{"id":39897,"date":"2018-05-30T05:49:29","date_gmt":"2018-05-30T05:49:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=39897"},"modified":"2026-01-11T19:35:25","modified_gmt":"2026-01-11T19:35:25","slug":"parrocchia-di-san-salvadore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=39897","title":{"rendered":"Parrocchia di San Salvadore"},"content":{"rendered":"<div data-zoom=\"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/DSC_8638m-scaled.jpg\" class=\"zoom\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/DSC_8638m-scaled.jpg\"><\/div>\n<p><em>Parrocchia di San Salvadore dall&#8217;Iconografia delle trenta Parrocchie &#8211; Pubblicata da Giovanni Battista Paganuzzi. Venezia 1821<\/em><\/p>\n<h3>Parrocchia di San Salvadore<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Localit\u00e0<\/em> Lo spazio abbracciato da questa parrocchia faceva parte una volta delle Isole Realtine, che stendevano il loro nome sino alla Piazza di San Marco, la quale pure, nei documenti antichi, figura in Rialto. Ampliata poi la citt\u00e0, questo nome fu circoscritto al campo oltre il <em>Ponte di Rialto<\/em>, ed agli ed\u00eclizi alla Chiesa di San Giacomo circostanti.<\/p>\n<h4>Chiesa<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Fondazione <\/em>Dicesi eretta nel VII secolo; si annovera fra le chiese fondate per esortazione di San Magno. Le famiglie <strong>Carosii<\/strong> e<strong> Gattolosi<\/strong> concorsero alla spesa del suo innalzamento. Papa <strong>Alessandro III<\/strong> venuto a Venezia per la riconciliazione col <strong>Barbarossa<\/strong>, consacr\u00f2 questa Chiesa nel 29 agosto 1177. Danneggiata dalle fiamme, il priore <strong>Gregorio Fioravanti<\/strong> ebbe cura di riedilicarla nel 1182. Nel 1267 fu in essa riposto, con grande solennit\u00e0, il sacro corpo del martire San Teodoro, dal Ponto qui trasferito, a cura delli <strong>Giacomo<\/strong> e <strong>Marco Dauro<\/strong>. Intorno a quell&#8217;epoca, il priore <strong>Benedetto<\/strong> decor\u00f2 di ricca tavola d&#8217;argento dorato l&#8217;altar maggiore, sul quale tuttor la si ammira, qual monumento della condizione delle arti di quella et\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gravi e frequenti controversie agitarono la parrocchia di questa chiesa; dovettero pi\u00f9 volte i pontefici usare dei loro poteri onde acquietarle. La chiesa intanto, cadente per vetust\u00e0, venne riedificata intorno al 1534: <strong>Giorgio Spaventa<\/strong> ne diede il modello. <strong>Tullio Lombardo<\/strong> lo riform\u00f2, e anche <strong>J. Sanaovino<\/strong> ebbe parte in quella ricostruzione. L&#8217;edificio scarseggiando di luce nell&#8217;alto, <strong>Scamozzi<\/strong> vi pose rimedio con alcune lanterne aperte nelle sue cupole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ricco altare s&#8217;innalz\u00f2 a San Teodoro, ove, in nobile urna, fu riposta quella sacra reliquia nel 15 dicembre 1648, con intervento del doge e del senato. La facciata, d\u2019ordine corintio, mal corrisponde alla interna eleganza; \u00e8 opera del <strong>Longhena<\/strong>, o forse del <strong>Sardi<\/strong>, nel 1663. Sino dal 1635, il priore del cenobio aveva ottenuto il titolo di abate; copriva quell\u2019ufficio <strong>Gioan Alberto de Grandis<\/strong>, quando la nuova chiesa in consecrata nel 30 marzo 1789 dal patriarca di Venezia <strong>Francesco Antonio Correr<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ammirabile \u00e8 questo tempio per la maest\u00e0 dell&#8217;interna struttura, per la ricchezza dei marmi, e per la preziosit\u00e0 dei dipinti e delle sculture. Fra gli eleganti mausolei che vi si trovano eretti, si annoverano quelli della regina di Cipro <strong>Catterina Comaro<\/strong>, e di tre cardinali di quella illustre prosapia, <strong>Marco<\/strong>, <strong>Francesco<\/strong>, ed <strong>Andrea<\/strong>.<\/p>\n<h4>Parrocchia<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sua istituzione rimonta all&#8217;origine della chiesa, quindi figura fra le pi\u00f9 antiche parrocchie della citt\u00e0. Nel secolo XII, <strong>Bonfiglio Zuato<\/strong>, che ne sosteneva la cura delle anime, abbracci\u00f2, col suo clero, l&#8217;ordine dei canonici Regolari di Sant&#8217;Agostino, e lo introdusse solennemente nella sua chiesa il giorno 5 maggio 1141, lo che fu sancito dai pontefici <strong>Innocenzo II<\/strong> ed <strong>Eugenio III<\/strong>. Conservarono i Regolari l&#8217;esercizio dei parrocchiali diritti sino alla loro soppressione, dopo la quale fu istituito il pievano. Per la concentrazione del 1810 sub\u00ec alcune riforme di circondario: le si aggiunse la parrocchia, allora soppressa, di San Bortolammeo, e porzione della conservata Parrocchia di San Luca.