217;epoca della instituzione di questa parrocchia, pure considerando, come si \u00e8 detto di sopra, che <strong>Vittore Participazio<\/strong> patriarca di Grado nell&#8217;884, apparteneva alla chiesa di cui si parla, vi ha ragione di supporre, che sin da quel tempo fosse gi\u00e0 parrocchiale, verosimile essendo che a quella cattedra s&#8217;innalzassero i sacerdoti delle gi\u00e0 stabilite parrocchie. Per\u00f2 il suo circondario era assai limitato, trovandosi circoscritto da quelli di altre chiese vicine. Concentrate nel 1808 e 1810 alcune parrocchie, si allarg\u00f2 la periferia di questa di San Silvestro, alla quale si aggiunsero per intero i circondarii di San Giovanni Elemosinario, e di San Matteo, come ancora alcune frazioni di Sant&#8217;Apollinare e di San Paolo, tutte quattro a quel momento soppresse. Alla sua giurisdizione fu pure in quella circostanza sottoposta la chiesa di San Jacopo Apostolo, chiamato <em>San Giacomo di Rialto<\/em>, la quale, bench\u00e8 non avesse alcun circondario, era per\u00f2 indipendente da ogni altra chiesa, e il suo pievano godeva le stesse prerogative di tutti gli altri; per tale aggregazione essa divenne oratorio sacramentale.<\/p>\n<h4>Chiese nel circondario di questa parrocchia attualmente ufficiate<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>San Giovanni Elemosinario<\/strong><\/em>. Sussidiaria. Fu eretta in origine dalla famiglia <strong>Trevisan<\/strong>, ma s&#8217;ignora in qual tempo, deve per\u00f2 riferirsi ai primi secoli della Repubblica, poich\u00e8 sappiamo, che sino dal 1071 il suo campanile cadde per vetust\u00e0, e fu duopo ricostruirlo. L&#8217;incendio che distrusse nel 1513 le antiche fabbriche di Rialto, fece crollare anche questa chiesa, la quale poi venne riedificata dal 1527 al 1539 con disegno di <strong>Antonio Scarpagnino<\/strong>. Ebbe indi consacrazione nel 28 settembre 1572 per mano di <strong>Daniel Vocazio<\/strong> vecovo dalmaziense. Soppressa la parrocchia nel 1808, la chiesa fu convertita in sussidiaria di San Silvestro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>San Jacopo Apostolo o San Jacopo di Rialto<\/strong><\/em>. Oratorio Sacramentale. Convengono i pi\u00f9 riputati cronisti nel riferire, che quando, per le invasioni di <strong>Attila<\/strong> nella Venezia terrestre, alcuni abitatori di Padova, e paesi vicini, cercarono asilo fra queste paludi, scoppiasse in Rialto gravissimo incendio, per la quale calamit\u00e0, certo <strong>Eutinopo<\/strong>, greco, invocando il celeste aiuto onde calmare il furor delle fiamme, facesse voto di erigere in quella contrada un sacro edificio e all&#8217;Apostolo San Jacopo dedicarlo. Ottenuta la grazia, fu sciolto il voto con la edificazione di questa chiesa intitolata al suddetto santo nel 25 marzo 421; la quale si reputa eretta in queste isole prima di ogni altra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Viene in appoggio di tal tradizione anche la circostanza, che dal mese ed anno suddetti, cominci\u00f2 decorrere l&#8217;Era Veneta. Abbiamo infatti molte iscrizioni patrie che da quella epoca contano gli anni, con l&#8217;aggiunta <em>ab urbe condita<\/em>; anzi sino agli ultimi giorni della Repubblica fu osservato il sistema di cominciar l&#8217;anno veneto con il primo di marzo, in commemorazione del mese in cui, per la fondazione della prima chiesa, ebbe origine la citt\u00e0. Alla consacrazione di questo tempio intervennero quattro vescovi e furono, <strong>Severiano<\/strong> di Padova, <strong>Ambrogio<\/strong> di Altino, <strong>Giocondo<\/strong> di Trevigi, <strong>Epone<\/strong> di Opitergio, il primo parroco nella medesima istituito si chiamava <strong>Felice<\/strong>, piissimo sacerdote.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Papa <strong>Alessandro III<\/strong> trovandosi nel 1177 in Venezia, arricch\u00ec questa chiesa di ampie indulgenze, onde fruir delle quali, il doge e il senato la visitavano ogni anno nel mercoled\u00ec della Settimana Santa. Fra i reggitori di questa parrocchia si annovera <strong>Marino Zane<\/strong>, il quale, nel 1310, mischiatosi nella congiura di <strong>Bajamonte Tiepolo<\/strong>, venne esiliato. Il tempio primitivo fu ricostruito regnante <strong>Domenico Selvo<\/strong> doge nel 1071: poi si restaur\u00f2 nel 1531, finalmente verso il 1600 fu eretto di nuovo, sempre per\u00f2 seguendo, per quanto vien riferito, l&#8217;antica forma. Sorte con il girare degli anni diverse Chiese nel vicinato, assorbirono esse poco a poco il parrocchiale circondario di questa, sicch\u00e9 ne rimase del tutto spoglia, nondimeno, come ho detto disopra, il suo rettore conserv\u00f2 sino alla recente concentrazione il titolo e le prerogative di pievano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Sant&#8217;Elena e Sant&#8217;Osvaldo<\/strong><\/em>. Oratori. Questi due Oratori si trovano riuniti in uno stesso edificio appoggiato al fianco sinistro della parrocchiale, al qual uopo l&#8217;edificio medesimo \u00e8 diviso in due piani, assegnati l&#8217;uno alla santa, l&#8217;altro al santo suddetti. In addietro, questo locale ufficiavasi dalla Confraternita dei mercanti da vino, sotto gli auspici di Sant&#8217; Elena. Soppressa digi\u00e0 quella corporazione, divenne appendice della parrocchiale, e fu con la medesima di recente rifabbricato.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n<h4>Chiese non ufficiate, soppresse o demolite<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Sant&#8217;Apollinare vulgo Sant&#8217;Aponal<\/strong><\/em>. Oratorio. Fondata nel 1034 dalle famiglie <strong>Sciavola<\/strong> e <strong>Rampana<\/strong> di Ravenna verso quel tempo qui trasferite, fu poi eretta in parrocchia, e tal si mantenne sino alla pi\u00f9 volte accennata epoca della concentrazione. Secolarizzata nel 1810 e convertita ad usi diversi, divenne priva di ogni ornamento. Dopo pochi anni per\u00f2 alcuni devoti spontaneamente riunirono copiose oblazioni per il suo restauro. La veneta religiosa piet\u00e0 si \u00e8 manifest\u00f2 anche in questa occasione, poich\u00e9 animati tutti gli ordini degli abitanti per il ristabilimento del tempio, gareggi\u00f2 anche il bel sesso nel decorarlo. Tre nobilissime ornatissime dame a ci\u00f2 intente si segnalarono. La contessa <strong>Teresa di Thurn<\/strong> ascritta nella verde sua et\u00e0 alla Reale Accademia di Belle Arti in Firenze, e la contessa <strong>Clementina Mocenigo<\/strong> nata contessa di Spaur, dama della Croce Stellata, e del Sacro Ordine di San Giovanni di Gerusalemme, istituite ambedue da questo celeberrimo professore <strong>Lipparini<\/strong>, coronarono le tante lor qualit\u00e0 con la maestria di trattar la pittura, per cui esercitarono a lustro di questo tempio l&#8217;esperte gentili lor destre. Dipinse la prima il Santo Re Ferdinando dominatore della Castiglia e di Leone, in atto di umiliare dinanzi al sacro altare fervide preci per il celeste aiuto nel guerreggiar contro gli infedeli. Questa gran tela decora, a mano manca della porta maggiore, il secondo altare. Sorge, rimpetto a questo, altro altare destinato ad accogliere un eguale tela su cui la preaccennata dama <strong>Mocenigo<\/strong> si occupa di incarnare il suo disegno, che presenta Sant&#8217;Anna in atto d&#8217;istruire Maria quando era fanciulla. La contessa <strong>Loredana di Gatterbourg-Morosini<\/strong>, decorata essa pure delle insegne del sacro Ordine Gerosolimitano, mossa dall&#8217;innata sua devozione, fece splendida eco alla generosa piet\u00e0 di codeste illustri due dame, fregiando il maggiore altare di un dipinto magistralmente condotto, rappresentante il Martirio del Santo Titolare, da essa fatto all&#8217;uopo eseguire dal rinomato nostro <strong>Lattanzio Querena<\/strong>. Al risorgimento di questa chiesa concorsero, in maniere diverse, tanto le pubbliche amministrazioni, quanto le famiglie e gli individui di tutte le classi, con vario genere di donativi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>San Matteo Apostolo<\/strong><\/em> Eretta nel 1156, restaurata nel 1615, e nel 1735. La confraternita dei Macellai avendo provveduto alle spese di costruzione, e alla dotazione del parroco, fu investita del patronato. Soppressa la parrocchia, la chiesa si converti ad uso di abitazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>San Tomaso di Cantorbery<\/strong><\/em>. Era questo un piccolo Oratorio che sorgeva presso il Campanile, appoggiato ad una parte della facciata della Parrocchiale. La Confraternita dei Mastellai si prestava alla sua ufficiatura, ma soppressa quella pia unione, fu demolito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Oratorio dei mandoleri<\/strong><\/em>. Apparteneva alla confraternita dei venditori di mandorle, dopo la cui soppressione fu ridotto ad usi privati.