<\/p>\n<h4>Chiostro<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">La religiosa famiglia dei Regolari, stanziata presso la Chiesa, occupava un chiostro chiamato canonica. Riedificato ed ampliato pi\u00f9 volte, venne finalmente a bella forma condotto nella prima met\u00e0 del secolo XVI sopra disegno di <strong>Pietro Lombardo<\/strong>, e con alcune riforme di <strong>J. Sansovino<\/strong> che vi diede compimento.<\/p>\n<h4>Chiese non ufficiate, soppresse o demolite<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>San Bortolammeo<\/strong><\/em>. Sussidiaria. Si reputa eretta nell&#8217;840, e dedicata a San Demetrio di Tessalonica. Nel 1071 sotto il doge <strong>Domenico Selva<\/strong>, fu ricostruita, e a San Bortolammeo Apostolo intitolata. Era parrocchiale sin dall&#8217;origine, per\u00f2 talvolta momentaneamente soggetta alla giurisdizione dei Canonici di San Salvatore. Ci\u00f2 diede causa a controversie che poi si composero. Nell&#8217;anno 1342 con bolla pontificia del 1 agosto questa chiesa fu assoggettata al patriarca di Grado, che nominava un vicario perpetuo per il suo governo. Tale diritto pass\u00f2 poi nel patriarcato di Venezia succeduto a quello di Grado: nel 1525 sursero nuove questioni promosse dai parrocchiani, le quali si troncarono dalla pubblica autorit\u00e0; e mantenuto il patriarca di Venezia nel suo diritto di nominare il Parroco col titolo di Vicario, la chiesa conserv\u00f2 costantemente il suo carattere di parrocchiale sino alla gi\u00e0 mentovata concentrazione. Rifabbricata pi\u00f9 volte, ebbe l&#8217;attuale sua forma nel 1725: l&#8217;elegante suo campanile fu alzato nel 1747.<\/p>\n<h4>Scuole<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Scuola di San Teodoro <\/strong><\/em>Sorge a canto del Tempio di San Salvatore grandioso Edificio chiamato Scuola di San Teodoro. Questo santo, patrono di Venezia nei suoi primordi, ebbe una confraternita di devoti che poi si disciolse; ma quando nel 1267 la di lui sacra spoglia fu qui recata, e in San Salvatore deposta, la confraternita si ricompose, e dal senato riconosciuta nel 1450, fu nel 1552 annoverata fra le sei Scuole Grandi della citt\u00e0. lnnalz\u00f2 indi, per i suoi religiosi esercizi, questo edificio magnifico sopra disegno del <strong>Longhena<\/strong> o del <strong>Sardi<\/strong>. Dopo la soppressione delle confraternite, fu convertito ad usi diversi.<\/p>\n<h4>Localit\u00e0 meritevoli di particolare menzione.<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Ponte di Rialto<\/strong><\/em>. La testa meridionale del ponte sorge in questa parrocchia, la quale stende la propria giurisdizione sino alla met\u00e0 del suo arco. Non occorre ripetere quanto gi\u00e0 esposto riguardo ad esso ponte, n\u00e9 ci\u00f2 che si \u00e8 detto intorno all&#8217;Isola di Rialto, e alla sua denominazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Fondaco dei Tedeschi<\/strong><\/em>. Sulla destra di chi monta la suddetta testa del ponte, si apre una breve calle, alla cui estremit\u00e0 sorge un quadriforme edificio chiamato <em>Fondaco dei Tedeschi<\/em>, gi\u00e0 destinato ad uso dei negozianti che procedevano dalla Germania, nel quale tenevano e fondachi e stanza. Eretto sino dai primi secoli di Venezia, si riedific\u00f2 nel 1506 con robusta e semplice architettura di Fra <strong>Giocondo da Verona<\/strong>. Racchiude oltre 200 stanze; ha 512 piedi di perimetro. I due principali prospetti, l&#8217;uno respiciente il Canale, l&#8217;altro la Calle ove \u00e8 aperto magnifico ingresso, serbano ancore traccie dei dipinti e fresco di <strong>Tiziano<\/strong> e del <strong>Giorgione<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Palazzo Manin<\/strong><\/em>. La calle rimpetto al tempio di San Salvatore mette a questo palazzo. Il nobile suo prospetto s&#8217;innalza sulla sponda del Canal Grande: eretto dal <strong>Sansovino<\/strong>, fu riformato nello scorso ultimo secolo dal <strong>Selva<\/strong> negli inteml suoi quarti. Appartiene alla patrizia famiglia dell\u2019ultimo doge <strong>Lodovico Martin<\/strong>.\u00a0 (1)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) ANTONIO QUADRI. Descrizione topografica di Venezia e delle adiacenti lagune. Tipografia Giovanni Cecchini (Venezia, 1844)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Parrocchia di San Salvadore dall&#8217;Iconografia delle trenta Parrocchie &#8211; Pubblicata da Giovanni Battista Paganuzzi. Venezia 1821 Parrocchia di San Salvadore Localit\u00e0 Lo spazio abbracciato da questa parrocchia faceva parte una volta delle Isole Realtine, che stendevano il loro nome sino alla Piazza di San Marco, la quale pure, nei documenti antichi, figura in Rialto. 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