<\/p>\n<h4>Localit\u00e0 meritevoli di particolare menzione.<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Casa del Giorgione<\/strong><\/em>. Rimpetto alla maggior porta della chiesa di San Silvestro sorge un antico palazzo, il cui esterno conserva tracce di qualche dipinto, nel quale \u00e8 fama abitasse <strong>Giorgio Barbarelli<\/strong>, detto <strong>Giorgione<\/strong>, emulo di <strong>Tiziano<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Rialto Vecchio<\/strong><\/em>. Il campo dinanzi la Chiesa di San Jacopo Apostolo, di cui si \u00e8 parlato, si chiama Rialto vecchio, e fu la prima localit\u00e0 destinata al convegno dei negozianti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Rialto Nuovo<\/strong><\/em>. Cos\u00ec si appella quell&#8217;altro vicino campo che giace a tergo della Chiesa di San Giovanni Elemosinario, pure assegnata al ceto mercantile quando quella di Rialto Vecchio non era sufficiente al concorso delle persone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Banco Giro e Sicurt\u00e0<\/strong><\/em>. Negli edifici di Rialto Vecchio innalzati dirimpetto alla suaccennata Chiesa di San Jacopo, erano stabiliti gli uffici del Banco-giro di gi\u00e0 istituito dalla Repubblica sino dal 1171 e qui fissato nel 1585, e quello pure della sicurt\u00e0 marittima, onde ivi ancora se ne conservano i nomi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Gobbo di Rialto<\/strong><\/em>. In Rialto Vecchio, presso il portico del Banco-giro, sorge un tronco di colonna sormontato da una lastra di marmo su cui saliva il banditore che pubblicava le leggi al tempo della Repubblica. Alla sommit\u00e0 di detta colonna conduce una breve scala, sostenuta da una statua ricurva, chiamata, per la sua posizione, il Gobbo di Rialto, pregiata scultura di <strong>Pietro da Sal\u00f2<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Erbaria<\/strong><\/em>. Porta questo nome il campo triangolare sulla vicina sponda del Canal Grande, perch\u00e8 ivi approdano giornalmente le barche con erbe, e frutta bisognevoli ai consumi della citt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Pescheria<\/strong><\/em>. Sulla linea medesima, per\u00f2 a qualche distanza, altro campo rettangolare serve al mercato del pesce, detta perci\u00f2 Pescheria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Campo delle Beccherie<\/strong><\/em>. Sorgeva su questo spazio la casa di <strong>Marco Querini,<\/strong> capo e motore della congiura di <strong>Bajamonte Tiepolo<\/strong> nel 1310. Nell&#8217;agitazione del conflitto sulla Piazza San Marco, Querini rimase ucciso: <strong>Tiepolo<\/strong> si salv\u00f2 ritirandosi oltre il ponte di Rialto, che, allora di legno, venne tagliato. Fra le condanne dal governo pronunziate per quel misfatto, vi fu anche quella, di demolire la casa di <strong>Marco Querini<\/strong>, la quale appunto si innalzava su quell&#8217;area che porta il nome di <em>Campo de le Beccherie<\/em>. Come per\u00f2 una parte dell&#8217;edificio apparteneva a <strong>Giovanni Querini<\/strong>, il quale era scevro di colpa, fu questa lasciata illesa, ma poi nel 1323 la pubblica amministrazione la comper\u00f2, e ne converti ad uso di beccheria il piano terreno, collocando nel superiore alcune magistrature.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Ponte di Rialto<\/strong><\/em>. Abbiamo veduto disopra, che la testa settentrionale e l&#8217;annessavi met\u00e0 dell&#8217;arco del <em>Ponte de Rialto<\/em> si comprendono nel circondario di questa parrocchia; mentre l&#8217;altra met\u00e0 di esso ponte appartiene alla Parrocchia di San Salvatore.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Palazzi<\/strong><\/em>. <strong>1.\u00b0<\/strong> <em>Palazzo dei Camerlenghi<\/em>. Sorge a piedi del ponte suddetto, e si prolunga sulla vicina sponda del Canal Grande. Era ivi, nei secoli addietro, l&#8217;abitazione dal governo assegnata al suo Proto-Medico, il generoso trattamento del quale, nel 1306 decretato in annui 120 Zecchini d&#8217;oro, e l&#8217;assistenza a lui data con la condotta a spese dello Stato di 12 medici e 12 chirurghi, fecero tanto fiorire le scienze sanitarie in questa citt\u00e0, che illustri esercenti vi si segnalarono, fra i quali un <strong>Marcanova<\/strong> ed un <strong>Biondo<\/strong>. Pi\u00f9 tardi si stabilirono in quella localit\u00e0 i Camerlinghi di Comun, a decorosa Residenza del qual Magistrato fu eretto, nel 1525, l&#8217;edificio magnifico che vi si ammira; opera di <strong>Guglielmo Bergamasco<\/strong>, che seppe con molto ingegno adattarlo alla irregolarit\u00e0, ed all&#8217;angustia dell&#8217;area.&nbsp; <strong>2.\u00b0<\/strong> <em>Fabbriche vecchie in Rialto<\/em>. Sotto questa denominazione si comprendono quelle linee regolari di arcate uniformi e sovrapposti appartamenti, che ricingono da tre lati il <em>Campo de Rialto<\/em>, e formano in complesso una linea lunga circa 3000 piedi, alta P. 41. L&#8217;originaria erezione di quelle fabbriche rimonta ai primordi di Venezia, ma distrutte dalle fiamme nel 1513, si rialzarono nella forma attuale dall&#8217;architetto <strong>Antonio Scarpagni<\/strong>, o <strong>Scarpagnino<\/strong>, verso il 1520. Erano destinate alla mercatura. <strong>3.\u00b0<\/strong> <em>Fabbriche nuove<\/em>. Cos\u00ec \u00e8 chiamata l&#8217;altra linea di fabbricati che da un fianco delle <em>Fabbriche vecchie<\/em> procede, costeggiando la sponda del Canal Grande, dalla <em>Erbaria<\/em> sino alla <em>Pescheria<\/em>. Questo edificio, alto piedi 45, \u00e8 composto di 25 arcate stese sulla lunghezza di piedi 250. Fu eretto nel 1555 da <strong>J. Sansovino<\/strong> per gli usi della mercatura. <strong>4.\u00b0<\/strong> <em>Palazzo Cappello<\/em>. In un lato del <em>Campo de Sant&#8217;Aponal<\/em> si apre una via chiamata <em>Calle del Ponte Storto<\/em>. Sorgevano in addietro alla sua estremit\u00e0 due ponti, entrambi obliquamente diretti, l&#8217;uno verso destra, l&#8217;altro verso sinistra, le prime teste dei quali si univano ad angolo acuto. Quello sulla sinistra sussiste; l&#8217;altro venne distrutto, e questo appunto metteva nel vestibolo di antico palazzo, tuttavia sussistente, nel quale abitava la patrizia famiglia <strong>Cappello<\/strong>. Questo edificio attesoch\u00e8, le avventure di <strong>Bianca Cappello<\/strong> muovono la curiosit\u00e0 dei viaggiatori onde conoscere il locale da cui essa fuggi nella notte del 28 novembre 1563, per darsi in braccio a <strong>Pietro Bonaventuri<\/strong> che la tradusse in Toscana, ove, dopo lungo variar delle sorti, mont\u00f2 sul trono: sopra questo argomento ho versato pi\u00f9 estesamente. <strong>5.\u00b0<\/strong> <em>Palazzo Tiepolo<\/em>. Sull&#8217;angolo formato dallo sbocco del <em>Rio dei Meloni<\/em> nel Canal Grande, si alza maestoso questo palazzo, il cui prospetto in esso Canal Grande si specchia con bella architettura moderna, che imita alcun poco lo stile dell&#8217;immortale <strong>Palladio<\/strong>. (1)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) ANTONIO QUADRI. Descrizione topografica di Venezia e delle adiacenti lagune. Tipografia Giovanni Cecchini (Venezia, 1844)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Parrocchia di San Silvestro dall&#8217;Iconografia delle trenta Parrocchie &#8211; Pubblicata da Giovanni Battista Paganuzzi. Venezia 1821 Parrocchia di San Silvestro Posizione Nel centro della citt\u00e0, si stende lungo la sponda del Canal Grande, abbraccia l&#8217;antica isola di Rialto, e cos\u00ec pure la testa settentrionale, e l&#8217;adiacente met\u00e0 dell&#8217;arco del Ponte de Rialto. 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